E umido.

Dicono sia meglio, mah. Vediamo se e come arrivo alla primavera.
E umido.

Dicono sia meglio, mah. Vediamo se e come arrivo alla primavera.
Abbastanza interessanti i The baseball project, un gruppo fatto di metà o due terzi secondo quando si conti dei R.E.M., Buck e Mills, più un altro quinto o quarto ausiliario sempre della band, Scott McCaughey, poi Steve Wynn dei Dream syndicate e Linda Pitmon dei, tra gli altri, the Miracle 3, e siamo sempre lì. Le geometrie sono però variabilissime perché, per fare un esempio, Pitmon, Buck e McCaughey hanno suonato insieme già nei Filthy Friends, con Corin Tucker delle Sleater-Kinney e Novoselic di quelli là; non basta, Buck e McCaughey hanno suonato nei Robyn Hitchcock and The Venus 3, erano due dei 3, e avanti. Gente che si diverte, bravi.
Comunque, per tornare all’inizio, i baseball project in una quindicina d’anni hanno realizzato cinque LP e un paio di EP a lato di una roba di telecronache delle partite di, ovvio, baseball e di cose ce ne sono. Certo, devono piacere i Dream syndicate/Wynn, predominanti ed è per questo che ne dico qui, e ovviamente i R.E.M., tappetino sonoro apprezzabile.
Fedele a me stesso, se ho parlato di Mariengof, pof, pof, pof, il minimo è che lo legga. Compro il suo ‘Romanzo senza bugie’ del 1926 in cui narra della convivenza con l’amico poeta Esenin e ne dà un ritratto che i critici attuali ritengono veritiero. Come da titolo. Quelli di allora no, ritenendo che Mariengof avesse scritto il romanzo per attenuare le proprie colpe nel suicidio dell’amico e avesse anzi enfatizzato e mistificato le pose del poeta, fu oggetto di aspre critiche quando non di vera e propria rabbia. Troppo amato Esenin, troppo disperato il gesto finale.

Mi accingo a leggerlo, gli anni raccontati sono quelli ferventi della rivista, della casa editrice, della corrente degli immaginisti, della – forse – relazione tra i due, del matrimonio rapidissimo di Esenin con Isadora Duncan, di diciotto anni più grande, che non parlava russo e che a malapena si intendeva col giovane marito ma che non si fece scappare l’occasione. Scorro la quarta di copertina:
Siamo a Parigi in un elegante palazzo abitato da famiglie dell’alta borghesia.
Uhm. Eh? Penso sempre di non aver capito io. Parigi? Non eravamo a Nižnij Novgorod? Mi è sfuggito parecchio, temo.
Ci vivono ministri, burocrati, maîtres à penser della cultura culinaria. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all’idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente.
Il mistero si infittisce. Chi è Renée? Salto avanti:
Le pagine scivolano leggere fra i dotti rimandi e la lingua forbita di Renée e il parlato acerbo di Paloma, mentre l’ironia pungente non risparmia l’ipocrisia imperante nei quartieri chic. Quando ci s’imbatte in tale miscela di leggerezza e umorismo, cultura e profondità, è un piccolo miracolo.
Ma che? Magari Mariengof non aveva le mutande, d’accordo, ma i quartieri chic di Parigi proprio non tornano. Infatti, non ci vuol molto a saperlo, è la quarta de ‘L’eleganza del riccio’ di cui non so nulla se non, ora, della portinaia e dell’ipocrisia parigina nei quartieri chic. Ahimé, anzi ahivoi e/o editori, vi è scappata dal modello precedente. Adesso vi scrivo per informarvi ma non prima di mettervi un po’ alla berlina. Ecco, fatto.

Fino all’auto e agli urti e incidenti va bene, ma il crocifisso no, santiddio. Chiaro che doveva essere uno spostato visigoto barbaro nomade senza una casa benedetta dal signore, ovvio. Mi piace la pena: «il questore ha disposto il foglio di via con divieto di ritorno nel Comune per due anni» che, leggendo, mi pare si riferisca a Desenzano. Però il crocifisso l’ha portato via dal Santuario di Lonato del Garda, come la mettiamo? Ci pensa il Signore? Che poi, certo, è dappertutto, ma sarà tornato a casa?
(E per fortuna era uno di Schengen, te pensa se era immigrato…).

Quante cose si fanno a Roccaraso, oltre allo sci.

Quando piglia quell’impulso irresistibile di mandare un entusiasta saluto da Tortona.

Bah, comunque per chi ci tiene: auguri.
(Anche se sembra finta, in tempi di AI, l’immagine è del 2013 e, meravigliosamente, vera).

Caro Vallotto, magari. Mona.
Prosegue l’epopea dei ladri del Louvre o, per la serie, meglio stupidi che colpevoli: viene preso un altro, Niakate Abdoulaye, che sostiene di non sapere nemmeno che quello fosse il Louvre.

Già il «Cross Bitume» non è male (e io ho il sospetto sia Mitume nel resto del mondo, ma non trovo adeguata verifica), «la leggenda del motocross» ancor meglio, mi fa molto ridere la più totale distanza tra i curricula ladrorum dei pesci pigliati e la sveltezza e audacità del colpo. O sono davvero soliti ignoti che hanno pescato sette carte vincenti una via l’altra e non il solito minestrone alla fine, e viene da alzare il sopracciglio, oppure stanno arrestando gente a caso, tipo il povero Bitume e la sua moto, tanto per dimostrare che la polizia si incazza e non dorme.
Vuol dire che funziona funziona.

Gia alcune incertezze, lo spazio dopo l’apostrofo, l’accento-apostrofo, annunciavano il disastro, poi puntualmente pervenuto. Nemmeno il dubbio tra “efficace” ed “efficacie”, perlomeno. E stampa e attacca tutto e poi è efficiace.