Marziano non di fatto

Agente K: Allora ragazzo le cose stanno così, in media ci sono circa 1500 alieni sul pianeta la maggior parte dei quali a Manhattan. Gente abbastanza onesta che cerca di guadagnarsi da vivere.
Edwards: Fanno i tassisti.
Agente K: Non tanti quanto diresti. Quasi tutti gli umani non ne hanno idea e non vogliono, né è necessario che lo sappiano; sono felici, convinti di stare al sicuro.
Edwards: Perché tanti misteri? La gente è matura, lo accetterebbe…
Agente K: Una persona è matura. La gente è un animale ottuso pauroso e pericoloso, lo sai anche tu. 1500 anni fa tutti sapevano che la terra era il centro dell’universo, 500 anni fa tutti sapevano che la terra era piatta, e 15 minuti fa tu sapevi che la gente era sola su questo pianeta… immagina cosa saprai domani…

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Come saggiamente diceva l’agente K., le notizie vere stanno nei giornali più improbabili, come inequivocabilmente dimostra l’articolo di prima pagina.

sono al cinema

È uscito al cinema il film che mi vide protagonista quest’estate a Londra:

Festival a Hyde Park, 26 giugno scorso: prima Johnny Marr, sfiorato, poi i Kaiser Chiefs, sempre irresistibili per il movimento delle mie retroparti, a seguire Paul Weller, prima volta per me con soddisfazione e, infine, gli Who, in un concerto che è stato a dir poco grandioso. E non potevo nemmeno cantare nel mio inglese di Orzinuovi, essendo circondato da inglesi, ma l’ho fatto lo stesso.
Anche nel trailer mi si vede di continuo, che bellezza. Per esempio, eccomi:

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You better bet your life / or love will cut you like a knife.

30 trips around the sun

I Grateful Dead sono sempre stati una band da trecento concerti l’anno, e questo per almeno trent’anni, fino alla disgraziata morte di Garcia. Ricordo quel giorno, agosto del 1995, mi dispiacque parecchio come mi dispiace ora.
Pur non essendo un fan sfegatato, osservo con curiosità un bauletto di dischi dei Dead fresco fresco di stampa.

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È quasi un’urna e contiene ottanta cd per trenta concerti inediti, 73 ore di musica live, fin da uno dei primi del 1965 all’ultimo del luglio 1995. Ne esiste anche una versione su penna usb.
A prescindere, oggi per me è una giornata da Grateful Dead, una di quelle in cui ho un po’ di nostalgia mista a una strana calma indifferente alle sciocchezze, un po’ hippy, e passerei ore a sentire musica ottimista (e di certo non a lavorare).
Per esempio, appunto, il terzo volume di questa raccolta, un concerto del 1969 al Greek Theatre di Berkeley: il posto giusto per quel momento. E oggi per me.

i sette giganti congelati

C’erano una volta sette giganti samoiedi che marciavano tra le steppe della Siberia per distruggere i loro nemici, il popolo dei Mansi.
Il gigante sciamano però, alla vista delle montagne sacre dei Mansi, si spaventò e lasciò cadere il tamburo di guerra. Fu allora che i giganti si congelarono e rimasero lì dove li si può vedere ancora oggi.

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I Man’pupunёr (Мань-Пупу-нёр) sono sette monoliti alti tra i trenta e i quarantadue metri e si trovano nella regione di Troncko-Pečorskij rajon, in Russia. Molto famosi in Russia, sono pressoché sconosciuti all’estero.

il mio faro politico dice cose intelligenti

Sabrina Ferilli, che è da tempo il mio faro politico, la mia guida nei meandri del mondo del centrosinistra e del vivere sociale, ha rilasciato qualche giorno fa un’intervista molto interessante al Fatto quotidiano in merito, ovviamente, all’ex-sindaco Marino.

Non sono ironico o, peggio, sarcastico: alcuni passaggi mi sono molto piaciuti, davvero.
Eccone uno:

Sabrina Ferilli, secondo lei Marino chi è? Anzi cos’è?
Un uomo inadeguato, è figlio di questo tempo e partecipe dei successi di questa nuova classe dirigente che fa dell’apparenza la propria cifra, l’essenza dell’esistenza. Il sindaco di Roma c’è stato sempre nelle belle notizie, pronto a mettere il suo sorriso davanti all’aiuoletta pulita, a spumeggiare di felicità nella celebrazione del matrimonio tra gay, ad annunciare ora la pedonalizzazione, ora la moralizzazione, ora la bonifica. Con gli annunci oppure in compagnia delle belle notizie lui è sempre stato presente. Con le brutte, con i Casamonica re di Roma, è andato ai Caraibi.

E ancora:

Fugge dal dolore?
Fugge dalla vita vera. Fugge esattamente come Matteo Renzi, il capostipite di questa mejo gioventù. Ieri (9 ottobre, ndr) Roma bruciava e il premier era con le eccellenze emiliane. Sempre pronto e in prima fila alla partita di tennis, in ultima quando deve avere occhi per gli ultimi. So’ uguali uguali. Ma Marino ha un aut aut che Renzi non può permettersi di vantare: è fuori dalla fanghiglia del potere dei predatori, di coloro che adesso contano le bottiglie di vino, se la moglie ha mangiato bresaola o pasticcio siciliano, e non ricordano chi ha dato le chiavi del Campidoglio a Buzzi, chi ha reso inservibile il 65% degli autobus della Capitale, chi ha concesso – per sette euro e 75 centesimi di affitto al mese – settemila abitazioni di proprietà pubblica.

E, infine (altrimenti tanto valeva riportarla tutta):

Solo l’apparenza conta. Appari come non sei, e la realtà è nascosta, taciuta, vilipesa. Ha visto mai Renzi partecipare a un dolore, partecipe di una disfatta personale o anche collettiva? Mai. Le macerie cadono sempre sulla testa dei più deboli. Lui pulito, ordinato e pettinato trova conforto nel sorriso da categoria enduro. Sta sempre con chi vince: la tennista che si aggiudica il Grande Slam, il regista che vince l’Oscar, l’astronauta che raggiunge le stelle, il ristoratore che fa ballare la samba ai carciofi. Marino in questo è un eccellente socio. Il socio del sorriso. Sorrida di meno e sfanghi di più.

Evvai, Sabbrì, famme sognà: d’ora in poi, se mi dice di mollare tutto e andare a guidare una tribù di Ubangi nel deserto, io vado. Qui l’intervista.