l’agonia di un settimanale importante

Ne ho già parlato: Pagina99, uno dei migliori settimanali di ragionamento sulla piazza fino ad alcune settimane fa, prima ha tirato parte delle cuoia abbandonando il formato cartaceo, adesso sta dibattendosi con difficoltà tremende. Il 12 dicembre la redazione ha rilasciato un terzo comunicato, opponendosi ai licenziamenti e promuovendo giorni di agitazione, poche ore dopo l’editore ha risposto con un altro comunicato dai toni più forti, il che non fa presagire nulla di buono. Spiace che venga a mancare un’altra testa (collettiva) nel panorama già striminzito, la mia solidarietà – per quel che vale – ai bravi giornalisti della testata, che hanno sempre fatto un ottimo lavoro.

James Nachtwey

Nachtwey è un fotografo di guerra tra i più bravi ed esperti, fotografa, documenta, ricorda e testimonia, senza cercare l’effetto facile o la via più breve.

Migranti al confine con la Macedonia, 2016 (James Nachtwey, Contrasto)

Mostar, Bosnia ed Erzegovina, 1993 (James Nachtwey, Contrasto)

Ramallah, Cisgiordania, 2000 (James Nachtwey, Contrasto)

World Trade Center, New York, 2001. (James Nachtwey, Contrasto)

Qui altre sue foto, Nachtwey sarà in mostra a Milano fino a marzo, qui.
«The events I have recorded should not be forgotten and must not be repeated».

aere perennius (telefonatemi, prima)

Da far imparare a memoria.
Chamath Palihapitiya, entrato in Facebook (nell’azienda, non nel social) nel 2007, ha contribuito allo sviluppo del sistema fino a diventarne vicepresidente. Ecco cosa va dicendo da un po’ di tempo:

“Abbiamo creato un sistema di gratificazione a breve termine di like e di feedback, guidato dalla dopamina, che sta distruggendo il modo normale in cui la società funziona: non sono cresciute né le discussioni, né la collaborazione. Ma solo la disinformazione e la mistificazione della realtà. E quello che dico non è un problema solo americano, non ha niente a che fare con i post della propaganda filorussa, ha a che fare con tutto il mondo”.

Qui l’intervento complessivo. Si dice ovviamente pentito e dice, insieme, che naturalmente ai suoi figli non è permesso usare Facebook. Bravo, alla buon’ora.

Maria Luigia d’Austria, ducato di Parma

Esempio strepitoso di giardino all’italiana, non tra i più appariscenti ma tra i più precisi, il giardino della Reggia di Colorno è un posto molto bello che vale un viaggio. Il satellite testimonia con esattezza.

Oggi, purtroppo, in condizioni più preoccupanti, per l’esondazione del Parma.


Pare che in fondo al giardino vi fosse una grotta tutta piena di automi cinquecenteschi, in grado di muoversi come divinità mitologiche.

il nonno che racconta le cose in fondo al tavolo (e che tutti ascoltano con grande attenzione)

Scalfari, padre eterno della Repubblica e leader eterno del giornale (fine delle prese per il culo, c’è già chi ci pensa abbondantemente), dopo numerosi editoriali chilometrici è passato a un livello superiore: l’intervista a sé stesso, in cui spazia tra gli argomenti più disparati.

Va bene, in fondo è libero di far quel che vuole e di vessare i suoi giornalisti finché non lo mettono su un Intercity che va lontano, e io sono parimenti libero di non leggerlo. Cosa che infatti non ho fatto, ho solo individuato un passaggio che mi interessa. Eccolo (Z è Zurlino, l’intervistatore sé stesso, E è ovviamente il grande Eugenio scritto tutto con il suo proprio font):

Z: E il rock?
E: Per me non esiste. È solo ritmo senza alcuna melodia. Nella vera musica jazz c’è il ritmo, volume del suono, melodia. È musica, una parte della grande musica. Ma poi c’è una musica completamente diversa e di grande e più elevata importanza, operistica e sinfonica. I grandi di questa Musica sono a volte compositori, a volte direttori d’orchestra, cantanti e specialisti di vari strumenti detti appunto “solisti” e voci di diverso volume femminile e maschile. Ognuna di queste figure compone la grande Musica e naturalmente con essi e anzi prima di essi ci sono compositori dei testi musicali, Rossini, Donizetti, Verdi, Puccini, Bellini.

D’accordo, ha detto «per me», ma la frase dopo è lapidaria, troppo, abbiamo litigato per molto meno. Ti lascio ai tuoi ponteggi soliloquosi e mi riprendo per me il rock, tutto, alla facciazza tua.