almanacco dei sette giorni, per fiduciare (21.03)

✘ Se n’è andato questa settimana Emanuele Macaluso, figura storica del PCI, poi direttore de L’Unità, pochi giorni prima del centenario della fondazione del Partito Comunista d’Italia, di cui fece parte. Siamo stati abbastanza vicini di casa per un certo tempo e l’avrò sicuramente incontrato ma non me ne sono accorto. Vedi come si passa accanto alla Storia senza accorgersene, quando si è stolti?

◼ Se n’è andato anche Cesare Maestri, che mi piaceva meno di Macaluso ma era di sicuro bravo in montagna. Si porterà dietro, come faceva già, tutta la storia del Cerro Torre. Ciascun pensi quel che vuole, anche niente.

✘☀ In parlamento Conte chiede la fiducia dopo lo sfilamento di Renzi e dei suoi e, come ormai si sa, la ottiene, seppur sbilenca in una camera. Al Senato, come spesso accade, Salvini fa un intervento vergognoso, in cui cita il Grillo che se la prendeva con i senatori a vita. Liliana Segre, invece, gigantesca al confronto di queste merdine, nonostante l’età e il rischio di contagio, va a Roma per votare e vota. In rete, altre merdine scrivono commenti schifosi, per cui andrebbero tutti denunciati e condannati. Lei, eccezionale come sempre, risponde:

“A me dispiace da matti avere 90 anni e sapere che ho pochi anni ancora davanti, anche se gli odiatori ogni giorno mi augurano di morire, mi dispiace tantissimo di dover abbandonare la vita. Perché la mia vita mi piace moltissimo. Ad Auschwitz non scegliemmo di attaccarci ai fili elettrificati per scegliere la morte, che sarebbe arrivata in un secondo. Noi scegliemmo la vita, parola importantissima che non va sprecata e non va mai dimenticata nemmeno un minuto. Non bisogna perdere neanche un minuto di questa straordinaria emozione che è la vita. Perché nel tic-tac, che è il tempo che scorre, il tic è già tac”.

Oltre alla commozione, io ammiro Liliana Segre e, come tutti dovrebbero fare, le auguro lunghissima vita. Non per lei, per me. E per tutti, compresi i minorati che la insultano e non hanno capito nulla dello stare al mondo.

☀ Per i più cocciuti, un ottimo cartone di quell’ottimo ragazzo che fa i “cartoni morti“. Ovvero, come usare internet per raccogliere informazioni in maniera sensata. Strano, eh?

✘ Il Post, come fa ogni anni, ha pubblicato i dati di vendita dei principali quotidiani italiani e ha fatto un paragone con i dati di sette anni fa.

Già. Anche rispetto all’anno scorso va male male.

☀ Bernie Sanders seduto da solo all’Inauguration day di Biden è piaciuto a tutti e avanti coi meme, alcuni spassosi.

Bernie li ha visti, gli sono piaciuti, se ne è compiaciuto non per sé stesso ma, come ha socialisticamente commentato, perché: «fa sapere alle persone che facciamo dei buoni guanti in Vermont». Sempre ammirevole.

✘ Biden annuncia tra i primi provvedimenti di voler riportare gli Stati Uniti negli accordi di Parigi sul clima (è un trattato) e Ted Cruz, terrificante senatore repubblicano texano noto per le sue uscite, subito dichiara che: «aderendo nuovamente all’accordo sul clima di Parigi, il presidente Biden dimostra di essere più interessato al punto di vista dei cittadini di Parigi che al lavoro dei cittadini di Pittsburgh». Pum! Le balle che cadono, ahah. E prosegue in discesa: «Questo accordo farà molto poco per influenzare il clima e danneggerà la capacità di sostentamento degli americani». Bravo.

☀ Oltre a quello, Biden ha subito firmato 16 ordini esecutivi, tutti buoni visto il passato, che a dirne quattro già basta: obbligo di mascherina nelle aree di giurisdizione federale (ah, bravo Trump!), stop alle restrizioni di accesso per cittadini di alcuni Paesi musulmani e alla costruzione del muro con il Messico, cancellazione della costruzione dell’oleodotto Keystone XL. Beh, altra aria.

✘ Il segretario dell’UDC, Lorenzo Cesa, perché indagato in un’inchiesta sulla ‘ndrangheta, si è dimesso. Il che complica la trattativa di Conte per includere il partito nella maggioranza. Io di quanto Cesa fosse una personaccia scrivevo già nel 2007 e facevo promemoria sull’UDC nel 2010. Quindi dai, niente sorprese. Colpisce la pervicacia e l’insistenza di certe persone.

☀ I placebo sono una cosa interessantissima e la loro storia è notevole. Qui un bell’articolo di Jeremy Howick, direttore dell’Oxford Empathy Programme dell’Università di Oxford, pubblicato su The Conversation. Tradotto, ancor più comodo.

✘ Domenica Trenord farà sciopero. Chissà che pensano.

Bella settimana, vivace. Secondo uno studio canadese, ci passano per la testa circa seimiladuecento pensieri al giorno, intesi come cose nuove pensate ogni giorno. Anche minime. Che per sette, fa una settimana piuttosto intesa, anche a pensare allo scovolino del bagno. Nelle notizie qui sopra ci sono alcuni dei miei.


L’indice degli altri almanacchi.

Bordiga, Grieco, Parodi, Sessa, Tarsia, Polano, Gramsci, Terracini, Belloni, Bombacci (supertraditore), Gennari, Misiano, Marabini, Repossi e Fortichiari

Un secolo esatto dalla scissione di Livorno e dal congresso che portò alla nascita del Partito comunista d’Italia.

Stasera, in onore dei moltissimi compagni passati e presenti, di molte lotte e molte conquiste, di una grande irripetibile storia, di molte feste, di innumerevoli riunioni, delle bandiere rosse e delle manifestazioni oceaniche, dei pugni chiusi, un bicchiere di rosso, un sigaro cubano e, naturalmente, salamella di bambino. Salute!

le capitali della cultura 2023

Con la cultura, forse, non si mangia. Ma con l’inquinamento si muore, sicuro.
E non solo: nelle prime venti posizioni delle città più inquinate d’Europa per Pm2,5 ben dieci città italiane, Milano, Cremona, Saronno, Vicenza, Verona, Treviso, Padova, Como e poi, andando oltre, Pavia, Pordenone, Venezia, Piacenza, Ferrara, Gallarate, Carpi, Torino e così via. E siamo poco dopo i trenta, mica in là. Solo la Polonia e la Repubblica Ceca reggono il confronto ma lì, voglio dire, hanno le centrali a carbone.
Non è che non si possa fare nulla, anzi, le spallucce servono a ben poco. Eppure, è quello che fanno tutti quando si solleva l’argomento. Eeeh, sì, bisognerebbe andare via, tanto per chiudere il discorso e poi niente. Si può fare molto ma abbiamo deciso di rinunciare alla salute in favore del lavoro, in un patto scellerato che non è affatto necessario. Preferiamo pagare multe piuttosto che metterci in regola con i parametri europei, preferiamo morire di mal’aria piuttosto che pensarci. E affrontare il problema, magari. Complessivamente, in pianura padana.
Io, giuro, appena finisce ’sta menata della pandemia, telo.

Mi colpisce come la maggior parte delle città siano lombarde e venete. Il Piemonte c’è, ma è quasi solo Torino. Eppure la pianura padana è per buona parte anche emiliana. Non che non ci siano città emiliane o romagnole, ci sono, ma decisamente più in basso (Modena è cinquantesima, per dire, e la differenza tra le medie è ponderosa), e non è che abbiano dei modelli di sviluppo radicalmente differenti. Allora la questione è politica, oserei dire culturale, là i problemi dell’inquinamento si affrontano, qui nelle regioni a trazione leghista o, comunque, storicamente di centrodestra, no. E questo vale anche per i sindaci di centrosinistra, sia chiaro, la cultura è diffusa.
Il nesso, poi, col covid lo troverà qualcun altro.

il giuramentone

Ahah, tutti quelli che fanno i giuramenti sul bibbione, stavolta Biden, mi fanno molto molto ridere.

Primo perché dovrebbe ovviamente far pensare a una fede colossale, perlomeno. Poi rimanda alla comicità delle cose grandi, gli occhialoni, le scarpone, i baffoni, le sedione.
E poi perché le pagine me le immagino così:

In prin
cipio D
io creò

(gira la pagina)

il ciel
o e la
terra

(pagina 3, dieci decimi)

minidiario scritto un po’ così delle cose recidive, ovvero perseverare nella pandemia: gennaio, ioioio, l’università cattolica cubana, prima le seconde case

È bastato poco tempo, lo sapevo, non è che ci volesse una cima per immaginarlo. La neoassessora lombarda Moratti ha avuto la sua prima idea e, altrettanto prevedibilmente, è una sonora cagata. Ops, pardon, avrei dovuto argomentare prima per poi, delicatamente, condurre il ragionamento alla medesima conclusione. D’accordo. L’assessora al welfare con delega alla salute propone, in perfetta linea con il sentire lombardo diffuso, di tenere conto del PIL prodotto nel calcolo del numero di dosi di vaccino da distribuire. Non solo, aggiunge altri tre parametri di cui tenere conto: mobilità, densità abitativa e zone più colpite dal virus. Quindi: qual è la regione che produce più PIL di tutte? Qual è quella con la maggiore mobilità e densità abitativa? E, infine, qual è quella maggiormente colpita dal virus? E le risposte sono (in entusiastico coro, mi raccomando): «Lombardia, Lombardia, Lombardia!». Ergo: più vaccini alla Lombardia, niente al Kirghizistan. Il bello di una proposta è quando la prima parte significa «io» e quando la seconda, dopo una locuzione tipo «rispetto a», significa «tu», «voi» o «chiunquealtro, cosavuoichemenefreghi». Mezza Lombardia è già in visibilio, eh sì, era ora che qualcuno le cantasse belle chiare, finalmente qualcuno che si oppone all’odio antilombardo di questo governo. Non sto scherzando, se non vivete nella regione con la maggiore mobilità e densità abitativa di tutte, vi assicuro che qui i pensierini sono questi. E sono trasversali, da destra a sinistra senza bisogno di essere leghisti di via Bellerio. Ergo: Pago? Pretendo. Che, poi, sul pago ci sarebbe parecchio da intendersi, perché non è che siccome lo diceva il commendator Zampetti allora è vero. Direi, piuttosto, che siamo in zona sdrucciolevole, in quella zona per cui la lombarda era la sanità migliore del mondo e si è visto poi com’è andata (e sta andando, purtroppo). In quella zona in cui è più importante ripetere un assunto e farlo diventare verità invece che aprire la finestra e guardare davvero fuori come stanno le cose. Non vi dico in giunta: estasiati. Eccitati. Fontana, vicino a un cardiopalmo, spiega che la Moratti ha proposto «una serie di integrazioni che mi sembrano estremamente coerenti e logiche», qui bisogna parlarne con Arcuri immediatamente, questa Moratti è proprio un genio, come abbiamo fatto a non pensarci prima. Al contrario, non solo la Moratti dimostra di aver capito pochino del principio della salute pubblica – o se ne impippa, ovviamente -, non solo non ha pensato che se due criteri sono «la densità abitativa» e «le zone più colpite dal virus» allora bisognerebbe dirottare tutti i vaccini in India (anche per il PIL, forse), ma dimostra anche di aver capito nulla del funzionamento dei vaccini e della necessità di vaccinare tutti. Ma non solo: nelle ultime due settimane la tanto decantata Lombardia ha pure dato dimostrazione di non saper gestire le dosi di vaccino arrivate («il miglior modello organizzativo del mondo»), somministrandole con una lentezza e una disorganizzazione che sconsiglierebbero certo di inviarne di più. E il sistema di monitoraggio del numero dei contagiati è in tilt, per stessa ammissione dei sindaci, che non sanno più quanto malati ci siano nel proprio comune. Tutto ciò fa un argomento? Sì, no, boh, chi se ne frega, prima i lombardi, poi tireremo su i muri per non contagiarci. Il ministro Speranza twitta correttamente che: «Tutti hanno diritto al vaccino indipendentemente dalla ricchezza del territorio in cui vivono. In Italia la salute è un bene pubblico fondamentale garantito dalla Costituzione. Non un privilegio di chi ha di più», ha ragione, ma l’intento della Moratti era cominciare a conquistare consenso e così ha fatto. Che dire? Beh, Giulio: torna!

Il Giulio della frase prima è Gallera, l’assessore precedente, zimbello e disastro fatto corridore. E oggi in Toscana è iniziata la somministrazione del vaccino sviluppato da Moderna. Perché? Mi sa che ha a che vedere con il fatto che sono stati più efficienti nell’esaurire le dosi precedenti. Per restare sempre in zona lombarda, mi scuso ma la mia visuale è ancora più ristretta del solito, l’Università cattolica (ripeto: l’Università cattolica, non Sendero luminoso o il Partito Comunista Cubano) ha reso noto che sospenderà tutti i propri studenti in infermieristica che si rifiutino di fare il vaccino. E io miseramente a bocca aperta. È giusto, è sacrosanto, perdio. Perché se studi nel settore sanitario e non vuoi fare il vaccino vuol dire che non hai capito una fava del lavoro che ti accingi a fare, dello spirito e del rigore deontologico che la professione richiede. Nessuno pone dei limiti ad andare a guidare i tram, per dire, o a fare l’assessore in Regione. Gli studenti della Cattolica alle prese con l’esame di paleografia latina non avranno lo stesso problema, potranno anche obiettare e morire solitari e orgogliosi di sé sotto un’epigrafe sperduta in val Camonica. Nel frattempo, mentre il paese è distratto dalla fiducia al governo in Parlamento e riemergono da dietro i sassi i centristi da uno per cento e i tatticisti amorali, la maggior parte delle regioni italiane è arancione, alcune rosse, alcune gialle con restrizioni, il che inibirebbe la maggior parte delle iniziative, sulla carta, ma se le Regioni stesse annunciano ricorsi contro la colorazione e per strada non c’è alcun controllo, il risultato è che la mattina in tangenziale a Milano c’è la coda dei tempi belli. Ed è chiaro che a questo punto la risposta del Ministero alla faq che chiede se sia possibile raggiungere le seconde case anche fuori regione assume rilevanza capitale. Perché è immediatamente Pinerolo, Campiglio, Ponza e sa dio dove. Perché i legalisti a parole, quelli del guarda-che-si-può, gli stessi peraltro del qui-non-si-può che raccontava Benni quarant’anni fa, sono dappertutto e hanno l’autocertificazione etica e morale sempre compilata. Ovvio, perché si tratta di sé stessi e cosa c’è di più alto, di più nobile, di più rilevante?


Le altre puntate del minidiario scritto un po’ così delle cose recidive:
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