minidiario scritto un po’ così delle cose recidive, ovvero perseverare nella pandemia: aprile, «alcune centinaia», un paese di settemila persone, questioni di coscienza?, la nostra ingratitudine

«Smettete di vaccinare i giovani». Questo è Draghi ieri. Perché da quando le vaccinazioni hanno cominciato a procedere a un ritmo decente – decente, oddio, ben al di sotto dei proclami tromboni degli ultimi mesi ma di sicuro anche delle attese un po’ più misurate – il gioco è stato quello della misurazione del peso specifico delle categorie professionali e degli ordini: le spinte lobbiste di avvocati, giornalisti, docenti universitari, dirigenti di aziende sanitarie e non, sacerdoti, commercialisti, hanno prevalso in larga misura sui principi sanitari, che avrebbero suggerito di vaccinare i soggetti più a rischio prima.
Ed è andata così che gli ottantenni sono rimasti indietro. Ma indietro per davvero: tre giorni fa l’immorale Bertolaso, in pubblica conferenza stampa, dava istruzioni suggerendo ai vecchietti rimasti fuori dall’abominevole sistema di prenotazione di Regione Lombardia di recarsi in un centro vaccinale qualsiasi senza appuntamento, assicurando tutela e vaccino. «Sono alcune centinaia», diceva l’improvvido, figurando facili disbrighi e carinerie sotto i tendoni. E infatti: gli ottantenni e ultra solo in Lombardia sono qualcuno in più, centottantaduemila. 182.000. C-e-nn-tott-a-nt-a-due-mmila. 606 volte «alcune centinaia», per dire. Il che significa, in fatti molto poveri, persone che accompagnano uno o più ottantenni in centri vaccinali a caso e che cercano di racimolare gli avanzi delle fiale del giorno. Con il rischio, ovvio, di non ricevere nulla, attendendo ore spesso all’aperto – e in questi giorni tira un vento gelido mica da poco – e senza alcuna certezza. Si fa così? No, non si fa così. Non è incompetenza, lo sarebbe se uno dicesse cinquecento per mille, ma dieci su diecimila è malafede, disinteresse, immoralità.
«È assurdo che si vaccini uno psicologo di 35 anni», diceva sempre Draghi ieri, dimenticando però che lo piscologo di 35 anni è per la legge un professionista sanitario e che in base al suo proprio decreto di Draghi non potrebbe lavorare se non vaccinato (Decreto Legge 1 aprile 2021, n. 44), ma non importa: è rilevante il principio che sta dietro alle parole, cioè procedere per indicazioni sanitarie e non per privilegi di categoria. La faccenda, tra le varie ragioni e oltre a un certo vizio nazionale radicato di saltare sempre la fila e di guadagnare i posti migliori a discapito degli altri, è cominciata anche a causa di AstraZeneca e del suo vaccino Vaxzevria. Poiché prima era sconsigliato agli anziani e l’Italia aveva puntato in modo massiccio su quello rispetto agli altri, avendone maggiormente a disposizione si è pensato di procedere con le persone più giovani. Sensato, se non fosse che non si è iniziato dai cosiddetti ‘soggetti fragili’, malati, operati, persone con patologie autoimmuni e così via, soggetti essenziali per lo svolgimento della vita comune, no, si è preferito andare per categorie, come detto. Poi AstraZeneca, continuerò a chiamarlo così, è stato sospeso, poi si è sospettato di alcune trombosi correlate, poi è stato sconsigliato per le persone con meno di sessant’anni (trenta in altre parti d’Europa, anche qui viva l’Europa unita). Allora capovolgiti mondo, i vaccini più disponibili sono per gli anziani e, quindi, partono in tromba le prenotazioni per le fasce 70-79, avanti. Ah già gli ottantenni, quelli niente, come ho detto prima, perché sono «alcune centinaia», si infratteranno negli interstizi. Ma le proporzioni non cambiano, almeno finora, le persone anziane in via di vaccino sono ampiamente meno della metà del totale, ancora. Il che ha un costo quantificabile, molto preciso, e non è un ritardo nella consegna di una pratica burocratica, che avrebbe poco effetto, qui il costo sono i morti. Oltre settemila, qualcuno ha calcolato (la Fondazione Gimbe), settemila persone che sarebbero ancora vive se si fosse proceduto per età nelle vaccinazioni. Chi ne risponde?

Il signore qui sopra, nell’immagine, paziente che si sottopone a una terapia discutibile per la cura delle emicranie a inizio Novecento, ben rappresenta come mi sento io in questo periodo. Il signore con il martello non è, però, la pandemia o il covid, che ne avrebbe ben ragione, ma l’amministrazione, il governo (con la minuscola, nel senso di chi è preposto a prendere decisioni e stabilire un criterio), la Regione (maiuscola, intendo la Lombardia), chi ha compiuto molte delle scelte deleterie dell’ultimo anno. L’incudine è la pandemia, le due signore che assistono partecipi ai lati, potrebbero essere la personificazione delle cose che mi aiutano a stare a galla, che so?, gli amici e qualche parente, il minidiario, i libri, la musica, il vino, l’aria aperta, camminare.
Draghi, sempre ieri, ha posto una questione che, a sua volta, mi ha posto di fronte a una domanda. Ha detto: «Con che coscienza un giovane si fa vaccinare sapendo che lascia esposta una persona che ha più di 65 anni o una persona fragile?». Il che, a discesa, presuppone che una persona giovane, chiamata al vaccino per appartenenza a qualche tipo di categoria ritenuta essenziale o prioritaria, se dotata della coscienza di cui parla Draghi, avrebbe dovuto non presentarsi all’appuntamento. Difficile. Io non so cos’avrei fatto, sono certo che avrei fatto molta fatica a rinunciare, soprattutto se attorniato da un mondo che si comporta in altra maniera e va in un’altra direzione. Ma non è una giustificazione, penso sia una questione mal posta, sinceramente. La somministrazione dei vaccini e il fronteggiare una pandemia, o un’emergenza in generale, non sono questioni da lasciare alla coscienza personale bensì a chiare e precise direttive comuni: o puoi o non puoi, con i condizionali del ‘potresti ma non dovresti’ non credo si vada molto lontano. O, meglio, le pulsioni alla propria protezione sopravanzerebbero in innumerevoli casi quelle rivolte al prossimo, non c’è dubbio. Forse si può approfondire.
Per chiudere, due cose. Prima, ho provato grande sollievo al buon esito di quattro prenotazioni per la vaccinazione di persone a me vicine, tutte oltre i settant’anni, vedremo poi come andrà all’atto pratico, e una certa qual soddisfazione nel constatare il buon funzionamento della piattaforma di registrazione fornita da Poste, in sostituzione di quella scellerata di Aria di Regione Lombardia. In barba alla nomea di Poste, il sistema informativo è degno di un paese civile e normale, cosa che in me causa ancora stupore. È giusto riconoscere anche i meriti, talvolta. La seconda è questa: un anno fa avevamo (avevo, anch’io) salutato con gioia e riconoscenza i cinquantatré operatori sanitari, medici e infermieri, cubani che erano venuti a titolo gratuito ad aiutarci nella fase critica della pandemia. Come gli albanesi e chiunque fosse poi venuto in nostro soccorso. Mentre i trenta medici albanesi, però, li avevamo mandati via, alla fine, con una bella denuncia per disturbo della quiete pubblica, perché avevano osato festeggiare la fine della loro missione, i cubani li abbiamo ringraziati così: l’Italia ha votato contro, nei giorni scorsi, una risoluzione presentata al Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu che chiedeva la fine dell’embargo nei confronti del paese caraibico, votando al fianco di Israele, Stati Uniti, Polonia e Gran Bretagna. Per carità, si tratta di due cose diverse, parliamo di ambiti differenti, non sono… Davvero? Perché la risoluzione affronta una questione significativa in questo senso, ovvero parla di «grave preoccupazione per l’impatto negativo delle misure coercitive unilaterali sui diritti umani mettendo – in sintesi – in relazione diretta le sanzioni economiche con la sopravvivenza e il benessere di milioni di esseri umani», e son ben sessantun anni di embargo in questa direzione. Sopravvivenza, come in caso di pandemia. Dopo averli chiamati hermanos de Cuba e celebrati, giustamente, avremmo forse potuto ricordarcene un anno dopo? Magari?


Le altre puntate del minidiario scritto un po’ così delle cose recidive:
26 ottobre | 27 ottobre | 29 ottobre | 1 novembre | 3 novembre | 4 novembre | 6 novembre | 8 novembre | 11 novembre | 14 novembre | 18 novembre | 21 novembre | 25 novembre | 30 novembre | 4 dicembre | 8 dicembre | 12 dicembre | 19 dicembre | 23 dicembre | 30 dicembre | 6 gennaio | 15 gennaio | 19 gennaio | 26 gennaio | 1 febbraio | 15 febbraio | 22 febbraio | 24 febbraio | 1 marzo | 25 marzo | 9 aprile |

vola al cinema

Nelle gelide profondità dell’Antartico un team di geologi scopre un vecchio laboratorio nazista ancora intatto in cui hanno avuto luogo oscuri esperimenti. Per conquistare il mondo, i nazisti hanno creato squali modificati capaci di volare guidati da superumani non morti. Per contrastarli viene rianimata una task force di soldati caduti in Vietnam nota come “Dead Flesh Four”.

È Sky Sharks, film dalla trama complessa e scelte registiche per veri cinefili.
Tra l’altro, non sono sicuro ma penso sia una storia vera.

un altro luminoso successo per il ministero dei Beni Culturali e del Turismo

L’anno scorso, in piena pandemia, quel trombone del ministro dei Beni Culturali e del Turismo Franceschini aveva annunciato un’ideona, ovvero di creare «una sorta di Netflix della cultura», intendendo una piattaforma digitale per «offrire a tutto il mondo la cultura italiana a pagamento». La piattaforma sarebbe stata utile «in fase di emergenza», cioè in lockdown con le persone rinchiuse in casa, ma anche dopo. Questo in primavera. Poi Franceschini s’è distratto e boh.
A gennaio, il 12, si è svegliato e ha annunciato il lancio della piattaforma. Lo sbocco naturale sarebbe stata la RAI, che con RAIPlay ha già un’infrastruttura di questo genere ma, ovviamente, il ministro ha detto che avrebbero lavorato con Cassa Depositi e Prestiti e Chili (di Parisi, ex centrodestra milanese). Vabbè, comunque la «Netflix della cultura» ha un nome: ITsART (da “Italy is Art”). Che, complimenti, fa veramente schifo, esattamente come il logo e come il piano tutto.

Il logo, se riesco a smettere di ridere, ha questa descrizione: «con una linea dinamica e moderna, evoca l’italianità con un richiamo al tricolore. Il punto davanti a IT, che ricorda l’estensione .it, indica la proiezione italiana sul web, sottolineando la visione digitale del progetto» e non c’è un concetto che non sia discutibile. Naturalmente non si sono premurati prima di verificare i dominii e il .com è occupato, di conseguenza hanno comprato il .tv. Ma non basta. Ecco cosa dovrebbe essere, secondo il lancio del ministro: «ITsART è il nuovo palcoscenico virtuale per teatro, musica, cinema, danza e ogni forma d’arte, live e on-demand, con contenuti disponibili in Italia e all’estero: una piattaforma che attraversa città d’arte e borghi, quinte e musei per celebrare e raccontare il patrimonio culturale italiano in tutte le sue forme e offrirlo al pubblico di tutto il mondo». Ma che bello (sarcasmo), e da quando? «Fine febbraio, inizio marzo». Infatti.

Quattro milioni stanziati dal ministero più i soldi del Fondo Unico per lo Spettacolo ma attenzione: non è previsto che ITsART produca contenuti originali, cosa che peraltro RAI fa, ma sarà semplicemente un «canale di distribuzione digitale». Che però al momento è nulla.

Ce ne sarebbe di che essere sconsolati ma fare esercizio di memoria potrebbe riservare ancora qualche soddisfazione: nel 2007 lo stesso ministero aveva lanciato con spreco colossale il sito italia.it e la presentazione di Rutelli in un inglese inesistente fa ancora accapponare la pelle e oggi il sito si presenta così:

Morto. Ma non basta, nel 2015, sempre Franceschini, presentò quella schifezza leggendaria, a partire dal nome, di verybello.it, qualcuno ricorda? Era un portalone per promuovere nel mondo e nei mercati specializzati nel turismo gli eventi culturali organizzati durante Expo, investimento sontuoso ed ecco il sito oggi:

In vendita. E ora la domanda: che fine farà ITsART, sempre ammesso che abbia anche un inizio? La risposta è facile, al netto del solito spreco del ministero della cultura e di Franceschini in particolare, visto che della piattaforma non convincono né l’idea, né il progetto (troppa sovrapposizione con la RAI e mancanza di un’idea originale) né il business plan, tant’è che pare che sia i partner tecnologici che quelli di contenuti che gli investitori si siano tirati indietro o non abbiano manifestato interesse nell’iniziativa. Bene, sempre molto bene. Un altro fiore all’occhiello, mettiamo a memoria. E continuiamo a mettere al ministero dei beni culturali dei fanfaroni, ignoranti, scalzacani e spreconi.

almanacco dei sette giorni, per primovereggiare (21.12)

☀ Il vulcano Fagradalsfjall, in Islanda, sta eruttando. Aveva però avvisato, con un sacco di scosse. Questo vulcano non è in realtà una montagna ma una valle, dalla quale sgorga il magma dalle profondità. Il Fagradalsfjall era quieto da seimila anni, tempi vulcanici.

(Vilhelm Gunnarsson/Getty Images)

✘ «La statua monumentale avrà altezza finale di 70 metri e dovrà prevedere la presenza al suo interno di un museo nicolaiano, un teatro esperienziale, un centro studi nicolaiani e anche una ludoteca in grado di far giocare i bimbi del mondo». Qualche fuori di senno a Bari intende costruire un’enorme statua di San Nicola, settanta metri più venti di basamento, al porto, e a questo scopo ha lanciato un bando, ‘Una statua per San Nicola’. Cui auguro ogni tipo di fallimento.

✘ È in ballo la nomina del presidente del COPASIR, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica: per consuetudine e buon senso la carica è sempre andata all’opposizione, con un’unica eccezione particolare (D’Alema rispetto al governo tecnico Monti). Per questo motivo, Fratelli d’Italia, in qualità di unico partito di opposizione, la rivendica. Ma la Lega, che dal 2019 occupa la poltrona della presidenza appunto in virtù del fatto che, allora, era all’opposizione, non vuole cedere.

☀ Per chiarire: i risultati della sperimentazione americana sul vaccino AstraZeneca confermano che il farmaco è sicuro e efficace al 79% nel prevenire ogni sintomo per chi si ammala di Covid-19, al 100% nell’evitare ospedalizzazioni e i casi più gravi. Pare poco?

✘ Si comincia a parlare – la Norvegia – di boicottaggio dei mondiali di calcio del Qatar del 2022. Il motivo è il numero spaventoso di operai morti nella costruzione degli stadi. Secondo le ultime indagini, sarebbero 6.500, provenienti perlopiù da India, Bangladesh, Sri Lanka e Nepal, costretti a lavorare di fatto in condizioni di schiavitù.

☀ La Spagna, tra i pochi paesi al mondo ad averlo fatto, ha approvato una legge sull’eutanasia. Proposta dal Partito Socialista (PSOE) del primo ministro Pedro Sánchez, prevede anche la possibilità dell”eutanasia attiva’, ovvero che in determinate condizioni il medico possa somministrare farmaci che inducano il decesso, oltre a quella ‘passiva’, ossia la sospensione delle cure o lo spegnimento delle macchine. Grande passo di civiltà.

✘ Al Comune di Roma, visto lo scadere del mandato, stanno dando incarichi a fratelli, cugini e amici. Declinati variamente al femminile o al maschile, sia chiaro. Certo, fa curriculum, son soldi fossero anche due mesi, e fa prestigio. Minima immoralia.

◼ Il Papa spiega in un documento che la pandemia «ha inciso negativamente su tutte le fonti di ricavo della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano» e non c’è da dubitare, considerando i biglietti dei Musei Vaticani o gli oboli. A causa delle minori entrate, ha deciso di ridurre anche gli stipendi delle gerarchie, in proporzione. E se già doveva guardarsi le spalle, ora si guardi anche la fronte. Il dato che mi era sconosciuto è la retribuzione dei cardinali: si stima circa cinquemila euro al mese. Ecco, sarà ridotto del dieci per cento, come quasi tutti. Notevole il fatto, a onor del Papa, che la riduzione non riguarderà o quasi i dipendenti non religiosi. Caspita.

☀ Infine, l’Eurospin come stile di vita.

Raccomando le patate al forno surgelate, evidentemente.


L’indice degli altri almanacchi.