iconam decentem et pulchram, o dell’atteggiamento di certi padri

Accompagno un amico all’aeroporto, a Orio. Siccome però ogni giro non deve andare sprecato, aggiungo qualche chilometro per arrivare ad Albino, perché son moroniano.
Moroni nel senso di Giovan Battista, il pittore, eccellente ritrattista tra i più insuperabili, supremo interprete del ritratto naturale, nato appunto ad Albino. Se è noto per la sua fedeltà al soggetto e capacità di ritrarne la fisionomia intima, e i suoi quadri sono sparsi in ogni dove, i lavori di argomento sacro sono senz’altro meno significativi, è come se gli si spegnesse l’inventiva, se facesse per dovere o necessità e senza un reale trasporto, dipinge i visi pure peggio. Può anche essere, in effetti, lo capisco appieno. Una parte di quest’ultima produzione si trova ad Albino e io voglio vedere la sua Trinità, perché è un soggetto strepitoso.
Ma, siccome come ho detto nell’avventurarsi nei temi della committenza ecclesiale gli si smarriva la fantasia e, forse, non ne aveva neppure una conoscenza solida che gli permettesse di spaziare, allora decise di copiare, come facevano tutti. Sapeva però riconoscere un grande e, quindi, copiò puntando in alto. Ed è da qui che devo partire: la Trinità di Lorenzo Lotto.
Teologicamente perfetta, la figura di Gesù è rappresentata su due cerchi paradisiaci dentro un cerchio di nubi, nella trasfigurazione, mostrando le ferite della passione, sorvolata dallo spirito santo; dietro di lui, ed è qui la grande invenzione di Lotto, il padre è rappresentato come pura luce, come dicono i libri del Deuteronomio e dell’Esodo, ma in atteggiamento paterno verso Gesù, si distinguono due mani nell’atto di benedire e proteggere il figlio, e una figura che lo avvolge seguendolo.

La composizione è del tutto inusuale, solitamente le tre figure si trovano una sopra l’altra e non allineate di fronte. L’intuizione di Lotto ebbe grande successo e furono molti i pittori che copiarono il quadro, visibile allora in una chiesa di Bergamo. Tra essi, Moroni. Egli, però, e qui vengo alla Trinità che sono andato a vedere, rafforza la figura del padre e lo rappresenta in figura umana, paterna, con le braccia abbassate nella posizione di rispettosa protezione e tutela del figlio, che si guadagna tutta la scena. Inoltre, ed è un altro aspetto commovente della rappresentazione, veste un abito con le maniche arrotolate sulle braccia, come un qualunque padre ritratto in una pausa dal lavoro, in quelle botteghe padane che Moroni ben conosceva.

Nella chiesa di San Giuliano, la Trinità di Moroni sta in un altare laterale, poco illuminato, forse avrebbe bisogno di una pulita, difficile dirlo da sotto. Nonostante, dunque, l’inventiva moroniana in questo caso e sui temi del genere sia limitata, devo dire che la sua Trinità mi piace di più, è più umana, compassionevole, e la figura del padre commovente. Ne è valsa la pena.

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