
Appena uscita, l’app di Google per i podcast. Elementare ma funzionale, promettono sviluppi sostanziosi, speriamo non sia il solito progetto Google poi dimenticato.
Per ora, non male no.

Appena uscita, l’app di Google per i podcast. Elementare ma funzionale, promettono sviluppi sostanziosi, speriamo non sia il solito progetto Google poi dimenticato.
Per ora, non male no.

Senz’altro.
Una riflessione sui libri a tutto campo: Tim Parks, Di che cosa parliamo quando parliamo di libri, 2015, UTET. Il copyright, la traduzione, i festival, gli ebook, le presentazioni, perché si scrive e perché si legge, lettori forti e lettori morti, insomma si spazia parecchio.

Compreso, per esempio, il nobel per la letteratura e come fanno dei vecchi barbogi svedesici a conoscere e scegliere il meglio (?) della letteratura mondiale. O perché alla fine leggiamo quasi tutti gli stessi libri. O: «quanto della concezione del giudizio morale di Machiavelli viene perso nella traduzione letterale che ne leggono gli inglesi?».
Per chi si interessa all’argomento, un ottimo saggio a parer mio, ancor più interessante per noi italiani, visto che Parks vive in Italia e, di conseguenza, affronta alcuni ragionamenti proprio dalla nostra prospettiva.
Il M5s continua a perdere sondaggi che lancia sul proprio sito a proposito dell’abolizione dei vitalizi: quindi, Casta 2 – M5s 0, per ora. Ahah. Anzi treazero, perché da quanto mi risulta dovrebbe essercene un altro.

Piuttosto, dall’insediamento del governo M5s-Lega (1 giugno, li metto in quest’ordine per gentilezza) si contano due decreti: uno per il tribunale di Bari e l’altro che riguarda i rifornimenti di benzina dei professionisti. Poi circa quarantamila tweets, più o meno. Un po’ pochino, resto in attesa del decreto ‘Dignità’, che mi fa impressione anche scriverlo.
Salvini, invece, non è solo a parer mio un imbecille pericoloso, è pure un vecchio, fa ragionamenti vecchi, chiama le donne ‘mamme‘ con quella retorica un po’ fascistella della famiglia, dice cose orrende ma poi aggiunge: ‘lo dico con il sorriso‘, e allora tutto bene, dice insomma cose che potrebbe dire un nonno rincoglionito in fondo al tavolo. Ma evidentemente in questo paese la cosa funziona, essendo fatto per la maggior parte di nonni e nonne rincoglionite.
E non sto parlando di età biologica.
È mancato oggi Claude Lanzmann, autore e regista di Shoah.

Undici anni di lavoro per nove ore e mezzo di durata del documentario, innumerevoli interviste e testimonianze, scelte registiche e autoriali determinanti come, per esempio, tradurre le risposte solo alla fine di ogni dialogo, l’idea di non lasciare alcuna rassicurazione o spazio di comprensione allo spettatore, tutto questo ne fa un’opera fondamentale nella memoria dell’olocausto.
Non bisogna peraltro sottovalutare che, nel 1974, la questione della denazistificazione e della conoscenza e responsabilità storica dell’olocausto erano tutt’altro che scontate. Dovrebbero proiettarlo nelle scuole, altroché.
Addio e, davvero, grazie.
Batterista degli Shins dal 2011 al 2016 e, per quanto mi riguarda, questo basterebbe.
Poi con i Black Keys, al basso, e anche questo non è poco, collaborazioni in giro come valente autore e polistrumentista, Damien Jurado per dirne uno e Lotte Kestner in “Turn the Wolves” per dirne due, è deceduto due giorni fa ed era davvero giovane.
L’inizio di questo pezzo è trascinante, poi ci sono dentro tante cose e a me spiace.
Ed è arrivato, finalmente, il giorno di
Se hai una pizzeria ma non capisci perché la margherita non ti venga davvero buona. Se ti piace la pizza ma non trovi una pizzeria che faccia una margherita davvero buona. Allora la tua soluzione è Margherito.
Ma non è così semplice. La cosa semplice è l’indirizzo: margherito.pizza
A maggio, quando è uscito l’ennesimo film di Star Wars e in occasione del Record store day, qualcuno ha ben pensato di staruorsizzare alcune copertine di dischi classiconi e questi sono gli esiti che a me piacciono di più. I Queen, in effetti, chiamavano la trasformazione, ma i due Petty-Adams-Solo sono davvero irresistibili.

Qui altri.

Glow, seconda stagione.
Il ‘dabba‘ è il portapranzo fatto a cilindro d’acciaio con diversi contenitori, il ‘wala‘ è il fattorino: esiste una comunità di cinquemila dabbawala o dabbawalla che a Mumbai ogni mattina raccoglie circa duecentomila gamelle con il pranzo preparate da ristoranti o fatte in casa e le consegna ai lavoratori negli uffici e nelle fabbriche.
Ogni dabbawala consegna circa quaranta pasti, ovvero quasi settanta chili, in bicicletta, treno o carretti, e la cosa eccezionale – Harvard l’ha testimoniato – è che in media si verifica un errore di consegna ogni sei milioni (Forbes sostiene addirittura 1,9 errori per miliardo di consegne).
Proprio da un errore di consegna di un pasto prende spunto Lunchbox, in originale Dabba, un film indiano del 2013 che racconta, poi, il rapporto casuale tra la casalinga Ila Singh, abitante in un quartiere borghese indù, e il contabile Saajan Thomas, uomo solitario vicino alla pensione che vive in un vecchio quartiere cristiano.


È un film molto bello, a parer mio, molto delicato, arguto e gentile nei sentimenti. Consiglio (grazie, mr. C).