tracking my time

Una delle cose più noiose di alcuni lavori (tra i quali il mio), e proprio per quello una delle cose che si trascurano di più, è monitorare le proprie attività, registrandone il tempo per ciascuna. Perché poi bisogna capire come le commesse siano coperte, se si produce a sufficienza, se il tempo è ben impiegato e blablabla. Aziendalismi.
Chi ha questa incombenza sa di che parlo e, probabilmente, già usa toggl. Da usarsi insieme o meno, non importa, ma molto molto interessante per questo tipo di necessità è ZEIº.

Uno sformotto piramidale che si appoggia sul tavolo, in posizione a seconda dell’attività che si sta svolgendo. E lui registra. Le facce/attività sono ovviamente personalizzabili (includono gli adesivi ma ci si può anche scrivere e/o disegnare) e il gioco è fatto. Provato, testato, dà soddisfazione.
Poi ci si stuferà lo stesso ma al momento funziona.

tempo di organizzare i festival e i tùr (manifesti manifesti manifesti)

Stavo cercando di capire il valore intrinseco dei The last days of Jesus, una ridente progressive goth rock band, quando sono incappato in un altrettanto ridente festival, organizzato per la fine dell’anno nella ridente Budapest.
Come si vede, l’allegria regna.

Un festival davvero ricco e succulento è invece lo Shaky knees di Atlanta, previsto per maggio. Io segnalerei, nella lineup: Jack White, David Byrne, Tenacious D, i grandissimi Cake e l’altrettanto grande Courney Barnett, i Franz Ferdinand (c’è bisogno di dirlo?), i Parquet Courts e i sorprendenti Greta Van Fleet (sentire Talk on the street per giudicare).

A proposito di posters e di tùr, ieri l’annuncio delle ottanta date di David Byrne, che accoppia – come è uso – disco e giro di concerti, dopo parecchi anni: tre date in Italia, per chi volesse.

Ma quello che preme di più a me è questo, l’inizio del tùr dei Jet: ci sarò, non in Giappone ma ci sarò, perdio.

Andare, ascoltare, benestare.

l’innovazione digitale, che meraviglia

Mi arriva comunicazione dal Ministero che non solo è pronta la mia dichiarazione dei redditi (a gennaio!) ma lo è anche l’F24 per pagare le tasse.

Sono estasiato, ormai la digitalizzazione dello Stato è a uno stadio avanzatissimo, era ora. E che comunicazione istituzionale, perfetta. Provvedo subito al pagamento, carissimo Ministero Fall River Productions (dev’essere un ufficio apposito).

impossible to ignore

Linger, Dreams, Desperate Andy, I will always, Promises, sono molte le canzoni da ricordare dei Cranberries perché, volenti o no, «No Need to Argue» fu un disco che segnò un’epoca: quella dei miei, dei nostri e dei suoi di Dolores, vent’anni.

Dreams, per esempio, con quel crescendo che attaccava da un minuto in poi, fu uno dei singoli che mi piacevano. Ma era impossibile non conoscere, o ignorare, i Cranberries tra il 1993 e il 1994, ogni canzone un singolo, ogni singolo un successo, e le radio trasmettevano a ripetizione. Oggi, quindi, mi dispiace.

caravaggio un, due ettrè

Vista finalmente l’ottima mostra a Milano su Caravaggio a Palazzo Reale, ovvero smaltita la sbornia di ben venti Caravaggio in un colpo solo (e tocca affrettarsi, si chiude il 28 e le code, come si vede qui sotto, sono considerevoli), ora tocca passare ai passi successivi.

Perché il 19 febbraio, sebbene possa parer strano, Caravaggio arriva al cinema.

Prodotto da Sky, «Caravaggio – l’Anima e il Sangue» è un documentario nel quale viene raccontata la vicenda compositiva di quaranta opere del pittore, alternando immagini ravvicinate dei quadri a interventi di critici d’arte e narrazioni in prima persona di un immaginario Caravaggio; il documentario segue «Raffaello – il Principe delle Arti» ed è la prima opera visibile al cinema in 8k e in Cinemascope 2:40, il che in pratica significa altissima risoluzione e un taglio dello schermo simile a una tela pittorica. Ma non è per questo che ne parlo: ne parlo perché la voce narrante, il Caravaggio del momento, è Manuel Agnelli, noto ai più per essere cantante degli Afterhours e giudice di X Factor, ossia due situazioni che io reputo entrambe piuttosto imbarazzanti per un essere umano. Ma non basta, perché il signore – oltre a non avere una particolare verve recitativa, anzi – ha anche una certa propensione a mescolare le erre, le esse, le emme, le enne e tutte le consonanti distinguibili dalla fonetica contemporanea. Ecco quindi una terza situazione piuttosto imbarazzante: un Caravaggio narrante insensato e inverosimile. Perché, chiedo io? Perché non un attore bravo e bon, a posto?

Terzo giro di cose caravaggesche che mi son capitate negli ultimi giorni, il pittore Ernesto Gennaro Solferino, il quale si è dilettato in un omaggio iperrealista alla Crocifissione di san Pietro di Caravaggio che io trovo piuttosto curioso nell’intento.

Un po’ perché invertito rispetto all’originale, forse dipinto dall’altra parte dello specchio, e un po’ perché guardare il resto dell’opera dell’E.G.S. – mi perdoni il Maestro – mi lascia molto divertito, visto l’eclettismo ultragalattico e astruso dell’autore.
Tutto questo per dire che a) la mostra di Milano è bellissima e nonostante non vendano nemmeno più i biglietti online conviene provarci; b) non sopporto Agnelli e le cose che fa; c) questa è decisamente l’epoca di Caravaggio, ci piacciono i contrasti, le luci e le ombre: non è stato così fino a Longhi e questo gusto passerà, ma al momento godiamocela.