il record di salto con l’asta a un congresso politico (bei tempi)

Nell’ultimo congresso della DC Mino Martinazzoli fece un discorso molto bello che suscitò un applauso lungo ventisette minuti. A provarci, è tantissimo. Il giorno dopo – seguendo la logica dei congressi di partito di quegli anni – Giulio Andreotti tenne la sua relazione e, avendo imbottito la platea della sua claque, incassò ventotto minuti di applausi. Ciriaco De Mita, ben saldo al tempo, fece il suo discorso in chiusura e, ben preparato, ottenne ventinove minuti di applausi, simbolo di evidente superiorità, dal pubblico selezionato. Lo racconta Marco Damilano e quelli sì che erano tempi belli per andare ai congressi, mica adesso che fanno le convenscion.

la specialità nazionale olandese (su mappa)

Credo di non dire nulla di nuovo se parlo di Openstreetmap, ovvero il progetto collaborativo di mappe a contenuto libero. Come wikipedia, per capirci detta male.
Poiché sono gli utenti a inserire i contenuti, anche a disegnare realmente le mappe, ci sono territori più ricchi di informazioni e altri meno. Oppure, per la conformazione stessa del territorio o per le scelte culturali e di viabilità effettuate dal governo locale, ci sono mappe molto diverse da altre.
Per esempio – ed è uno dei layers più interessanti di OSM, utilizzabile anche nella forma esplicita Open Cycle Map – le piste ciclabili mappate nel nord Italia sono queste.

Non è detto che siano tutte, magari gli utenti me compreso ne hanno inserite solo una certa quantità, però si vede a occhio una certa mancanza di programmazione e una diffusione piuttosto scarsa delle piste ciclabili. Nel centro Europa, per esempio, o hanno utenti di OSM più attivi e celeri a disegnare percorsi o hanno più piste.
Secondo me, la seconda che ho detto.

E in Nederlandia, che la bici è una religione o un arto in più? Il colpo d’occhio è notevole e l’umiliazione certa.

Surclassata anche la Gran Bretagna, che in argomento non è tra i paesi meno attivi. In dettaglio pare un quadrello all’uncinetto.

Mappa canta e, almeno in questo, sciapò ai nederlandici.
Ah, e la dicitura corretta – lo ricordo – è Regno dei Paesi Bassi (Paesi Bassi propriamente detti, Aruba, Curaçao e Sint Maarten), Olanda è solo un pezzo. Per essere precisi.

letture domenicali #4.112: noci moscate, francobolli, funghi e portapranzi (di metallo)

Addentrarsi nei misteri della noce moscata e dei suoi problemi sessuali (rispetto per le difficoltà altrui, per favore) ora non è più un desiderio irrealizzabile bensì una realtà, con il testo del maestro Flach.

Nutmeg Cultivation and Its Sex-Problem: An Agronomical and Cytogenetical Study of the Dioecy in Myristica Fragrans Houtt. and Myristica argentea Warb, 1966, di M. Flach

Peraltro, fortunati noi, il testo è integralmente disponibile qui. Se no, cento dolla.
Altrettanto facile, ora, è finire la propria collezione di francobolli raffiguranti funghi, come per esempio l’amanita muscaria, rarissimo, delle Poste taiwanesi o il boletus fallicus malliculatus delle Poste del Principato di Monaco. Mai più senza nemmeno questo, a otto stracciatissimi dolla.

Collect Fungi on Stamps (Stamp Catalogue), June, 1997, di J.P. Greenewich

Infine, l’attesissima seconda edizione, con l’aggiornamento dei prezzi, del catalogo dei portapranzo in metallo: oltre cinquecento oggetti tutti corredati di fotografie e dettagli su ciascun produttore. Anch’esso a un prezzo ridicolo, diciotto.

The Illustrated Encyclopedia of Metal Lunch Boxes (Schiffer Book for Collectors), December 27, 1999, di Allen Woodall

Infine, per chi ne avesse piacere, segnalo di Ciro Sozio e Mario Fantin l’imprescindibile testo di conversazione con gli abitanti della Groenlandia occidentale: Manuale di conversazione italiano-groenlandese (lingua eschimese della Groenlandia occidentale con le principali variazioni dialettali in uso nelle regioni Nord e Sud del paese), Bologna, Tamari, 1962. Questo si trova comodamente in biblioteca a Roma, Firenze (ovvio), Trento e Genova.

Jupiter’s great red spot visto da vicino come nessuno mai

La sonda Juno, di cui ho parlato un anno fa, ha completato l’avvicinamento a Giove e ora è in fase di sorvolo ravvicinato. Una meraviglia, immagini ad alta definizione e a una distanza ridottissima dal gigantone gassosone.
Per esempio, la tempestona plurisecolare meglio conosciuta come la macchia rossa di Giove è così, nel pieno di tutta la sua bellezza occhieggiante:

Tutte le foto di Juno sono qui, sul suo sito su cui posta tutto.

non ti fidar (di ciò che vedi sui social)

Non di ciò che vedi: di ciò che vorrebbero che vedessi.
Lo dico? La realtà è bellissima, nasconde un sacco di sorprese e non ha alcun bisogno di essere sempre saturata, riempita di colori di tendenza, filtri ed effetti della minchiella, né tantomeno ha bisogno di essere illuminata in ogni sua parte. Se no, diventa irrealtà.
Non è nemmeno il caso, per la propria salute mentale, di far finta di vivere in un mondo di aurore boreali perenni e di unicorni che cagano arcobaleni, altrimenti il risveglio nel proprio letto diventerà sempre più difficile di mattina in mattina.

Ecco qualche foto social – nel senso che è stata scattata con l’apposito fine e poi finisce dove sappiamo – ovvero una signorina in atteggiamento campestre:

Persone coraggiose che raggiungono posti sperduti e fanno cose molto rischiose:

Altre due signorine in pregevole contesto naturale e dalla bellezza soffusa che si sono, evidentemente, fatte degli autoscatti:


La gioiosa atmosfera delle foto del matrimonio, quando piove fresca rugiada dal cielo in un mattino primaverile:

Un po’ di still life a scopo commerciale, in particolare le auto e le ambientazioni funzionano parecchio (qui però siamo al confine della fotografia ben fatta):


E, infine, un’elfona che invece di stare nelle pianure boschive sta al primo piano di fronte al karaoke. E non pulisce di certo i vetri.

La realtà bisogna trattarla con attenzione, bisogna volerle bene e averne cura, non fingere che sia diversa. Pazzi.

le cose che pensiamo di avere inventato noi

Esse sono milioni, ma se si va a ben vedere si scopre che sono pochine davvero.

Una domus romana nel nord Italia, non ne resta molto perché sopra ci hanno costruito, per quello che posso intuire io, un palazzo cinquecentesco di dimensioni ragguardevoli e poi un comodo inserto in cemento, espansione in età fascista per rendere il palazzo una scuola per la fascistissima gioventù.
Ciò nonostante, sono rimasti – sotto a tutto – i pavimenti a mosaico di due ambienti, presumibilmente circondati da colonne, uno antistante l’altro.


Non sono sontuosi, non sono policromi, non hanno rappresentazioni complesse, sono semplicemente bellissimi: e il motivo è che è bastato pensarci, visto che uno è il negativo dell’altro. Stesse tesserine ma invertite.


Il tutto è, a parer mio, molto moderno. Ma non lo è, ed è un’altra cosa che, accidenti!, non abbiamo inventato noi. Come i passaggi pedonali, per dirne una.

song of the day: Car Seat Headrest, ‘Fill in the blank’

I Car Seat Headrest sono una band americana in giro da un sacco, dodici album finora, ma è con l’ultimo disco, Teens of Denial del 2016, che si sono imposti all’attenzione dei più attenti. I quali, poi, l’hanno detto a me. Notevole Fill in the blank, che propongo qui sotto, ma anche la lunga Vincent, la bellissima Drunk Drivers/Killer Whales, che esplode da 3:18, quando si parla delle balene. Ma il pezzo migliore è quello qui sotto, a parer mio, che a me richiama gli Strokes di una volta, quelli buoni, quindi buon divertimento.

Due o tre volte e il ritornello, You have no right to be depressed / You haven’t tried hard enough to like it / Haven’t seen enough of this world yet / But it hurts, it hurts, it hurts, it hurts, si impossesserà delle vostre menti come ha fatto della mia. Non c’è scampo.
Molto molto bravi, disco consigliato.
Ecco, sento che già il mio cervello si sta di nuovo spappolando, It doesn’t have to be like this / Killer whales, killer whales, It doesn’t have to be like this / It doesn’t have to be like this (chorus 3), non ho fatto in tempo a occuparlo con la prima.

le botteghe oscure di trivigante e amici sono tornate a casa

Dopo quasi dieci anni di peregrinazioni, le botteghe di trivigante sono tornate a casa.

920 fotografie (e post) testimonianze di commercio colpevole, dalla Norvegia alla Cina, dai fornai alle pompe funebri (outlet), dieci anni – come detto – di raccolte, grazie all’aiuto di AG, SF, AL, JO, LA, MB, FB, MG, MG, SB, MN, FM, FC e MM, nate prima come pagine statiche, poi erano diventate un blog come usava al tempo e, ora – finalmente! – tornate a casa, dentro trivigante.it: www.trivigante.it/botteghe
Un blog semplice, aggiornato e senza troppe pretese di aspetto, per mettere bene in vista le botteghe e niente altro sia sul web che, come impongono i tempi moderni, sui telefoni e su tutti i cosi. Ora le botteghe continueranno a crescere di qua e non saranno più, mai più, fuori di casa.

Ovviamente per chi vuole partecipare: posta[at]trivigante.it, luogo e tipologia. E titolo, se volete, il tutto ben gradito.

è il basso che comanda, è bene saperlo

Questa è Tina Weymouth al massimo della sua grazia e della sua potenza musicale.

Tina Weymouth, come si può notare dalla scarsità di corde sullo strumento che impugna, di lavoro faceva la bassista. E mica la bassista qualunque, bensì – è fatto piuttosto noto nell’ambiente – nei Talking Heads prima e nei Tom Tom Club dopo.
Tra le tante cose che Tina Weymouth ha fatto, ce n’è una che ha segnato un’epoca: un giro di basso pazzesco, nel 1977. Ossia, la linea di basso di Psycho killer, una delle più riconoscibili della storia della musica, che da sola è sufficiente a reggere il peso di tutto il pezzo: quando sono all’autogrill che aspetto il Camogli carbonizzato e alla radio parte Psycho killer, il mio corpo si muove ancor prima che io lo sappia consciamente. È solo dopo che comincio a cantare «Qu’est-ce que c’est?», fa-fa-fa-ffà.
A dimostrazione di questo, cioè che questa linea di basso è talmente potente da poter sostenere parecchi confronti, basta ascoltare cosa ne hanno combinato quei criminali che scrivono le cose per Selena Gomez: Bad Liar, un singolo del tutto campionato che non varrebbe una cicca in croce se non avesse, appunto, una robustissima linea di basso sotto. E poi capita pure di riascoltarlo, da matti.