100 years since Agatha Christie wrote her first crime novel

Molto carucci i francobolli che Royal Mail ha emesso per ricordare Agatha Christie.

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Si riferiscono a scene particolari dei sei romanzi: Murder on the Orient Express, 1934; And Then There Were None, 1939; The Mysterious Affair at Styles, 1920; The Murder of Roger Ackroyd, 1926; The Body in the Library, 1942; A Murder is Announced, 1950.
Il tutto per dire che non è detto che le Poste nazionali di un paese qualunque debbano essere per forza sinonimo di anzianità, code, inefficienza e morte.

la porta Pia era tutta sfracellata

Ripassino di storia patria, proprio dall’inizio: il 20 settembre 1870 le truppe del Re cominciarono l’assedio di Roma. L’attacco fu portato su diversi punti e il cannoneggiamento delle mura aureliane iniziò alle 5 di mattina. Pio IX aveva minacciato di scomunicare chiunque avesse comandato di aprire il fuoco sulla città: non che la cosa fosse un deterrente ma per non saper né leggere né scrivere l’ordine lo diede il capitano d’artiglieria Giacomo Segre, che era ebreo.
Alle nove si aprì una prima breccia sulle mura vicino a Porta Pia, per cui si decise di insistere in quel posto: alle 9:35 riprese il cannoneggiamento e dopo dieci minuti la breccia fu larga abbastanza per far entrare le truppe.

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Entrarono subito due battaglioni, uno di fanteria e uno di bersaglieri, con qualche carabiniere. Alle dieci, dal Vaticano si alzò bandiera bianca. Racconta De Amicis, che c’era: «La porta Pia era tutta sfracellata; la sola immagine della Madonna, che le sorge dietro, era rimasta intatta; le statue a destra e a sinistra non avevano più testa; il suolo intorno era sparso di mucchi di terra; di materasse fumanti, di berretti di Zuavi, d’armi, di travi, di sassi. Per la breccia vicina entravano rapidamente i nostri reggimenti». Alle 17:30 il capo di Stato maggiore vaticano firmava la capitolazione.

Nel 1905, con l’avvento della settima arte, fu girato il cortometraggio La presa di Roma, anche conosciuto come Bandiera bianca e La Breccia di Porta Pia, di Filoteo Alberini. Per dire l’importanza e la considerazione della ricorrenza al tempo, fu la prima pellicola proiettata pubblicamente in Italia.

all’asilo si sta bene

Ma, soprattutto si fanno tante cose: per esempio, imparare i versi degli animali.
Una volta, a parte l’ovvia opzione della fattoria vera, il modo era questo:

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Lo so, questo sopra è lo zoo, ma c’era anche la fattoria, lo so per certo (chiedere a qualche vecchione). Comunque, oggi si fa così: si digita su Google una cosa tipo ‘verso gatto‘ o cane o sarcopedonte (l’alce non è male) e poi si schiaccia e si impara con i comodi pulsanti sotto. Per fortuna c’è Google, verrebbe da dire, che ci insegna le cose. Muuuu.

L’infantilismo impera e mi chiedo: perché mai Google dovrebbe darci qualcosa di diverso da ciò che chiediamo? Fornisce anche ottimi modi per perdere tempo (altra grande richiesta contemporanea) e svagarsi in modo privo di significato (idem), quali per esempio il tris:

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Basta digitare – ovviamente – ‘tris‘ (o ‘tic-tac-toe‘ se uno gli piace fare il sofisticato) e scegliere il grado di difficoltà (gli stavo rompendo il c***, a Gugol, come da immagine qui sopra). Altra cosa è il solitario, che ancora in Italia non è disponibile ma basta aggirare il problema e furbescamente digitare ‘solitaire‘. Arriveranno a breve il lancio della moneta testa-o-croce (‘flip a coin‘) e chissà quali altre, meravigliose, imbecillate per riempire il nostro malaugurato tempo.

oltre l’oceano c’è una città magica in cui…

In cui fanno delle cose nuove. Uoah! che sogno per un italiano: costruire cose nuove e belle, mai visto. A New York, ovvio, è partita ieri la costruzione di ‘Vessel’, una torre di 46 metri e larga 15 su progetto di Thomas Heatherwick.
Una cosa così, per capirci:

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Qualche info in più qui. Lo sviluppo interno della struttura sarà di 1,69 chilometri, ovvero 2.500 scalini e oltre 154 rampe di scale per girarla tutta; l’idea generale è quella di un punto di osservazione-palestra, da qui appunto il nome ‘Vessel’ in riferimento ai vasi sanguigni. Che meraviglia l’interno:

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Qui il video di presentazione. Invidia, come sempre, null’altro che invidia per una città che demolisce e costruisce cose nuove, spesso molto molto belle.

ho fatto un video per te

Sto ascoltando il nuovo disco di Jack White, Acoustic Recordings 1998-2016 che, come dice il titolo, è una raccolta di suoi pezzi – da solo, con i White stripes e i Racounteurs – suonati in acustico. Il ragasso, anzi ormai l’uomo, ha talento, si sa. Per quanto riguarda me, più negli ultimi dischi da solo che nei precedenti, ma de gustibus non disputazzia.
Il disco contiene due inediti, uno è City Lights, che doveva far parte di un disco, Get Behind Me Satan, dei White Stripes dei tempi. Poi non ci finì. Comunque, Michel Gondry (eccellente visionario regista di film e video, tra gli altri di ben quattro per i White stripes) ha preso la canzone e ha girato un video, all’insaputa di Jack White:

Published on Sep 12, 2016
Third Man Records is pleased to share the genius surprise gift they received from their friend MICHEL GONDRY. On his own and without anyone’s knowledge, the legendary filmmaker shot a video for “City Lights,” which he sent them the other night. The video is Gondry’s fifth visual collaboration with The White Stripes.

Questo il comunicato di Jack White e questo, bello come sempre, il video:

Gondriano come pochi, consiglio per chi non avesse praticato almeno le seguenti perle supergondriane scelte a mio insindacabile capriccio tra i suoi video musicali:

Fire On Babylon di Sinéad O’Connor (1994)
Protection dei Massive Attack (1995)
High Head Blues dei Black Crowes (1995)
Bachelorette di Björk (1997)
Everlong dei Foo Fighters (1997)
Around the World dei Daft Punk (1997)
A Change (Would Do You Good) di Sheryl Crow (1997)
Let Forever Be dei The Chemical Brothers (1999)
Come into My World di Kylie Minogue (2002)
Star Guitar dei The Chemical Brothers (2002)
The Hardest Button to Button dei The White Stripes (2003)
Mad World di Gary Jules (2004)
Ride dei The Vines (2004)
Dance Tonight di Paul McCartney (2007)
Soleil du Soir di Dick Annegarn (2008)
Carol Brown dei Flight Of The Conchords (2009)
Open Your Heart di Mia Doi Todd (2010)
Go dei The Chemical Brothers (2015)

Li ho messi in bell’ordine cronologico, per meglio cogliere l’evoluzione di certi temi cari a Gondry, la ripetizione ritmica per dire. Il mio preferito, ma temo sia molto per la canzone, è Mad world. A chi vuole.

in questo paese non si va mai al punto

Il signor Di Maio paragona Renzi a Pinochet, solo che sbaglia paese e scrive ‘Venezuela’ invece che ‘Cile’. Poi si corregge.

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La rete, a questo punto, si scatena e avanti con le parodie e le prese per il culo. Anche qui, io che non voglio certo essere da meno di un titolare di profilo facebook qualunque, e fedele alle mie funzioni di servizio, fornisco prontamente comoda cartina per distinguere:

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D’accordo, il ragazzo è ignorante, siamo soddisfatti. O no?
Io no, perché va bene che Renzi può non risultare simpatico, va bene che si può essere in disaccordo con l’operato del governo, va bene fare l’opposizione incisiva, va tutto bene, ma paragonare Renzi a Pinochet, santoddio, no, non va bene. Il paragone è agghiacciante, per il semplice fatto che dimostra che Di Maio non ha idea di chi fosse davvero Pinochet: non certo un dittatorucolo da Repubblica di Bananas ma un feroce e spietato assassino criminale senza la minima coscienza o morale. Che cazzo, no. Almeno per amore della Storia, con la esse maiuscola (ma anche con la minuscola), almeno per rispetto dei morti e dei vivi, almeno per amor di realtà.

Perché è una stronzata, sul serio, che ci si mobiliti tutti perché ha scritto ‘Venezuela‘ invece di ‘Cile‘, e giù a dargli dell’ignorante (sai poi da quale cattedra), e nessuno si indigni per quello che ha veramente detto: ovvero ha paragonato il capo di governo democratico, di una nazione democratica, una repubblica, a uno dei peggiori dittatori del ventesimo secolo, dimostrando per l’ennesima volta ignoranza, questa sì, ma non per aver sbagliato la citazione del paese.
Che cazzo, in questo paese non si va mai al punto.

Per tutti questi motivi non mi trovo del tutto d’accordo con l’amaca di oggi di Michele Serra ma la riporto lo stesso, a memoria futura (e perché comunque dice anche parecchie cose che condivido):

STAVO per scrivere un’Amaca contro l’intervento arrogante dell’ambasciatore Usa quando ho letto, tutte in fila, le reazioni della politica italiana. Si va da Di Maio che paragona Renzi a Pinochet (uno che ha fatto torturare e uccidere migliaia di persone), a Salvini che dice che a votare Sì saranno solo massoni, banchieri e poteri forti (quali?! ce li dicano una buona volta, con nomi e cognomi!) e invoca Trump, al fascista Gasparri che inneggia a Putin (viva il Kgb!) contro Obama, a Brunetta che esige l’intervento del Quirinale. L’unica reazione che riesce a essere polemica rimanendo nei termini della logica è quella di Bersani, che dio ce lo conservi nei secoli.
Il mio problema è questo, e mi sento in dovere di riportarlo ai lettori con la massima sincerità: dopo una vita a tifare per l’opposizione e a diffidare dei governanti, il livello della presente opposizione italiana mi fa sentire pericolosamente incline a sorvolare sulle colpe del governo (che sono tante). Piuttosto che essere governato da uno come Di Maio, che non sa niente ma se la tira come se sapesse tutto, sopporto, anche se non la supporto, Maria Elena Boschi.
Bisognerebbe — lo so — tendere sempre al meglio e non al meno peggio. Ma ho ancora l’età per rifiutare con tutte le mie forze il peggio (Salvini, Gasparri); e non ho più l’età, scusate tanto, per credere che il meglio abbia le forme ridicole e assurde del “web che governa”, e in attesa di farlo confonde (Di Maio) il Cile con il Venezuela. E studiare un po’?
Michele Serra