tre gioie in lagurna

Il cimitero di San Michele a Venezia non ha una grande storia, è ottocentesco e nasce, come tanti cimiteri, a seguito dell’editto napoleonico sulle sepolture che tanto Foscolo ci ha dato. Una volta, in laguna, si usava spostare ciclicamente i cadaveri dai camposanti all’isola di Sant’Ariano, che diventò in breve tempo l’ossario di Venezia, ancora visibile in tempi recenti: un bello strato alto tre metri di ossa accatastate. Il grado successivo al tombarolismo.
Il cimitero di San Michele è diviso in tre aree, cattolica, ortodossa e evangelica, ed è (anche) per questo che accoglie le spoglie di tre grandissime eminenze russe, di cui vado a cadaunare i sepolcri.
Senza bisogno di presentazioni, prima il compositore e poi l’impresario dei Balletti russi, oltre a essere tante altre cose.

Morto prestissimo, Djagilev morì a Venezia; Stravinskij, invece, morto a New York quasi cinquant’anni dopo (non troppi anni fa, e io avrei detto secoli), chiese espressamente di essere sepolto vicino al suo amico e collaboratore. E così fu.
A Brodskij, morto in esilio anch’egli a New York, fu offerta sepoltura in Russia ma la moglie, giustamente, rifiutò, trovando alla fine in Venezia un luogo adatto.

La tomba di Brodskij, nel reparto evangelico, ha, curiosamente, una specie di cassettina postale davanti che escludo serva per la corrispondenza. Penso.
(Grazie a mr. C.).

André Kertész

Kertész, fotografo ungherese naturalizzato americano (1894–1985), introverso e geniale, attento a ogni aspetto, anche minimo, della realtà, disinteressato alla cronaca o agli importanti eventi mondani, stabilmente in mezzo a una strada a osservare e poi fotografare, è stato uno dei grandissimi della fotografia. Diceva Bresson: «Tutto quello che abbiamo fatto, Kertész l’ha fatto prima». Probabile.



«Sono nato chiuso, ma un chiuso aperto alla strada, ed ho cercato la felicità nel silenzio di un istante», diceva di sé. Qui sotto uno dei suoi scatti più famosi, “Pipa e occhiali di Mondrian” (1926), aggiudicata per 376.500 dollari.

Ma quella che amo di più tra le sue fotografie è questa, che rappresenta lo studio di Mondrian. Che sia Mondrian è del tutto irrilevante per me, ciò che mi piace molto è il nulla che compone la foto, luce cappello tavolo soprammobile scala, che è il nulla che componeva la vita allora, fatta di niente ma di così grande sostanza. E dal nulla esce la magia, bellissima.

Kertész è in mostra a Parigi fino a gennaio, qui.

laccanzone del giorno: Julia Nunes, ‘Make out’

Julia Nunes è una cantautrice americana: ha cominciato postando su youtube covers e piccoli pezzi propri, spesso fatti con un ukulele o una piccola chitarra e registrati in camera, per approdare poi a un primo album pubblicato da una piccola casa discografica indipendente. Canzoni arricchite di nulla, l’approccio è semplice ma solido, basato su ottime idee, bella voce, tanta sostanza, il che me la fa piacere molto.
Un fulgido esempio di quanto vado dicendo, per cui basterebbero i primi venticinque secondi a dimostrare davvero quanto è brava:

Io consiglio caldamente, poi ciascun per sé. Questa canzone è contenuta in Some feelings, disco del 2015, bello come il precedente Settle down (2012, più bello secondo me) e come, spero, il prossimo, in uscita a inizio 2018.
Una delle sue cover più riuscite a parer mio.

[/unlock] [/delete [/delperm]] [/kill] [/silent] [/exit]

Una bella utilitella per il PC: LockHunter.

Ecco cosa fa: identifica il processo che sta bloccando una cartella o un file, dà dettagli, cancella files bloccati, rinomina cartelle che windows dice no, insomma una comoda utilitella, a parer mio. Il menu contestuale per lanciarla direttamente da cartella/file, il fatto che è gratuita e il fatto che è generosamente rilasciata da sviluppatori di San Pietroburgo rendono la cosa pressoché perfetta.

a sense of awe

Tre vignette per ricordarmi quanto era divertente e arguto Gary Larson.

[vignetta con Dio al computer]

[vignetta con l’insalata di patate nel frigo che diventa cattiva]

[vignetta con l’alieno che scivola sulla scaletta dell’astronave]

Si è ritirato nel 1995 e ha segnato profondamente il mio senso dell’umorismo.
Nel 2013 Larson chiese di non postare in rete i suoi lavori, poiché li ritiene troppo personali e importanti per sé per non averne più il controllo. Rispetto la sua volontà, per gratitudine.

gente cui non importa assolutamente nulla di niente

«A tarpare le ali di Alitalia non è stato l’avvento delle compagnie low cost, ma le scelte scellerate dei Capitani Coraggiosi chiamati da Silvio Berlusconi per salvare la compagnia di bandiera. Senza i danni causati dal Piano Fenice firmato da CAI – in base al quale l’ex Alitalia ha abbandonato il mercato infrauropeo, rinunciando volontariamente a un tesoro di circa 10 milioni di passeggeri per concentrarsi sul mercato domestico a tariffe non competitive – oggi l’Italia non sarebbe il Paese europeo col maggior tasso di penetrazione di vettori a basso costo».

Non lo dico io, anche se lo pensavo fin da allora senza essere esperto di nulla, lo dice il dossier elaborato dal Dipartimento di Scienze Economico aziendali (Di.Sea.De) dell’Università Statale di Milano Bicocca, «Alitalia e il mercato del trasporto aereo». Che prosegue:

«Dati alla mano, la verità oggi innegabile è che gli oltre 10 miliardi di oneri derivanti da Alitalia si creano quasi tutti del periodo post IRI e oltre la metà di questi è imputabile alla scelta del 2008. Una bella medaglia per il Cavaliere».

Bene, avanti così. Si sapeva, si è detto ma, ovviamente, non importa.
Come sempre. E adesso votatelo di nuovo, dai.
(Qui l’articolo completo, ricco di informazioni irritanti).