minidiario scritto un po’ così di navigazione di un grande fiume: uno, situazioni letterarie, vengo anch’io, poi mi dite chi è stato

“Linnet Ridgeway!”
“Eccola! E’ lei!” disse il signor Burnaby, proprietario del Tre Corone. Intanto allungava una gomitata al suo amico.
I due uomini rimasero a guardare con tondi occhi e bocche semiaperte. Una imponente Rolls Royce rossa si era fermata in quel momento di fronte all’ufficio postale. Ne scese una ragazza: era senza cappello e indossava un abito che sembrava (ma sembrava soltanto) molto semplice. Una ragazza con i capelli biondi e le fattezze regolari, energiche; una ragazza come se ne vedono poche a Malton-under-Wode.
A passo svelto e deciso, entrò nell’ufficio postale.

È notte, ci sono dieci gradi e l’aria è fresca, la barca a vela dondola sul fiume di cui non si distingue la larghezza per l’assenza di luci, il cielo una coperta di stelle, respiro profondamente e aspetto che il nero diventi più visibile. Sono volutamente poco coperto, per sentire meglio. La barca è piccola, l’ho scelta per quello e non ha nemmeno il motore, se non soffia si aspetta, le altre persone sono per buona parte inglesi. Gli ingredienti ci sono tutti, la barca, gli inglesi, il grande fiume, immagino ci sia anche un investigatore ancora celato, ed eccoci qua.

Esatto, il Nilo. Mi emoziono a pensare quanta Storia, quella con la esse maiuscola, sia passata sopra e attorno questo fiume, la Storia fatta di vite infinite, di successioni e ripetizioni, di molecole che si ricombinano in ogni epoca inseguendo sempre un po’ le stesse cose, aspirare a qualcosa di più della fatica e della sofferenza. Certo, quanti Tutmosis, quante Nefertiti, quanti Antonii o Cesari avranno inseguito sogni di potere e d’amore sul fiume, quanti Belzoni un sogno di conoscenza e ricchezza, quanti generali avranno condotto campagne militari risalendo o scendendo il fiume, impossibile dirlo. Ma quella è la storia, i picchi e le tappe che ci servono per raccontarla, ma la Storia sono il fiume, il fango, il deserto, le moltitudini di milioni, i sandali di cinquemila anni fa che ancora si possono vedere intatti al museo di Torino, identici ai nostri. Questa è la Storia. Siamo noi, diceva uno. Anzi: Noi, stesso principio collettivo.

È andata che in un pub di Bath a novembre una donna mi raccontò che organizzava risalite e discese non troppo ardite del Nilo in barca a vela e io, che non ero proprio sicuro di aver colto ogni dettaglio tra lingua e birre, e poi comunque non m’importa, dissi vengoanchio e lei non disse notuno. Certo, Al Sisi, maledizione, questo mi dà fastidio, sarà mica che porto poi soldi e risorse alla dittatura, no? Già. Però ho il ricordo preciso di mia madre che vent’anni fa al ritorno dall’Egitto mi disse di mettere in conto un giro, considerandolo importante, poi ci furono le bombe, la speranza delle primavere poi frustrate, la dittatura. Insomma, ecccomi, con le solite contraddizioni, qualche dilemma, il me stesso migliore, quello dei viaggi e dei minidiari, con dentro il me stesso appesantito dai fardelli, dalle difficoltà che ciascuno di noi ha, dai lavori inconclusi. Sto leggendo Ginzburg, sempre dritta al punto senza una parola di troppo o di meno, che scrive proprio ora come mi parlasse: “Alcuni vanno a fare dei viaggi. Nell’ansia di veder paesi nuovi, gente diversa, c’è la speranza di lasciare dietro a sé i propri torbidi fantasmi; c’è la segreta speranza di scoprire in qualche punto della terra la persona che potrà parlare con noi”. Se non altro, in ciò che posso decidere lo faccio a modo mio.

L’aereo oggi ha sorvolato la Grecia, le colline e le montagne innevate che vanno dritte in mare dietro Atene, si vedeva, e due ore dopo era il delta con Alessandria, il Cairo e un sacco di città che ancora non conosco. Impressionante pensarci, Erodoto ci mise anni, una vita, a fare lo stesso viaggio con tutta l’attenzione e la profondità che io non conosco oggi, volando sparato nella pirlosfera. Certo, poi lui incontrava anche le popolazioni tutto-piede che mangiavano solo pinoli, tanto chi poi lo sapeva? Che meraviglia.

Bene, ora ci sono. Me la rido ancora per l’unica, ripetitiva, costante raccomandazione preoccupata che ho ricevuto dalle persone care: il cagotto. Si vedeva la sincera partecipazione di tutti, parlandone per esperienza diretta o secondaria. Grazie, apprezzo la premura, ho resistito agli altopiani anatolici, ai traghetti greci, ai mercati cantonesi, alle bancarelle thailandesi, ai tavolacci marocchini, lo farò anche stavolta. Dovrò piuttosto stare attento al mio veleno, il pollo, così diffuso e mascherato nei paesi arabi. Che se lo mangio mi tramuto nella saponificatrice di Correggio.

La letteratura ci dice quindi che in questo tipo di belle idee, barche sul Nilo con inglesi, uno tra tutti poi ci resta secco. Sta’ a vedere che stavolta è l’italiano, che cavolo. Vabbè, se accade tra un po’ comprate il libro, così saprete chi è stato e lo farete impiccare.


L’indice di stavolta

uno | due | tre | quattro | cinque | sei | sette | appendice |

il briguglio d’inverno

Alle 04:27 dell’oggi, per una certa ricorrente abitudine per quanto con piccole variazioni del sistema solare che ci circonda, viene l’inverno.

Anche in questo caso è questione di processioni e addizioni azimutali, allineamenti e disallineamenti, raggi solari radenti e meno radenti, non è che si sta qui a spiegar tutto, si vada a scuola. Di certo fa caldo che uno non direbbe, altroché. A ogni modo, buon inverno ai meritevoli, che son quelli che gridano l’antifascismo alla scala, e ciccia ai bruttoni, quelli che vanno ad Atreju tutti belli brutti e compatti. Vestitevi freddi o caldi, alla seconda.

la musica delle stagioni, autunno 2023

E anche questa stagione è finita e la celebro con novantadue canzoni.
Oddio, che ci sia molto da celebrare è una tesi tutta da dimostrare, che lo si possa fare comunque un altro discorso, che valga la pena sicuro. La cosa più rilevante che direi d’aver imparato in questa stagione è che si possano mangiare le punte delle banane senza pericolo, avendo appreso del pericolo stesso nel medesimo momento. I tre concerti di Natalie Merchant sono stati senz’altro il picco musicale dal vivo, anche se niente male Bud Spencer Blues Explosion, la scomparsa di McGowan il dispiacere. La compila sta qui.

Sei ore e rotti, il tempo esatto per andare dal teatro Politeama di Catanzaro a Montauro, passando per Squillace lido e assolutamente senza vedere la scogliera della Vasche di Cassiodoro, ci mancherebbe. A piedi, a piedi, che altro?

Le compile vere e proprie: inverno 2017 (75 brani, 5 ore) | primavera 2018 (94 brani, 6 ore) | estate 2018 (82 brani, 5 ore) | autunno 2018 (48 brani, 3 ore) | inverno 2018 (133 brani, 9 ore) | primavera 2019 (51 brani, 3 ore) | estate 2019 (107 brani, 6 ore)| autunno 2019 (86 brani, 5 ore)| inverno 2019 (127 brani, 8 ore)| primavera 2020 (102 brani, 6 ore) | estate 2020 (99 brani, 6 ore) | autunno 2020 (153 brani, 10 ore) | inverno 2020 (91 brani, 6 ore) | primavera 2021 (90 brani, 5,5 ore) | estate 2021 (54 brani, 3,25 ore) | autunno 2021 (92 brani, 5,8 ore) | inverno 2021 (64 brani, 3,5 ore) | primavera 2022 (74 brani, 4,46 ore) | estate 2022 (42 brani, 2,33 ore) | autunno 2022 (71 brani, 4,5 ore) | inverno 2022 (70 brani, 4,14 ore) | primavera 2023 (74 brani, 4,23 ore) | estate 2023 (53 brani, 3,31 ore) | autunno 2023 (92 brani, 6,9 ore)

E avanti, allora, è già cominciata la prossima. Alè.

la strada che porta all’inferno

In un’Inghilterra distopica di un futuro non troppo lontano, le riserve di mezzi di produzione incominciano a scarseggiare. Le strade sono in balìa di criminali reazionari, contrastati da una speciale task force della polizia federale che combatte l’estraniazione nell’essenza del lavoro che non considera l’immediato rapporto tra il lavoratore (il lavoro) e la produzione. L’unica possibilità per questa umanità sperduta, preda dell’alienazione dell’autocoscienza che pone la cosalità, è lui:

In attesa del nuovo film con Di Caprio.

Psst, ragazzo? Lo vuoi un po’ di comunismo?

fortuna esiste un esperto per tutto

Leggo con apprensione la risposta a un quesito che non mi ero mai posto ma che, ora, mi attanaglia come non mai.

Grazie dottore, finalmente una risposta alle mie ansie. È ora di far chiarezza sui fatti della vita, come i cinque secondi quando cadono le cose, l’uomo sulla luna e il cane-ratto di ritorno dal viaggio nei paesi tropicali. Grazie, dottore.
La banana, va specificato, va però benissimo per qualsiasi altro utilizzo, punta compresa. Le notizie qui riportate le ho trovate nel posto degli esperti, qui:

Che posto.

weird stock pictures pt. 4: vita, energia, amore, coppia, animali, cose

Avanti con le immagini matte dai repertori, tutte perfettamente acquistabili, per chi non c’era metto il riepilogo in fondo. Grafici e pubblicitari, fatevi avanti, io suggerisco le categorie:

La tragicomicità dell’esistenza.

Simpatica signora per esemplificare… mmm… ehhh… l’energia della verdura.

Quelo alimentare.

Innovazione e tradizione.

I piccoli inghippi della vita quotidiana.

Amici animaletti.

Famiglia, amore, coppia, trasmissione di conoscenza, somiglianza.

Toc Toc? Sono l’Amore. Ah, sei tu che bussavi? Esatto (relazioni pericolose).

Amore butta gli spaghetti.

Chissà che bei pieghevoli, ora.

Esistono dei repertori di immagini a pagamento in cui i grafici o chiunque ne necessiti può acquistare immagini ad alta risoluzione per i propri scopi, di solito volantini, slides, manifesti promozionali. Pensate alle foto del tizio in spiaggia col portatile, la ragazza sorridente dal dentista, la gente in riunione in ufficio fico e così via. Chiunque può aggiungere e mettere in vendita le proprie foto in questi portali a patto di rispettare certi criteri di qualità. Qualità dell’immagine, per lo più, non del contenuto. E infatti.

podcast: alcuni sì e un no tra crolli industriali, materiali e militari

Alcuni ascolti buoni che condivido.
Molto bene 11:36. La strage del Ponte Morandi, podcast inchiesta del Fatto Quotidiano sul crollo del ponte e, soprattutto, sulle decisioni criminali di Autostrade e Atlantia che hanno portato al disastro. Altrettanto Cinema Eros di Alessandra Coppola per Fondazione Corriere della Sera, racconto dell’incendio doloso del cinema Eros, una sala a luci rosse in viale Monza a Milano, nel 1983 per mano del gruppo Ludwig, con una buona ricostruzione del contesto milanese di quegli anni. Spassoso Le Caporetto degli altri di Guido Damini per OnePodcast in cui si raccontano grandi sconfitte militari mescolando esattezza storica a un po’ di buffe cretinate dell’autore, per disinnescare un po’ il barberismo imperante. Molto ben fatto e interessante Supercrash di Will Media e Boats Sound che racconta i crolli imprenditoriali italiani più roboanti degli ultimi anni; la prima stagione si occupa di Bio-On, la startup unicorno che promise l’eliminazione della plastica, ed è piuttosto estesa essendo il caso complicato. La seconda stagione è appena cominciata. A proposito di crolli imprenditoriali e dagli stessi autori, Mele marce di Will media era molto bello, ora interrotto immagino per Supercrash, una puntata per caso.

No invece per Dove nessuno guarda – Il caso Elisa Claps di Pablo Trincia per Chora che risente dei difetti dei podcast di Trincia, vedi Costa concordia per dirne uno, molta emotività, storie individuali e personali raccontate con pathos, spesso qualche piccolo sotterfugio per tenere alta l’attenzione, omettendo qualche particolare dal momento giusto per riportarlo solo alla fine e così via. E sì che passa per il grande guru italiano dei podcast. Tanto quello di Trincia non è buono, secondo me, e ne hanno pure fatto una serie su Sky, quanto il caso vale la pena ascoltarlo dalle parole di Stefano Nazzi in Indagini. Il quale è invece asciutto e giornalistico, grandi pregi, e più interessato alla vicenda giudiziaria, processuale e sociale dei casi che alla cronaca nera in sé. E il caso Claps è interessante per quello, non per il lato morboso che invece Trincia indaga con soddisfazione e dovizia di particolari inutili.