Dracula ha intenzione di trasferirsi in Inghilterra

La BBC ha affisso, per promuovere la nuova serie Dracula, svariati cartelloni abbastanza incomprensibili.

Bene i paletti, quelli sono chiari, ma il resto non molto. Il colpo di genio, però, è quando viene buio, ovvero l’ora dei vampiri.

S-t-u-p-pee-nd-o. Qui un time lapse del tutto che chiarisce ancor di più.
Pare purtroppo che la serie, nonostante la presenza di Mark Gatiss e Steven Moffat – ovvero Sherlock per i più avvisati -, non sia all’altezza del proprio cartellone.

laccanzone del giorno: Counting Crows, ‘Omaha’

I Counting Crows sono una band californiana che per tre anni, tra il 1993 e il 1996, ovvero tra il primo e il secondo disco, non sbagliò un colpo. Il cantante e autore principale, Adam Duritz, sebbene fosse piuttosto impegnato ad accompagnarsi alle donne del cast di Friends e ad apparire in qualche puntata, ebbe il suo picco creativo. Ne ho detto qualcosa brevemente qui, in occasione di un’uscita importante.
Comunque, il primo disco fu fenomenale, August and Everything After, e il secondo pure, Recovering the Satellites, sebbene abbia incontrato meno il favore del pubblico e della critica (ma non il mio), perché un pochino più intimo ed emotivo. Dopo il 1996, per quanto ne so io, non hanno più azzeccato un colpo: prima tutto, dopo niente. Succede.

Ma in quegli anni le vette furono molte, per dire: Mr. Jones, Perfect Blue Buildings, Raining in Baltimore, Goodnight Elisabeth, A Long December e altre, tra le quali laccanzone di oggi è Omaha. E Omaha, in Nebraska, somewhere in Middle America, era una metafora e una chiave di lettura dell’America di quegli anni, dritti to the heart of matters. I testi dei Counting Crows son tutt’altro che banali, sono significativi esercizi di scrittura di buon valore.
Omaha forse non è il pezzo più esplosivo o memorabile dei Counting Crows ma è un gran bel pezzo, la fisarmonica accompagna una ballatona che da quasi trent’anni mi fa sempre piacere sentire. Li ascolto con affetto perché io c’ero e li ricordo passo-passo, il primo, poi il secondo disco, poi gli altri, e ricordo che saltai un loro concerto a Milano perché il giorno dopo mi sarei laureato. Ma son cose che si capiscono dopo, avrei fatto bene ad andare.

Trostfar, gentilmente, raccoglie tutte leccanzoni in una pleilista comoda comoda su spozzifai, per chi desidera. Grazie.

appunti sui primi giorni della rivoluzione sessuale

Il prossimo libro che leggerò.

Credo sia la storia di una spedizione nello spazio profondo che viene intercettata da quel tipo di alieni sempre interessati a inserire sonde negli orifizi umani.
O forse no: «In Terrore anale, Preciado riscrive la storia della sessualità spostando la narrazione sul punto cruciale della questione. La riscrive a partire dall’ano. Muovendosi sul terreno complesso del dibattito filosofico intorno alle idee di Foucault, Marx, Deleuze, Guattari e Hocquenghem, Preciado individua nell’ano il superamento dei limiti anatomici imposti dalla differenza sessuale». Anvedi, chissà che dice Marx dell’ano.
Sì, è un libro vero.

un bel vedere

Le sardine ieri a Bologna.

Speriamo che il voto vada come deve andare, soprattutto dopo le parole di ieri del segretario della Lega dell’Emilia Romagna: «Il programma di Lucia [Borgonzoni] è stato fatto insieme ai governatori del Veneto e della Lombardia con un modello che preme verso la sanità privata». E non contento: «Qui in Emilia Romagna è un tabù, ma in Lombardia le prestazioni private sono il 50%, in Emilia Romagna solo il 20% e quindi bisogna procedere anche in questo senso».
Poi vedete voi.

“La casa Windsor”

Se l’uscita di Harry e Meghan dalla famiglia reale l’avessero inserita nella sceneggiatura di The Crown l’avrei trovata del tutto improponibile.

E la cosa ha appena soppiantato lo scandalo del principe Andrew e delle minorenni chiamate per i massaggi. Non così improponibile ma insomma, poco ci manca. La soap continua, realtà batte largamente finzione, un bell’articolo di David Randall a questo proposito. È la serie più longeva al mondo, alla fine.

la pesca miracolosa, la consegna delle chiavi, la punizione di Elima eccetera

Da oggi nella cappella sistina saranno esposti gli arazzi di Raffaello, disegnati e intessuti appositamente per essere lì collocati. E, ovviamente, confrontarsi con gli affreschi di Michelangelo, mica poco.
Ecco qui sotto come sarà, era dal 1983 che non accadeva.

Solitamente gli spazi dei dieci arazzi sulle pareti sono vuoti e sono ricoperti da tende affrescate per riempire, appunto, il vuoto. Si intravedono in quest’immagine scattata ai tempi dei preparativi per il conclave e in quella sotto, con il sovrintendente.

Beh, c’è tempo una settimana per vederli ma credo sarà necessario mettersi in fila. In una bella fila. Ma domenica è pure aggratise.

il coraggio di Montanari, anche stavolta

Tomaso Montanari, oltre alle indubbie qualità come critico e storico dell’arte, ha un grande pregio: dice le cose senza ipocrisia. L’aveva già fatto con Luzzatto e il suo indegno libro (ne ho detto qualcosa qui) e molte altre volte. Stavolta, unico o quasi nel panorama giornalistico italiano infido e codardo, ha scritto un articolo su Giampaolo Pansa e su quanto scritto in occasione della sua morte.
Siccome, è facile prevederlo, adesso salirà l’ira scomposta dei destrorsi sostenitori della parificazione tra fascismo e antifascismo e i morti di tutte le parti, riporto l’intero articolo qui prima che qualche solerte redattore cagasotto lo renda irreperibile.


Pansa, la sconcertante santificazione di un falsario

di Tomaso Montanari

La santificazione a testate unificate di Giampaolo Pansa lascia sconcertati.

È naturalmente comprensibile il lutto degli amici e degli ammiratori, così come è lodevole la gratitudine dei più giovani giornalisti che ripensano ai loro debiti verso quello che fu, fino a un punto preciso della sua vita, un maestro del nostro italianissimo giornalismo. Ma il silenzio sulla scelta revisionista di Pansa (una scelta che assorbe, portandolo di male in peggio, quasi gli ultimi vent’anni della sua vita), o peggio i tentativi di liquidarla con accenni a un suo gusto per le questioni «controverse», al suo essere «bastian contrario» o «sempre contro», sono invece inaccettabili. E nemmeno il combinato disposto dell’intollerabile ipocrisia italica e borghese del «de mortuis nihil nisi bonum» e del corporativismo giornalistico possono giustificare questa corale opera di depistaggio.

È esattamente questa coltre di silenzio che obbliga a prendere la parola proprio ora, a caldo: perché ci sia almeno qualche voce che contraddica la canonizzazione, e instilli dubbi proprio nel momento in cui il nuovo santo viene innalzato sugli altari, a riflettori ancora accesi.

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