È ancora quel momento dell’anno. Ci rivediamo a fine marzo.

È ancora quel momento dell’anno. Ci rivediamo a fine marzo.

Una specie di Inception alla massima potenza:
Se poi pure Mycroft-Gatiss-uno-dei-due-autori si mette a fare il tronello di spade, siamo fritti noi fan di Sherlock.



Chissà Nolan che ne pensa.
Ma davvero c’è bisogno di un altro appello al voto? E suo, per di più?
Sì, ce n’è bisogno. Perché è uno degli appelli più sensati mai visti e perché lui, anche al di là di questo, è uno spasso. Non posso, infatti, non celebrarlo come uno degli interpreti di Parks and Recreation, forse la serie più divertente che io abbia mai visto, massimo massimo la seconda. Non la terza. Girata con la tecnica del falso documentario, racconta le vicende del dipartimento per la manutenzione dei parchi pubblici di Pawnee, microcittà immaginaria e ridicola degli Stati Uniti. Detta così sembra una cosa gnfngnf, è invece è spassosissima (per chi ama il genere e un certo tipo di comicità e io – modestamente – la amo). Consiglio.

E poi c’è Tom Haverford, ovvero Aziz, e il suo meravigliosissimo amico Jean-Ralphio, con cui fonda la ‘Entertainment 7twenty’, fanno riunioni finanziarie parlando come Snoop Dogg e, alla fine, danno un party pazzesco per il cavallo nano di Pawnee, Li’l Sebastian. Devo rivederla tutta.


Temo occorrerà guardare Master of None, la sua nuova serie.
Il vicepresidente Biden? “Not very bright”.
Bill Clinton? “Highly overrated!”
Il presidente Obama? “Perhaps the worst president in the history of the United States!”
Ma non solo politica: Samuel L. Jackson? “Does too many TV commercials – boring”. E non solo persone: Britain? “Trying hard to disguise their massive Muslim problem”. China? “Terrible!”
E così via: sono tutti gli insulti di Trump in campagna elettorale. Il New York Times ne ha fatto una strepitosa pagina, con i singoli collegamenti agli articoli. Memorabile.
Due persone definite “ipocrite” da Trump: Paulina Vega (“hypocrite”) e Neil Young (“total hypocrite”). Capisco Young, cantautore solido dalle convinzioni profonde e avverso a Trump, ma perché prendersela con un ex-Miss Universo? Perché, Trump? Non lo sa che poi piangono e perdono la bella pelle?
In un viaggio da studente in Marocco, Gabriele Basilico fece – come ogni turista fa – delle fotografie. Nel cassetto per decenni, sono diventati un libro: Marocco 1971.

Sono le prime prove di quello che sarebbe diventato un ottimo fotografo.
Io in Marocco ci sono stato nel 2007 e ho fatto anch’io qualche fotografia, niente a che vedere. Non era un progetto, era solo un viaggio. Viaggio che comunque consiglio a chiunque, vedere in particolare Marrakech, ovvio, fare colazione sul tetto di un rihad guardando le cime dell’Atlante, poi prendere una corriera e andare a vedere l’oceano, fino a Essaouira (seconda foto qui sotto). Memorabile.

Ed era gennaio, ogni stagione è buona.
Delle gambe belle lucide:
Ma se le osservate davvero attentamente, vi accorgerete di qualcosa e non potrete mai più, mai più tornare indietro alla magia iniziale. Mai più.
Non so perché – e mi piacerebbe saperlo – ma l’illusione non torna più.
Ah, cervello.
(Il tutto è di leonardhoespams, complimenti).
He’s a demagogue / Check out his rise / He’s fatally famous / He plays with my fears.

Ci sono anche i Franz Ferdinand con la loro ‘Demagogue‘ nel progetto ‘30 Days, 30 40 Songs‘.
Dai, che manca poco alla fine del pericolo. Di quello trumpico, almeno.
C’era un tempo in cui si pranzava a casa, dopo scuola, e subito dopo si guardava la tv. E in pochi minuti si dormiva alla grandissima. O la domenica pomeriggio d’inverno. O i bei tempi in cui per gioventù ci si addormentava ovunque. Nostalgia?
Ora c’è:
Ovvero la Siesta Video Platform (per i non-anglofili, il nap è il pisolo): una serie di programmi gratuiti di squisita fattura, che trattano argomenti di grande interesse con piacevole successione che ci terranno attaccati – tutti – alla tv.
Svegli? Forse, magari. Chissà.
Programmi sulle meraviglie della natura, per esempio:



Eccellenti documentari sulle cose più interessanti della nostra vita:



Programmi sulle belle attività del tempo libero:


Senza dimenticare, ovviamente, il grande sport:




E i grandi eventi della cultura e dei popoli del mondo:



La moda, il costume e la tecnologia:



La scienza, ovviamente, e l’istruzione:


Se nemmeno dopo tutto questo siete riusciti a dormire, allora ci vogliono i grandi classici. Un bel camino scoppiettante (tre ore, dico tre ore di fiamme):

Una romantica candela nel buio:

Il classicissimo nonché insuperabile monoscopio, che abbatterebbe chiunque:

E se nemmeno così, allora un bel timer con conto alla rovescia di dieci, dieci!, ore:

Tutte queste delizie sono sulla nuova piattaforma.
(Un plauso al genio di due pubblicitari spagnoli, @uvedetena & @francbonet) Taking siesta to next level!

Oggi è quel momento dell’anno nel quale, in attesa del buio invernale e che la polenta sciolga le brine prima di migrare, Jimmy Wales si affaccia e chiede denaro per Wikipedia.

l’appello italiano
Perché è giusto: i servers costano, i lavoratori pure, l’elettricità anche, le spese legali non parliamone eccetera eccetera. Quindi, stamattina come ogni anno ho frugato nelle tasche e scucito qualche soldo in favore di Wikipedia. Perché è il sito che leggo di più, almeno una o più voci al giorno, non ci scappo.
Alcuni mesi fa il Washington Post ha pubblicato un articolo di Caitlin Dewey dal titolo «Wikipedia has a ton of money. So why is it begging you to donate yours?», nel quale si chiede come mai Wikipedia, che raccoglie abbastanza facilmente i 23 milioni e mezzo di euro annui necessari al proprio funzionamento, usi dei toni così drammatici per incentivare le donazioni. Infatti, Wikipedia scrivendo nell’appello «Se credete in Wikipedia, per favore aiutatela a sopravvivere e a crescere» dà ovviamente l’idea di essere sull’orlo dell’abisso, in perenne situazione di estrema difficoltà, a rischio sparizione.
Non pare sia così: infatti, la raccolta di fondi di Wikimedia – la fondazione a monte di Wikipedia – è in crescita ed è ben al di sopra della soglia di sopravvivenza:

È pur vero che Wikimedia è molto cresciuta negli ultimi anni, i dipendenti per esempio sono passati da tre a duecentoquaranta, con un evidente incremento dei costi, e assume ancora, ed è altrettanto vero che qualsiasi organizzazione non profit deve cautelarsi dai rovesci accumulando fondi-paracadute per ogni evenienza. Le critiche alla Fondazione, comunque, non si placano da parte di alcuni wikipediani che sostengono la natura volontaristica dell’enciclopedia online, che di soldi in banca non dovrebbe averne proprio.
Io sono di avviso diverso. Sono ben contento se le finanze della Fondazione sono in salute, sono ben contento che sia in crescita, mi frega poco o punto se pagano o meno la palestra ai dipendenti (cosa peraltro in voga in tutte le companies della Silicon Valley, per cui…) e valuto ciò che faccio io: ovvero, uso spessissimo l’enciclopedia, le risorse di immagini, talvolta contribuisco, il tutto gioiosamente aggratise. È giusto, quindi, se contribuisco un poco, economicamente, allo sviluppo e alla crescita del progetto (e mi sento meno in colpa quando leggo beato della megistocera). E se i toni della raccolta fondi sono un po’ drammatici mi sta bene, alla fine se avessero toni rosei e soddisfatti i soldi raccolti sarebbero, probabilmente, parecchi di meno.
Poi succedono i pasticci.

In questo caso a un edificio di Colonia, fotografato quest’estate.