L’Economist della settimana scorsa: facile, forse, ma di un certo effetto.

Ovvio che ricordi Honecker e Breznev ma almeno là erano entrambi socialisti.
L’Economist della settimana scorsa: facile, forse, ma di un certo effetto.

Ovvio che ricordi Honecker e Breznev ma almeno là erano entrambi socialisti.
Se uno non li sente per un po’, pensa pure che – magari – non abbiano un lavoro, o non sappiano come cavarsela, o facciano fatica a sbarcare il lunario… Insomma, uno si preoccupa.

Rutelli, per esempio: mi chiedevo proprio se stesse bene, che la cosa mi stava e mi sta proprio a cuore. Poi, per fortuna, leggendo qua e là (fondamentalmente là), ho scoperto che qualche giorno fa si è felicemente laureato (triennale e, che bellezza, gli hanno tenuti buoni gli esami di quarant’anni fa, meno male… a voi no?) e che fortunatamente non gli manca qualche incarico che gli dia qualche tozzo di pane. Vualà:
Cinema, Cina, Arabia, addirittura Artico, Sete, tutte le Civiltà in generale, non si può dire che non sia poliedrico. E la carica (doppia) di co-presidente è una specialità italica che tutto il mondo ci invidia. Ora punta a un sedilino libero (vedi, la laurea in tempo utile…), ovvero il posto da Direttore Unesco. Di gran prestigio, sicuro.
Ottimo, così posso preoccuparmi di qualcun altro. Mavaff.
È una corrente, oserei dire artistica, che in Italia miete sempre un sacco di successi.

Per il banale principio che, per una ragione a me ignota, in Italia è preferibile passare per rintronati che per malaffarosi. Qualcuno qui è al corrente di tutto ciò che gli succede?
Il gabinetto, in senso politico, serve a questo: uno si alza e, con toni garbati, dice al sindaco (presidente, megadirettorenaturale, insomma quello che comanda) che ha detto una stronzata. Servirebbe, alla Raggi.
L’ideona è stata questa:

Ossia: abbonamenti gratuiti ai mezzi pubblici ai sopravvissuti romani all’Olocausto. Siccome non li si vorrebbe certo far pagare ai contribuenti, viene varato un progetto di sponsorizzazione ad hoc: chiamasi co-marketing. Ma l’ideona è buona, buona davvero, chi mai oserà criticarci? Nessuno, sindaco, nessuno.
Va bene. Ma uno che si alza e dice: sindaco, ma quanti saranno questi sopravvissuti? Pare di no. Dieci i superstiti residenti a Roma, l’undicesimo, Umberto Aboaf, è morto due giorni fa, porello. L’investimento, dunque, a conti fatti sarebbe di 1.500,00 euro/anno. Ma perché il condizionale? Perché l’abbonamento annuale per metro, autobus, tram e alcune ferrovie regionali è da sempre gratuito per i superstiti, infatti le loro pensioni, come deportati o perseguitati razziali, sono equiparate alla prima categoria delle pensioni di guerra; di conseguenza, sono previste agevolazioni come – per dire – l’abbonamento per i trasporti pubblici.
Criticoni?

Dal 1984 il blocco dei finanziamenti per l’aborto viene introdotto dai repubblicani e revocato dai democratici a ogni cambio di presidente. Ciò nonostante, fa incazzare lo stesso. Così, poi…
[Abituiamoci, sarà Trump a cadenze imbarazzanti].
Oi oi. Ma dobbiamo proprio dargli la valigetta con il pulsantone della morte?

Certo che dopo Bush (1 e 2), siamo preparati. Però.


Decisamente la cantonata politica più grossa che io abbia mai preso.
Ogni settimana, nel numero di Internazionale c’è un editoriale di apertura scritto da Giovanni De Mauro, sempre interessante. Nel numero 1184 (16/22 dicembre 2016) l’editoriale è di servizio e lo riporto, perché è utile anche se fa molta molta paura:

In giro per il mondo c’è un altro paese in cui si discute la formazione di un nuovo governo: gli Stati Uniti. I prossimi ministri saranno quasi tutti maschi, bianchi, anziani, molto di destra. C’è un discreto numero di miliardari (sommando la loro ricchezza personale si supera il pil di almeno cento paesi) e di generali in pensione (quasi una giunta militare).
Forse è arrivato il momento di fare conoscenza con alcuni dei protagonisti del nuovo governo di una delle nazioni più potenti del mondo.
Lo so. Non perdiamoci di vista.
Questa (al pari, forse, di svegliarmi una mattina a letto con Trump):

Come credo si colga dalla mia inserena espressione nella foto. Auguri.
No, anche se qualche giornale la vede piuttosto nera.

Un paio di reazioni di carta. Quantomeno saranno copie vendute in più, direi.
Perché se sei una persona vera, sei di certo non innocente ma innocentissimo.
Così la trascrizione letterale del fondamentale intervento di Antonio Razzi al momento della condanna di Berlusconi, agosto 2013:
«Perché è stato condannato? Il reato?… Ehm… In qualsiasi Paese del mondo il reato che viene accusato, perché è innocente, che è per questioni di… di… di dichiarazioni dei redditi… in Svizzera ad esempio non va assolutamente in galera! Il reato? Beh, tecnicamente io non sono un professore… reato di falsa… di redditi… quello, quello… io il giro di soldi non l’ho capito, per me è innocentissimo. Su qualsiasi cosa che noi parlammo, lui è innocente, perché è una persona vera».
E ciò è detto su qualsiasi cosa che noi parlammo. Il bel contributo proviene da qui.
Domanda: ma se uno non è una persona vera, che è? Una persona immaginaria?