svegliatevi, ritardati

Scrive il signor Caleb Harris II:

Traduco per i non abbienti: «Pearl Harbor è stato un complotto, non era possibile per gli aerei giapponesi volare COSI’ lontano nel 1931. Svegliatevi, ritardati, e capite che il vostro governo vi ha mentito, il Giappone non c’entra».

In effetti è una lunga distanza per il 1931, dieci anni dopo, magari… È chiaro che si dev’essere trattato, dice Caleb Harris II, di un lavoro dall’interno, con aerei americani travestiti da kamikaze con gli occhi a mandorla a far da esca per scatenare la guerra contro il Giappone.
I fatti sono davanti agli occhi.

due libri per un sentimento

Prima malattia dei soldati svizzeri in servizio presso guarnigioni straniere, poi sentimento nell’Europa attraversata da esuli e migranti: è la nostalgia, ovvero il desiderio e rimpianto di quanto o chi è trascorso o lontano.
A differenza del rimpianto o, peggio, del rimorso, la nostalgia è un sentimento positivo, nel senso che non va superato, accantonato o dimenticato, bensì nutrito e alimentato per mantenere vivo il ricordo di ciò o di coloro che sono passati. Nonostante il dolore.

Da non confondersi assolutamente con la malinconia, sentimento del tutto diverso, inquieto e deluso. Come racconta la Melancholia di Dürer e il mio nuovo amico Armando, esperto.

Poiché la nostalgia è senz’altro il sentimento predominante di questo mio anno che si va a chiudere, spero, la sto studiando. Ecco, quindi, due suggerimenti sul tema, entrambi molto validi.

Eugenio Borgna, La nostalgia ferita, Einaudi 2018
Antonio Prete, Nostalgia. Storia di un sentimento, Raffaello Cortina Editore 1992

Se Borgna ha, ovviamente, un approccio medico alla nostalgia, pur facendone un excursus nella storia della cultura europea dal Seicento a oggi, Prete è invece un critico letterario, specialista di Leopardi, e fa una storia del sentimento vera e propria. Molti i riferimenti letterari e culturali in entrambi i casi e nessuno dei due cita Al Bano e Romina.

Due approcci complementari per un aspetto dell’animo umano che ha senso, a mio parere, approfondire. Detto questo, buon anno agli amici, che sia buono e ricco, anche – qua e là – di un po’ di nostalgia.

the image of the mountain

Tre fotografie di Robert Bösch, esperto fotografo di montagna.

La parete occidentale del monte Nuptse, Nepal, 2011
Lhotse, Nepal, 2017
La vetta Imja Tse (Island peak) sul Lhotse, Nepal, 2017

Bösch espone in mostra a Zurigo le sue foto fino alla fine di gennaio.
Se no, il libro. «Un pittore parte dalla tela e aggiunge i colori per arrivare lentamente alla sua opera, io agisco all’opposto, ometto».

fare attenzione

L’uomo ucciso a Pesaro il 25 dicembre scorso con trenta, 30!, colpi di pistola in mezzo a una strada non era una persona qualsiasi: bensì, il fratello di Girolamo Biagio Bruzzese, esponente di una cosca della ‘ndrangheta, il quale nel 2003 aveva deciso di collaborare con la giustizia.
Era, quindi, una persona sotto la protezione dello Stato.

Eccolo, lo Stato.

Ora (domanda retorica, attenzione): qual è il messaggio – chiarissimo! – che arriva agli uomini di qualsiasi tipo di delinquenza organizzata? Non parlate, perché lo Stato non vi protegge più. E lo Stato, spudorato pure, dichiara lo stesso giorno: «Possono tener duro ancora qualche mese o qualche anno, ma Mafia, camorra e ‘ndrangheta saranno cancellate dalla faccia di questo splendido paese, ce la metteremo tutta». Ma son parole, contano i fatti, chi ascolta lo sa benissimo.
Messaggio arrivato a chi di dovere.