Mariengof alle prese con l’ipocrisia parigina dei quartieri chic e i maîtres à penser della cultura culinaria

Fedele a me stesso, se ho parlato di Mariengof, pof, pof, pof, il minimo è che lo legga. Compro il suo ‘Romanzo senza bugie’ del 1926 in cui narra della convivenza con l’amico poeta Esenin e ne dà un ritratto che i critici attuali ritengono veritiero. Come da titolo. Quelli di allora no, ritenendo che Mariengof avesse scritto il romanzo per attenuare le proprie colpe nel suicidio dell’amico e avesse anzi enfatizzato e mistificato le pose del poeta, fu oggetto di aspre critiche quando non di vera e propria rabbia. Troppo amato Esenin, troppo disperato il gesto finale.

Mi accingo a leggerlo, gli anni raccontati sono quelli ferventi della rivista, della casa editrice, della corrente degli immaginisti, della – forse – relazione tra i due, del matrimonio rapidissimo di Esenin con Isadora Duncan, di diciotto anni più grande, che non parlava russo e che a malapena si intendeva col giovane marito ma che non si fece scappare l’occasione. Scorro la quarta di copertina:

Uhm. Eh? Penso sempre di non aver capito io. Parigi? Non eravamo a Nižnij Novgorod? Mi è sfuggito parecchio, temo.

Il mistero si infittisce. Chi è Renée? Salto avanti:

Ma che? Magari Mariengof non aveva le mutande, d’accordo, ma i quartieri chic di Parigi proprio non tornano. Infatti, non ci vuol molto a saperlo, è la quarta de ‘L’eleganza del riccio’ di cui non so nulla se non, ora, della portinaia e dell’ipocrisia parigina nei quartieri chic. Ahimé, anzi ahivoi e/o editori, vi è scappata dal modello precedente. Adesso vi scrivo per informarvi ma non prima di mettervi un po’ alla berlina. Ecco, fatto.

eh no, quello no (GTA Desenzano vice city)

Fino all’auto e agli urti e incidenti va bene, ma il crocifisso no, santiddio. Chiaro che doveva essere uno spostato visigoto barbaro nomade senza una casa benedetta dal signore, ovvio. Mi piace la pena: «il questore ha disposto il foglio di via con divieto di ritorno nel Comune per due anni» che, leggendo, mi pare si riferisca a Desenzano. Però il crocifisso l’ha portato via dal Santuario di Lonato del Garda, come la mettiamo? Ci pensa il Signore? Che poi, certo, è dappertutto, ma sarà tornato a casa?
(E per fortuna era uno di Schengen, te pensa se era immigrato…).

la leggenda del motocross

Prosegue l’epopea dei ladri del Louvre o, per la serie, meglio stupidi che colpevoli: viene preso un altro, Niakate Abdoulaye, che sostiene di non sapere nemmeno che quello fosse il Louvre.

Già il «Cross Bitume» non è male (e io ho il sospetto sia Mitume nel resto del mondo, ma non trovo adeguata verifica), «la leggenda del motocross» ancor meglio, mi fa molto ridere la più totale distanza tra i curricula ladrorum dei pesci pigliati e la sveltezza e audacità del colpo. O sono davvero soliti ignoti che hanno pescato sette carte vincenti una via l’altra e non il solito minestrone alla fine, e viene da alzare il sopracciglio, oppure stanno arrestando gente a caso, tipo il povero Bitume e la sua moto, tanto per dimostrare che la polizia si incazza e non dorme.

efficiace

Vuol dire che funziona funziona.

Gia alcune incertezze, lo spazio dopo l’apostrofo, l’accento-apostrofo, annunciavano il disastro, poi puntualmente pervenuto. Nemmeno il dubbio tra “efficace” ed “efficacie”, perlomeno. E stampa e attacca tutto e poi è efficiace.

che ne pensi? Cortesi recensioni pt. 6.332

Già è difficile normalmente, se poi recensore e recensito sono due picchiatori verbali le cose non possono che migliorare. Nel 1971 Norman Mailer pubblicò Il prigioniero del sesso, pamphlet polemico nei confronti della letteratura femminista del tempo. La «New York Review of Books» chiamò per la recensione Gore Vidal, allora i rapporti tra i due dovevano ancora iniziare e lo fecero nel migliore dei modi: Vidal definì la lettura del saggio come un’esperienza simile a «tre giorni di flusso mestruale».
Nel 1977 a una festa, Mailer stese con un diretto Vidal ma nel mezzo ce ne furono di ogni colore e gusto. Le racconta Giulio Passerini in ‘Inimicizie letterarie’.