fare attenzione

L’uomo ucciso a Pesaro il 25 dicembre scorso con trenta, 30!, colpi di pistola in mezzo a una strada non era una persona qualsiasi: bensì, il fratello di Girolamo Biagio Bruzzese, esponente di una cosca della ‘ndrangheta, il quale nel 2003 aveva deciso di collaborare con la giustizia.
Era, quindi, una persona sotto la protezione dello Stato.

Eccolo, lo Stato.

Ora (domanda retorica, attenzione): qual è il messaggio – chiarissimo! – che arriva agli uomini di qualsiasi tipo di delinquenza organizzata? Non parlate, perché lo Stato non vi protegge più. E lo Stato, spudorato pure, dichiara lo stesso giorno: «Possono tener duro ancora qualche mese o qualche anno, ma Mafia, camorra e ‘ndrangheta saranno cancellate dalla faccia di questo splendido paese, ce la metteremo tutta». Ma son parole, contano i fatti, chi ascolta lo sa benissimo.
Messaggio arrivato a chi di dovere.

quattro immaginazioni

Il 12 e 13 maggio 1974 si votò per il cosiddetto “referendum per il divorzio“.
La locuzione è alquanto fuorviante perché il referendum – ovviamente abrogativo come solo può essere in Italia – fu per abolire la legge «Fortuna-Baslini», che il divorzio lo prevedeva già dal 1970. Ma questa è solo una puntualizzazione.
Quello che mi interessa è che molti dissero la propria, durante la campagna elettorale e, tra quelli che si espressero, Nino Manfredi, cortesemente e solo perché intervistato, diede queste due risposte strepitose, al riguardo:

Scusi signor Manfredi, lei è per l’abolizione?
Scusi sa, ma ce so’ tante cose brutte da aboli’, vogliamo aboli’ proprio l’unica cosa bbona, il divorzio? […] Io sono per l’indissolubilità del matrimonio riuscito e non del matrimonio fallito. Meglio il divorzio delle corna quotidiane, delle botte con l’intervento dei vicini, delle pistolettate, delle coltellate, dell’arsenico nei cannolicchi, senza parlare delle conseguenze che tutto questo provoca sui figli.

Ma non basta, proseguì:

Lei conosce personalmente qualcuno che abbia ottenuto il divorzio?
No, solo gente che era divisa da anni e ha sanato qualche situazione incresciosa. Invece conosco due amici che hanno ottenuto l’annullamento del matrimonio dalla Sacra Rota. È costato qualche milioncino, ma lui è uno che sta bene e ha ottenuto l’annullamento per impotentia coeundi. C’ha avuto quattro figli, come impotente me pare abbastanza prolifico. Ma qua entriamo nel campo della fede, dei miracoli… Bisogna crederci. La moglie non ha beccato una lira, perché l’annullamento ecclesiastico non prevede alimenti, difesa morale e materiale dei figli. E che difendi? Non ce so’. Quelli sono quattro ipotesi di figli, quattro immaginazioni, anche se mangiano. Oh, poi lei me deve spiega’ perché si possono poter dividere soltanto i cattolici con i soldi mentre il divorzio non costa niente. Avanti, mi dica…

Sempre eccezionale, aveva quel modo di dire cose molto sagge come se fossero piccolezze con la leggerezza che gli invidio tanto.

le gioie dell’abbonamento

Il bello dell’abbonarsi a qualcosa, intendo a un qualche tipo di spettacolo, è che hai il tuo posto per tutto l’anno, preciso e chiaro: è tuo, è lì e nessuno può usarlo al posto tuo (ops!). Non lo devi cercare, non lo devi scegliere, non ci devi pensare: è lì. E così diventi amico dei tuoi vicini, che frequenti volente o nolente per parecchi mesi, commentando di volta in volta gli accadimenti.

Se, però, al tuo posto (cioè: il mio, i nostri) succede questo, ed è successo davvero qualche sera fa, allora è davvero difficile rimanere composti.

In piedi, più che composti. Ciò è brutto. Fine delle gioie.
«Si sieda dove vuole, dove trova». Ennò, ennò, vedi che non ci capiamo?

vorrei poterti credere

La descrizione di un attimo – la miglior canzone italiana degli ultimi vent’anni a parere di tutti cioè io – è stata ricantata da Jovanotti con il beneplacito dei Tiromancino. L’occasione è stata la pubblicazione di Fino a qui, una raccoltona celebrativa in cui Zampaglione riarrangia e duetta i propri pezzi (fase finale della carriera, punto sei) con, attenzione, tra gli altri: Biagio Antonacci (mmm), Luca Carboni (vabbè), Tiziano Ferro (aaah), Fabri Fibra (madonna….), quei minchioni dei Thegiornalisti (iddio me ne liberi) e, appunto, Jovanotti. La sua versione di La descrizione di un attimo, dicevo, è da denuncia, perché non aggiunge nulla quanto più toglie e rende banale una canzone complessa, più di tutto da 3:42 con i coretti e le ripetizioni dell’accidente. Meglio: bisognerebbe denunciare Zampaglione che ha commesso il reato, chiamando Jovanotti che purtroppo fa quello che ha sempre fatto.
O, forse, non è la cosa in sé ma mi dà fastidio che i miei vent’anni vengano massacrati da un Jovanotti qualsiasi: la canzone (e io) avremmo meritato più rispetto.
Ci rivediamo presto, fra almeno altri cinque anni e non toccate troppo in giro.