la preziosa lucidità di Montanari

Tomaso Montanari pone delle domande che io trovo sempre molto giuste (A cosa serve Michelangelo? per esempio), di buon senso e in appassionata difesa di ciò che anch’io considero come bene preziosissimo da tutelare: lo Stato. Oggi, su Repubblica, Montanari pone l’attenzione sulla concessione della Certosa di Trisulti – posto clamoroso, ma non è questo il punto – al Dignitatis Humanae Institute, con il patrocinio di Buttiglione e rimasugli UDC. Ecco l’articolo:

Ombre teocon sulla Certosa

Un monumento nazionale che appartiene allo Stato italiano può diventare la sede di un’organizzazione che ha lo scopo di “difendere le fondamenta giudaico-cristiane del mondo occidentale”? È accaduto ufficialmente mercoledì scorso, con la firma che ha formalizzato la concessione con la quale il ministero per i Beni culturali affida per 19 anni la magnifica Certosa di Trisulti, nel cuore della Ciociaria, al Dignitatis Humanae Institute.
Nonostante una forte polemica locale (approdata nei mesi scorsi anche alle cronache nazionali) e nonostante la dichiarata opposizione del sindaco di Collepardo, il ministero non ha esitato a consegnare il monumento all’associazione fondata e guidata da Benjamin Harnwell, «the smartest guy in Rome», secondo la sperticata definizione di Stephen Bannon orgogliosamente inalberata sulla home page del sito dell’associazione. Sì, proprio quel Bannon: l’ex capo stratega della Casa Bianca di Donald Trump, ora grande accusatore del presidente. Un dissidio, quest’ultimo, che non turba il Dignitatis Humanae Institute, che nelle sue pagine web continua a presentare il pensiero di Trump come il proprio principale punto di riferimento, esaltandolo anzi come «uno dei pochi leader politici che difende la sopravvivenza dell’Occidente cristiano contro la sinistra nichilista».
Posizioni condivise dai due politici italiani che fanno parte del vertice dell’associazione: Luca Volontè (ex capogruppo Udc a Montecitorio, appena assolto in un processo per riciclaggio) che la presiede, e Rocco Buttiglione. Sulle stesse posizioni teocon estreme è anche il presidente onorario del Dignitatis Humanae Institute, il cardinale Renato Raffaele Martino, che invitò Bannon a parlare in Vaticano e che scrisse una lettera (poi resa pubblica) in cui chiedeva a papa Francesco di convincere il ministro Dario Franceschini ad assegnare la Certosa proprio alla sua organizzazione.

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«quando discutete con gli avversari non usate mai il loro linguaggio»

Dall’editoriale di Giovanni De Mauro su Internazionale di questa settimana:

Gli sbarchi diminuiscono, gli stranieri in Italia sono meno del 10 per cento della popolazione, i reati di tutti i tipi sono in calo, e lo stesso capo della polizia, Franco Gabrielli, ha detto: «I numeri parlano chiaro, non c’è stato alcun incremento dei reati rispetto all’aumento della presenza di immigrati». Malgrado questo, e malgrado la presenza di migranti non abbia nessun legame con i problemi veri dell’Italia (sanità, giustizia, istruzione, funzionamento delle istituzioni, salari dignitosi, creazione di posti di lavoro qualificati eccetera), l’immigrazione è diventata la preoccupazione principale per molti italiani (il 36 per cento, secondo gli ultimi dati di Eurobarometro).

Se al casino di Macerata Renzi risponde promettendo l’assunzione di diecimila poliziotti, sta usando il linguaggio degli avversari, commettendo un errore madornale. De Mauro è, come sempre, molto efficace.

hey hey, my my / rock and roll can never die (torneremo)

Alla fine è successo, e fanculo i tempora e i mores: il R&B/Hip-Hop è diventato il genere musicale più ascoltato negli Stati Uniti, superando, sigh, la musicabella. Con sette dischi sui dieci più ascoltati e nove canzoni su dieci, sempre negli USA, stramazza la concorrenza degli altri generi, con un +72% di richiesta streaming rispetto all’anno scorso.
Shape Of You” di Sheeran è il brano rimasto più a lungo nella top ten (maccazzo), “Despacito” ha fracassato ogni record oltre alle mie parti molli (fritturadebballe), la richiesta di musica online come la vendita dei vinili è cresciuta anche quest’anno. Il tutto nel rapporto Nielsen sulla musica negli Stati Uniti 2017, qui.
Da leggere perché poi la curva arriva anche qui, sicuro.

Ovviamente, alla crescita della richiesta di musica in streaming (+59% complessivo) corrisponde un calo sostanzioso delle vendite degli album, massacrati alla stessa maniera dagli usi contemporanei dei singoli.

Ma non è nulla: se il R&B/Hip-Hop spadroneggia, il rock negli USA è questa cosa qui:

Vero che storicamente non ci capiscono tanto, gli americani, di rock quanto di altri generi, ma così la situazione è abbastanza drammatica. Ecco il colpo di grazia con gli artisti in classifica generale, cioè la sommona di album venduti più canzoni vendute in formato digitale più richieste in streaming, abbonati o meno:

Lo so, qui in Europa sarà diverso, ancora, ma ciò nonostante sento la sconfitta. Non mi resta che andare nella stanza della musicabella, chiudermi dentro e alzare il volume. Ci vediamo nei tempi migliori, come suggeriva il compagno Maozzetung.

notizie dal paese in cui viviamo (aggiornamento 2016)

Se non ve ne foste resi conto, vivete in un paese in cui trenta milioni di persone alfabetizzate non leggono nemmeno un libro all’anno.

E non bastasse, il dato è pure in calo: i lettori sono passati dal 42 per cento della popolazione di 6 anni e più nel 2015, al 40,5 per cento nel 2016. Nel 2010 la percentuale dei lettori era del 46,8 per cento, ci siamo persi per strada più di tre milioni di lettori, seppur minimi (dai, ma cazzo, uno all’anno… santoddio).

È uscito il rapporto Istat sulla produzione e sulla lettura di libri in Italia, relativo al 2016 ovviamente. Chiariamo, non è una tendenza diffusa, siamo proprio noi: in Svezia, Danimarca, Finlandia, Estonia, Olanda, Lussemburgo, Germania, Regno Unito la percentuale è ben superiore al 75%.
Il bel paese.

the great solar eclipse from outer space

Il 21 agosto scorso negli Stati Uniti è stata visibile una poderosa eclissi solare, come molti di noi dovrebbero ricordare. È la cosiddetta The great solar eclipse del 2017 e qui c’è una spiegazione tecnica dettagliata dell’avvenimento.

Bene. Per quelli come noi che non l’hanno vista, ci sono un sacco di immagini in rete ma una tra quelle più inedite è, come spesso accade, quella della NASA, che ha ripreso l’ombra dell’eclissi da 250 miglia di altezza.

Un’eclissi come io non l’avevo mai vista. Qui il sito.

James Nachtwey

Nachtwey è un fotografo di guerra tra i più bravi ed esperti, fotografa, documenta, ricorda e testimonia, senza cercare l’effetto facile o la via più breve.

Migranti al confine con la Macedonia, 2016 (James Nachtwey, Contrasto)

Mostar, Bosnia ed Erzegovina, 1993 (James Nachtwey, Contrasto)

Ramallah, Cisgiordania, 2000 (James Nachtwey, Contrasto)

World Trade Center, New York, 2001. (James Nachtwey, Contrasto)

Qui altre sue foto, Nachtwey sarà in mostra a Milano fino a marzo, qui.
«The events I have recorded should not be forgotten and must not be repeated».

breve vademecum per comprendere la questione Gerusalemme capitale

La decisione di Trump di spostare l’ambasciata americana in Israele a Gerusalemme ha suscitato non poche polemiche, poiché appare per quello che probabilmente è: una provocazione. Infatti, sebbene Israele sostenga che la propria capitale sia Gerusalemme, dove peraltro hanno sede il parlamento, il primo ministro, la corte suprema e i ministeri, nessun paese del mondo – nemmeno gli Stati Uniti, almeno finora – ha mai riconosciuto la città come capitale, preferendo appoggiare le ambasciate e gli uffici diplomatici a Tel Aviv.
È evidente come la scelta di Gerusalemme vada a toccare le sensibilità dei credenti delle tre religioni monoteiste, oltre a suscitare la rabbia del mondo arabo, di Erdogan, della Giordania, dell’Iran e dell’Egitto e, non bastasse, contravvenendo al fatto che la zona è considerata territorio internazionale, amministrato dall’ONU come da decisione del 1948. Io stesso, a domanda, avrei risposto che la capitale di Israele è Tel Aviv, o Haifa, persino Nazareth ma di sicuro non Gerusalemme.
Per chi avesse voglia di approfondire la questione capitale-Gerusalemme, qui una guida molto chiara (inglese a parte, ovvio) alla questione: A Guide to the Dispute Over Jerusalem and Israel’s Capital di Jonathan Ferziger.

ve lo dico con grande onestà: affanculo gli olandesi

Ma chi cazzo sono ‘sti olandesi?
Nella partita per l’attribuzione della sede dell’EMA, l’Agenzia europea del farmaco in fuga Londra dopo la Brexit, eravamo certi – noi italiani, milanesi, lombardi tutti – di vincere. Perché siamo meglio di questi olandesici amsterdamici, andiamo. Così diceva Maroni, governatore della Regione:

“Spero che nella decisione prevalga la consistenza del dossier e non la geopolitica. Se sarà così, Milano vincerà”.

Ovvio, perché se si sta ai fatti, chiaro che si vince. Sala, sindaco di Milano, sfoggia onestà:

“Ve lo dico con grande onestà, il dossier Milano è decisamente il migliore e Milano è anche la destinazione migliore delle persone che lavorano in Ema”

E invece no: EMA ad Amsterdam. Com’è possibile? Sfiga, ovvio, visto che si è proceduto a sorteggio, se si fosse rimasti ai contenuti avremmo stravinto. Anche Gentiloni, presidente del consiglio, lo dice chiaramente:

“C’è grande delusione ma anche la consapevolezza che si è fatto tutto quello che si poteva per avere un dossier di candidatura molto competitivo, lo si è visto nelle prime due votazioni”.

Accidenti. E invece no.
Perché, stando a quanto racconta Lucarelli sul Fatto quotidiano di ieri, il nostro dossier non era mica meglio, anzi: pare «la bozza della ricerca scolastica sulle conquiste di Alessandro Magno fatta da mio figlio in seconda media». Apperò.
Vediamo: «Partiamo dal sommario (…). Scritto fitto utilizzando un font tipo Verdana, parte da pagina 1 per poi passare direttamente alla 3 (…). Le pagina 19 e 20 sono curiosamente bianche», cominciamo bene. «A pagina 25 c’è la prima carta topografica con la mappatura degli ospedali che è su per giù uno screenshot di Google Map (…). A pagina 26 si specifica che “the City of Milano has a record of protecting and promoting the rights of LGBTQI people”. Già. Peccato che il Pirellone che doveva ospitare l’Agenzia, sia quello su cui comparve la scritta Family Day appena un anno fa». Vero. Prosegue: «Poi c’è una cartina sull’aspettativa di vita media in Europa, ma è totalmente sfocata (…). A pagina 35, a sorpresa, altra pagina vuota (…). A pagina 38, nel paragrafo “eating and drinking”, si aspira a conquistare voti decisivi ricordando che qui l’aperitivo è composto da “drinks and nibbles”, bevute e stuzzichini (…). A pagina 39 si scopre che le squadre della città sono Inter e AC Milano (con la o). La mappa cittadina, a pagina 36, è suddivisa per aree e numeri dall’1 al 9 tipo distretti di Hunger Games, senza nomi di quartieri o indicazioni geografiche». Mmm.
In generale: «mappe divise a metà tra una pagina e l’altra, niente margini né interlinea, tabelle come se piovesse, lettere con timbro e firma di Federalberghi che fa giurin giurello sul fatto che manterrà invariati i prezzi delle camere, e tutto quel che potete immaginare nel compitino didascalico di uno stagista psicotico».
Sì, ma il dossier olandese? Com’è? «Grafica accattivante, foto da brochure di viaggi, tabelle chiare e leggibili, pagine colorate, loghi per indicizzare, planimetrie degli uffici e informazioni complete su 84 pagine». Vualà.

Oh, tranquilli: se stiamo ai contenuti, stravinciamo.
Qui sotto l’articolo integrale (non me ne voglia il Fatto), basta cliccarci sopra.

Ed ecco per comoda consultazione:
il dossier italiano in tutto il suo splendore proprio
il dossier olandesico che lo battiamo quando vogliamo
la versione promozionale di quello italiano che, tutto sommato, non è nemmeno male (ma non ha contenuti, ovviamente)

prima un dovere che un diritto

Come potrete immaginare io oggi voglio avvalermi del mio diritto di non rilasciare dichiarazioni in merito allo specifico fatto di cui sono imputato. Tuttavia vorrei porre l’attenzione su quali siano le motivazioni che spingono un giovane operaio originario di una remota cittadina delle Prealpi orientali a venire ad Amburgo. Per manifestare il proprio dissenso contro il vertice del G20. G20. Solo il nome ha in sé qualcosa di perverso. Venti tra uomini e donne esponenti dei venti paesi più ricchi e industrializzati del globo si siedono attorno a un tavolo. Si siedono tutti insieme per decidere il nostro futuro. Sì, ho detto bene: il nostro. Il mio, come quello di tutte le persone sedute in questa stanza oggi, come quello di altre sette miliardi di persone che abitano questa bella Terra. Venti uomini decidono della nostra vita e della nostra morte.
Prima di venire ad Amburgo ho pensato anche all’iniquità che flagella oggi il pianeta. Mi sembra quasi scontato infatti ribadire che l’1 per cento della popolazione più ricca del mondo detiene la stessa ricchezza del 99 per cento più povero. Mi sembra quasi scontato ribadire che gli 85 uomini più ricchi del mondo detengono la stessa ricchezza del 50 per cento della popolazione mondiale più povera: 85 uomini contro tre miliardi e mezzo di persone. Queste poche cifre bastano a rendere l’idea. (…)
E poi, signora giudice, signori giudici popolari, signora procuratrice, signor assistente del tribunale per i minori, prima di venire ad Amburgo ho pensato alla mia terra: a Feltre. Il luogo dove sono nato, dove sono cresciuto e dove voglio vivere. La cittadella medioevale è incastonata come una gemma nelle Prealpi orientali. Ho pensato alle montagne che al tramonto si tingono di rosa. Ai bellissimi paesaggi che ho la fortuna di vedere dalla finestra di casa. Alla bellezza che travolge questo luogo.
Poi ho pensato ai fiumi della mia bella valle violentati dai tanti imprenditori che vogliono le concessioni per costruire centrali idroelettriche. Incuranti dei danni alla popolazione e all’ecosistema.
Ho pensato alle montagne colpite dal turismo di massa o diventate luogo di lugubri esercitazioni militari. Ho pensato al bellissimo posto dove vivo che sta venendo svenduto ad affaristi senza scrupoli. Esattamente come tante altre valli in ogni angolo del pianeta. Dove la bellezza viene distrutta nel nome del progresso.
Sulla scia di tutti questi pensieri ho deciso dunque di venire ad Amburgo a manifestare. Per me venire qui è stato prima un dovere che un diritto.

Questa è una dichiarazione spontanea, rilasciata da Fabio Vettorel nel corso del suo processo. Fabio ha diciott’anni ed è in una prigione tedesca dal 7 luglio scorso, imputato di tentativo di causare danni mediante mezzi pericolosi e resistenza a pubblico ufficiale, durante la manifestazione contro il G20 ad Amburgo a luglio.
Riporta «Internazionale» nell’articolo che gli ha dedicato: «Non ci sono accuse specifiche relative alla sua persona: si dice solo che non si è allontanato dal gruppo in cui si verificavano azioni violente e di non aver agito per fermare i manifestanti violenti. Di fatto non ci sono testimonianze contro di lui».
È l’unica persona in carcere per quella manifestazione e domani ci sarà l’ennesima udienza del suo processo. Speriamo.
Oh, stronzi, vogliamo rilasciarlo? E quel furrbaccino del nostro ministro degli esteri che fa? Pensa alle elezioni? Lo si processi, magari lo si condanni se ha fatto davvero qualcosa, ma che senso ha tenerlo così?
(Ho scritto al ministero, chiedendo cosa stiano facendo al riguardo).