la risposta universale è… 2042

Stamattina avevo bisogno di un’iniezione di allegria ed ero indeciso se andare al luna park o comprarmi delle sostanze sbarazzine. Però ho poi deciso di capire quanto mi manca per poter andare a vedere i cantieri stradali con tranquillità, per cui ho fatto la simulazione INPS per il calcolo della pensione. Vualà, una botta di allegria senza pari.

Che poi non è tanto il 2042, alla fine il lavoro che faccio mi sta bene (ma quanti saranno millesettecento euro nel 2042? Il costo di un bianco secco?), ma l’età che avrò io nel 2042: troppo per sgambettare tra un cantiere e l’altro, forse. Troppo per rompere le palle agli altri ripetendo lo stesso concetto per cinquanta volte consecutive, forse. O forse no, ma andarci prima sarebbe molto molto più divertente.
(Il sospetto che dia lo stesso risultato a tutti mi è venuto, attendo conferme empiriche).

guardiamoci negli occhi

“Guardiamoci negli occhi. Che siate di destra o di sinistra, che vi piaccia o non vi piaccia il governo Gentiloni, se siete un minimo seri e informati, e avete un po’ di onestà intellettuale, sapete che oggi in Italia c’è purtroppo un solo grande partito in grado di farsi carico dell’immane responsabilità di governare la settima economia del mondo ed è il Partito Democratico. Lo dico senza nessun orgoglio e anzi con grande amarezza e preoccupazione. Vorrei che non fosse così, sarebbe meglio per tutti PD compreso, ma è così”.

Un interessante articolo di Francesco Costa che – forse – potrebbe aiutare se siete alle prese con una scelta elettorale difficile, prosegue qui.

la preziosa lucidità di Montanari

Tomaso Montanari pone delle domande che io trovo sempre molto giuste (A cosa serve Michelangelo? per esempio), di buon senso e in appassionata difesa di ciò che anch’io considero come bene preziosissimo da tutelare: lo Stato. Oggi, su Repubblica, Montanari pone l’attenzione sulla concessione della Certosa di Trisulti – posto clamoroso, ma non è questo il punto – al Dignitatis Humanae Institute, con il patrocinio di Buttiglione e rimasugli UDC. Ecco l’articolo:

Ombre teocon sulla Certosa

Un monumento nazionale che appartiene allo Stato italiano può diventare la sede di un’organizzazione che ha lo scopo di “difendere le fondamenta giudaico-cristiane del mondo occidentale”? È accaduto ufficialmente mercoledì scorso, con la firma che ha formalizzato la concessione con la quale il ministero per i Beni culturali affida per 19 anni la magnifica Certosa di Trisulti, nel cuore della Ciociaria, al Dignitatis Humanae Institute.
Nonostante una forte polemica locale (approdata nei mesi scorsi anche alle cronache nazionali) e nonostante la dichiarata opposizione del sindaco di Collepardo, il ministero non ha esitato a consegnare il monumento all’associazione fondata e guidata da Benjamin Harnwell, «the smartest guy in Rome», secondo la sperticata definizione di Stephen Bannon orgogliosamente inalberata sulla home page del sito dell’associazione. Sì, proprio quel Bannon: l’ex capo stratega della Casa Bianca di Donald Trump, ora grande accusatore del presidente. Un dissidio, quest’ultimo, che non turba il Dignitatis Humanae Institute, che nelle sue pagine web continua a presentare il pensiero di Trump come il proprio principale punto di riferimento, esaltandolo anzi come «uno dei pochi leader politici che difende la sopravvivenza dell’Occidente cristiano contro la sinistra nichilista».
Posizioni condivise dai due politici italiani che fanno parte del vertice dell’associazione: Luca Volontè (ex capogruppo Udc a Montecitorio, appena assolto in un processo per riciclaggio) che la presiede, e Rocco Buttiglione. Sulle stesse posizioni teocon estreme è anche il presidente onorario del Dignitatis Humanae Institute, il cardinale Renato Raffaele Martino, che invitò Bannon a parlare in Vaticano e che scrisse una lettera (poi resa pubblica) in cui chiedeva a papa Francesco di convincere il ministro Dario Franceschini ad assegnare la Certosa proprio alla sua organizzazione.

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«quando discutete con gli avversari non usate mai il loro linguaggio»

Dall’editoriale di Giovanni De Mauro su Internazionale di questa settimana:

Gli sbarchi diminuiscono, gli stranieri in Italia sono meno del 10 per cento della popolazione, i reati di tutti i tipi sono in calo, e lo stesso capo della polizia, Franco Gabrielli, ha detto: «I numeri parlano chiaro, non c’è stato alcun incremento dei reati rispetto all’aumento della presenza di immigrati». Malgrado questo, e malgrado la presenza di migranti non abbia nessun legame con i problemi veri dell’Italia (sanità, giustizia, istruzione, funzionamento delle istituzioni, salari dignitosi, creazione di posti di lavoro qualificati eccetera), l’immigrazione è diventata la preoccupazione principale per molti italiani (il 36 per cento, secondo gli ultimi dati di Eurobarometro).

Se al casino di Macerata Renzi risponde promettendo l’assunzione di diecimila poliziotti, sta usando il linguaggio degli avversari, commettendo un errore madornale. De Mauro è, come sempre, molto efficace.

hey hey, my my / rock and roll can never die (torneremo)

Alla fine è successo, e fanculo i tempora e i mores: il R&B/Hip-Hop è diventato il genere musicale più ascoltato negli Stati Uniti, superando, sigh, la musicabella. Con sette dischi sui dieci più ascoltati e nove canzoni su dieci, sempre negli USA, stramazza la concorrenza degli altri generi, con un +72% di richiesta streaming rispetto all’anno scorso.
Shape Of You” di Sheeran è il brano rimasto più a lungo nella top ten (maccazzo), “Despacito” ha fracassato ogni record oltre alle mie parti molli (fritturadebballe), la richiesta di musica online come la vendita dei vinili è cresciuta anche quest’anno. Il tutto nel rapporto Nielsen sulla musica negli Stati Uniti 2017, qui.
Da leggere perché poi la curva arriva anche qui, sicuro.

Ovviamente, alla crescita della richiesta di musica in streaming (+59% complessivo) corrisponde un calo sostanzioso delle vendite degli album, massacrati alla stessa maniera dagli usi contemporanei dei singoli.

Ma non è nulla: se il R&B/Hip-Hop spadroneggia, il rock negli USA è questa cosa qui:

Vero che storicamente non ci capiscono tanto, gli americani, di rock quanto di altri generi, ma così la situazione è abbastanza drammatica. Ecco il colpo di grazia con gli artisti in classifica generale, cioè la sommona di album venduti più canzoni vendute in formato digitale più richieste in streaming, abbonati o meno:

Lo so, qui in Europa sarà diverso, ancora, ma ciò nonostante sento la sconfitta. Non mi resta che andare nella stanza della musicabella, chiudermi dentro e alzare il volume. Ci vediamo nei tempi migliori, come suggeriva il compagno Maozzetung.

notizie dal paese in cui viviamo (aggiornamento 2016)

Se non ve ne foste resi conto, vivete in un paese in cui trenta milioni di persone alfabetizzate non leggono nemmeno un libro all’anno.

E non bastasse, il dato è pure in calo: i lettori sono passati dal 42 per cento della popolazione di 6 anni e più nel 2015, al 40,5 per cento nel 2016. Nel 2010 la percentuale dei lettori era del 46,8 per cento, ci siamo persi per strada più di tre milioni di lettori, seppur minimi (dai, ma cazzo, uno all’anno… santoddio).

È uscito il rapporto Istat sulla produzione e sulla lettura di libri in Italia, relativo al 2016 ovviamente. Chiariamo, non è una tendenza diffusa, siamo proprio noi: in Svezia, Danimarca, Finlandia, Estonia, Olanda, Lussemburgo, Germania, Regno Unito la percentuale è ben superiore al 75%.
Il bel paese.

the great solar eclipse from outer space

Il 21 agosto scorso negli Stati Uniti è stata visibile una poderosa eclissi solare, come molti di noi dovrebbero ricordare. È la cosiddetta The great solar eclipse del 2017 e qui c’è una spiegazione tecnica dettagliata dell’avvenimento.

Bene. Per quelli come noi che non l’hanno vista, ci sono un sacco di immagini in rete ma una tra quelle più inedite è, come spesso accade, quella della NASA, che ha ripreso l’ombra dell’eclissi da 250 miglia di altezza.

Un’eclissi come io non l’avevo mai vista. Qui il sito.

James Nachtwey

Nachtwey è un fotografo di guerra tra i più bravi ed esperti, fotografa, documenta, ricorda e testimonia, senza cercare l’effetto facile o la via più breve.

Migranti al confine con la Macedonia, 2016 (James Nachtwey, Contrasto)

Mostar, Bosnia ed Erzegovina, 1993 (James Nachtwey, Contrasto)

Ramallah, Cisgiordania, 2000 (James Nachtwey, Contrasto)

World Trade Center, New York, 2001. (James Nachtwey, Contrasto)

Qui altre sue foto, Nachtwey sarà in mostra a Milano fino a marzo, qui.
«The events I have recorded should not be forgotten and must not be repeated».

breve vademecum per comprendere la questione Gerusalemme capitale

La decisione di Trump di spostare l’ambasciata americana in Israele a Gerusalemme ha suscitato non poche polemiche, poiché appare per quello che probabilmente è: una provocazione. Infatti, sebbene Israele sostenga che la propria capitale sia Gerusalemme, dove peraltro hanno sede il parlamento, il primo ministro, la corte suprema e i ministeri, nessun paese del mondo – nemmeno gli Stati Uniti, almeno finora – ha mai riconosciuto la città come capitale, preferendo appoggiare le ambasciate e gli uffici diplomatici a Tel Aviv.
È evidente come la scelta di Gerusalemme vada a toccare le sensibilità dei credenti delle tre religioni monoteiste, oltre a suscitare la rabbia del mondo arabo, di Erdogan, della Giordania, dell’Iran e dell’Egitto e, non bastasse, contravvenendo al fatto che la zona è considerata territorio internazionale, amministrato dall’ONU come da decisione del 1948. Io stesso, a domanda, avrei risposto che la capitale di Israele è Tel Aviv, o Haifa, persino Nazareth ma di sicuro non Gerusalemme.
Per chi avesse voglia di approfondire la questione capitale-Gerusalemme, qui una guida molto chiara (inglese a parte, ovvio) alla questione: A Guide to the Dispute Over Jerusalem and Israel’s Capital di Jonathan Ferziger.