F4!

Mattia Torre, una delle poche teste pensanti con meno di novant’anni in Italia, se n’è andato. E la perdita per tutti è davvero molto grave.

Esistono monologhi, spettacoli, podcast disponibili in rete con ciò che Torre ha scritto. Serie tv, Boris, Dov’è Mario? e La linea verticale, un film e, naturalmente, i suoi libri sono reperibili senza troppa fatica. Questo breve monologo qui sopra, interpretato da Mastandrea, è nel suo ultimo libro: In mezzo al mare. Sette atti comici, 2019, Mondadori. Qui Migliore, spettacolo teatrale con, ancora, Mastandrea come voce recitante, qui invece Gola e altri racconti.
Mi dispiace molto, Torre era brillante e arguto, oltre che spiritoso, e ora, qui, siamo tutti più poveri di idee.

on the road to Phelamanga

Nel 1987 ho comprato il mio primo 45 giri.
Era “Scatterlings of Africa” di Johnny Clegg & Savuka. In un miscuglio di zulu, inglese, slang, di danze dai movimenti curiosi a gran ritmo, di rivendicazioni politiche contro l’apartheid, di sentimenti sinceri di comunanza e fratellanza, diventò in breve una delle mie canzoni.

Johnny Clegg è un musicista, ballerino, antropologo sudafricano, detto “lo Zulù bianco”, fece molto per la ricerca su usi e costumi delle popolazioni sudafricane, fece molto per la libertà di Mandela e per la fine dell’apartheid tutto, fece molto per il proprio paese. E fece parecchia bella musica, in particolare “Third world child”, il suo disco che mi emoziona di più.

Nel 1991, mentre passeggiavo per strada a Parigi, vidi un musicista su un ponte che suonava il sassofono: era lui. Gli feci una foto che ho ancora appesa in casa, cui sono affezionato perché è un bel pezzo della mia giovinezza, musicale, politica e sentimentale. Nel 2000 decisi di andare in Sudafrica anche per lui, Johnny Clegg, perché volevo vedere come fosse il paese di cui cantava e per cui aveva tanto lottato, quando “Asimbonanga” diventò l’inno dell’United Democratic Front. Affascinante e complicato, come lui, il paese.

Ieri Johnny Clegg se n’è andato ed è un altro pezzetto della mia storia, come di tanti altri, che se ne va. Non si perdono la musica e il messaggio, non si perde l’allegria e non si perde il ritmo, non si perdono la serietà e il gioco, non si perde il desiderio di libertà e di giustizia.
Fai buon viaggio.

Asimbonang ‘umfowethu thina
Laph’ekhona
Laph’wafela khona

(We have not seen our brother / in the place where he is / in the place where he died)

dai, bello, parla

Sequestrano una pistola mitragliatrice, 9 fucili d’assalto, 7 pistole, 3 fucili da caccia, 20 baionette, una marea di proiettili e – attenzione! – un missile aria-aria, ripeto: un missile!, nelle sedi di associazioni neonaziste nel nord Italia e il ministro dell’interno, solitamente bulimico di dirette social, niente. Zero. Nisba.
Due giorni di silenzio, mai visti.

Ed ecco il bel missile. Tutti sempre muti.

Il ministro dell’interno qualcosina dovrebbe dire, no?
Ma chiaro che se a breve ci sarà un migrante intento a pulirsi l’interno dell’orecchio con le chiavi dell’auto allora sì che partiranno le denunce. Figuriamoci il casino se avessero trovato una sola pistola in una moschea o in un centro islamico…

Aggiornamento della sera: dopo più di quarantott’ore il ministro ha parlato.

Sembra una stronzata ma non lo è. Cioè, mi correggo: è una stronzata ma è vera, l’ha detto sul serio. Che il santo cuore di maria lo assista, a questo punto. E anche noi, che ne abbiamo più bisogno.