Da Stefano Amato, Avete Il gabbiano Jonathan Listerine (e altri incontri ravvicinati in una libreria di provincia):
CLIENTE: Mi consiglia un libro da regalare? È per una persona che legge moltissimo, quindi credo le piaccia un po’ tutto.
Da Stefano Amato, Avete Il gabbiano Jonathan Listerine (e altri incontri ravvicinati in una libreria di provincia):
CLIENTE: Mi consiglia un libro da regalare? È per una persona che legge moltissimo, quindi credo le piaccia un po’ tutto.
A giugno o giù di lì uscirà il film su Wonder Woman, tutto bene, bella aggressiva, ipervitaminica, salterella e spadosa, tutto come dev’essere in quest’epoca di saturazione, occhei.

Ma quant’era bello l’aereo invisibile della serie tv di WWoman degli anni Settanta con Lynda Carter?

Che poi: teoria vorrebbe che WWoman sia in grado – lo leggo dalle bibbie dei nerds dei fumetti – di correre a una velocità superiore a quella della luce, in determinate condizioni (quali? Scadenze fiscali?). Ne consegue la domanda: che te ne fai dell’aereo, Wonder?
Prima nei titoli di questo elegante e sofisticato blog non potevo mettere le lettere accentate, perché il font dei titoli (typo slab serif light) non lo permetteva.
Poi il mio amico J. mi ha spinto a risolvere la cosa, ed ecco qua. D’ora in poi, solo titoli accentati a sproposito (per chi le vedesse strane o in grassetto, F5, F5, F5, ctrl+F5 ad libitum, ammesso che freghi qualcosa).
Da Stefano Amato, Avete Il gabbiano Jonathan Listerine (e altri incontri ravvicinati in una libreria di provincia):
IO: Mi dispiace, il libro che cerchi è finito. Ti conviene provare in qualche altra libreria, qui vicino se vuoi ce n’è una.
CLIENTE (indicando lo schermo del computer): Tu da qui puoi controllare se loro ce l’hanno?
IO: E come?
CLIENTE: Boh, non siete tutti amici fra voi, tipo su Myspace eccetera?
Il 12 aprile 1961 Jurij Gagarin terminò la propria missione.

Da allora, in Unione Sovietica il 12 è il giorno del Cosmonauta, in senso ampio (infatti, quello qui sopra è Aleksej Archipovič Leonov), e qui lo festeggiamo.
Il titolo di “cosmonauta” si riceveva solo dopo essere stati nello spazio, mica come quegli sbrindelloni degli americani, per i quali bastava iniziare l’addestramento e avere la tuta. Credo che rivedrò “Cosmonauta” di Susanna Nicchiarelli, film commovente tutto pieno di cose belle e per me nostalgiche che hanno un bel po’ a che fare con quegli anni. E “Good-bye Lenin” per nutrire la mia ostalgie.

Kobo aveva alzato l’asticella con One, ora mi pare che l’avanguardia nel campo degli ereader sia in mano a Tolino (che iddio abbia in gloria i creativi che inventano i nomi): il vision 4 HD.

Così al volo, i pro battono ampiamente i contro in una veloce sfida:
PRO
Non ultimo, anche se non essenziale, la meravigliosa presa USB simmetrica, che dovrebbe essere uno standard da almeno quindici anni, ma tant’è.
CONTRO
Irrilevante, a parer mio, il fatto che sia subbaqquo, ma evidentemente è una funzione davvero richiesta. Il resto, magari, più avanti, ovvero qualche indicazione sull’utilizzo effettivo affiancato al mio Kobo Aura HD: lo compro oggi, vedremo.
Un pensiero affettuoso, come sempre, a quei poverelli schiavi del Kindle.
Oggi ma un sacco di anni fa moriva Primo Levi.

Il perché e il come, che pur avevano avuto importanza al momento, ora non ne hanno più molta. Di sicuro, a me manca.

L’ho già detto, lo ripeto, lo considero il più grande scrittore italiano. E non lo dico per le sue opere concentrazionarie, lo dico per La chiave a stella, per Vizio di forma, per Il sistema periodico, per le Storie naturali, i racconti di Lilìt, gli articoli di L’altrui mestiere. E viviamo in un periodo fortunato se con solo diciannove euro (meno di nove in formato elettronico) si può avere copia cartacea di tutta questa meraviglia e, dico, possederla.
Guardandolo così, in una rara foto in cui sorride (non sono sicuro sorridesse raramente, di sicuro lo faceva raramente nelle fotografie), come si fa a non volergli bene?

Non si può dire che stavolta non abbia fatto le cose in grandissimo.
Prima un colossone decapitone di diciotto metri, occhio: di bronzo.



Poi la storia del ritrovamento subbaqquo (non si intitolerebbe: Treasures from the Wreck of the Unbelievable) e l’esagerazione fatta quantità.



Hirst a Venezia, tanta roba. Le trentasette pagine della guida, per chi volesse.
Ma perché tutto questo? «Perché me lo posso permettere», presumo.
La ferrovia Napoli-Portici fu la prima ferrovia italiana, inaugurata nel 1839: a doppio binario (ci sono linee in Sicilia, oggi, che ne hanno uno solo), andava da Napoli alla stazione di Portici-Ercolano, per una lunghezza complessiva di 7,25 chilometri.

L’inaugurazione della Ferrovia Napoli-Portici, di Salvatore Fergola, 1840.
La ferrovia faceva parte di un piano più ampio: infatti, nel 1842 fu prolungata fino a Castellammare e nel 1844 fu completata la prosecuzione per Pompei, Angri, Pagani e Nocera Inferiore.
Dal 1843, il Reale Opificio Borbonico di Pietrarsa, sulla linea ferroviaria all’attuale stazione di Pietrarsa-San Giorgio a Cremano, fu parzialmente e poi totalmente convertito alla «costruzione delle locomotive, nonché delle riparazioni e dei bisogni per le locomotive stesse, degli accessori dei carri e dei wagons che percorreranno la nuova strada ferrata Napoli-Capua». Carri e wagons che erano pressappoco così:

Carrozza ricostruita sul modello dell’originale del 1839.
Poi, con l’Unità d’Italia prima e poi con l’abbandono progressivo della trazione a vapore, le Officine di Pietrarsa persero pian piano di importanza, fino alla chiusura definitiva del 1975. Nel 1989, fu inaugurato il Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa proprio nei capannoni delle Officine, con locomotive a vapore, locomotive elettriche trifase, locomotive a corrente continua, locomotori diesel, elettromotrici, automotrici e carrozze passeggeri in esposizione.
Poi il Museo ebbe svariate traversie, siamo in Italia, no?, venne chiuso, poi riaperto nel 2007 e ora, finalmente, ristrutturato e riaperto qualche giorno fa, il 31.
Ecco alcune immagini, bellissime (le foto sono di Riccardo Siano), che fanno proprio voglia – a me, almeno – di andarci.

E poi il gioiello: il vagone reale, Savoia prima e presidenziale poi, una piccola Versailles su ruote che suscitava persino l’invidia dello Zar.

Il sito del museo. Spero, davvero, che stavolta sia la volta buona.
Il Sony World Photography ha assegnato i premi del 2017 e questa foto è bellissimissima:

Camilo Diaz, Colombia. Categoria: Open Motion
Potrebbe quasi essere nella categoria ‘natura’. Eccezionale, secondo me.