hotel Jugoslavija

Costruito negli anni Sessanta per dotare Belgrado di una struttura ricettiva all’altezza, come aveva suggerito Haile Selassie nel 1961 dopo il Forum del Non-Aligned Movement (NAM), fu inaugurato nel 1969 facendo sfoggio di grande lusso, dalle ceramiche al più grande lampadario a goccia del mondo e ospitò tutte le personalità in visita a Tito e in città.

Colpito dai bombardamenti NATO del 1999, fu parzialmente ripristinato, poi venduto nel 2006 e poi chiuso, dopo un periodo di decadenza in cui una parte fu addirittura di proprietà di Arkan. Ora il progetto è costruire un nuovo albergo con due enormi torri laterali, per cui, nonostante le proteste, ne è iniziata da pochi giorni la demolizione.

(AP Photo/Darko Vojinovic)

Un altro pezzo di diversità che sparisce, peccato.

le cose di Irvine

Il mistero alpinistico più noto di sempre, ovvero se Mallory e Irvine siano stati i primi a scalare l’Everest nel 1924, si arricchisce di un nuovo elemento: una spedizione del National geographic due settimane fa ha trovato un vecchio scarpone quanto tempo è passato che emergeva da un ghiacciaio in discioglimento, con dentro un lungo calzettone.

Il calzettone, per non creare dubbi, ha ricamato il nome del proprietario che aveva il piede nello scarpone, Andrew Irvine, appunto. Il corpo di Mallory, sbiancato in modo impressionante da sole e vento, era stato ritrovato nel 1999 senza chiarire nemmeno in quel caso quale sia stato l’itinerario dei due alpinisti.

Cioè, che siano morti è chiaro ma non si sa se in salita o in discesa, il che fa una certa differenza nel mondo in cui conta chi arriva primo. Solo la macchina fotografica con la classica fotografia in cima potrebbe mettere la parola fine al mistero. Presumibilmente, il corpo di Irvine non dovrebbe essere lontano dal ritrovamento di oggi, Ah, beh, ovviamente dentro lo scarpone e il calzettone c’è il piede. Scocciante, se il piede è il tuo.

e anche stavolta non lo vincerà lui

Perché chiaramente è scomodo, è uno che non piace alla letteratura dei salotti, perché l’invidia che brutta cosa.

Lui è Federico Moccia, così con la filigrana di alamy che gli rende giustizia, e anche quest’anno non vincerà il Nobel per la letteratura per i motivi di prima, nonostante sia attualmente il più grande scrittore italiano se non forse del mondo, secondo forse solo a un autore in autopubblicazione di cui ora, purtroppo, non ricordo il nome.