Vladimirov Javacheff

Se ne potrà anche dire altro, ma a me ha regalato un’esperienza piacevolissima, emozionante, irripetibile e davvero particolare.

Quindi gliene sono grato. Grazie, Christo.
Dice il comunicato: «ha vissuto una vita piena, in cui non solo ha sognato ciò che sembrava impossibile, ma lo ha realizzato. Il lavoro di Christo e Jeanne-Claude ha unito le persone facendo condividere loro esperienze in tutto il mondo, la loro opera vive nei nostri cuori e nei nostri ricordi». L’ultima frase sarebbe una cazzata di circostanza per quasi tutti, nel suo caso, invece, è del tutto vera.

afrobeat e funk, oltre a un sacco di altri generi

Tre giorni fa se n’è andato Tony Allen, grande batterista nigeriano. Tra le sue infinite collaborazioni, che dimostrano quanto fosse eclettico, Art Blakey, Fela Kuti, Manu Dibango, Air, Charlotte Gainsbourg per quel bel disco che è «5:55» e «The Good, the Bad & the Queen» con Albarn, Simonon e Tong.
Un bel pezzo, suo, con cui vorrei celebrarlo qui è «Wolf Eats Wolf».

Orecchie alla batteria, dunque. Perché lui sapeva suonare leggero, a pestare son bravi tutti.

«ma io sono un avvocato»

Il personaggio di Ted in Scrubs è uno dei più riusciti per generale ammissione: le mani perennemente sudate, l’ansia tracimante, la sottomissione all’autorità del direttore ma covando una segreta ribellione e desiderio di rivalsa che sfociano in aspettative ridicole, l’amore per il canto a cappella, il disagio fisico, una vita disastrosa da ogni punto di vista, soprattutto relazionale, ma in definitiva una vita interiore più ricca delle apparenze e una generosità inespressa di fondo. E quella capacità di innamorarsi di ogni ragazza che conoscesse il suo nome.

Tutto questo è merito di Sam Lloyd che ha dato consistenza al personaggio e, purtroppo, se ne è andato tre giorni fa prematuramente. Mi spiace, le scene con Ted sono tra quelle che mi sono piaciute di più e che ricordo con piacere. Non è poco, anzi, per un comprimario con bassissimo minutaggio in una serie tv. Complimenti, questo per me e molti resterà.

[Ted ha appena ritrovato la stima di sé dopo una discussione con Cox e sfida il dottor Kelso]
Ted: Mi licenzio!
Dott. Kelso: No, niente affatto.
Ted: Be’, vado via prima oggi.
Dott. Kelso: No, tu torni nel mio ufficio e sbrighi tutto il lavoro.
Ted: Bene, ma prima mi prendo una bibita!
Dott. Kelso: Come vuoi.
[Ted si allontana trionfante]

«non temerai i terrori della notte / né la freccia che vola di giorno / la peste che vaga nelle tenebre / lo sterminio che devasta a mezzogiorno»

Sono trentatré anni che è morto Primo Levi.

Quella mattina brutta in casa sua, in corso Umberto 75 a Torino, che ancora non si è capito se fu suicidio o vertigine. Ma che importa, a questo punto? Conta che non c’è più da trent’anni e che avrebbe avuto ancora molto da dire, anche se lui stesso disse pochi giorni prima a Einaudi di non riuscire più a scrivere. Ma, magari, son cose che passano e che capitano a tutti gli scrittori. Oppure no, il peso era davvero troppo.
Di Levi penso, con riconoscenza, tutto il bene possibile ed è sempre un piacere rileggerlo, anche nei passaggi più duri, perché mi riporta a sprazzi di coscienza più consapevole, o quando mi fa ridere, perché sì, c’è parecchio Levi divertente, o quando è leggero e arguto. Ne ho scritto qualcosa nel tempo e non serve a nulla ripetermi qui, serve invece a molto ripetere le cose dentro la mia testa. Una fortuna, averlo avuto.

ciao, ragazza

Non conoscevo di persona Elisabetta Imelio (lei è quella col basso che salta di qua e di là), non amavo molto i Prozac+, certo ho saltato come tanti su Acido acida, ho seguito marginalmente i Sick Tamburo, ciò nonostante a lei volevo bene. Come si vuole bene a una coetanea con cui, bene o male, sei cresciuto, hai fatto percorsi diversi ma bene o male non troppo divergenti, ogni tanto senti che fa delle cose, le senti e sei contento che stia bene e che faccia cose.
Ecco, proprio per questo motivo è da ieri che sento un dolore qui, di quelli che fanno male perché è morta una persona come te che avevi seguito in qualche maniera, che si era incazzata a vent’anni per Berlusconi, la guerra, il terrorismo, i governi del cazzo, Genova, la guerra nella ex-Jugoslavia e così via esattamente come te. I compagni, in senso letterale. Ecco perché oggi anche a me fa male.
Ciao, Elisabetta.

ma che messia? È solo un ragazzaccio viziato

Ancora sulla scomparsa di Terry Jones: una parte non trascurabile del bello delle persone che interpretano, girano, scrivono, pensano, dicono, diffondono, immaginano cose significative è che quando, purtroppo, se ne vanno a noi resta la possibilità di rivedere, rileggere, riascoltare ciò che ci hanno lasciato. Pare una banalità a dirla o leggerla ma non lo è.
Una nuova assunzione di numerose puntate del Flying Circus mi ha sì portato la malinconia per la morte di Jones e per il fatto che oggi nessuno è all’altezza di quelle meraviglie ma me la sono anche fatta addosso dal ridere, come accade tutte le benedette volte. Quindi? Grazie Terry Jones e grazie a tutte le persone come Terry Jones. Un accidenti, invece, al tristo mietitore e alla mousse di pesce.

A margine, rimando a una cosa che avevo scritto in riferimento alla scomparsa di un altro Monty Python, Graham Chapman, indimenticato.

ciao diretùr

Piero Scaramucci, uno dei fondatori di Radio Popolare, giornalista RAI per una vita e un sacco di altre cose. Incontrato molte volte in manifestazione e dove bisognava essere (vedi il discorso dell’ultimo 25 aprile, rifiutato dal Comune di Pavia), ma è per i microfoni aperti alla radio che mi mancherà.
Perché la domanda è: stiamo tirando su le persone giovani in grado di prendere il posto di quelle, libere e giuste, che se ne vanno? Perché io ci conto, se no siamo davvero fottuti.