
Autore: trivigante
Nizza, ancora
Non si può vivere così.

we’re space truckin’ round the stars

Stasera ancora Deep Purple, all’aperto, d’estate, bel volume, insomma come dovrebbe sempre essere. Pure Paice ripresosi in qualche modo dall’accidente, quindi tutto bene.
Il mio filmino con la chiusura di Perfect strangers (la loro migliore o quasi, a parer mio) e tutta Space truckin’, semprebbravi:
Averne.
l’amore per gli allestimenti visivi
Per una qualche ragione, quest’anno a Wimbledon ci si siedeva a coppie.

Dello stesso colore, abbinati (o è che chi si somiglia si piglia?).
tuesday, July 12, 2016 (8.30pm): half sun on the grid
Lunedì c’era un po’ nuvolo, ma ieri è stato grandioso: ancora Manhattanhenge, o il solstizio di Manhattan, ovvero quando il sole si allinea alle strade di New York.

E non, ovviamente, il contrario.
come godo
Candela: «Siamo favoriti, non possiamo non vincere. (…) finirà 3-1 con gol di Griezmann e Pogba, che è stato criticato troppo. E poi tutti sotto la Tour Eiffel a festeggiare. Come nel ’98, come nel 2000».

Infatti. Il bus era pronto e scorrazzava candidamente:

Grazie. Certo.
Portogallo-Francia 1-0 dts (0-0, 0-0, 1-0).
aggiornamento sullo smontaggio
Al lago d’Iseo, la prima passerella dei Floating Piers è ormai un ricordo (era dove c’è la striscia di sole), la seconda è ormai spoglia del telo e in attesa di smaltimento (la mia foto di stasera).

Non resta che Google Maps.
the rumble in the jungle
Un paio di consigli ancora riguardo Muhammad Ali e la boxe ai suoi livelli più eccelsi: il 30 ottobre 1974 si combatté uno degli incontri più spettacolari e affascinanti della storia di questo sport, ovvero come tutti sanno – o dovrebbero sapere – Ali-Foreman, «the rumble in the jungle».
Non starò qui a raccontarla, il celeberrimo «rope-a-dope» è ormai letteratura e il match di Kinshasa altrettanto. Ma per saperne di più in modo supercostruttivo e davvero avvincente, ci sono due documenti da acquisire, consiglio caldamente.
Il primo, per cogliere l’atmosfera delle settimane che precedettero l’incontro (e parlo di politica, musica strepitosa vedi-alla-voce-James-Brown, soldi, attese e liti nelle hall degli alberghi, Muhammad Ali al suo meglio e George Foreman al massimo della sua potenza) è il documentario «When we were kings», bellissimo e incantevole, premio oscar e avanti così, da vedere assolutamente.

Il secondo documento, invece, più centrato sull’incontro in sé, è certamente «The Fight» di Norman Mailer (pubblicato in Italia da Einaudi con il titolo «La sfida»): un racconto eccellente del match di ripresa in ripresa (i capitoli 12-15 sono eccezionali), scritto in modo meraviglioso almeno nei capitoli dedicati al combattimento (il resto un pochino meno, tra l’altro non capisco perché Mailer parli di sé in terza persona), il tutto narrato da uno che di boxe ne capisce, eccome. Altrimenti un profano non capirebbe la sequenza di destri di Ali in apertura di incontro e un sacco di finezze di Ali durante il combattimento. Va giù che è un piacere.

Bellissimi, entrambi, da avere. Non so che farci, la boxe è (era) lo sport più bello del mondo.
un ammirevole tributo
A Roma, al Collatino.
![tributo[1]](https://www.trivigante.it/cose/wp-content/uploads/2016/07/tributo1.jpg)
Non ce ne voglia il signor Herbert.
è appeso lì, a quella forca… (Elie Wiesel)
Oggi è morto Elie Wiesel.

Deportato prima ad Auschwitz e poi a Buchenwald, non saprei come definirlo se non come «testimone». Sopravvissuto, certo, ma fu principalmente, con Levi e tanti altri per nostra fortuna, il testimone dell’Olocausto. Subì anche tutte le sindromi del sopravvissuto, la vergogna, il timore di non essere creduto, il rifiuto di scrivere, tutto quanto. Poi si decise, scrisse La Notte, «Un di velt hot geshvign» («E il Mondo rimane in silenzio»), un editore coraggioso lo pubblicò e nessuno lo volle né lo lesse. Ci vollero alcuni anni perché diventasse uno dei testi di riferimento dell’abominio nazista, Orson Welles si fece avanti per acquisirne i diritti e Wiesel rifiutò.
Io non so se qualcuno raccoglierà la mia indicazione, ma come consigliavo con Auschwitz, ovvero di andarci per sé stessi, non per la memoria o per altro, anche qui io consiglio la lettura de La Notte: farlo per sé, per essere persone migliori e più consapevoli.