Texas Senate Bill 8, maledizione

Proseguono le proteste in Texas e in molti altri stati americani contro la legge, assurda, contro l’aborto entrata in vigore nello stato. Basti dire, qui ora, che la legge ricompensa con denaro i delatori che denunciano donne che hanno abortito o vogliono farlo o medici che li praticano o chiunque altro lo faccia, oltre alle persone che accompagnano, che pagano eccetera eccetera. Pura follia.

L’unico commento possibile è quello della signora qui sotto.

Attenzione, in Italia non siamo messi molto meglio. E della cosa bisognerebbe parlarne seriamente.

addio, Virgì

Cinque anni per togliersela dai piedi, madonna, cinque anni.
E cinque anni di cretinate Cinque Stelle a Roma, riunioni sul tetto, diffidenza patologica, collaboratori silurati, cose che prendono fuoco, assunzioni assurde, assicurazioni a propria insaputa, si potrebbe andare avanti.
La chiusura con il ponte dell’Industria che brucia e il deposito Atac, ieri, con trenta autobus a fuoco è una conclusione umiliante per tutti.

ecco la faccia di uno che crea problemi

Come sia andata la Pre Cop26, ovvero la conferenza Youth4Climate, prenconferenza di una preconferenza in previsione di una vera conferenza sul clima, lo dice tutto questa foto.

Il ministro della transizione ecologica Cingolani, il meno convinto di tutti sulla transizione ecologica, con atteggiamento da boomer fa mansplaining spiegando a Greta Thunberg come stanno le cose, stronzeggiando con concetti del tipo: «Il peggior nemico in questo momento di transizione ecologica sono le ideologie. Qualsiasi blocco ideologico farà male ai nostri figli. Non bisogna ideologizzare le scelte tecniche», laddove le ideologie sono ovviamente quelle della difesa ambientale rappresentata da Thunberg.
Lo sguardo di lei dice tutto, puntato, tra l’altro, sulla mascherina che, evidentemente, Cingolani non è in grado nemmeno di indossare correttamente. C’è tutto.
Poi Thunberg ha fatto il suo intervento in cui li ha presi tutti a schiaffoni – ormai la invitano proprio per quello, almeno qui in Italia – e giù applausi, i più calorosi proprio da coloro oggetto dell’invettiva della giovane attivista. È proprio l’atteggiamento sciagurato di Cingolani, quello del sì-vabbè-ora-lasciaci-lavorare, totalmente disinteressato alla questione e non in grado di offrire alcuna alternativa o soluzione, che ci tirerà a fondo.
Bastardi.

non fare ad altri ciò che non vorresti

Che ridere Luca Morisi, anni di disonorata carriera e ora, guarda te, che le accuse siano fondate o meno non ha alcuna rilevanza, avanti col massacro. Che ridere anche se, ovvio, non ne trarrà alcunché di utile perché questi capiscono sempre dopo. E sarà comunque tardi ma nulla toglie al mio personale divertimento, ora me la voglio proprio gustare.

Per chi vivesse sulla Luna e per il me del futuro: Luca Morisi, responsabile da anni dei social della Lega e di Salvini, responsabile di una comunicazione aggressiva contro tutto e tutti senza alcun approfondimento né indagine né attenzione nelle accuse, spesso rivolte a soggetti deboli e non in grado di replicare, si è dimesso “per ragioni personali” settimana scorsa. Ieri salta fuori che tre ragazzi fermati dalla polizia e in possesso di quella che pare essere una sostanza stupefacente proibita, vedremo, hanno accusato Morisi di avergliela spacciata. Gli agenti hanno trovato sostanze stupefacenti a casa sua, poco dopo. Oggi ha ammesso e chiede tranquillità e rispetto. Ah, adesso sì? Ricorderò il solo Salvini che citofona a casa di una famiglia chiedendo se spaccino. Ecco.

l’italico senso per le cose comuni

Scova i cinquecentonove errori nell’immagine:

Giusto, la rastrelliera per le biciclette a destra è al contrario, è evidente. Come poi è facile apprezzare, data la collocazione dei pali e della futura fermata dell’autobus, la pista ciclabile risulta essere quella all’esterno della carreggiata, quindi radente alle uscite di case e negozi. Specificare poi che la strada è stata interamente rifatta, marciapiedi, illuminazione, impianti, tutto, e completata pochi giorni fa, dà un sapore particolare a tutta la faccenda. Un buon gusto in bocca e nel naso.
C’è forse altro da notare nell’immagine?

Ah, vabbè, altro gioco, trova le cinquecentonovemila differenze tra le immagini:

Così, per dilettarsi.
(Inspiegabile, come sempre: perché perché perché fare le cose male?).

cose che i democratici non fanno

Tal Tobia Bufera scrive ieri una lettera a Repubblica:

«Negli ultimi sei anni ho lavorato quotidianamente ed esclusivamente per la stessa azienda. Ora, invece del contratto da dipendente, mi è stato chiesto di firmare un foglio in cui dichiaro di essere un fornitore esterno, rinunciando a qualsiasi diritto acquisito. Non so cosa fare: firmare e continuare a lavorare da finta partita Iva o dire basta a questo sfruttamento cercando un altro lavoro?»

Merlo, che gestisce la rubrica, risponde come dovrebbe: «Si partì con la flessibilità, che avrebbe reso moderno il mercato del lavoro, e si è arrivati ai trucchi del precariato eterno». Però Bufera, che in realtà è Fabio Butera, rivela sul proprio profilo social che il suo precariato è stato proprio a La Repubblica e che la proposta sconcia lì gli è stata fatta. Butera, infatti, è un ex videomaker precario di Repubblica.it.

Eccheccazzo, Repubblica. Sorpresi? Purtroppo no, spiace dirlo. Ma scocciati sì, eccome. Certo, l’errore è pensare che a Libero o a la Verità certe cose sia più normale farle e a Repubblica no, errore madornale, però dopo una vita a discutere con i cosiddetti qualunquisti al grido di ‘tanto son tutti uguali’ queste son cose che fan male.

Naturalmente non credo che ‘siano tutti uguali’, la mia spiegazione: è Repubblica che, ormai, con Gedi è andata di là, dai cattivoni. Le diversità esistono, eccome. Ma non più di sistema politico, destra o sinistra, bensì di condotta. Repubblica è ormai persa, con la Stampa, e non da oggi.

e per il premio ‘supermerdona’ il vincitore è…

Ancora l’Attilio!

L’Italia, diceva poco tempo fa, non può «accettare tutti», poi purtroppo spiega anche perché. «Non possiamo perché tutti non ci stiamo, quindi dobbiamo fare delle scelte. Dobbiamo decidere se la nostra etnia, se la nostra razza bianca, se la nostra società deve continuare a esistere o se deve essere cancellata».
Era solo il 2018, che bei ricordi, chiaro che se il nero viene qui, non rompe i maroni e vince le medaglie per noi, allora va benissimo. Abbiamo vinto.