JWST è andato

Delle ottomila che potrebbero andare storte, le prime cose sono andate bene: il telescopio spaziale più potente di sempre è partito per la sua missione, ossia piazzarsi a 1,5 milioni di chilometri dalla terra, dispiegare lo specchio più grande mai visto nello spazio, composto da diciotto esagoni per convogliare le immagini, e cominciare a guardare nello spazio profondo. Poi aprirà uno scudo termico grande come un campo da tennis per ripararsi dal calore e mantenere la propria temperatura a duecentotrenta gradi sotto zero.
Il James Webb Space Telescope, JWST, intitolato con poca felicità al secondo amministratore della NASA e non a qualche scienziata/o di merito, è uno scoppolone rispetto al meritevolissimo Hubble e permetterà cose mai viste prima. Ma dire che la cosa è complessa è dire poco, stiamo assistendo al risultato di venticinque anni di progettazione ed esperimenti, l’emozione è tanta.

Se tutto dovesse andare come previsto, il JWST permetterà di guardarci attorno per circa cinque anni, forse qualcosa di più, osservando gli eventi dell’universo più vicini al big bang senza le interferenze della terra. Poi, siccome è davvero molto lontano e non potrà ricevere né manutenzioni e, tanto meno, carburante, smetterà di funzionare. Ma se le ottomilamilioni di cose che devono andare per il verso giusto lo fanno, vedremo davvero cose inimmaginabili.

Buon viaggio, specchione.

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