libri scritti e libri sottratti: bleah

In pochissime parole, ne ho già detto: Marino Massimo De Caro, trafficone e ladro di libri antichi senza alcun titolo in merito, riesce a farsi nominare direttore della biblioteca dei Girolamini di Napoli. E cosa fa, una volta nel formaggio? Ovviamente ruba tutti i libri che può e ne dà parecchi al suo amico Dell’Utri. Poi, grazie alla segnalazione dei due impiegati, Tomaso Montanari scrive un articolo denunciando la situazione, De Caro viene arrestato e condannato ad alcuni anni di carcere e domiciliari. Questa la storia, in breve. E i libri? Andati, un bel po’.
Poi Sergio Luzzatto decide di scrivere un libro proprio su De Caro.

Non è mia abitudine esprimere giudizi senza argomentare ma, stavolta, proprio non mi viene voglia: il libro di Luzzatto è incomprensibile, non capisco che tipo di operazione abbia voluto fare, è un libro inutile e a parer mio sciocco in molti punti, imbarazzante per Luzzatto stesso che consideravo uno storico serio, un libro ricco di immodesti e inverosimili particolari, di racconti presi per buoni e di simpatia non troppo nascosta per un delinquente colpevole di numerosi reati odiosi. E Einaudi? Perché pubblica un libro così?
Montanari ha fatto una critica molto più argomentata della mia, cui rimando, a me resta il rimpianto di aver sprecato del tempo a leggere questo libro, che mi ha pure fatto venire il mal di stomaco. Bleah.

I have a good feeling about this, Morty

Tre stagioni, trentuno episodi in crescendo di contenuto e complessità, Rick and Morty è una serie animata – genere: cosmic horror, ihih – proprio ben fatta: un nonno inventore, la più grande intelligenza dell’universo, nonché ubriacone e dedito a ogni eccesso, porta con sé il nipote un filino ritardello in ogni tipo di avventura, con contorno di famiglia ben riuscita, di personaggi spassosi (Bird person, ne dico uno, oltre al mostro metà Lincoln e metà Hitler) e di porcatone.
La serie parte piano, riferendosi ovviamente a Ritorno al futuro e Futurama, per dirne due, per poi prendere il largo da metà della seconda stagione in poi, toccando vette inarrivabili nella terza: per esempio, la settima puntata della terza stagione, The Ricklantis Mixup / Tales from the Citadel, è eccezionale, degna di un film di fantascienza e di un poliziesco di eccellente fattura, piena di riferimenti e commovente quando attacca con In the City degli Eagles e descrive l’umanità della Cittadella. Consiglio, per chi capisce il genere.

cose che uno a Manchester

Questo è quello che io intendo per godersi un quadro.

Una sontuosa marina di Henry Moore – Mount’s Bay: Early Morning Summer per essere precisi – vista da me medesimo seduto nella poltrona a sinistra medesima alla Manchester Art Gallery. Medesima.

Non dico andarci apposta, ma se uno c’è per altro allora sì, eccome.
E non trascurerei, in quel caso, Lowry: decisamente l’autore più significativo del contesto industriale manchesteriano (dopo gli Oasis, gli Smiths, i Joy Division e Badly Drawn Boy, chiaro).

«l’avevo comprata dal padre a Saganeiti assieme a un cavallo e a un fucile, tutto a 500 lire»

L’8 marzo scorso a Milano si è manifestato, ovviamente per i diritti di tutti oltre alle donne. E oplà, è caduto un secchio di vernice.

Lavabile, per carità, tutto risolvibile con poco lavoro e poca acqua.
Un modo persin rispettoso di manifestare dissenso contro Montanelli, reo di aver comprato in moglie una dodicenne etiope durante la guerra e di aver sempre trovato la cosa normale anche molti anni dopo. Il collettivo «Non una di Meno» ha così manifestato il proprio disappunto, diciamo.

Concordo, ritengo il tutto giustificato, io – che son meno signore – avrei fatto lo stesso ma non con la vernice lavabile.

Storie di vernici, in questi giorni.

ma sarete stronzi, perdio

A Roma non si pulisce nulla, ma nulla per davvero. Tant’è che la città fa schifino mica poco, da un po’ di tempo (almeno 5 Alemanno 2 Marino quasi 3 Raggi). E invece no: l’ufficio decoro del comune (volutamente tutto minuscolo) decide – per una volta – di pulire una cosa sola.

Naturalmente una pulizia fatta bene, alla romana di questi tempi.

Ma la tettoia, dico io? Non la si è vista? E la targa apposita a destra? Difficile non vederla.

Niente. E ciao alla scritta storica del ’48 del Fronte Democratico Popolare alla Garbatella. Complimenti vivissimi anche stavolta.

l’incompiutismo

Con grande arguzia, qualcuno ha notato che «il più importante stile architettonico in Italia dal secondo dopoguerra a oggi» è l’incompiutismo, ovvero le opere architettoniche non finite e lasciate lì.
Sono oltre 600 e, solitamente, belle grosse, le opere incompiute: Alterazioni e Fosbury Architecture ne hanno fatto un catalogo, INCOMPIUTO: La nascita di uno Stile, Humboldt, 2018, un viaggio attraverso quelle che loro chiamano – in modo appropriato – le «rovine contemporanee».
L’idea è buona, infatti ho acquistato prontamente e sono in attesa del postino, non vedendo l’ora di ricevere una serie di sonori cazzotti alla bocca dello stomaco.

Perché mica ci si crede, finché non si vede. Ne cadauno una io, tra le opere dell’incompiutismo che conosco: l’Asti-Cuneo, l’A33, gioiello suddiviso in più tronchi alcuni dei quali hanno l’aspetto qui sotto.

Tutti scappati? Rapiti? Disintegrati?

l’opposizione dopo Pamela Anderson

Dopo Pamela, interviene nel dibattito politico colei che venticinque anni fa era il mio riferimento culturale – che ricordi! – e ora è anche quello politico: Miriana Trevisan.

Riferisco: Trevisan, alla dichiarazione di Salvini di aver avuto in cameretta di poster di lei, ribatte: «Lui aveva il gusto di tenere il mio poster, il mio gusto può essere che Salvini non mi piace? Poi, capisco, c’è il fascino del potere…». Poi ancora meglio: «non apprezzo le persone che istigano alla violenza. Lui, a volte, fa una propaganda troppo forte. Io tendo a riconoscere gli altri come esseri umani. Penso che l’odio porti odio. Le persone non possono diventare uno scarto. Né si dovrebbe creare emarginazione o alimentare la paura o istigare la rabbia».
Sottoscrivo, sottoscrivo tutto. Guidaci, Miriana.