dritto e storto

Il 5 dicembre 1791 morì Mozart.

Fu il più grande, non solo per meriti musicali: per genio, estro e una notevolissima consapevolezza illuminista e progressista di sé e dell’uomo.

“Chi crede sarà beato e chi non crede andrà in cielo, ma diritto difilato e non come scrivo io. Vede dunque che so scrivere come voglio, bello e chiaro e ingarbugliato, dritto e storto”.

quella sua guida fine e temeraria sotto la pioggia

Fino a un certo giorno di giugno del 1969, in buona parte delle gare automobilistiche di alto livello si adottava la partenza “stile Le Mans”: i piloti in piedi fuori dalle auto dalla parte opposta, al via correvano, saltavano nell’abitacolo e partivano. Ovvio che le cinture – peraltro non semplici da allacciare senza l’aiuto di un meccanico e per di più guidando – non venivano allacciate, se non dopo le prime curve a posizioni stabilite. I più temerari aspettavano addirittura la prima sosta ai box per farlo.

Chiaro che fosse pericoloso. Prima della partenza, Jacky Ickx aveva dichiarato ai giornalisti le sue perplessità sulla manovra, che disapprovava. E fu così che a Le Mans nel 1969, alla partenza Ickx invece che correre camminò.

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Una gran foto. Arrivato con calma all’auto, si allacciò bene le cinture e partì da buon ultimo.

Fu una di quelle volte in cui un uomo solo compie un’azione e modifica lo stato delle cose: a pochi riesce, quella volta fu così. Come se non avesse abbastanza ragione – qualcuno lo chiama destino, qualcuno sorte – alla prima curva della gara John Woolfe si schiantò con la sua Porsche 917 e morì, poiché non aveva, vedi il caso, le cinture allacciate. La gara proseguì e – come per rendere più forte la posizione di Ickx – il pilota britannico da ultimo vinse la gara, con una rimontona leggendaria. Aveva proprio ragione, non c’era niente da fare: i fatti lo dimostravano.
Da quel giorno le partenze avvengono con i piloti dentro le vetture, già assicurati.

A margine, Ickx aveva anche un problema di carie. Ma i suoi meccanici provvedevano anche a quello.

I hate, I hate, I hate

Non sono mai state chiare le ragioni per cui Mark Twain non sopportasse Jane Austen fino a quel punto: «Tutte le volte che leggo Orgoglio e pregiudizio mi viene voglia di disseppellirla e colpirla sul cranio con la sua stessa tibia» o «Quando comincio uno dei libri di Jane Austen, come Orgoglio e pregiudizio o Ragione e sentimento, mi sento come un becchino che entri nel Regno dei Cieli. So quali sarebbero le sue sensazioni e le sue opinioni in merito: arriccerebbe il naso e non troverebbe il posto di suo gusto» o «Jane è del tutto impossibile. Mi sembra che sia stato estremamente caritatevole lasciarla morire di morte naturale».

Il meglio lo diede con una frase lapidaria, essendo un frasista sublime:

«Ogni biblioteca che non contiene libri di Jane Austen è una buona biblioteca».

Per poi aggiungere subito (e qui sta il genio, purissimo):

«Anche se non contiene altri libri».

In realtà, da alcuni elementi sparsi qua e là (tra le frasi precedenti «Tutte le volte che leggo Orgoglio e pregiudizio», «Quando comincio uno dei libri di Jane Austen») molti critici ritengono forse a ragione che in fondo Twain fosse un janeaustener, e che il tutto fosse una posa. Magari per dare fastidio al suo grande amico William Dean Howells, lui sì devoto alla Austen. Chissà.