Nel centro di Cormano c’è via Dante. Anzi: via A. Dante. Forse Alighiero Dante primo sindaco di Cormano? Forse Angelo Dante condottiero cormanese ai tempi delle crociate? Forse Antuan Dante teoreta francese trasferitosi a Cormano e rimastovi per l’amenità dei luoghi?

No. E no e no. Purtroppo. È proprio quello là, quello famoso, l’Alighieri Dante, detta alla carabiniera e alla lombarda: favorisca i documenti… mmm… Alighieri Dante, nato a Firenze tra il 14 maggio e il 13 giugno 1265?
Perché lo so? Perché ho controllato, sperando fino in fondo non fosse così. E, invece, realtà batte fantasia due a zero anche stavolta. Realtà: ingegno umano di funzionario dell’urbanistica cormanese, invero. Si sarà detto con disappunto: che faccio, metto D. Alighieri e non scrivo Dante? E se poi non si capisce?

Via A. Dante fa angolo con via Po e proprio lì c’è una caffetteria, dove ho pensato di sedermi qualche minuto per rinfrancarmi dallo storpione letterario. Ma no.

Eccola, in tutta la sua bellezza apostrofata, la caffetteria Po’. Panini e tavola fredda. Po’. Certo, questo apostrofo è ormai velleitario, una battaglia di retroguardia di sicura sconfitta, considerando che qualunque telefono suggerisce ‘pò’ con l’accento durante la digitazione, inutile spiegare pedantemente che l’apostrofo indica la caduta del resto del pronome o avverbio ‘-co’ e che il fiume, come sarebbe appropriato in questo caso, si scriva: «Po-senza-accento», imparato in certe elementari di un tempo.
Vabbè. Tra Aurelio Dante inventore della caffettiera rovesciata e il Po’ più lungo fiume italiano – che poi invece sul cartello stradale è scritto giusto, nonostante l’adesivo della Lega – faccio un ultimo tentativo, magari è usanza cormanese. No, peccato: è via G. D’Annunzio, non D’A. Gabriele. È colpa di quello là che è noto per il nome, persino Petrarca, Boccaccio, Moccia sono conosciuti col cognome, mica Francesco, Giovanni, Federico, colpa sua. Niente, me ne vado mesto verso il cimitero. Questa però sarà un’altra storia.