i tram di Milano

Quando uno dice Milano, inevitabile pensare ai suoi tram. E quando uno dice i tram di Milano, il pensiero va a un tipo particolare di tram, il cosiddetto Ventotto. Questo:

ottobre 2012 (Giorgio Stagni)

È IL tram. Per dirla precisa, il Ventotto è la serie 1500 dell’ATM, così soprannominata per l’anno di inizio produzione: nel febbraio 1928 vide la luce il secondo prototipo, il 1502 (il 1501 è dell’anno prima), e nei due anni seguenti furono prodotti 500 esemplari, da 1503 a 2002. Dal 1931, fu aggiunta una terza porta, per facilitare l’accesso al – tenetevi forte! – salottino fumatori in coda. Uoah, questo era viaggiare!

febbraio 2016 (AP Photo/Luca Bruno)

Arco della Pace, febbraio 2016 (AP Photo/Luca Bruno)

La prima colorazione (livrea) dei tram fu il verde: in alcuni casi, come questo qui sotto, fu ripristinata in tempi recenti. Infatti, la vettura 1818 fu venduta alla città di San Francisco ed è tutt’ora in uso sulla linea F, ridipinta nell’originale bi-verde nel 2007. A San Francisco si può salire su parecchi tram milanesi: 1507, 1515, 1556, 1588, 1793, 1795, 1814, 1818 appunto, 1834, 1859 e 1911, sebbene non tutte le numerazioni corrispondano.

San Francisco, novembre 2007 (Goodshoped35110s)

Dall’inizio degli anni Settanta, tutti i mezzi pubblici italiani diventarono arancioni, e così i tram di Milano. Ed è così che avrei risposto io, se mi avessero chiesto il colore dei tram di Milano: arancione. Vero, ma non più.

Deposito dei tram in via Messina a Milano, marzo 2004 (Matteo Bazzi – ANSA – KRZ)

Dal 2008, ATM ha sottoposto i tram a riverniciatura, riportando la primissima colorazione dei prototipi, ovvero la “livrea bitonale giallo-crema”.

gennaio 2009 (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Nel 1943, il deposito dei tram di via Custodi a Milano fu pesantemente bombardato e furono distrutte parecchie vetture, come da foto qui sotto. In realtà, fu possibile recuperare le ossature di quasi tutti i veicoli (a parte il 1624) e ricostruire gli interni, rimettendoli in servizio in breve tempo.

Deposito dei tram di via Pietro Custodi, 1943 (FARABOLAFOTO)

Tutte le vetture furono costruite dalla rinomata ditta Carminati & Toselli, società specializzata nella produzione di materiali rotabili tramviari e ferroviari, fallita poi nel 1935 a causa del fascismo. La fabbrica era tra via Procaccini e via Messina a Milano, se qualcuno è mai stato al centro culturale contemporaneo “Fabbrica del vapore” del Comune, allora l’ha vista.

(Giorgio Stagni)

Che dire? I tram sono bellissimi. Talmente bellissimi, secondo me, che sono belli anche quando non ci sono.

dicembre 2005 (AP Photo/Antonio Calanni)

la combriccola con cui dobbiamo convivere

Ogni settimana, nel numero di Internazionale c’è un editoriale di apertura scritto da Giovanni De Mauro, sempre interessante. Nel numero 1184 (16/22 dicembre 2016) l’editoriale è di servizio e lo riporto, perché è utile anche se fa molta molta paura:

In giro per il mondo c’è un altro paese in cui si discute la formazione di un nuovo governo: gli Stati Uniti. I prossimi ministri saranno quasi tutti maschi, bianchi, anziani, molto di destra. C’è un discreto numero di miliardari (sommando la loro ricchezza personale si supera il pil di almeno cento paesi) e di generali in pensione (quasi una giunta militare).
Forse è arrivato il momento di fare conoscenza con alcuni dei protagonisti del nuovo governo di una delle nazioni più potenti del mondo.

  • Mike Pence Vicepresidente
    Favorevole alla privatizzazione della previdenza sociale, contrario all’uguaglianza dei diritti per gay e lesbiche.
  • Rex Tillerson Segretario di stato
    Amministratore delegato della Exxon, la più grande azienda petrolifera del mondo e uno dei principali investitori stranieri in Russia. Vladimir Putin gli ha conferito personalmente l’ordine dell’amicizia, una delle massime onorificenze russe.
  • Steven Mnuchin Tesoro
    Produttore di Hollywood, per diciassette anni alla Goldman Sachs. Ha accumulato miliardi di dollari durante la crisi immobiliare del 2008.
  • James Mattis Difesa
    Generale in pensione, ha avuto un ruolo fondamentale in Iraq. Ha detto: “È divertente sparare a certa gente”. Soprannome che gli hanno dato i suoi soldati dopo la battaglia di Falluja: Mad dog.
  • Jef Sessions Giustizia
    Ha dichiarato che gli immigrati sono un danno per i lavoratori statunitensi e chi è senza documenti dovrà “autoespellersi”.
  • Wilbur Ross Commercio
    Miliardario, specializzato nel prendere in prestito soldi per comprare aziende sull’orlo della bancarotta. È stato definito “re del debito”.
  • Andrew Puzder Lavoro
    Amministratore delegato di una catena di fast food. La sua azienda è stata accusata di violazione dei diritti dei lavoratori e di pubblicità sessiste.
  • Tom Price Sanita’
    Ex medico, senatore, ha promesso di smantellare l’Obamacare. È contrario a ogni forma di copertura sanitaria per chi abortisce. Ha chiesto che i feti siano protetti dalla costituzione.
  • Betsy DeVos Istruzione
    Presidente dell’American foundation for children, un gruppo contrario ai fondi per le scuole pubbliche.
  • Michael Flynn Consigliere per la sicurezza nazionale
    Generale in pensione. Sostiene che l’islamismo è un “cancro feroce” che va estirpato dal corpo dei musulmani.
  • Rick Perry Energia
    Ex governatore del Texas. Nel 2012 voleva abolire il dipartimento che oggi è stato chiamato a dirigere.
  • Scott Pruitt Agenzia per la protezione ambientale
    Ha guidato le battaglie legali contro le iniziative di Obama in difesa dell’ambiente. Ha messo in discussione il cambiamento climatico.
  • Linda McMahon Small business administration
    È stata a capo di una grande azienda che si occupa di wrestling. Ha donato più di sei milioni di dollari per la campagna elettorale di Trump.
  • Mike Pompeo Cia
    Ha chiesto al congresso di reintrodurre le intercettazioni di massa e un rafforzamento delle capacità di sorveglianza degli Stati Uniti.

Lo so. Non perdiamoci di vista.

Il principe che sposò una rana

C’era una volta un Re che aveva tre figli in età da prender moglie. Perché non sorgessero rivalità sulla scelta delle tre spose, disse: – Tirate con la fionda più lontano che potete: dove cadrà la pietra là prenderete moglie. I tre figli presero le fionde e tirarono. Il più grande tirò e la pietra arrivo sul tetto di un Forno ed egli ebbe la fornaia. Il secondo tirò e la pietra arrivò alla casa di una tessitrice. Al più piccino la pietra cascò in un fosso. Appena tirato ognuno correva a portare l’anello alla fidanzata.

Il più grande trovò una giovinotta bella soffice come una focaccia, il mezzano una pallidina, fina come un filo, e il più piccino, guarda guarda in quel fosso, non ci trovò che una rana. Tornarono dal Re a dire delle loro fidanzate.- Ora – disse il Re – chi ha la sposa migliore erediterà il regno. Facciamo le prove – e diede a ognuno della canapa perché gliela riportassero di lì a tre giorni filata dalle fidanzate, per vedere chi filava meglio. I figli andarono delle fidanzate e si raccomandarono che filassero a puntino; e il più piccolo tutto mortificato, con quella canapa in mano, se ne andò sul ciglio del fosso e si mise a chiamare:

– Rana, rana!
– Chi mi chiama?
– L’amor tuo che poco t’ama.
– Se non m’ama , m’amerà quando bella mi vedrà. E la rana salto fuori dall’acqua su una foglia.

Il figlio del Re le diede la canapa e disse che sarebbe ripassato a prenderla filata dopo tre giorni. Dopo tre giorni i fratelli maggiori corsero tutti ansiosi dalla fornaia e dalla tessitrice a ritirare la canapa.
La fornaia aveva fatto un bel lavoro, ma la tessitrice – era il suo mestiere – l’aveva filata che pareva seta.
E il più piccino? Andò al fosso:

– Rana, rana!
– Chi mi chiama?
– L’amor tuo che poco t’ama.
– Se non m’ama , m’amerà quando bella mi vedrà.

Saltò su una foglia e aveva in bocca una noce.
Lui si vergognava un po’ di andare dal padre con una noce mentre i fratelli avevano portato la canapa filata; ma si fecero coraggio e andò. Il Re che aveva già guardato per dritto e per traverso il lavoro della fornaia e della tessitrice, aperse la noce del più piccino, e intanto i fratelli sghignazzavano.
Aperta la noce ne venne fuori una tela così fina che pareva tela di ragno, e tira tira, spiega spiega, non finiva mai, e tutta la sala del trono ne era invasa. “Ma questa tela non finisce mai!” disse il Re, e appena dette queste parole la tela finì. Il padre, a quest’idea che una rana diventasse regina, non voleva rassegnarsi. Erano nati tre cuccioli alla sua cagna da caccia preferita, e li diede ai tre figli: – Portateli alle vostre fidanzate e tornerete a prenderli tra un mese: chi l’avrà allevato meglio sarà regina.
Dopo un mese si vide che il cane della fornaia era diventato un molosso grande e grosso, perché il pane non gli era mancato; quella della tessitrice, tenuto più a stecchetto, era venuto un famelico mastino. Il più piccino arrivò con una cassettina, il Re aperse la cassettina e ne uscì un barboncino infiocchettato, pettinato, profumato, che stava ritto sulle zampe di dietro e sapeva fare gli esercizi militari e far di conto. E il Re disse: – Non c’è dubbio; sarà re mio figlio minore e la rana sarà regina.

Furono stabilite le nozze, tutti e tre i fratelli lo stesso giorno. I fratelli maggiori andarono a prendere le spose con carrozze infiorate tirate da quattro cavalli, e le spose salirono tutte cariche di piume e di gioielli.
Il più piccino andò al fosso, e la rana l’aspettava in una carrozza fatta d’una foglia di fico tirata da quattro lumache. Presero ad andare: lui andava avanti, e le lumache lo seguivano tirando la foglia con la rana. Ogni tanto si fermava ad aspettare, e una volta si addormentò. Quando si svegliò, gli s’era fermata davanti una carrozza d’oro, imbottita di velluto, con due cavalli bianchi e dentro c’era una ragazza bella come il sole con un abito verde smeraldo.

– Chi siete? – disse il figlio minore.
– Sono la rana -, e siccome lui non ci voleva credere, la ragazza aperse uno scrigno dove c’era la foglia di fico, la pelle della rana e quattro gusci di lumaca.
– Ero una Principessa trasformata in rana, solo se un figlio di Re acconsentiva a sposarmi senza sapere che ero bella avrei ripreso la forma umana

Il Re fu tutto contento e ai figli maggiori che si rodevano d’invidia disse che chi non era neanche capace di scegliere la moglie non meritava la Corona. Re e regina diventarono il più piccino e la sua sposa.

(Una meraviglia di Italo Calvino).

il mio proposito

C’è un brano del Talmud che penso contenga – sebbene io rifugga ogni testo religioso o consimile – alcune indicazioni utili per il mio futuro. Per cui, ho deciso di provare ad attenermicisi (-mitivimi) l’anno entrante:

Bada ai tuoi pensieri perché diventano parole.
Bada alle tue parole perché diventano azioni.
Bada alle tue azioni perché diventano abitudini.
Bada alle tue abitudini perché diventano il tuo carattere.
Bada al tuo carattere perché diventa il tuo destino.

Bado. Poi tanto sono cretino e mi perdo via in qualche scemenza e mi vien da ridere alle frasi fatte. Vabbè, ce provo.

in chiusura

Un panoramello decembrino del quasi-centro di Riga, bellissima città, andavatela.

Poiché è stata una delle cose belle di quest’anno, merita di essere messa in conclusione, per me. E di riparlarne ampiamente. Buon anno.

Qui sotto, invece, il riassunto del 2016 di Chris the barker che, in una citazione colta, ha sintetizzato questa specie di falcidiamento che ha colpito un po’ tutti e alcuni fatti dell’anno che sta finendo.

A-ri-buonanno.