Una sera qualsiasi di primavera, appesi via sotto la Libertà.

Una sera qualsiasi di primavera, appesi via sotto la Libertà.

Un altro fulgido esempio di pista ciclabile ad alta percorribilità.

Senza vergogna, come sempre.
È uscito finalmente il nuovo numero di:

L’imperdibile prova del la carabina Merkel SR1 Wild boar .300 Winchester Magnum, studiata appositamente per la caccia al cinghiale, l’ottica da puntamento Steiner Ranger 1-4×24 e – soprattutto – quali sono i comportamenti che i cacciatori di cinghiali devono evitare per non essere malvisti dall’opinione pubblica?
Senza chiaramente dimenticare la forte emozione di Matteo Fabris, che ricorda il suo esordio e l’abbattimento del primo cinghiale. Imperdibile.

(Genio).
Negli anni Venti e Trenta se c’era un posto in cui essere a Berlino era senza dubbio Potsdamer Platz: vivacissima, sofisticata, elegante, illuminata e ben frequentata.

Un grazioso alberghetto in cui svernare qualche giorno era di certo l’Esplanade, ovvero ventitre milioni di marchi per un equilibrato misto di belle époque, neobarocco e neorococò. Io mi ci sono sempre trovato bene, e come me anche Greta Garbo.
Poi, come è noto ai più, venne la guerra che si portò via, tra l’altro, anche l’Esplanade. Gli smozzichi rimasti, parti della facciata e parti della hall imperiale, la Kaisersaal, fecero mostra di sé per alcuni decenni, fino alla costruzione del Sony Center che oggi occupa buona parte della piazza: 26.000 m² a forma di forum.
I resti dell’Esplanade furono spostati di poco e integrati nella struttura; se non ci si fa caso pare una bizzarria di un architetto in vena di passatismo eclettico.
E invece no, è la storia, magari non con la ‘s’ maiuscola ma pur sempre storia. Qualche mia foto (2007 e 2016).

Intervallo (suono di arpe): Sabbioneta (pausa), il Palazzo Ducale (ancora arpe).

Se non ci siete mai stati, andateci. Se è un po’ che non ci andate, come me, andiamoci.
Ed ecco il motivo per una visita dalla distanza, oggi: il tempo è mutevole in pianura, specie in quella padana. La nebbia assale quando uno meno se l’aspetta e in un attimo tutto cambia. È così, è un fatto, a noi alla fine piace.
Ne ha fatto le spese anche Google Street View nella piazza ducale di Sabbioneta: cliccando qui vi porterò direttamente nella piazza, nell’angolo destro guardando il Palazzo circondato dalla nebbia. Ora, se volete giocare con me, con la pianura padana e volete far migliorare d’improvviso la vostra giornata, non dovete fare altro che andare nell’angolo sinistro della piazza, con un clic in Street View, guardando sempre il Palazzo verso la farmacia. Visto?
Per chi non avesse capito, ecco qua: il sole.
(Curioso mischiotto di immagini googlate, magari fosse così la realtà)
Perché così è davvero difficile:

(ed è pure un ospedale).

Ogni anno è una gioia inaspettata, sono ebbro.

Complice, forse, anche la macchina fotografica nuova.
Oggi è morto Gianmaria Testa, prima ferroviere e poi musicista. Un disco suo è stato per molto tempo nella mia radiola, Extra-Muros, era la metà degli anni Novanta ed era un bellissimo disco. Testa era un caso stranissimo, adorato a Parigi quasi come Conte – poteva fare due settimane di fila all’Olympia come niente – poco noto in Italia, sia per il genere non facilissimo sia per la sua natura schiva.

Non a caso durante un concerto si rivolse così al pubblico: «Vi prego, non urlate… non riesco a suonare così. Io non sono un urlatore». Un’altra testa bella che se ne va, pure giovane. Mi spiace molto, anche in questo caso.