almanacco dei sette giorni, per votare (20.45)

✘ Due condannati per i fatti di Genova 2001, uno per aver introdotto due bombe molotov all’interno della scuola Diaz (Pietro Troiani), e uno per averne falsamente attestato il rinvenimento (Salvatore Gava), sono stati promossi a vicequestori. Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza se ne lavicchia le mani, dicendo che la procedura è automatica e le loro pene sono state scontate. Ricordo, per chi non c’era e per chi ha la memoria corta, che Amnesty International definì i giorni di allora «la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale», per dare una misura. Niente di nuovo, purtroppo, le promozioni si sono avvicendate senza sosta in tutti questi anni. Ciò detto, non va bene.

☀ La città di North Augusta ha deciso, bravi, di intitolare l’anfiteatro della città a Sharon Jones. Jones, scomparsa purtroppo quattro anni fa, è stata una strepitosa cantante funk-soul, eccezionale sul palco per energia e trascinamento, ricordata da chi ama i paragoni come la James Brown donna per questa sua qualità dal vivo. Sarà dunque lo Sharon Jones Amphitheater, non sarebbe male andarci a sentire un concerto qualsiasi. Qui il mio ricordo di quattro anni fa. Cogliendo l’occasione, fatevi un regalo: ascoltatela.

✘ Spozzifai sta testando l’opportunità di modificare gli algoritmi per favorire le canzoni di alcuni artisti nei suggerimenti automatici o nelle funzioni “discover” (cosa che già succede, per altri motivi). Questo varrà per coloro che accetteranno una riduzione dei compensi per diritti d’autore: promozione, quindi, in cambio di soldi. L’operazione è abbastanza al limite del legale, diciamo che si muove nella zona grigia. Io la considero poco apprezzabile anche se non utilizzo per nulla le funzioni di suggerimento della piattaforma, muovendomi benone per fatti miei. Ma immagino non sia l’utilizzo diffuso.

◆ La notizia non è nuova ma siccome continua a farmi ridere, la riporto qui: Giorgia Meloni è stata nominata presidente del Partito dei Conservatori e dei Riformisti Europei. European Conservatives and Reformists Party, ECR Party. Collocazione: centrodestra, ovviamente, moderatamente euroscettici. Ovviamente il ridicolo lo trovo nei Conservatori Riformisti, che è come dire i Credenti Agnostici, i Nazisti Progressisti, i Vivaisti Edili, i Nani Giganti, i Lattanti Anziani. Infatti, nel partito coesistono, non so se felicemente, il Partito Conservatore Croato (Hrvatska Konzervativna Stranka) e il ceco Partito Democratico Civico (Občanská Demokratická Strana), per dire. O il Partito Conservatore inglese e il Movimento per i Cambiamenti del Montenegro. Sinceri auguri di buon lavoro.

☀ In tema elezioni americane, questa di Spinoza non è male: «Gli americani devono scegliere tra Biden e Trump. Solo chi ha vissuto le elezioni Rutelli-Berlusconi può capire».

✘ Ah, ecco. Sembra che la frase del papa sui diritti civili degli omosessuali – «Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia» eccetera – sia in realtà il risultato di tagli e decontestualizzazioni dell’intervistatore. Sono quasi sollevato, lo dico davvero, almeno i rapporti tornano a essere quelli di sempre, belli chiari. E io so come regolarmi.

✘ Il Brooklyn Museum ha messo all’asta nove quadri della propria collezione, tra cui Monet, Miró, Degas e soprattutto una Lucrezia di Lucas Cranach il vecchio che mi piacerebbe molto. Il museo ha deciso di vendere per coprire i costi che, a causa della diminuzione degli incassi, non riesce più a sostenere. Pessima notizia, immagino sarà una situazione comune. Il Mibact ha stanziato quindici milioni di euro per questo motivo per i musei italiani. Cifra congrua? A vedere il costo del Cranach forse no.

✘ Beh, a me Sean Connery piaceva.

Sì, anche fisicamente.

☀ E se invece del matrimonio e della relazione con una persona mettessimo (o avessimo messo) al centro di tutto gli amici? Un interessante articolo, per chi mastica l’inglese. Più ci penso e più trovo la cosa interessante, anche strategicamente, da molti punti di vista. Chiaro che debba essere vicendevole.

✘ Il governatore della Liguria Toti ha definito gli anziani «non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese». Per svariati motivi, non solo la frase in sé, Toti è stupido. E quindi? Cosa sappiamo di nuovo? Molto meglio ascoltare ragionamenti utili, come quello di Annamaria Testa sull’ultimo numero di Internazionale, tralasciando le persone che non contribuiscono con senso.

☀ Ma posso, dico io, chiudere con Toti? Ennò, e che cacchio. Chiudo con Tognazzi, che son trent’anni che ci manca e che se ci fosse, dicendo per esempio, che un regista e poi la produzione se non fosse che il governo, dietro ai paraventi dell’arte, dice e non dice, avanza e poi ritira, ma le cose poi son sempre più semplici di quanto pare, a guardarle bene. O no?

Vicesindaco, ovvio.

minidiario scritto un po’ così delle cose recidive, ovvero perseverare nella pandemia: novembre, persone non indispensabili, scampoli di socialità

«Avremmo dovuto chiudere prima, certo», dice la signora. Lo sguardo di tutti resta perplesso, lei fa una pausa e poi scopre le carte: «Ma le persone devono prima vedere i letti degli ospedali pieni» e patapum, l’ha detto. Che, tradotto da noi, significa non poter dire che si passa al lockdown così, di botto, ma bisogna fare una serie di piccoli passi ravvicinati, chiusura alle 23, chiusura alle 18, chiusi cinema e teatri, centri commerciali la fine settimana, poi le scuole superiori, si entra tutti nell’ordine di idee e poi si arriva al punto di arrivo iniziale: bisogna chiudere. Aspettiamo per domani il terzo DPCM, se non sbaglio i conti, e si vocifera che saranno limitati gli spostamenti tra regioni, forse tra province, pare che il governo voglia delle chiusure locali mentre i presidenti di regione si oppongano e vogliano iniziative su tutto il territorio. Qualcuno vaneggia di chiudere in casa gli ultrasettantenni – Toti, presidente della Liguria di Forza Italia, giova ricordarlo, li definisce «persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese che vanno però tutelate» – e benedire così tutta la questione. Naturalmente non funziona così: a problemi complessi corrispondono soluzioni complesse, non è assumendo lattoferrina e rinchiudendo in casa coloro che hanno il cognome che inizia per vocale che risolveremo le cose. Farsene una ragione.

È stata una fine settimana di vero ottobre, sole abbastanza caldo, aria dolcemente autunnale. Le piazze, le colline, i caffè, i parchi si sono riempiti di gente, spesso al limite dell’assembramento. Ciò detto, non mi sento di farne una colpa, almeno non del tutto, a chi si è reso responsabile di tale misfatto (anch’io ero tra loro). Era una questione di sole e di piacevolezza, non c’è dubbio, ma il sentimento prevalente era secondo me un altro: usare ogni occasione possibile prima della chiusura. Non un bel sentimento, poca o nessuna carica positiva, un po’ di rassegnazione e frustrazione, un tentativo di metter via briciole e scampoli per l’inverno. Tutte cicale? Non saprei, però molte sì. Cicale forzate, sicuro. E son bricioline, un caffè all’aperto con gli amici, una passeggiata in centro, due negozi, mica la crociera alle Antille di due settimane con cena al tavolo del capitano e scambio di spiedini di frutta.

Ah, la signora delle prime tre righe è Angela Merkel, per chi non lo sapesse. E se si deve chiudere, e se ne siamo sicuri perché lo dice la scienza per quel che ne capisce, si chiuda, senza tentennamenti. La pillola amara fatta inghiottire a piccolissimi pezzi è cosa per infanti, gli adulti la pigliano e la buttan giù, senza dover essere convinti a passettini e senza che gliela venga contata su di volta in volta. Altrimenti perdiamo solo tempo e occasioni utili.


Indice del minidiario scritto un po’ così delle cose recidive:
26 ottobre | 27 ottobre | 29 ottobre | 1 novembre |

minidiario scritto un po’ così delle cose recidive, ovvero perseverare nella pandemia: ottobre, fuga all’aperto, Nizza e poi bla

E poi va a finire che ho talmente paura del lockdown che ogni occasione è buona per andare in giro. «Guardi, avremmo bisogno di vedere insieme a lei le cose ma, forse, vista la situazione, preferisce non venire…». «Dove siete?». «Modena». «Vengosubito». Questo ieri. Oggi, sempre per paura della reclusione, fuga in montagna a zampettare qua e là, oh: nessun rischio, nessun’anima viva, come è ovvio. Mi rendo conto, lavoro da casa, non mi assembro, non invito persone, non esco a cena, non vado a casa altrui, almeno l’aria aperta me la godo, per il momento, finché siamo ai consigli e non ai divieti tassativi.

Che io dico: abbiamo già ꞌsta menata mondiale della pestilenza, e di tutto il connesso e l’annesso, potremmo gentilmente, cortesemente, pietosamente, miserevolmente, caritatevolmente, evitare le stronzate del monoterrorismo – e del terrorismo tutto – come oggi a Nizza? È possibile? Dovremmo evitarle comunque, lo so e l’ho detto, ma ancor più ora: pietà, siamo già prostrati. Pausa, arimus, time out, rialzo, stop. Perché il passaggio successivo è che l’attentatore è passato da Lampedusa, quindi l’immigrazione, quindi bla e allora bla. E poi ancora bla. E oltre ai poveracci che oggi ci hanno lasciato le penne a Nizza c’è l’affronto di tutto il resto, degli schifosi che rimestano indifferenti e incuranti. Io non sono disponibile ad ascoltare chiunque abbia un tiramento. Anzi. Non sono disponibile proprio ad ascoltare, in generale, se non le cinquanta menti sublimi al mondo che dicono cose utili al progresso collettivo e individuale. Cento, dai. E una abita vicino a me.
Di sicuro non sono disponibile ad ascoltare la famiglia Ferragni («In questo momento mi sento di sensibilizzare verso l’uso della mascherina»), tantomeno Ibrahimovic («Io ho vinto, tu non sei Zlatan. Usa la mascherina», ma va’, scemo) o la ricercatrice – e ordinaria di dermatologia (!) – che lancia la lattoferrina contro il covid e, indovina?, in farmacia va a ruba. Nemmeno, e la finisco qui, la platea del Maurizio Costanzo Show (sono trasalito: ancora?) che ieri sera riempiva un teatro in tutti i posti disponibili, altro che venti per cento o niente come è ora, bellamente in diretta, o quasi, tv. E Celestini, niente. Fuori da un bar di paese, oggi, un folto gruppo di anziani con mascherine messe a metà e il bianchino a portata discuteva con animo se fosse meglio la Boschi o l’Azzolina. Fisicamente. Una parte di paese la sta prendendo bene.
Ecco, però li ho ascoltati lo stesso. E io oggi sono stato perlopiù per monti, a guardare il cielo, del tutto sconnesso con telefono e ammennicoli vari. Quindi non è possibile, l’unica cosa possibile è cercare di dosare. Perché io vorrei anche essere al corrente delle notizie sensate e utili ma per farlo devo stare in apnea mentre scorrono tutte le altre, schivando le più unte. Sarà uno slalom continuo, d’ora in poi, tra false illusioni, sciocchezze, banalità, furbate e pensieri appropriati, tutto un mescolotto.
D’accordo, comincio col mollare Repubblica online. E uno.


Indice del minidiario scritto un po’ così delle cose recidive:
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