Perché prima c’era una dittatura, mi tocca ricordare spesso a qualcuno.
Da ventincinque anni in corteo a Milano, questo è quello del 2005. E sempre, prima, le rose a Giovanni Pesce al Monumentale. Sarà una delle prime cose da fare appena fuori di casa. Buona festa della Liberazione a tutti i buoni. Ai cattivi e a chi dice «divisivo», no.
Due anni fa, Nic Cester ha scritto una canzone per la colonna sonora de «La profezia dell’armadillo», il film tratto dal fumetto di Zerocalcare. Alla fine, quando il film finisce, parte la canzone di Cester ed è un’ottima chiusa. Qui sotto il video che è fatto, in sostanza, da alcune sequenze del film intervallate da immagini di Cester in studio, niente di che in realtà, anche perché la canzone viene interrotta due o tre volte dal parlato e, insomma, non è che aggiunga molto.
Su Spotify c’è la versione integrale, finalmente. La canzone è buona, secondo me, e ha tutte le carte in regola per finire tra leccanzoni ed è per questo che ci finisce. Di Nic Cester ho già detto parecchio nei post passati per cui non mi ripeto, di sicuro fa parte del suo nuovo corso musicale post-Jet. Chi vuole.
Accidenti, avevo fatto laccanzone ieri e oggi ho saputo della morte di Bill Withers. Oltre al dispiacere, perché l’ho ascoltato tanto (e anche molti di voi, sebbene non lo sappiano), mi pare davvero il minimo dedicargli una laccanzone. Ma prima: Withers ha scritto, per dare un’idea, alcune canzoni per cui molti autori avrebbero ucciso – come minimo – per averne scritta anche una sola. Una. Lui, molte. Ne dico? Beh, attenzione: «Ain’t no sunshine», «Lean on me». E poi «Lovely day» e «Just the two of us». Capito la levatura? Io metto «Use me», che è la sua canzone che preferisco, ed era la quarta del suo secondo disco, «Still Bill» del 1972, e precedeva proprio «Lean on me». Voglio dire: davvero troppo per un uomo solo (io). Per lui, normale. Già solo all’inizio è impossibile stare fermi, a meno che non siate oggetto di sequestro.
Arrivederci, signor Withers e grazie, di cuore, per tutte quelle meraviglie. Le prometto che ne farò buon uso anche ora che lei è in viaggio.
Io so esattamente quando sentii per la prima volta questa canzone: fu quando vidi “I guerrieri della notte” alla tv. Il film è del ’79 e siccome io ero un ragazzino precoce e ne ho un ricordo indistinto (guerrieeeeeri), direi che erano giù di lì quegli anni. La canzone fu scritta da Walsh, chitarrista degli Eagles, proprio per il film. La banda, sentito poi il pezzo, decise di includerlo nel disco successivo, «The Long Run». È per questo che la versione del film è leggermente diversa da quella degli Eagles, che a me piace di più ed è quella che metto qui. Perché ha l’inizio strepitoso con la passata di corde, tsz-tsz, e poi parte, una meraviglia: il classico sound Eagles con Walsh.
Poi la canzone è stata riutilizzata un miliardo di volte, ho già citato «Rick and Morty» e rimando a quello per tutti, puntata sette della terza stagione. Oggi «In the City» non è tra le canzoni più note del gruppo, non è nemmeno tra le più ascoltate, ma c’è una ristretta cerchia nel mondo che oh si! eccome se la conosce e se la ascolta. Fatene parte anche voi, se finora no.
[il resto, o victoria o muerte, assume un carattere strano, vista la situazione; peraltro più vicino a quello originario, ora che ci penso da questa nuova prospettiva].
Sono arrivati i compagni cubani, i 37 medici e 15 infermieri specializzati nel trattamento di malattie infettive.
Ho il mio moto di orgoglio, perdio. Non me lo scordo Fidel che diceva: «Il nostro paese non sgancia bombe contro altri popoli, né manda migliaia di aerei a bombardare città. Il nostro paese non possiede armi nucleari né armi chimiche né armi batteriologiche. Le decine di migliaia di scienziati su cui conta il nostro paese, i suoi medici, sono stati educati per salvare vite. Viva la fratellanza tra i popoli. Viva l’umanità». Grazie Cuba, grazie compagni, grazie nostalgia.
Dopo il successo interplanetario del primo disco, i Guns ‘n’ Roses uscirono l’anno dopo con un piccolo disco acustico, G N’ R Lies, che in realtà comprendeva un precedente EP e un paio di covers, oltre a tre pezzi originali suonati, come detto, con tre chitarre acustiche e scarne percussioni. Ora, non ha nessuna importanza cosa io o voi pensiate dei Guns ‘n’ Roses, né oggi né allora, il punto è che Patience è un pezzo clamoroso, in sé per scrittura e melodia, e fuori di sé per arrangiamento che risalta ancor più sorprendente sapendo le specialità del gruppo.
La canzone fu registrata in un’unica sessione, il gruppo era al massimo della forma, il video girato all’Hotel Ambassador, l’albergo di Los Angeles in cui fu ucciso Robert Kennedy, poi demolito, e mostra qualche curioso oggetto della fine degli Ottanta, per esempio il telefono col neon.
Adesso potete finalmente buttare quel cd con i suoni del mare per rilassarvi prima della meditazione. Ora c’è il suono definitivo per dormire e trovare la pace interiore:
Sì: 1 hour Vicini Napoletani che litigano for Relaxing, Sleeping, Meditation. Inarrivabile. Per questi periodi che necessitano di pace e tranquillità. O per emigrati con nostalgia.
Il moto che ha spinto e spinge aziende, artisti e persone a condividere, gratis, cose che possano essere utili per affrontare questo periodo di reclusione è notevole e di molto apprezzabile. Mi fa piacere, inutile discutere ora sulla sincerità delle azioni. Non come Amazon che prima ha promesso l’accesso gratuito a Prime Video agli abitanti delle zone rosse e non appena le zone rosse si sono ampliate è sparita nel nulla. Comunque, le iniziative ufficiali si trovano qui: solidarietadigitale.agid.gov.it. Tra i generosi del periodo, Gipi (e Fandango, che produce) rende disponibile il suo ultimo film: «Il ragazzo più felice del mondo», appunto. Non lo incorporo qui perché sarebbe inutile, se avete voglia guardatevelo su youtube. Grazie, Gipi.
facciamo 'sta cosa
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