arte a Venezia

In questi giorni di Biennale è apparso uno stencil su un muro a Campo Santa Margherita.

foto di Lapo Simeoni

Non difficile individuarne la mano, direi con buona certezza. Il salvagente vestito dal bambino, il razzo di segnalazione, i piedi nell’acqua dicono molto, puntando l’attenzione sulla questione sbarchi e migranti.

foto di Lapo Simeoni

Pare siano passati tre o quattro giorni prima che qualcuno l’abbia notato. Notevole, Banksy, anche stavolta: è tornato finalmente alle cose che lo contraddistinguono – più dei numeri da Sotheby’s, a parer mio – e alla sua modalità colpisci-e-fuggi, lasciando al tempo, al caso e all’attenzione altrui l’eventuale scoperta del lavoro.

mobbing

Crudeltà. Non conosco altra parola per definire ciò che ho trovato questa mattina alla mia scrivania.

L’umarèl che sovrintende al mio lavoro e a tutto ciò che mi circonda, dicendo spesso: «Ah, voi lo fate così?», il mio fido compagno di lavoro, attento e scrupoloso, impiccato. Sì, impiccato.
Questo è mobbing diretto a me, mobbing del peggiore, vogliono costringermi a lasciare, Loro, perché sono scomodo, perché i poteri forti lo vogliono. Ma io non mollo. Nonononononono. Resto.

(Ah, l’ho salvato ora l’umarèl sta bene, fiuuu. Anche se non avrei dovuto salvarlo così).

manifesti, manifesti, manifesti parte 324

Un po’ di manifesti musicalini, genere che qui si apprezza parecchio.

Vediamo un po’: oltre all’immancabile Barnett, tra l’altro in Italia a giugno, segnalo un interessante tùr che mesce i Cake con Ben Folds – la cosa era già riuscita qualche anno fa – e c’è da dire che i Cake saranno a Milano a ottobre (biglietti acquisiti, bene), i Calibro 35 che suonano sempre più spesso a Londra e a ragione, visto che sono i più vendibili di tutti tra gli italiani e che consiglio di andare a sentire tutte le volte possibile, e infine i Giuda, gruppo che ho scoperto da poco e che fanno un onestissimo e piacevole rock che mi piacerebbe sentire dal vivo, dove immagino renda di più. Ecco.

aeroplani e montagne sacre

Pochi giorni fa vagolavo in macchina e a un certo punto la radio trasmette un pezzo vecchio vecchio di quando io avevo ancora tutta la scuola da fare.

E ohibò, trasalisco: guarda te a cosa somiglia in modo imbarazzante.

Esatto, Holy Mountain. Ahi ahi, Noel, e io che ne avevo fatto anche il disco del giorno… Che dire? L’ispirazione non si sa mai da che parte venga, è proprio vero.
E ora una delusione: nel 2010 Plastic ha ammesso di non aver cantato nei suoi primi quattro dischi (quattro? chi l’avrebbe mai detto). Il suo produttore lo fece, lui ci mise la faccia. Ingannato, ci hanno ingannato (ingannòcci).

25 aprile: il giorno dopo

Molta gente, quest’anno, in manifestazione a Milano per il 25 aprile, come non se ne vedeva da un po’.

Molta gente anche la mattina, ai cimiteri, Monumentale, Musocco, per portare un fiore sulle tombe dei partigiani. Atto sacrosanto, che noi facciamo e invitiamo a fare da molto molto tempo.

C’è sempre più gente quando siamo (eh? diciamo) all’opposizione, durante i governi di centrosinistra il dissenso tende a canalizzarsi per altre vie.
A ogni modo, in corteo appare persino uno sparuto gruppetto di cinquestellati, ai quali vanno senz’altro le nostre felicitazioni per essere venuti in manifestazione – c’è di peggio e si vede tutti i giorni – e un cordiale vaffanculo per l’attività di governo (sono stato io, gli altri sono stati gentili).

Ma la manifestazione è cambiata, siamo cambiati noi, tutti. Niente slogan, niente canti a parte un paio di Bella ciao, niente vento che soffia e scarpe rotte eppure, niente Bandiera rossa, niente cori, tutti presenti e concentrati ma non è più un corteo politico, compatto e con le proprie regole, è una manifestazione di individui. Accomunati, certo, dall’idea della libertà e della Resistenza ma non più riuniti dalla politica, dai partiti e dalle idee.
Forse la spiegazione è che il 25 aprile è diventata, doverosamente, una festa istituzionale, una cosa diversa nella quale non c’è spazio per rivendicazioni politiche di attualità, può essere. Forse una parte della spiegazione è che c’è stato, ovviamente, un cambio generazionale. Così, almeno, si spiegherebbe l’assenza di canti della Resistenza e, piuttosto, le casse sui camion che sparano a tutto volume Erasure, Cindy Lauper, Abba, INXS. Nonostante sembri più un gay pride, la cosa non mi dispiace: è solo diverso da quanto visto finora.

Se ora sia meglio, io non lo so. Di sicuro, a un certo punto del corteo, ho avuto una certa sensazione di sconfitta.

Ma magari sono io.

il settantaquattresimo 25 aprile

Oggi è il mio, nostro natale laico. La festa più bella.
E tra le feste belle, la più bella per me fu quella del 1994, pioggia e lotta contro Berlusconi e i fascisti al governo.

Come ora, se non che Berlusconi mi manca, quasi*.
Buona festa a tutti coloro che domani manifesteranno, in qualsiasi maniera, che staranno insieme e che ricorderanno chi non c’è più e ha lottato per noi.
Agli altri no. Buon 25 aprile a voi, amici.

* Non è vero, era per amor di battuta. Ma nemmeno per sogno, maledetto.