minidiario scritto un po’ così delle cose recidive, ovvero perseverare nella pandemia: novembre, vittoria!, la giustificazione di me stesso, limonare duro

Daidaidai, vince Biden. Si era intuito l’andamento già da mercoledì, poi in Wisconsin, Pennsylvania e altri stati la situazione si era fermata per lo scrutinio dei voti postali e ieri sera, finalmente, la conferma: ha vinto Biden. E porta con sé la prima donna vicepresidente. Poi, tra quattro anni, si vedrà ma varrebbe la pena scommettere su di lei (senza far battute sull’età attuale di Biden). Gran giro di messaggi, battute, felicitazioni e meme. Questa buona notizia – qualcuno dice (GM. Bachi) – forse è l’indizio che questo 2020 si sta indebolendo. In ogni caso, tra meno di due mesi si sarà indebolito del tutto.
La cheerleader di Trump bofonchia qualcosa e finalmente si toglie la mascherina con scritto su ‘Trump’, scemo, quell’altra, la Meloni, non trova di meglio da dire che Biden ha vinto grazie al virus, altrimenti avremmo visto ben altro. Certo, molto interessante, facciamo che adesso i sovranisti si godono la scoppola per un po’ in silenzio, d’accordo? E mi chiedo: e QAnon? Ora che Trump è andato e circolano notizie di un Putin malato, chi resta come difensore del mondo? Se non sapete nulla o poco di QAnon, è ora di saperlo. Infine, lo dico io, non so se sono il primo ma ci provo: c’è una serie politica, molto divertente, da guardare in tema prima-donna-vicepresidente-che-poi-il-presidente-muore, Veep. Una delle cose più spassose per me che amo il genere. Ah, e bel discorso di Biden, pacificatore. Mentre Trump, vero, giocava a golf. Bene così.

Venendo a noi, prima fine settimana di lockdown. La situazione è diversa rispetto a marzo, molti esercizi sono aperti e ciò cozza un filino con le disposizioni: se solo il carattere dell’urgenza giustifica l’uscita di casa, oltre al lavoro, perché i concessionari o i negozi di articoli sportivi sono aperti? Posso spiegare al vigile l’urgenza che mi è venuta oggi di acquistare una Citroën Ami? Con buona pazienza, si può rimediare un caffè o un cappuccino al bar in modalità asporto e poi, per me che sono in motorino, l’asporto finisce un metro fuori. Tutto sommato, dove vivo io e per quello che posso vedere, le persone si attengono abbastanza alle regole: le strade sono gradatamente più vuote, le mascherine sono indossate senza grandi incertezze, le distanze mantenute. Anche a piedi, si circola poco, magari in gruppi di congiunti o qualsiasi cosa siano, ma con una certa compostezza. Ma non ho una visione completa. Certo, se poi nei saloni fanno le feste private tutti nudi assembrati, a me non m’invitano.

Essendo domenica ed essendoci un solino pallido, ma fa caldo grazie all’estate di San Martino, io mi dò letteralmente alla macchia. Lo confesso. Scelgo disinvoltamente di non leggere i chiarimenti del governo che un amico solerte mi invia e di attenermi all’ultima versione da me conosciuta (e a me favorevole): è concessa l’attività sportiva all’aperto, purché da soli. Pronti. Cioè. Mmm, sì, siamo in due, ma camminiamo distanti e ci ignoriamo a sufficienza. Ma sì, nemmeno ci stiamo troppo simpatici, decidiamo prima. E così m’involo in collina.

Lungo la salita incontriamo, ehm, incontro alcune persone, nuclei familiari più che altro, o coppie, quasi tutti rispettosi indossano la mascherina all’incrocio o si scansano; una volta in cima in effetti nel pratone qualcuno c’è ma siamo davvero distanziati. Il mio pensiero al riguardo, credo condiviso da quelli che sono lì con me al sole, è che se la condizione di lockdown dev’essere lunga, come temiamo tutti, allora qualche piccolo svago senza prendere o causare rischi ci può stare. Per quel che ho visto io, non ci sono stati comportamenti irresponsabili o situazioni da evitare anche se, mi rendo conto, sembra un po’ un’autoassoluzione. Può essere, in parte. In effetti. Ho un lungo elenco mentale di giustificazioni personali che potrei sfoggiare al momento, tutto condito da sìmaperò, ioperò, eeeeehèveroma, sonod’accordoma e così via ma non lo farò, non ora, ci sarà tutto il tempo.
Registro nel frattempo che il governo silura il commissario della sanità in Calabria, tal Cotticelli che, sereno, afferma candidamente che non aveva capito che tra i suoi compiti vi fosse la stesura del piano operativo covid. Lo sostituisce con tal Zuccatelli che, in un video di maggio diffuso ora, non trova di meglio che dire che «le mascherine non servono» e spiegare che per contagiarsi «ci si deve baciare in bocca per 15 minuti con la lingua», ottimo, tutto a posto. Suggerisco l’ideazione dello scenario 5 in cui inserire i commissari e chi ha deciso la nomina, tutti in zona bordò. Ovvero amichevole reclusione a Pianosa in compagnia dei diciassette milioni di visoni affetti da una variante del covid che la Danimarca si accinge ad abbattere. E che non mangiano da giorni.


Indice del minidiario scritto un po’ così delle cose recidive:
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