Hydrangea. Gron. virg. 50.

E poi capita la fortuna che un’amica mi porti da una sua amica che è appassionata di ortensie, così che io scopro, altra fortuna, che le ortensie non solo solo un modello con quattro colori ma infinite varianti che, a volte, è addirittura difficile riconoscere come appartententi alla stessa famiglia.

I colori, poi, dipendono da mille fattori, dalla qualità della terra, dalla composizione, persino dai vicini, ovvero dalle piante accanto. Accompagnarsi bene è fondamentale in ogni contesto.

Addirittura un’ortensia bianca fatta a favo, sembra davvero quello delle api. Per poi passare a quelle ancor più strane, con un colore e una forma all’interno e una del tutto diversa all’esterno. Ogni anno, mi dicono, come per le rose ne vengono proposte nuove varianti, frutto di incroci continui. Alcune durano, altre no.

Ne sono davvero uscito ebbro, di tanto colore e bellezza. Grazie.

il CML

Trovate eccitante un fronte caldo che sfiora un’isobara? Il meteo è la vostra passione e cliccate refresh ogni cinquanta secondi per sapere se pioverà tra le 14:23 e le 14:28 di oggi? Se avete la fortuna, stavolta sì, di essere lombardi, ho una cosa per voi: il Centro Meteo Lombardo.
Il CML è un’associazione culturale per la promozione dello studio della climatologia che si occupa, tra l’altro, delle previsioni del tempo sulla Lombardia. Utilissimo il loro radar delle precipitazioni, mi ha salvato molte volte da docce intense in motoscurreggia, utile il loro sito e i servizi offerti ma la cosa migliore per cui vale la pena seguirli è il loro canale telegram.
Stante la loro ottima condotta – non inviano nulla dopo le 23, scrivono solo in caso di avvisi urgenti etc. – i testi sono spassosi: «Good Morning, Val Cambogiana» è il saluto dell’altro ieri (in Lombardia fa particolarmente caldo in questi giorni), non male anche la dissuasione di ieri con «sia chiaro: mettetevi il cuore in pace perché tanto domattina sarà ancora più caldo e afoso di oggi» e la previsione cronologica come si trattasse dell’arrotino in bicicletta, «Orari? Teoricamente dalle 20 alle 23, ma molta attenzione perché in questi casi in cui la forzante è relativamente debole non è possibile stabilire orari precisi. Potrebbe anche tardare un po’».
Non sono concisi, questo no, anche perché a volte non li si sente per parecchio, per fortuna allegano sempre anche un’immagine spiegona:

Ma, come ho detto, i testi restano il meglio. Come la memorabile chiusa dell’altro ieri:

La cosa meravigliosa di questo ennesimo pippone è che il meteo ha sempre e comunque l’ultima parola, quindi stasera – per capriccio – potrebbe anche non combinare nulla. Tuttavia l’eccezionalità delle condizioni al contorno ci (vi) impongono la massima attenzione.

Che dire? Grazie, CML. Diffondo e sostengo, chinandomi deferente.

vette altissime di politica italiana: il caso Bugliano

Andrea Bocelli, il cantante lirico non vedente chiamato a cantare in una piazza Duomo deserta a Milano durante il lockdown, ha dichiarato qualche giorno fa, al fianco di Salvini: «Io conosco un sacco di gente, ma non ho mai conosciuto nessuno che fosse andato in terapia intensiva, quindi perché questa gravità?».
In risposta all’improvvida dichiarazione del cantante, il sindaco di Bugliano, dott. Fabio Buggiani, ha comunicato che la cittadinanza onoraria conferita ad Andrea Bocelli è stata ritirata. Ecco la lettera:

Apriti cielo, i leghisti danno di matto. La Padania, per esempio:

Il caso monta e io, come molti altri, sono a dir poco estasiato. Perché quell’accenno del sindaco, dott. Fabio Buggiani, al «convegno di idioti» e la decisione, elegante, di cambiare la serratura piuttosto che chiedere indietro le chiavi della città a Bocelli, sono vette irraggiungibili di genio.
Ma niente a che vedere con il genio ancor più grande: Bugliano, serve dirlo?, non esiste. E ora chi lo dice a buona parte della stampa italiana e soprattutto ai leghisti? E poi: si deve dimettere il sindaco di Bugliano, dott. Fabio Buggiani?

laccanzone del giorno: Pink Floyd, ‘San Tropez’

Pubblicata nel 1971 in Meddle, San Tropez è una meraviglia di poco più di tre minuti che c’entra poco non solo con il disco ma, anche, con quanto fatto in generale dai Pink Floyd, sia dal punto di vista musicale che di contenuti. Forse proprio per quello spicca ai miei occhi, parrebbe quasi un divertissement, e probabilmente lo è: Waters la scrisse durante un soggiorno in Costa Azzurra, appunto, I’m drinking champagne / Like a good tycoon, sostanzialmente annoiandosi e criticando l’aspetto turistico e lussuosetto del luogo, poi arrivò in studio con la canzone pronta, cosa che non era in uso in un gruppo abituato alla collaborazione, e se la suonò e la cantò. Sebbene sembri di una semplicità disarmante, è un po’ il suo bello, a causa della melodia accattivante e circolare, ha alcuni elementi più complessi, tra cui i due assoli, quello al piano pare improvvisato e, in effetti, è abbastanza di genere. Ha una sua piccola perfezione che io apprezzo molto. Cosa piuttosto curiosa, per un disco dei Pink Floyd, in Meddle le canzoni eterogenee sono ben due, l’altra è ovviamente Seamus. Che, però, è più vicina ai suoni e allo stile del gruppo, latrati compresi.

Serve poi sfatare una cosa: non vi è alcun riferimento a Rita Pavone, nonostante lei lo vada dicendo da cinquant’anni. Il motivo è una discutibile assonanza con il verso «later by phone» e molto probabilmente l’origine della cosa è da far risalire a una pubblicazione di quegli anni. Rita Pavone si sarebbe quindi limitata a riportare molte volte la notizia negli anni per promozione personale, come peraltro fa spesso entrando in polemica con artisti e gruppi ben più grandi di lei, vedi Pearl Jam di recente. Recidiva. Il bello è che c’è pure chi le dà corda, vabbè.

Trostfar, gentilmente, raccoglie tutte leccanzoni in una pleilista comoda comoda su spozzifai, per chi desidera. Grazie.

laccanzone del giorno: Brian Eno, ‘By this river’

Non sono mai stato un fan di Eno, tantomeno della musica ambient o sperimentale, ho sempre considerato i suoi trascorsi tra Roxy Music, Talking heads, U2 e musiche per l’aeroporto come attività poco interessanti per me, l’ho solo incontrato tangenzialmente in certe fasi del prog e, più che altro, con la trilogia berlinese di Bowie, che non apprezzo tutta. Non che non ne riconosca la competenza, una certa indiscutibile ecletticità e versatilità, ma non fa per me, non rientra nei miei canoni. Tranne qualche cosa, qua e là, e una in particolare: una canzone del 1977, By this river, contenuta nell’album Before and After Science che, non a caso, è il suo disco più rock. Diciamo.

Scritta con Moebius e Roedelius dei Kluster, By this river fa parte del secondo lato del disco, quello più sperimentale e ambientale, ed è una canzone notevole per quanto sia costituita da elementi basilari, una melodia non banale, due parti per tastiera, un testo semplice ed evocativo e null’altro. Frutto senz’altro della cura che Eno dedicò alla produzione di questo disco, a differenza dei precedenti che venivano liquidati abbastanza frettolosamente. A togliere, il brano è divenuto perfetto, senza sbavature, iperproduzioni o aggiunte di troppo. Ricorda certi brani di grandi band, a parer mio, ritenuti di secondo piano e piazzati, come in questo caso, a metà del secondo lato e non troppo in evidenza. Penso, per fare un nome solo e un solo album, a Seamus dei Pink Floyd, o alla precedente San Tropez. Quest’ultima, anticipo, proprio per i motivi di By this river sarà la prossima laccanzone del giorno. Spoiler.

Trostfar, gentilmente, raccoglie tutte leccanzoni in una pleilista comoda comoda su spozzifai, per chi desidera. Grazie.

always judge a book by its (moving) cover

Condivido con Henning M. Lederer la passione per le copertine, libri, dischi e qualunque cosa ne abbia una. Se poi sono geometriche anni Settanta, ancora meglio. Lui, però, è andato oltre: e se si muovessero?

Dopo Libri belli, la sua prima opera con libri italiani, Covers (2015), More Covers (2017) and Even More Covers (2018) questo è il suo ultimo cortometraggio. Una meraviglia, fatto daddio.

laccanzone del giorno: Nic Cester, ‘I know the monster’

Due anni fa, Nic Cester ha scritto una canzone per la colonna sonora de «La profezia dell’armadillo», il film tratto dal fumetto di Zerocalcare. Alla fine, quando il film finisce, parte la canzone di Cester ed è un’ottima chiusa.
Qui sotto il video che è fatto, in sostanza, da alcune sequenze del film intervallate da immagini di Cester in studio, niente di che in realtà, anche perché la canzone viene interrotta due o tre volte dal parlato e, insomma, non è che aggiunga molto.

Su Spotify c’è la versione integrale, finalmente. La canzone è buona, secondo me, e ha tutte le carte in regola per finire tra leccanzoni ed è per questo che ci finisce. Di Nic Cester ho già detto parecchio nei post passati per cui non mi ripeto, di sicuro fa parte del suo nuovo corso musicale post-Jet. Chi vuole.

Trostfar, gentilmente, raccoglie tutte leccanzoni in una pleilista comoda comoda su spozzifai, per chi desidera. Grazie.