woo-hoo

Preso.

Nel 2013 nella pianura belga tra il Grande Boh e suppergiù Inculonia con gli amici andammo al concerto dei Blur, cominciò alle due di notte e fu il più divertente concerto in assoluto della mia lunga carriera. Alle tre di notte di una caldissima estate a saltare a ritmo di Song 2 fu magnifico. Qui se ne può avere un’idea ma da dentro è molto molto meglio.

Naturale, quindi, andare ora, alla reunion. Oddio, naturale per me. I compagni di allora non sono più molto disponibili, ormai. Ma mica loro in particolare, capita a molti. Lo capisco, l’età, i figli, il lavoro, la partita il giorno stabilito, le vacanze, il compleanno della suocera, quell’incontro così importante, la chat dei rappresentanti di classe, il ruolo di educatori, la routine confortevole, la scuola che indice le riunioni, quell’insegnante che non va bene, l’orientamento, i turni, la dad, la pigrizia. Il comfort. Lo capisco. Sempre un po’ stanchi, sempre un po’ provati, spesso con quell’aria di portare il peso del mondo sulle proprie spalle. Lo capisco.

Anzi no. No. Non è che lo capisca, in fondo. E l’avventura? L’epica nel quotidiano? I Blur sono nostri, siamo noi, anche loro hanno i figli, la chat dei rappresentanti di classe, siamo coetanei. Sono certo che ci sia un modo, un equilibrio, è possibile, qualcuno lo fa. No, non lo capisco. Va bene. Allora scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete forse un aumento ogni tanto, scegliete un maledetto televisore a schermo talmente gigante che nemmeno si poteva immaginare nel 1996; scegliete gli sconti di amazon, bimby, aspirapolveri dyson e macchine per il pane; scegliete di sedervi su un divano a spappolarvi il cervello e ad addormentarvi perché siete abbonati a Netflix, Disneyplas, Amazon Praim, Raiplei e c’è la nuova serie di starwars in 4k.

Scegliete il futuro. Scegliete la vita. Scegliete di lamentarvi quando siete fuori con gli amici. Avete fatto la vostra scelta, è giusto così. Ma siate onesti, perché non è questione dei Blur o di chiunque altro, sono come sempre un pretesto per un’avventura. Ci vediamo là fuori, da qualche parte.

ancora Luther

No, non Luther la serie, stavolta. Stavolta proprio il monaco riformatore.
Capita che come avevo raccontato abbiamo cominciato a postare la nostra enorme collezione di calamite e per caso, oggi, per un caso di numero di post, allineamenti, numero di colonne e righe, Lutero e sua moglie Katharina von Bora, anzi la loro calamita, si sono allineati con la parte sopra.

La parte sotto no, sarebbe stato troppo. Ma è una cosa che dura un niente, son cose che noto io, forse non è già più così.

la teoria del caos in un monolito

Dò un’occhiata tra i libri per vedere che leggere, mi scappa l’occhio e ci rimane sotto.

Mi avvicino con cautela al volume, letteralmente, al volumone, è Donne e uomini di Joseph McElroy, millenovecentottantaquattro pagine di intrattenimento, per un mezzo metro cubo di volume. Il paragone coi vicini mostra la predominanza.
Dice The Review of Contemporary Fiction: «Quando chiudi questo libro non puoi non essere convinto che McElroy sia stato cinquant’anni in anticipo rispetto a qualunque altro suo contemporaneo». Sicuro, ma è un vantaggio che si perde, mettendoci cinquant’anni per leggerlo.

il giorno dell’insediamento: se il buongiorno si vede dal mattino…

Mettersi decisamente al riparo. Se non ci fossero di mezzo le sorti del paese, verrebbe da ridere: La Russa eletto con parte dei voti dell’opposizione e senza quelli di Forza Italia, nonostante la tanto sbandierata maggioranza; un vaffanculo labiale di Berlusconi proprio al neopresidente che gli chiedeva conto dei mancati voti; il presidente della Camera che non c’è perché tre votazioni vanno a vuoto, ovviamente non hanno i due terzi dei voti ma sfuma l’accordo, e quindi si va a domani, convergendo forse su un altro nome molto peggio, sembra.
Insomma, non male per oggi. E per le oltre tre settimane passate dal voto ad accordarsi che alla prima occasione danno un po’ il segno dello sbando.

Se non ci fossero di mezzo le sorti del paese, davvero, me la sghignazzerei, qui dal mio comodo balconcino. La presunta intelligenza politica di Meloni, di cui si parla tanto, è ancora tutta da dimostrare: le scelte dei candidati degli ultimi due anni alle amministrative, Roma, Milano, Torino e così via, dicono tutto il contrario, anzi, viste poi le sonore sconfitte con nomi impresentabili o inconsistenti. Le vicende di oggi, altrettanto, non ne dicono bene, con una delle due spine nel fianco, Forza Italia, che fin dal primo minuto sottrae il proprio appoggio. Sarà dura, di sicuro molto di più che sbraitare dall’opposizione, per di più da soli.
E se nei prossimi mesi ci aspettano la questione climatica, quella energetica, quella bellica, per dirne alcune, questo buongiorno che avrebbe dovuto essere, per dir di metafora, una tranquilla colazione di piacevoli chiacchiere è già diventato un problema da sormontare. Bene, avanti, vediamo domani. Mi pare che ogni scenario sia aperto e nessuno, al momento, sia particolarmente auspicabile.
Vi prego, l’incompetenza no. Almeno quello.

confluenze: 15

La riflessione sulle città fondate sui fiumi e soprattutto alle confluenze dei fiumi è una costante per me e man mano che ne scopro di nuove me le segno. Tra le nuove viste in tempi recenti, Gand tra Leie e Schelda, ci vivrei, e Duisburg tra Reno e Ruhr, non ci vivrei. Tra le non viste ma solo scoperte, Montréal alla confluenza dei fiumi San Lorenzo e Outtawa, prima o poi.

Duisburg
Gand

Aggiornamento grazie alle mie pensatone e ai contributi ricevuti:

Confluenze di tre fiumi:
– Passau: Danubio, Inn e Ilz

Confluenze di due fiumi che ne generano uno nuovo:
– Pittsburgh: Allegheny e Monongahela generano l’Ohio
– Ponte di Legno: Narcanello e Frigidolfo generano l’Oglio (sub iudice, i primi due sono torrenti)

Confluenze di due fiumi:
– Belgrado: Danubio e Sava
– Bressanone: Isarco e Rienza
– Coblenza: Reno e Mosella
– Duisburg: Reno e Ruhr
– Gand: Leie e Schelda
– Kaunas: Nemunas e Neris
– Lione: Saona e Rodano
– Magonza: Reno e Meno
– Mannheim: Reno e Neckar
– Montréal: San Lorenzo e Outtawa
– Treviso: Sile e Botteniga (sub iudice, il Botteniga è lungo due chilometri)
– Washington: Potomac e Anacostia

Da questi ultimi aggiornamenti, ho imparato che la Ruhr è un fiume, nemmeno piccolo, e che la Ruhr è una regione che in realtà avrebbe la sua sostanza nell’essere il bacino della Ruhr, il suo nome esatto. Finora pensavo fosse solo una regione mineraria, ho scoperto il fiume.