mmm, ottimi questi finferli, alla cornamusa, presto!

Avvelenamenti

Benché la maggior parte delle specie velenose causi soltanto qualche problema gastrointestinale, esistono diverse eccezioni degne di nota. Per esempio, alcune specie di Amanita, come la tignosa verdognola (A. phalloides) e l’«angelo distruttore nordamericano» (A. bisporigera) possono spedire al cimitero chi se ne ciba. Anche Paxillus involutus, una specie che distrugge i globuli rossi del sangue e può causare insufficienza renale, ha fatto alcune vittime. L’unico caso documentato di un micologo morto in seguito a un avvelenamento da funghi è infatti quello di Julius Schaeffer, che nel 1944 mangiò un esemplare di questa specie.
Gli errori di identificazione come quello commesso da Schaeffer sono la causa dei casi più gravi di avvelenamento. Un esempio recente, che ebbe ampio risalto mediatico, risale al 2008, quando Nicholas Evans, il cosiddetto uomo che sussurrava ai cavalli, scambiò alcuni esemplari di Cortinarius rubellus, una specie mortale, per dei finferli e sopravvisse solo grazie a un trapianto renale. Entrambe le specie sono arancioni, e sembra sia stato per questo motivo che Evans le confuse. Non aveva capito che il colore non è sufficiente per identificare una specie.
Poi ci sono le cornamuse: poiché le spore di Fusarium hanno una predilezione per questi strumenti, ci sono stati diversi casi di suonatori di cornamusa che ne hanno inalate in gran numero (nome della malattia: polmonite da cornamusa), tra cui almeno un caso mortale.

Si veda anche: Amatossine; Tignosa verdognola.
Da Lawrence Millman, Funghipedia. Miti, leggende e segreti dei funghi, Il Saggiatore.

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