lo piangeranno tutte le persone buone, in Argentina e nel mondo

Quino è stato grande.

Fantasioso, delicato, spiritoso, stralunato e spietato con il regime, a volte cattivissimo, con Mundo Quino cambiò le regole del fumetto e con Mafalda regalò parola e fantasia alle bambine di tutto il mondo.

Ma anche Felipe diede tanta soddisfazione a molti di noi.
Un gigante, toccò vette che solo i migliori tra i migliori possono sognare di raggiungere. Io ne porto con me grandi ricordi e grandi risate. Grazie.

ciao alla ragazza del secolo scorso

Un’altra testa pensante che, putroppo, se ne va.

Rossana Rossanda e il gruppo del Manifesto avevano ragione a criticare il PCI, forse meno quando parlava dell’«album di famiglia» riguardo alle BR e alla sinistra ma queste son valutazioni che sono state fatte e che possono essere discusse anche in futuro, che si sia d’accordo o meno. Si può anche non essere d’accordo con parecchie delle sue prese di posizione, spesso rigide, ma anche ciò adesso conta poco. È il presente che mi dice che c’è una testa fina in meno, un contributo al ragionamento in meno, una parola ponderata in meno, una lettura dei fatti non convenzionale in meno e, dati i tempi, è un problema. Perché ci restano gli scartini.

Vladimirov Javacheff

Se ne potrà anche dire altro, ma a me ha regalato un’esperienza piacevolissima, emozionante, irripetibile e davvero particolare.

Quindi gliene sono grato. Grazie, Christo.
Dice il comunicato: «ha vissuto una vita piena, in cui non solo ha sognato ciò che sembrava impossibile, ma lo ha realizzato. Il lavoro di Christo e Jeanne-Claude ha unito le persone facendo condividere loro esperienze in tutto il mondo, la loro opera vive nei nostri cuori e nei nostri ricordi». L’ultima frase sarebbe una cazzata di circostanza per quasi tutti, nel suo caso, invece, è del tutto vera.

afrobeat e funk, oltre a un sacco di altri generi

Tre giorni fa se n’è andato Tony Allen, grande batterista nigeriano. Tra le sue infinite collaborazioni, che dimostrano quanto fosse eclettico, Art Blakey, Fela Kuti, Manu Dibango, Air, Charlotte Gainsbourg per quel bel disco che è «5:55» e «The Good, the Bad & the Queen» con Albarn, Simonon e Tong.
Un bel pezzo, suo, con cui vorrei celebrarlo qui è «Wolf Eats Wolf».

Orecchie alla batteria, dunque. Perché lui sapeva suonare leggero, a pestare son bravi tutti.

«ma io sono un avvocato»

Il personaggio di Ted in Scrubs è uno dei più riusciti per generale ammissione: le mani perennemente sudate, l’ansia tracimante, la sottomissione all’autorità del direttore ma covando una segreta ribellione e desiderio di rivalsa che sfociano in aspettative ridicole, l’amore per il canto a cappella, il disagio fisico, una vita disastrosa da ogni punto di vista, soprattutto relazionale, ma in definitiva una vita interiore più ricca delle apparenze e una generosità inespressa di fondo. E quella capacità di innamorarsi di ogni ragazza che conoscesse il suo nome.

Tutto questo è merito di Sam Lloyd che ha dato consistenza al personaggio e, purtroppo, se ne è andato tre giorni fa prematuramente. Mi spiace, le scene con Ted sono tra quelle che mi sono piaciute di più e che ricordo con piacere. Non è poco, anzi, per un comprimario con bassissimo minutaggio in una serie tv. Complimenti, questo per me e molti resterà.

[Ted ha appena ritrovato la stima di sé dopo una discussione con Cox e sfida il dottor Kelso]
Ted: Mi licenzio!
Dott. Kelso: No, niente affatto.
Ted: Be’, vado via prima oggi.
Dott. Kelso: No, tu torni nel mio ufficio e sbrighi tutto il lavoro.
Ted: Bene, ma prima mi prendo una bibita!
Dott. Kelso: Come vuoi.
[Ted si allontana trionfante]

«non temerai i terrori della notte / né la freccia che vola di giorno / la peste che vaga nelle tenebre / lo sterminio che devasta a mezzogiorno»

Sono trentatré anni che è morto Primo Levi.

Quella mattina brutta in casa sua, in corso Umberto 75 a Torino, che ancora non si è capito se fu suicidio o vertigine. Ma che importa, a questo punto? Conta che non c’è più da trent’anni e che avrebbe avuto ancora molto da dire, anche se lui stesso disse pochi giorni prima a Einaudi di non riuscire più a scrivere. Ma, magari, son cose che passano e che capitano a tutti gli scrittori. Oppure no, il peso era davvero troppo.
Di Levi penso, con riconoscenza, tutto il bene possibile ed è sempre un piacere rileggerlo, anche nei passaggi più duri, perché mi riporta a sprazzi di coscienza più consapevole, o quando mi fa ridere, perché sì, c’è parecchio Levi divertente, o quando è leggero e arguto. Ne ho scritto qualcosa nel tempo e non serve a nulla ripetermi qui, serve invece a molto ripetere le cose dentro la mia testa. Una fortuna, averlo avuto.