un momento dei nostri tempi

La foto di Barbara Kinney al rally a Orlando di Hilary Clinton è da ricordare e conservare per diversi motivi.

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Uno, ovvio e persin banale, è che coglie un momento significativo ed espressivo dei nostri tempi, come solo le fotografie importanti fanno. Poco importa che sia stata in qualche modo organizzata, se così è stato, come qualcuno sostiene.
Piuttosto, osservando la foto con calma e da vicino (basta cliccare), io noto almeno tre persone che non si sono girate, più una quarta parzialmente coperta. Le tre visibili sono, ooops, uomini. E non ci sono uomini che fanno selfies. Che vorrà dire?
Come qualcuno ha suggerito, la Clinton dovrebbe farsi una domanda e darsi una risposta: come mai non sono avanti di cinquanta punti? La risposta che darei io è che è un candidato scadente, che ha dalla sua parte la più completa omogeneità con l’estabilishment ma non ha una visione in prospettiva in grado di conquistare il paese. Come che sia, dopo la sua presidenza, che temo sarà anch’essa scadente (ne riparliamo tra un anno quando avrà assaggiato i dossier su Siria e Afghanistan), le condizioni per la parità tra uomini e donne saranno di certo migliorate.
Peccato che ora molte donne la votino solo perché donna e perché la prima. Un’altra occasione di fare un soddisfacente passo in avanti persa, a parer mio.

quando a uno gli piace il suo lavoro

Nicko McBrain (bel cognome, diciamolo) è il batterista degli Iron Maiden da Piece of Mind, cioè dal 1983.

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Spiritoso e ricco di interessi anche al di fuori della propria professione, in un’intervista su Classic Rock che ho letto qualche mese fa McBrain risponde così alla domanda «Che fai, quando non lavori con i Maiden?»:

«Gioco a golf. E ho un altro gruppo, i McBrainiacs. Lo so che è buffo, ma è una tribute band dei Maiden. Facciamo anche pezzi degli AC/DC, dei Purple, di Hendrix, ma principalmente suoniamo pezzi dei Maiden».

Un pazzo completo, chiaramente. Bravo.

la NASA ha sviluppato il rullino

Già se ne disse quest’estate, quando la sonda New Horizons sfiorò di qualche milione di chilometri Plutone, facendo le fotografie più nitide mai viste del nanetto spaziale.

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Ora, finalmente, la NASA ne sta pubblicando le migliori (o le più comprensibili per i profani come me, immagino) qui. Qui sotto un’immagine, bella, di un ghiacciaio plutoniano, che si comporta esattamente come quelli terrestri.

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Non fosse che è composto di ghiaccio d’azoto, con tracce di metano e monossido di carbonio. Con il passar delle stagioni in parte evapora e poi, con il freddo, nevicano teneri fiocchi d’azoto, rendendo ancor più bella l’atmosfera invernale che, al polo plutoniano, dura solo 120 anni.

il solquizio d’autunno

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Oggi ci sarà il solquizio d’autunno, per cui transiremo dall’estate all’, appunto, autunno. Non sarà il 23, domani, come tutti ci aspetteremmo, ma oggi; e ancor più precisamente oggi alle 14:21 precise, perché solo in quel momento esatto il Sole si troverà allo zenit dell’equatore della Terra. Quindi, occhio all’orologio e buon autunno a chi lo merita.

A margine, cercavo una bella foto autunnale da mettere in testa a questo post e ne cercavo una normale, che non sembrasse presa da un autunno carico di LSD. Ho fatto fatica, perché ormai in rete esistono solo immagini prese in un mondo – letteralmente – immaginario.

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Poi arriva l’autunno e uno rimane deluso per la scarsa saturazione.

finalmente vedo chiaramente il gigantone

Il 2 settembre la sonda Juno ha trasmesso le prime fotografie di Giove, il gigantone gassoso di cui sappiamo così poco.

(NASA/JPL-Caltech/SwRI/ASI/INAF/JIRAM)

(NASA/JPL-Caltech/SwRI/ASI/INAF/JIRAM)

Giove è una gigantesca palla di gas e fu il primo pianeta, quasi certamente, a formarsi nel Sistema solare. Se avesse avuto maggiore massa sarebbe stato un altro sole, essendo composto per lo più da idrogeno ed elio, e noi saremmo in un sistema binario. Oppure chissà.
Giove è percorso da fortissime tempeste e l’occhio di Giove, ovvero la macchia rossa che tutti conosciamo, è una gigantesca tempesta larga all’incirca quarantamila chilometri che dura almeno da tre secoli. Almeno perché la prima volta che un essere umano osservò Giove lei già c’era. Pare, dico pare, che si riduca di mille chilometri all’anno, forse si sta placando.

Se qualcuno è interessato all’argomento, ultimamente ho letto alcuni libri di astronomia e astrofisica di un ottimo divulgatore italiano, Amedeo Balbi. Balbi è molto chiaro e un eccellente spiegatore di cose, è spiritoso e poetico quanto basta, si fa capire anche da me e tra i suoi libri mi sento di consigliare questi due:

  • Amedeo Balbi, Dove sono tutti quanti? Un viaggio tra stelle e pianeti
  • Amedeo Balbi, Il buio oltre le stelle. L’esplorazione dei lati oscuri dell’universo

E poi è un mio coetaneo, folgorato da Angela-padre e dalla fantascienza dei Settanta, il che non guasta. Gli altri due libri che ha scritto non sono di astronomia in senso stretto ma sono una lettura piacevole in ogni caso:

  • Amedeo Balbi, Cercatori di meraviglia. Storie di grandi scienziati curiosi del mondo
  • Amedeo Balbi, Seconda stella a destra. Vite semiserie di astronomi illustri