turismo critico: la torre Eiffel

Adooooro il mondo delle recensioni e, sopra tutto, quelle ponderate e misurate.
Il meglio è quasi sempre nei titoli. Oggi facile: torre Eiffel.

L’antiruggine almeno, vivaddio. E scostumati.

Però è ordinato.

Stona, stona.

E’ demode.

Forse non ho capito il sistema dei pallini…

I polizziotti che non si presentano come altri.

Tra l’altro, a parte l’entusiasta Renato, per tutti gli altri vale la scusante che era davvero impossibile prevedere il ferro e le code.

tornare ad avere vent’anni non avendoli più

Al Carroponte di Sesto San Giovanni, nei luoghi del lavoro che furono Falk e Pirelli, ho finalmente visto (sentito) gli Ska-P. Appropriato.

Da segnalare per il contesto, cinquanta gradi nella bolgia – perché lo ska si balla e ci si agita – e disorganizzazione sensibile dalla gestione degli spazi fino alla vendita della birra, ovvero un’ora di coda con lo spillatore che sgocciolava sudore direttamente nel bicchiere, facendo diventare la birra un adatto gatorade ricco di sali minerali.
Musicalmente, concerto notevole, movimentato ed elettrico, chiaramente incoerente tra musica, veloce e danzerina, e testi, politicamente impegnati e drammatici: è lo ska che è così, non gli Ska-P. Però balza sempre agli occhi.

La musica è un’arte curiosa: è l’unica che mi viene in mente che costringa l’artista a cantare a ogni concerto anche le canzoni che ha scritto quando aveva vent’anni ed era ribelle, incazzato e, magari, superficiale. Mostrando di condividere ancora il messaggio. La letteratura, per dirne una, non costringe lo scrittore a rileggere in pubblico ogni volta il successo dei suoi vent’anni, per fortuna (nostra e dello scrittore).
Cosa succede, quindi? Succede che gli Ska-P hanno cinquant’anni e cantano ancora le canzoni su Genova, sulla legalizzazione, sulla rivolta permanente. Niente di male, per carità, ma le parole e i concetti hanno trent’anni e sulla bocca, loro, e nelle orecchie, mie, non fanno un gran bell’effetto dopo così tanto tempo. Siamo cresciuti, dovremmo dire e fare cose più strutturate.

E così la comparsa sul palco dei NO TAV e della rappresentanza del popolo Mapuche che lotta contro lo sfruttamento di Benetton delle risorse della Patagonia risulta un filino anacronistica, a parer mio: signori, la lotta contro le multinazionali l’abbiamo persa, possiamo dirlo? Benetton non fa più i maglioni da vent’anni, ora investe globalmente e non manutiene i ponti, e l’Argentina è fallita un paio di volte nel frattempo. Ora dobbiamo lottare in modo differente contro nemici molto diversi da allora.

Detto questo, saltare tutti insieme è stato ed è sempre spassoso, non passa con l’età. Un’altra cosa che andava finalmente fatta, dopo tutti questi anni.

l’estate prossima vado in vacanza su Marte

L’anno prossimo la NASA invierà su Marte il rover Mars 2020, allo scopo di capire meglio le condizioni del pianeta e, soprattutto, stabilire con ragionevole approssimazione se abbia mai ospitato la vita.
L’aspetto curioso è che, in qualche maniera, sarà possibile partecipare alla missione: compilando questo form, si otterrà la carta di imbarco. Questa è la mia:

Tutti i nomi dei partecipanti verranno incisi su un chip di qualche metallo nobile, forse silicio, in formato nanometrico (75, un millesimo di un capello umano) e via, sul rover. Partenza: luglio o agosto 2020, tenersi liberi.
Al momento siamo più di sette milioni, pare ci sia posto fino al 30 settembre 2019. Ci vediamo all’imbarco, venite un paio d’ore prima.

Questo sarà il punto di atterraggio, il cratere Jezero:

Portate scarpe comode.