così poi ce lo ricordiamo tutti

Lorenzo Fontana è il nuovo ministro degli Affari europei.
Fontana, vale la pena ricordarlo, è un ultraconservatore cattolico le cui posizioni su diritti, donne e religione sono aggiornate al Concilio di Trento. Ecco perché faceva il ministro della famiglia di questo governo e perché è stato tra gli organizzatori di quel simpatico consesso di stampo medievale a Verona qualche mese fa.
Il punto è questo: il ministero degli Affari europei è, dal mio punto di vista, il ministero più importante e strategico di tutti, perché riguarda l’ambito che dovrebbe essere più seguito e curato ora e in prospettiva.
Ma per questo governo, evidentemente, non è così, visto che finora il ministero è rimasto vacante e che, ora, hanno ben pensato di affidarlo a un minus habens ammiratore di Le Pen, Orban e Putin. E il cui capo di gabinetto, alcuni mesi fa, aveva affermato – non smentito dal ministro – che la responsabilità del cambiamento climatico è di Satana.
Ecco, così poi nessuno dice che non lo sapeva.

avventure di opinioni di geopolitica internazionale

Un interessante post:

Non riuscite a stare tre minuti al sole senza rifugiarvi nel primo centro commerciale con l’aria condizionata a palla, ma esultate per 42 persone disidratate sotto il sole a 40 gradi da due settimane.
Non sapreste pilotare un canotto in una piscina, ma intimate a un capitano che ha comandato navi rompighiaccio al Polo nord di fare rotta verso la Germania.
Non sapete scrivere (né comprendere) un post di tre righe di senso compiuto, ma pretendete di insegnare ai comandanti le leggi del mare, ai giuristi i pareri della Corte europea dei Diritti dell’Uomo.
Non siete usciti dal paese in cui siete nati neanche per una crociera, ma vi avventurate in opinioni di geopolitica internazionale su Libia, Tunisia, Malta, Delta del Niger, guerre, politiche migratorie, accordi bilaterali.

Prosegue qui. Di Lorenzo Tosa, bravo.
Perché, aggiungo, non è vero che uno vale uno. Vi hanno mentito anche su quello.

i ragassi son giù che suonano

Bravi ragazzi.

Greta Van Fleet, Bologna.
Nonostante la scarna discografia (un paio di cover, infatti), i ragazzi l’hanno tirata in lunga con saggezza e, ehm, manico insospettato per l’età. Bravi, nulla da dire. Merito senz’altro del bassista-tastierista sopra tutti, che detta l’inesorabile ritmo al tutto, ma complessivamente validi tutti e quattro. Si faranno, auguro loro lunga vita.

I dont’ wanna live like this / but I don’t wanna die

E poi ho sentito i Vampire Weekend.

Undici anni che si aspettava, qui, e loro stupiti che anche in Italia ci siano estimatori. Eccome, caro, eccome. Due batteristi, bassista, chitarrista, voce/chitarra, tastierista e l’arma segreta, la controcantante/chitarrista/tastierista. Due ore e venti per un concerto meraviglioso.

Non gli si darebbe una cicca, a lui, sembra uno appena uscito dal bar del campeggio verso il minimarket. E invece? Genio. Ebreo niuiorchese, brillante, fantasioso, eclettico, vario e mai uguale, che dire?
Se volete gustare uno dei piaceri della musica contemporanea, ascoltateli: Vampire Weekend. Quattro dischi in tredici anni che più pieni di idee non si può, partire tranquillamente dall’ultimo. E dal vivo sono eccezionali, garantisco.

due conti veloci sugli sbarchi

Secondo i dati ufficiali disponibili a oggi ed elaborati dal ricercatore dell’ISPI Matteo Villa, nel 2019 sono sbarcati in Italia 3.073 migranti: soltanto 248 sono arrivati a bordo delle navi delle ong, circa l’8 per cento.

E gli altri novantadue per cento come sono arrivati? Lo spiega il Post qui.
A me interessa, tra l’altro, considerare il totale: tremila migranti, santoddio, su un paese di sessanta milioni. Persino il calcolo è facile.

un popolo sempre civile

Concerti: un periodo impegnativo. Stasera, Dream theater vicino a Verona.

Una prima per me. In un’appropriata cornice, un castello scaligero, in versione ridotta perché inseriti in un festival (un’ora e mezza invece delle consuete tre), ottimo concerto del classico metal-prog che li contraddistingue, senza schermi o specchietti che distraggano dalla musica. Ben fatto e bella compagnia.
Una nota positiva, come sempre: la civiltà del popolo metal su tutti, rispettosi, tolleranti e gentili. Sempre bello scoprirlo.

domenica ti porterò sul lago

Ottima occasione per passare una serata estiva al lago, brezza e salamina, il concerto degli I hate my village.

Ne dissi già, sono una tra le novità più interessanti dell’anno a parer mio. Essendo un supergruppo, da Calibro 35, Bud Spencer Blues Explosion, Jennifer Gentle, Verdena, il grado di abilità è molto alto e la facilità nei movimenti è evidente.

Di bello, c’è che rispetto al disco i suoni sono più grezzi e meno pulitini, il tutto ne guadagna in vitalità e ritmo, notevole davvero. Di meno bello, c’è che la conformazione audio è da festival e, quindi, troppo alti i livelli delle due chitarre che soffocano batteria e basso, sarebbero da sentire di più.
Ma son sciocchezze, concerto bello, con cover finale dei Jackson 5, in tutto divertente e coinvolgente. Consiglio.

gli Intoccabili a Mantova

Palazzo Tè, e già a me va bene quasi qualunque cosa.

Il pretesto è il penultimo concerto, final, di Ennio Morricone: orchestra sontuosa di novanta elementi più una trentina di coristi, più alcuni solisti di primo piano, non si può dire che gli imponenti mezzi non siano spiegati.
Pubblico molto pagante delle grandi occasioni, le prime file ben vestite e desiderose di interagire con standing ovations davvero frequenti. E Morricone, giustamente, gli applausi li desidera e se li prende proprio tutti, esecuzione per esecuzione.
Alcune sensazionali, Gli Intoccabili e Mission, molte altre che io non conoscevo, che so: La tenda rossa, Altri, dopo di noi, Olmo e Alfredo, Ostinato ricercare per un’immagine, Aboliçao e così via, un concerto che sono contento di aver visto, una volta nella vita. E non credo saranno gli ultimi, lui pare in forma, cammina e dirige bene, scommetto su altre esibizioni.