l’occhio di Martin per le cotolette e i lavoratori

Martin Parr è un fotografo della Magnum ed è, io trovo, strepitoso.
Finalmente un fotografo che fa esattamente le foto che vorrei fare io.

Non per caso, ha appena vinto il premio «Outstanding Contribution to Photography» ai Sony World Photography Awards, per il suo sguardo originale con il quale documenta il modo di stare al mondo della razza umana. Le quattro foto che seguono sono bellissime, scattate facendo un meraviglioso, utile e proficuo passo indietro.

Quella dei grupponi al Partenone mi fa impazzire, non so cosa darei per vedere un uomo del futuro, diciamo tra mille anni, cercare di comprenderla.

mi sa che pure dondola

Il signor Nock, Freddy Nock, svizzero, ha ben pensato per suo diletto di farsi una passeggiatina sui cavi della funivia della Zugspitze, in Baviera, in direzione della vetta più alta della Germania.

Edgar Müller, Getty Images

Spessore del cavo? Cinque centimetri, così: |———————————–|.
Pendenza? Non nota. Dondolamento? Nemmeno. Bilanciere? No. Grado di divertimento? Alto, immagino. Altrimenti non si spiega.

l’ultimo uomo sulla luna

Eugene ‘Gene’ Cernan, ultimo uomo a camminare sul suolo lunare, è morto ieri.

Nonostante la tuta, è proprio lui. Lasciò il nostro satellite il 14 dicembre 1972 ed è l’ultimo ad averlo fatto. Più niente dopo il 1972, nonostante sia ormai risaputo che c’è una base missilistica nazista nel lato oscuro della Luna che meriterebbe più sorveglianza.
Comunque, Cernan detiene alcuni primati, oltre a quello di lastmanonzemoon: una delle 12 persone che hanno camminato sulla Luna, una delle 3 che ha compiuto due volte il viaggio verso la Luna e ritorno (Apollo 10 e Apollo 17), uno dei 3 ad aver toccato la maggior velocità in volo mai toccata (11,08 km/s nel rientro dell’Apollo 10) e l’unico (1) a essere sceso con un LEM sulla Luna per ben due volte in due diverse occasioni. Ne scrisse anche un libro, The last man on the moon, appunto.

E ora, un po’ di uomini sulla Luna, per gradire:

John Watts Young, 1972

Edwin Eugene Aldrin, Jr., 1969

Astolfo, 1516

Georges Méliès, 1902

Torres vs. Green

Olympic Auditorium, Los Angeles, California, 5/22/1951

Charley ‘Devil‘ Green fu un pugile irregolare, sregolato, con gravi problemi di dipendenza, ma fu un buon pugile, anzi meglio: campione del mondo nei pesi piuma, fu per parecchio tempo tra i dieci migliori pugili nella sua categoria. Nel 1969 fu sconfitto da José Torres nella sfida per il titolo mondiale di categoria: dopo aver messo al tappeto Torres alla fine del primo round, fu contato per KO alla fine del secondo round, in un match piuttosto discusso.

Fu l’ultimo incontro di Torres e solitamente viene ricordato per un buffo fatto: l’incontro si tenne al Madison Square Garden (il 14 luglio 1969, pochi giorni prima della Luna) e, all’ultimo minuto, l’avversario di Torres si rifiutò di salire sul ring. Il manager di Charley Green, Gil Clancy, presente all’incontro, si rese conto della situazione e, guardandosi intorno, avvistò proprio il suo pugile tra il pubblico che mangiava un hot dog. «Metti giù quell’hot dog. Stasera combatti tu», Green accettò incarico e compenso senza discutere.
Nello spogliatoio, poco dopo, quando Clancy fece per fasciargli le mani, Green disse: «Niente fasce se non mi dai otto dollari». Clancy lo fissò: «E che diamine te ne fai? Verrai pagato per il lavoro». E Green, genio:

«Il biglietto mi è costato otto dollari. Col cazzo che pago per vedere un mio match».