Mi toccherà andare all’anagrafe a cambiare la residenza, anvedi. Potevi mica annà in un’altra piazza?

Scherzo, onoratissimi. Ciao garo.
Mi toccherà andare all’anagrafe a cambiare la residenza, anvedi. Potevi mica annà in un’altra piazza?

Scherzo, onoratissimi. Ciao garo.

Dal 1 giugno 1967 sono cinquant’anni dalla pubblicazione di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band: la cosa è ampiamente ripetuta, in questi giorni, si sa. Gran disco, è un fatto, trentanove minuti di idee, tra le quali io trovo irresistibile Lovely Rita – vado avanti a canticchiarla ore, troppo divertente e troppo ricca di cori e suoni matti (bda-bda-bda-ah-ah) – i pettini suonati sulla carta e un miliardo di novità che nei dischi non erano entrate mai. Certo, i Beach Boys li avevano bruciati di poco con Pet sounds ma non era mica una gara, si contribuiva tutti.
Comunque, Sgt. Pepper comincia con questi tre pezzi, in sequenza: Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, With a Little Help from My Friends e Lucy in the Sky with Diamonds. Imbattibile, o quasi. Di dischi che iniziano in modo così folgorante non ce ne sono poi molti, li potremmo contare sulle dita della mano di un monco, e gridare al miracolo non è poi così fuori luogo. Aaaaah (grida da miracolo).
Comunque, il mondo è pieno zeppo di gente che fa musica, per fortuna, e la stragrande maggioranza di loro, forse tutti, ucciderebbero per riuscire a scrivere anche uno solo dei pezzi di cui sopra, magari Lucy. E non per scriverli in un disco ma in una vita, uno solo basterebbe a dare senso a una vita musicale. E loro, intendo Lennon-McCartney, invece no: zac!, tre bombe atomiche, senza pensarci troppo. Sfrontati.
E i Salieri del mondo, anche stavolta, a rosicare. Così va il mondo, viva!
Non che me ne intenda molto, ma ho la vaga sensazione che non esista del tutto il verbo inglese:

O, almeno, non in questo significato. Ne risente anche la url.
L’altra chicca, è l’azienda produttrice dell’app, a dir poco incredibile: umorismo medicale.
Qualche giorno fa è morto Gregg Allman e a me dispiace.

Perché, alla fine, a me i ragazzi del sud piacciono, quelli un po’ sbraconi e onesti, che non tradiscono e che ti difendono se ce n’è bisogno. Ti difendono da Neil Young quando scrive una canzone piena di luoghi comuni visti dal Canada e cantano con orgoglio le proprie radici anche se piantate in un paese un po’ scemo (Sweet home Alabama); scrivono una canzone quando uno di loro se ne va (Free bird per Duane Allman); si stringono tutti insieme quando succede una disgrazia (la morte in moto di Duane Allman e Berry Oakley, il disastro aereo dei Lynyrd Skynyrd). E così via.
Mi spiace per Gregg Allman, perché mi piacciono Ramblin’ man e Jessica, anche se spesso giuro che non siano l’Allman Brothers Band ma i Grateful, anche se poi non riesco a sentirli a lungo, come i Lynyrd Skynyrd, mentre i Creedence sì, quelli sì (vabbè, mica del sud, loro). Gli Allman Brothers al Fillmore hanno girato parecchio sul mio personale piatto mentale, quante serate avranno fatto? Mille? Diecimila? Sono usciti cofanetti che superano le serate di apertura del locale, così è.
Mi spiace per Gregg Allman perché era bravo, e quando si attaccavano a una versione da sette otto minuti poi lo sapevano fare davvero, Jessica o Whipping Post, e mi spiace non averlo mai sentito dal vivo, che so?, a Nashville o a Montgomery nella sagra del maiale tennessino, bevendo birra tutti insieme a una festa di contea, magari nel ’70/’71, poco prima di Eat a Peach. Viene un po’ da ridere, poi, a pensare al production manager del gruppo, Twiggs Lyndon: uno che era stato rilasciato da un ospedale psichiatrico dove risiedeva per l’omicidio di un organizzatore di concerti. Chi meglio?
Che, poi, tutti questi signori bisognava vederli dal vivo, se no non aveva mica tanto senso. O meglio: non si riusciva mica a capirli. E invece devi capirli, devi capire come stiano insieme l’eroina e un disco intitolato «Mangia una pesca», bellissimo ma chi mai lo farebbe qui?, la morte e un pezzo improvvisato di 33 minuti, Mountain Jam, che nemmeno stava in un LP (dal vivo, vedi?), il successo e la disperazione insieme, bisogna ascoltare Melissa e Blue sky.
Oppure, per capire ora, bisogna guardare una puntata di Roadies, di cui ho detto, la otto della prima e unica stagione, in cui durante un’intera notte di viaggio un racconto appassionante prende piede e fa innamorare per sempre dei Lynyrd Skynyrd, della musica in generale e di quei ragazzacci del sud, tanto rissosi e burberi quanto di gran cuore e onestoni. «Non si può aiutare la rivoluzione, perché esiste solo l’evoluzione;… Ogni volta che sono in Georgia, mangio una pesca per la pace». Pace a te.
Come non apprezzare l’onestà dello sviluppatore?

Per inciso, Trello è una risorsa online per organizzare e gestire il lavoro basato sul sistema Kanban (vedi alla voce Toyota), e se avete cose da segnarvi da fare probabilmente è lo strumento giusto per farle.

Un’altra volta, si ricorda, è importante esserci.
«Go ask Alice when she’s ten feet tall», una delle poche versioni all’altezza di Grace Slick e dei Jeffersons, nella loro grandezza:
Da 1:50 il crescendo irresistibile che caratterizza il pezzo, stiamo attenti alla collerica regina rossa. Mangiate funghetti.

Non che io sia esattamente un suo ammiratore, questa però è buffa e l’apprezzo.

Roger Moore e Richard Kiel, ormai entrambi deceduti. Il titolo di questo post è l’unica frase mai detta da Squalo nei due film di Bond che ha interpretato, quindi non era muto come pensavamo tutti. Pare, infine, che metà della dentiera di Squalo sia conservata all’Admiral Hotel di Milano (si dice).
Finalmente ho assistito al cerimoniosello cambio della guardia al Quirinale, tra un corpo e l’altro, con un conduttore che cammina solo ad angolo retto.
Nonostante la luce ingannevole, era una giornata dello scorso gennaio. Qualche settimana prima, ho beccato il cambio della guardia a Rosenborg Slot, a Copenhagen: più militaresco, almeno in apparenza, e più freddo veramente.
Lì ci sono i gioielli della Corona danese e la superspada di Stato, serve una guardia incorruttibile e vigilissima.
Roberto Mura, vicesegretario provinciale di Pavia della Lega Nord e già senatore, ha postato questa foto (non sua), commentando: «La differenza tra due regioni … una a statuto ordinario (la Lombardia) e una a statuto speciale (il Trentino Alto Adige)». E riscuotendo, ovviamente, grande successo in rete, te pareva.

Naturalmente Mura vuole portare acqua al mulino del referendum per l’autonomia della Lombardia di ottobre. Si vede bene, infatti, che venendo da Baitoni e a Storo (Trento) la strada è splendida e a Ponte Caffaro (Brescia) diventa un disastro.
Ora io ho una domanda: o coglioncello leghista, chi governa la Regione Lombardia? Chi ha una bella fetta di responsabilità per quella linea invisibile tra una regione e l’altra che si vede nella foto? Vaffanculo, Mura.