ma che generoso il campione

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Spiegazione della foto qui sopra, cito da Repubblica:

Nel corso di una visita in una scuola media di Tallahasee, con tutta la squadra, il campione di football americano dei Florida State Seminoles, Travis Rudolph, ha pranzato alla mensa dell’istituto con Bo Paske, un bambino autistico con il quale nessuno dei suoi compagni vuole mangiare. “Mio figlio è un bambino dolcissimo”, ha affermato la madre del piccolo. “Ha un abbraccio e un sorriso per tutte le persone che incontra. Non capisco perché venga emarginato. Non so di preciso cosa abbia spinto questo atleta a compiere un gesto così nobile, ma lo ringrazio infinitamente. Per un giorno, non ho dovuto preoccuparmi della solitudine di mio figlio alla mensa”.

E tutti in rete machebravoilcampione, machegenerosoilcampione… Ma scherziamo? Un ragazzino che mangia da solo tutti i giorni? Ma dove cazzo sono gli insegnanti?
E la madre, porella, dev’essere pure grata alla generosità di un tizio esterno. Ma vaffanculo, anche a Repubblica come ultimo.

e se è una femmina si chiamerà Futura

Paul Renner studiò pittura a Berlino, Monaco e Karlsruhe; dal 1925 al 1926 insegnò grafica pubblicitaria e tipografia alla scuola di arte di Francoforte e dal 1927 divenne direttore delle scuole grafiche di formazione professionale a Monaco.
Nel 1928 iniziò a disegnare un set di caratteri, basandosi pare su un progetto di un suo alunno, che avrebbe fatto storia: Futura. Derivando lo stile e l’idea di progettazione dal Bauhaus, dagli stencil e da alcuni concetti del costruttivismo, nei successivi quattro anni lavorò a uno dei font più duraturi della storia moderna.

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Fu un successo pazzesco, sebbene Renner avesse commesso l’ingenuità di mostrare il proprio lavoro ad alcuni colleghi prima della presentazione ufficiale (nacquero così alcuni set di caratteri molto simili, per fortuna poi surclassati) e nonostante i nazisti nel 1933 l’abbiano allontanato dall’insegnamento.
Ma ormai Futura aveva preso il largo.

Futura conobbe (e conosce tuttora) numerosissime varianti – per esempio: Futura Condensed, Demibold, Display, Black, Steile Futura, Inline, ND, ND Alternate, PT, Futuris, Eugenia, Bukra, URW++ e così via – ha superato indenne il processo di digitalizzazione ed è servito come base per altri numerosi font, come: Kabel, Metro, Vogue, Spartan, Twentieth Century, Airport, Nobel, Super Grotesk, Avenir (uno dei più belli, a parer mio), Gotham, Toronto Subway Font eccetera.
Il successo di Futura è senza freni ed avviene, in particolare, in ambito aziendale e industriale, per la chiarezza, la leggibilità, la precisione del disegno, l’idea di efficienza che trasmette. Ma non solo. Per fare l’esempio più eclatante, la placca commemorativa lasciata da Armstrong e Aldrin sulla Luna è scritta in Futura:

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In ambiti meno grandiosi, Futura era il font di Ikea fino al 2009 (ne ho parlato qui) e lo è nelle sue variazioni (VAG Rounded) di Volkswagen o di Royal Dutch Shell, per non parlare delle pubblicità di Supreme, Party City, Crayola, HP eccetera.

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Non meno, anche in altri ambiti Futura spopola, per esempio in ambito cinematografico (il genere prediletto pare essere la fantascienza ma non solo), come invece televisivo (Doug, Lost, Warehouse 13, Sesame Street, Love Boat, per dire), fumettistico (V for Vendetta, Watchmen), sportivo (i banners dei Boston Celtics, CBS Sports fino al 1996, il logo delle Olimpiadi di Mosca del 1980), videoludico (Wolfenstein: The New Order) e chissà quanti altri.

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In ambito musicale, invece, dei veri appassionati di Futura sono i Vampire Weekend (anche se il font mi pare meno sfruttato nel settore):

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E da noi, alla periferia dell’impero? Sì, è arrivato anche da noi, tanto che se ne sono accorti alcuni colossi nostrani, quando hanno deciso di darsi una bella ripulita: dentro una bella corporate identity rinnovata e avanti con il Futura che, come dicevo prima, dà quel bel senso di efficienza che tanto manca da noi.
La prima bella ripulita è stata questa:

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Anche nella doppia versione, bold e light (ovvero, a parer mio, come riuscire a non usare nessuna delle versioni più belle):

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E l’altra bella ripulitona è stata questa, in tutte le declinazioni delle reti, delle divisioni e tutto quanto attenga all’azienda:

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Quanto poi la bellezza, l’ordine, la pulizia e la precisione del font corrispondano alla realtà è da vedere caso per caso, ognun valuti ciò che crede. Futura resiste ormai da novant’anni e pare avere ancora un brillante avvenire davanti a sé.

one of the UK’s most photographed homes

Repubblica lancia l’allarme (il 23) denunciando la distruzione di Spy Boot, una delle più belle opere di Banksy, mio prediletto.

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Non esiste più, non esiste più. E giù lacrimoni (mica tanto a dire il vero, più una questione di soldi e di valore dell’opera, direi).
Peccato, io mi dico, spiace ma – tutto sommato – sono opere che Banksy stesso ha concepito come temporanee, se no mica le avrebbe dipinte in quel modo. Questa, poi, è (era) su un angolo di una casa a Cheltenham, vicino alla sede della GCHQ. Ecco com’è (era):

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Per vedere la parabola, vedere la cabina telefonica e connetterle insieme in qualche modo bisogna essere – non mi stancherò mai di dirlo – un genio con grandi occhi. Era il 2014, lo scandalo-intercettazioni di Snowden era all’ordine del giorno e vualà, l’intuizione. Che poi il bellissimo dell’opera è (era) quando uno ci entra a telefonare, ovviamente:

E poi, però, la bella notizia: Repubblica (anche) stavolta non ha letto gli articoli dei giornali inglesi fino in fondo: Spy Boot è salva. Rimossa e salva. Forse, pare. O forse no. Ci si interroga. Io penso, un po’, a chi ha comprato la casa (210.000 sterline), chissà se ci teneva o non se ne è accorto, chissà. In ogni modo, è bella da guardare anche in fotografia e riderci su, se possibile.
Perché il genio è fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione. Poi non deve durare, non fa parte della sua natura, basta conservarne la memoria.

architettura stradale

In Uruguay, precisamente nella Laguna Garzón, là dove prima un traghetto univa le due rive ora c’è una strada. Ma non una strada normale.

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Una rotondona disegnata dall’architetto uruguagio Rafael Viñoly. Lo scopo è sostanzialmente duplice: inserire una forma armonica nel territorio, richiamando in qualche modo le coste e, non secondario, costringere gli automobilisti a rallentare, con la forma circolare.

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Rafael Viñoly è anche l’autore del matitone 432 Park Avenue a Manhatthan e del Walkie-Talkie skyscraper a Londra (così chiamato per via della sua forma ricurva), conosciuto anche come grattacielo ustorio per il fatto che tende a riflettere e concentrare i raggi solari sul lato opposto della strada sottostante, causando pare alcuni danni.

iddio benedica il polygen: prodotti

Alcuni prodotti strepitosi, dal meraviglioso Polygen (che gli dei lo proteggano sempre):

Meliconi:
Il GumGody SvitaTivu’ Meliconi
Il CumBody AccomodaGomma Meliconi
Lo SchiacciaComputer Meliconi (con accessori)
Il GumKiody Meliconi

Ponti:
Finocchiogusto Ponti
Asparagodi Ponti
Pisellizia Ponti
Verzalizia Ponti
Condighiotto Ponti

Beghelli:
Il TeleMiglioraPompieri 626 Beghelli
Il TeleSalvaCefalo Beghelli
Il ControllaPiffero 626 Beghelli

completisti del mondo, unitevi

Anche la completezza è un valore. Se, dunque, per natale desiderate regalare un valore sappiate che a novembre uscirà un cofanettone bestiale con 27, dicasi ventisette, dischi dei Pink Floyd. 11 ore di musica, 14 ore di materiale video, il cui titolo è “The Early Years Box Set: 1965 – 1972“.

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Materiali inediti, live, rarità, sessions, ristampe (i primi 7″ della band), outtakes, il tutto dal 1965 al 1972, alla modicissima cifra di soli 550 dollari. Il pre-order e il trailer della faccenda, per chi ne avesse (costosa) voluttà.