se promette bene poi, di solito, mantiene

Che meraviglia, gli incipit dei libri: spesso folgoranti, promettono mirabilie e, di solito, più sono belli e più mantengono. Eccone uno appena incontrato, vedremo se mantiene le cospicue promesse:

Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. Ho diciott’anni e abito con mia sorella Constance. Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l’anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare. Detesto lavarmi, e i cani, e il rumore. Le mie passioni sono mia sorella Constance, Riccardo Cuor di Leone e l’Amanita phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti.

Shirley Jackson, Abbiamo sempre vissuto nel castello, 2009, Adelphi.
Una nota per chi ne avesse bisogno: il corrispondente dell’incipit, cioè la fine è l’explicit, non l’outcipit, come già capitato di vedere con sciagura.

si deve rispetto (e aiuto) a chi cerca scampo

«In lontananza ho veduto coi miei occhi la terra dove c’è per me uno scampo. Voglio fare così, mi sembra sia la cosa migliore: fintanto che le travi restano ferme negli incastri, rimarrò qui e resisterò pur soffrendo e penando. E non appena l’onda mi fracassa la zattera, mi metterò a nuotare, poiché nulla di meglio è possibile pensare e prevedere».
Odissea, libro V

medusa

(grazie a Teresa).