una questione di orario (inutile mentire)

Il racconto, spassoso, di Giuseppe Antonelli, quando tenne la sua prima lezione all’Università:

«Arrivai all’aula 8, mi fermai un momento, sistemai i polsini della camicia in modo che uscissero bene dalla giacca, controllai il colletto, feci un bel respiro ed entrai.
L’unico studente, dalla terza fila, abbozzò un sorriso.
Silenzio. Imbarazzo. Delusione. Mi schiarii la voce e mi presentai. Silenzio. Attesa. Gli chiesi – era l’esordio che mi ero preparato – quali fossero gli ultimi libri che aveva letto. «Stephen King». Pausa. Imbarazzo suo, stavolta. «E Leopardi». Leopardi e Stephen King, molto bene. E come mai aveva scelto il corso di Storia della lingua italiana? «Perché in quest’orario era l’unico». Ah. «Prima delle undici di solito non fa lezione nessuno». Già. E come mai nessun altro studente? «Forse perché l’italiano lo sanno già tutti». (Lui no? Lui no, come avrei scoperto presto; almeno non come dovrebbe saperlo uno studente universitario). Rimasi talmente interdetto che non riuscii a replicare nulla. Come se niente fosse, presi in mano i miei appunti e cominciai ad affrontare il tema del corso.

Da Giuseppe Antonelli, Un italiano vero. Un italiano vero. La lingua in cui viviamo.
Colta la citazione da Toto Totugno, perché qui cogliamo e, ahah, sappiamo l’italiano.

com’è l’acqua?

Ci sono due pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: «Salve, ragazzi. Com’è l’acqua?» I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: «Che cavolo è l’acqua?».

David Foster Wallace aprì il suo discorso ai laureati di un college americano con questa storiella. È sulla consapevolezza. Ma che ve lo dico a fare, lo sappiamo tutti, no? Siamo tutti moooolto consapevoli.

il cheropo e il signor Krefft

Uno degli aneddoti di Bill Bryson che mi diverte è questo (da “In un paese bruciato dal sole. L’Australia”):

“La mia storia preferita su un animale scomparso, comunque, risale in qualche modo a un’epoca ancora precedente. Riguarda un naturalista del XIX secolo, tale Gerard Krefft, il quale nel 1857 catturò due rarissimi cheropi. Purtroppo per la scienza e per i cheropi, poco dopo Krefft sentì i morsi della fame e se li mangiò. Per quanto è possibile sapere, si trattava degli ultimi due esemplari della specie. Di certo da allora nessuno ne ha visti in giro altri. Krefft, incidentalmente, venne poi nominato direttore dell’Australian Museum di Sydney, ma ricevette l’invito a trovarsi un altro impiego allorché saltò fuori che arrotondava lo stipendio vendendo cartoline pornografiche”.

E così conclude:

“Sono sicuro che da qualche parte qui ci dev’essere una morale”.

Sono d’accordo, deve esserci.
Il cheropo, giusto per saperlo a questo punto, è il chaeropus ecaudatus, volgarmente noto come, ihih, ‘bandicoot dai piedi di porco‘, un curioso marsupio australiano dotato di due dita funzionali munite di unghie simili a zoccoli.
Questo mese, all’Australian Museum di Sydney, è di scena il mammuth.

sei persone in una stanza? Giammai!

Prendere uno scrittore inglese, nato in una placida città termale dalla splendida architettura in stile regency, ottimi studi a Oxford, bianco caucasico, corporatura esile e modi più o meno fini, dicevo prenderlo e metterlo su una portaerei americana a propulsione nucleare con cinquemila soldati americani per qualche settimana, tra olio, catene per cacciabombardieri, bar senza alcolici, e quale sarà la prima cosa che chiederà? Una camera singola, ovvio.

Non sempre a livello ma non male, nel complesso: Geoff Dyer, Un’altra formidabile giornata per mare. Cronaca da una portaerei.

“Dovunque andassi, sotto ogni passaggio e rampa di scale, i marinai lavavano, sfregavano, sciacquavano, spolveravano, spazzavano, strofinavano, spazzolavano, lucidavano, lustravano, splendevano.
Quanto a me, ho passato il resto del tempo sulla portaerei a schivare e scansarmi o, piú esattamente, a scansarmi e chinarmi”.