«l’avevo comprata dal padre a Saganeiti assieme a un cavallo e a un fucile, tutto a 500 lire»

L’8 marzo scorso a Milano si è manifestato, ovviamente per i diritti di tutti oltre alle donne. E oplà, è caduto un secchio di vernice.

Lavabile, per carità, tutto risolvibile con poco lavoro e poca acqua.
Un modo persin rispettoso di manifestare dissenso contro Montanelli, reo di aver comprato in moglie una dodicenne etiope durante la guerra e di aver sempre trovato la cosa normale anche molti anni dopo. Il collettivo «Non una di Meno» ha così manifestato il proprio disappunto, diciamo.

Concordo, ritengo il tutto giustificato, io – che son meno signore – avrei fatto lo stesso ma non con la vernice lavabile.

Storie di vernici, in questi giorni.

una diga come attrazione

Una diga a gravità resiste alla spinta dell’acqua grazie al proprio peso e all’aggancio alla roccia ed è molto indicata in zone con fondo solido e coeso. Per questo ha una forma solitamente rettilinea, di geometria semplice, e di sezione triangolare.
La più grande del mondo è la diga della Grande Dixence, in Svizzera.

Qualche spiegazione: il Dixence è il fiume, il lago formato dalla diga è il Dix, la diga è detta ‘grande’ perché nel 1961 fu costruita davanti alla diga preesistente, la Dixence appunto.

In questo modo, l’altezza del bacino fu portata da 87 metri a 285 e la portata, di conseguenza, innalzata da 50 a 400 milioni di metri cubi di acqua. Una bella diga, impressionante.

La prima diga non fu distrutta, anzi, e ancora esiste all’interno del bacino. Talvolta, quando per ragioni di manutenzione o altro svuotano il bacino, si può vedere.

Incredibilmente, poi (incredibilmente per noi italiani, chiaro), la società che gestisce la diga riesce a rendere il tutto un’attrattiva, con una funivia, un albergo, vari ristoranti, camminate estive e invernali, una teleferica, sentieri spettacolari, tour guidati sul bordo e dentro la diga, attività sportive e così via, come ben si vede dall’ottimo sito.

Mi si scusi la banalità, ma ci sarebbe da imparare qualcosa, secondo me.

3.862 finestre

Plurilocale panoramico in stabile anni Trenta con ascensore, bellissime finiture originali, spaziosa camera da letto, libero da subito, quartiere caratteristico, zona comoda a tutti i servizi e vicinanza alla metropolitana, ideale come investimento, vendesi. No agenzia.

Settecentosettanta milioni di dollari è la richiesta, si può trattare. Contattare i proprietari, Mudabala, una società di investimenti degli Emirati Arabi Uniti, e Tishman Speyer, una società immobiliare statunitense.

Resta indiscutibilmente il più bello, art decò all’interno e all’esterno, davvero conservato. Ha mantenuto il nome Chrysler Building nonostante la società automobilistica l’abbia occupato solo fino al 1953.

Secondo me con settecento milioni vien via.

lei è bandito per sempre dal nostro albergo

Tra un paio di settimane saranno quarant’anni dalla scomparsa di Keith Moon.

Sì, il batterista degli Who, quello che sfasciava stanze e strumenti, che aveva raddoppiato la grancassa per potenziare il suono, che suonava come pochi altri, secondo forse solo a Bonham, per parlare di rock: basti ascoltare I can see for miles e tutto sarà chiaro e senz’altro indiscutibile.
Oggi, lui, avrebbe festeggiato.

visibilità? scarsina

Su Marte ci son certe tempeste di sabbia che le raccomando: esse son capaci di ricoprire l’intero pianeta per giorni (mesi?) e niente, non resta che rintanarsi e aspettare. Esattamente quello che sta succedendo al rover Opportunity della NASA: ha spento tutti i sistemi di comunicazione, si è messo in modalità bassissimo consumo e ciao, aspetta quaccino.
Queste sono state le ultime immagini trasmesse, ovvero il sole che pian piano viene oscurato. Un filino inquietante ma così è.

Non è detto che lo si riveda, Opportunity: dipende da quanto durerà la tempesta, dalle batterie, dalle condizioni e così via. Alla NASA nutrono fiducia.
Questa cosa delle tempeste di sabbia è uno dei problemi da affrontare nell’eventualità di una futura colonizzazione del pianeta: sapevamolo.

cronaca minima della presa del potere: il neo governo incassa la fiducia dalle camere

Fiducie incassate, il nuovo governo è ufficialmente in carica.

Serve dunque fare un minimo di cronaca, per mandare agli atti della memoria, mia per primo. Del giorno della fiducia al Senato, l’elemento più significativo è stato senz’altro il discorso di Liliana Segre, la quale ha ricordato di aver provato sulla propria pelle «le condizioni di clandestina e richiedente asilo» e «il carcere e la condizione operaia»:

Naturalmente quei ritardati che ora governano non terranno in conto le sue parole, le dichiarazioni di questi giorni lo dimostrano, e faranno malissimo, mal gliene incolga.

Un po’ di cronaca, ora, come promesso. Le tre ministre del governo, alla Camera, mostrano grande partecipazione ai lavori e, soprattutto, completa devozione al telefono.

La ministra per gli Affari regionali Erika Stefani, la ministra della Difesa Elisabetta Trenta e la ministra per il Sud Barbara Lezzi alla Camera, Roma, 6 giugno 2018
(ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Sobrie, comunque, a differenza di Fraccaro che – per chi ancora ne fosse all’oscuro – è il neoministro titolare dei rapporti con il Parlamento. Di uscire a telefonare o di usare lo strumento nella maniera convenzionale non se ne parla.

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro alla Camera, Roma, 6 giugno 2018
(ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Facciamo amicizia, piuttosto, con Bonafede, che è il signore a destra di Di Maio con le due dita in bocca e che è, insieme, ministro della Giustizia.

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il ministro del Lavoro Luigi Di Maio durante il dibattito alla Camera sul voto di fiducia, Roma, 6 giugno 2018
(ANSA/ETTORE FERRARI)

Il quale è lo stesso medesimo qui sotto, che non si capisce bene che faccia, se dorme o se ictuseggia.

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il ministro del Lavoro Luigi Di Maio alla Camera, Roma, 6 giugno 2018
(ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Ed è già il mio preferito, lo eleggo fin d’ora il mio bersaglio prediletto. Eccolo in arrivo.

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede arriva in Senato per la fiducia, Roma, 5 giugno 2018
(Vincenzo Livieri – LaPresse)

Chi sarà, poi, Tommaso, che manda le bustone al presidente?

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla Camera, Roma, 6 giugno 2018
(ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

E la bella amicizia, forse non nuova, si manifesta nelle pause dell’intenso lavoro. Fontana pare trovarsi benissimo, siamo tutti contenti che gli scranni siano ben occupati.

Il ministro degli Interni Matteo Salvini con Vittorio Sgarbi e il ministro alla Famiglia Lorenzo Fontana alla Camera, Roma, 6 giugno 2018
(ANSA/ETTORE FERRARI)

Se ve lo siete chiesto come me lo sono chiesto io, Savona è quello al centro con quella faccia lì. Al Senato.

Il ministro per il Sud Barbara Lezzi, il ministro per gli Affari europei Paolo Savona e il ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio in Senato, Roma, 5 giugno 2018
(ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Anche al Senato le facce sono belle a vedersi, ricordo che quello a destra nella foto è del PD.

Il senatore di Forza Italia Adriano Galliani con Pier Ferdinando Casini in Senato, roma, 5 giugno 2018
(ANSA/ANGELO CARCONI)

Che strani effetti fa il tempo che passa: vien quasi nostalgia a ricordare quelli che un tempo erano nemici mortali e che, al confronto, oggi paiono statisti dall’enorme statura morale.

Umberto Bossi in Senato, Roma, 5 giugno 2018
(ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Mica come le iene di oggi:

Il ministro dell’interno e vicepremier Matteo Salvini durante il dibattito in aula al senato sul voto di fiducia, Roma, 05 giugno 2018. ANSA/ANGELO CARCONI

Infine, quello che il presidente Conte sta sfogliando è il regolamento del Senato, casomai non l’aveste mai visto come è capitato a me, finora:

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte consulta il regolamento del Senato durante il voto di fiducia, Roma, 5 giugno 2018
(ANSA/GIUSEPPE LAMI)

E, infine, i pipponi del PD i quali, è bene dirlo ancora, sono causa del proprio male sé medesimi e tanti bei ceffoni aggratis.

Matteo Renzi dopo il voto di fiducia in Senato, Roma, 5 giugno 2018
(Fabio Cimaglia / LaPresse)

Vualà, cominciamo: sarà durissima ed estenuante, è bene saperlo fino da ora.
Coraggio.

la risposta universale è… 2042

Stamattina avevo bisogno di un’iniezione di allegria ed ero indeciso se andare al luna park o comprarmi delle sostanze sbarazzine. Però ho poi deciso di capire quanto mi manca per poter andare a vedere i cantieri stradali con tranquillità, per cui ho fatto la simulazione INPS per il calcolo della pensione. Vualà, una botta di allegria senza pari.

Che poi non è tanto il 2042, alla fine il lavoro che faccio mi sta bene (ma quanti saranno millesettecento euro nel 2042? Il costo di un bianco secco?), ma l’età che avrò io nel 2042: troppo per sgambettare tra un cantiere e l’altro, forse. Troppo per rompere le palle agli altri ripetendo lo stesso concetto per cinquanta volte consecutive, forse. O forse no, ma andarci prima sarebbe molto molto più divertente.
(Il sospetto che dia lo stesso risultato a tutti mi è venuto, attendo conferme empiriche).