ciao diretùr

Piero Scaramucci, uno dei fondatori di Radio Popolare, giornalista RAI per una vita e un sacco di altre cose. Incontrato molte volte in manifestazione e dove bisognava essere (vedi il discorso dell’ultimo 25 aprile, rifiutato dal Comune di Pavia), ma è per i microfoni aperti alla radio che mi mancherà.
Perché la domanda è: stiamo tirando su le persone giovani in grado di prendere il posto di quelle, libere e giuste, che se ne vanno? Perché io ci conto, se no siamo davvero fottuti.

F4!

Mattia Torre, una delle poche teste pensanti con meno di novant’anni in Italia, se n’è andato. E la perdita per tutti è davvero molto grave.

Esistono monologhi, spettacoli, podcast disponibili in rete con ciò che Torre ha scritto. Serie tv, Boris, Dov’è Mario? e La linea verticale, un film e, naturalmente, i suoi libri sono reperibili senza troppa fatica. Questo breve monologo qui sopra, interpretato da Mastandrea, è nel suo ultimo libro: In mezzo al mare. Sette atti comici, 2019, Mondadori. Qui Migliore, spettacolo teatrale con, ancora, Mastandrea come voce recitante, qui invece Gola e altri racconti.
Mi dispiace molto, Torre era brillante e arguto, oltre che spiritoso, e ora, qui, siamo tutti più poveri di idee.

on the road to Phelamanga

Nel 1987 ho comprato il mio primo 45 giri.
Era “Scatterlings of Africa” di Johnny Clegg & Savuka. In un miscuglio di zulu, inglese, slang, di danze dai movimenti curiosi a gran ritmo, di rivendicazioni politiche contro l’apartheid, di sentimenti sinceri di comunanza e fratellanza, diventò in breve una delle mie canzoni.

Johnny Clegg è un musicista, ballerino, antropologo sudafricano, detto “lo Zulù bianco”, fece molto per la ricerca su usi e costumi delle popolazioni sudafricane, fece molto per la libertà di Mandela e per la fine dell’apartheid tutto, fece molto per il proprio paese. E fece parecchia bella musica, in particolare “Third world child”, il suo disco che mi emoziona di più.

Nel 1991, mentre passeggiavo per strada a Parigi, vidi un musicista su un ponte che suonava il sassofono: era lui. Gli feci una foto che ho ancora appesa in casa, cui sono affezionato perché è un bel pezzo della mia giovinezza, musicale, politica e sentimentale. Nel 2000 decisi di andare in Sudafrica anche per lui, Johnny Clegg, perché volevo vedere come fosse il paese di cui cantava e per cui aveva tanto lottato, quando “Asimbonanga” diventò l’inno dell’United Democratic Front. Affascinante e complicato, come lui, il paese.

Ieri Johnny Clegg se n’è andato ed è un altro pezzetto della mia storia, come di tanti altri, che se ne va. Non si perdono la musica e il messaggio, non si perde l’allegria e non si perde il ritmo, non si perdono la serietà e il gioco, non si perde il desiderio di libertà e di giustizia.
Fai buon viaggio.

Asimbonang ‘umfowethu thina
Laph’ekhona
Laph’wafela khona

(We have not seen our brother / in the place where he is / in the place where he died)

il clamore era straziante

“Tutti gli occhi si erano alzati verso il sommo della chiesa, ciò che vedevano era straordinario. In cima alla galleria più elevata, più in alto del rosone centrale, c’era una grande fiamma che montava tra i due campanili, con turbini di scintille, una grande fiamma disordinata e furiosa di cui il vento a tratti portava via un limbo nel fumo”.
Victor Hugo, Notre Dame de Paris (1831)

Da sempre gli edifici, le chiese e i teatri, bruciano o vengono distrutti, i soldati di Napoleone non fecero di meno a Notre-Dame. Come capitò alla Fenice, al Petruzzelli, alla cappella della Sindone in tempi recenti. Aver salvato la struttura ed evitato il coinvolgimento di altri edifici è già stato moltissimo.
Ora si tratta di ricostruire, forse al netto di Viollet-le-Duc e, quindi, più vicino all’originale. Ciò non toglie nulla, purtroppo, al dolore e all’impressione di quanto abbiamo visto ieri e stanotte.

Roberto Perini

Se n’è andato Roberto Perini, disegnatore, fumettista, pittore.

Lo ricordo con grande affetto ai tempi di Cuore, quando tra le tante cose fece un paginone disegnando una a una tutte le popolazioni dell’URSS: il tartaro, tremendo, l’ingrugnato kazako, il misterioso uzbeko, l’accigliato kirghizo, il basso tagiko e così via. Ci piacque e divertì moltissimo, a casa.

Era proprio bravo, gentile e deciso, politicamente sempre impegnato, capace insieme di escursioni fantasiose e stralunate.

Mi spiace molto.

un uomo di solidarietà e libertà

Domani vado a Danzica. Biglietto preso un po’ di tempo fa, certo non immaginavo i recenti fatti che hanno coinvolto Pawel Adamowicz, il sindaco della città accoltellato a morte durante una manifestazione.

Sostenitore dei diritti della comunità Lgbt e dei migranti e rifugiati, era uso ripetere: “Danzica è un porto e credo debba sempre essere un rifugio per chi arriva dal mare”. Molto più che una rarità nella Polonia odierna e ancor di più, per questo, una grande perdita per le persone civili di tutta Europa.

Mayor of Gdansk Pawel Adamowicz during an antifascist demonstration on April 21, 2018 in Gdansk, Poland. (SIMON KRAWCZYK/AFP/Getty Images)

Da Danzica sono partite molte cose nel nostro tempo e questa è davvero grave, perché alimentata da un clima terrificante per tutta Europa. E Salvini ne è responsabile, tra gli altri. Non si pensi a un singolo pazzo, bisogna davvero stare in guardia e attivarsi ora che si può.

siamo una delle community più belle e più grandi d’Italia

La chiusura (la caduta) di Italiansubs, oltre a chiudere un’epoca, è una pessima notizia per me e per tutti quelli che preferiscono guardare serie tv, documentari e film in lingua originale.
Nata nel 2005, Italiansubs rispondeva a un’esigenza più forte allora, ovvero di poter vedere delle serie tv senza dover aspettare i tempi biblici delle reti italiane, leggendarie per il loro ritardo sulla programmazione e la trascuratezza negli acquisti di produzioni straniere. Da allora, la proposta di sottotitoli del sito si è ampliata a dismisura, assumendo i caratteri di una vera e propria operazione culturale: infatti, se è diventato meno urgente tradurre e pubblicare i sottotitoli, che so?, del Trono di spade, perché oggi ci sono canali che sono ben tempestivi, Italiansubs ha curato centinaia di serie minori o meno diffuse che, spesso, in Italia non sono proprio arrivate; oppure si è dedicata a materiali più vecchi, altrimenti difficilmente recuperabili, come per esempio – per dire un genere – la stand up comedy americana, Carlin, Louis C. K. e via così.

Ma son solo esempi, la portata è stata davvero considerevole per il nostro paese e il rimpianto per la chiusura, dovuta peraltro alla pressione dei detentori dei diritti di alcune serie tv, ciechi di fronte a tutto ciò che non è il proprio profitto, è davvero forte. Non si poteva trovare un accordo? Niente traduzioni per qualche tempo attorno alla messa in onda, poi libertà di diffusione? Cose così. E la mancanza si sentirà davvero, perché da adesso l’offerta sarà molto molto più povera. E Netflix deciderà sempre più cosa dobbiamo o cosa non dobbiamo vedere. Perché è vero che uno le cose se le può anche guardare in inglese (e così sarà, per forza) ma è molto difficile seguire tutte le sfumature di alcune serie tv dal linguaggio complesso, per esempio Veep The Marvelous Mrs. Maisel e così via. E gli amici di Italiansubs mi mancheranno, infine, anche perché erano tutti, e dico tutti!, volontari: il loro lavoro, sempre di corsa e spesso di notte, non è mai stato retribuito materialmente. Pare poco? Quanti di noi qua fuori lo farebbero? Pochi.
Anche per questo motivo, è bene fargli pervenire un ringraziamento per quanto hanno fatto e, non secondario, una donazione per sostenere le spese legali: o bonifico (IT23T36000032000CA011719485 intestato ad Antonio Pilolli) o via paypal.
Grazie, signori. Grazie del bel viaggio.