feed your head

C’è una canzone meravigliosa che è, in sostanza, un bolero con un andamento crescente, one pill makes you larger, poi dopo poco più di un minuto aumenta il ritmo, ask Alice, il suono cresce di intensità, diventa irresistibile, re–mem–beeer, e in poco più di due minuti tutto è detto ed è capolavoro. Nutri la tua testa.

È White rabbit, esatto, (qui nella versione cantata a Woodstock) ed è stata scritta da Grace Slick poco prima di entrare nei Jefferson Airplane. Non basta? Ci mettiamo, allora, anche Somebody to love (anche questa nella versione dal vivo a Woodstock), scritta anche questa da lei, e il discorso è chiuso. Qui la si ama.
Oltre che autrice, Grace Slick è cantante di gran voce, artista, pittrice, musa di una certa controcultura psichedelica, donna di fascino eccezionale, e oggi tra l’altro compie ottant’anni (qui la sua storia in modo ampio).
Che dire? Auguri e che il signore la protegga nei secoli dei secoli amen.

don Ron di Wantagh

C’è una chiesa nello stato di New York, la Wantagh Memorial Congregational Church della Chiesa Unita di Cristo, che come quasi tutte le chiese americane ha una bacheca all’aperto sulla quale il pastore scrive settimanalmente frasi a effetto o passaggi evangelici per colpire l’attenzione dei fedeli e non.

Il reverendo, don Ron, è a dir poco un progressista con un’aperta visuale sulle cose del mondo, ce ne fossero. E don Ron è l’autore delle scritte sulla bacheca della chiesa. Eccone alcune, non le tradurrò perché son proprio belle così.

Una, giusto per gradire: “Gesù ha avuto due papà ed è venuto su abbastanza bene”.

Good job, Ron. Go ahead.

l’amore, la pista e la cenere

L’Ortica è uno dei quartieri più belli di Milano. Perché era ed è fatto di persone vive, attive, che vivono e che sanno di vivere in comunità (vedi la banda dell’), basta andarci per respirarne l’aria e vedere le belle case muralizzate.
Vicino alla stazione dei treni dell’Ortica c’è una balera, bocciofila, dopolavoro ferroviario, centro ricreativo di quelli che non ci son più e che, invece, ci vorrebbero eccome. Perché siam tutti più stronzi a star soli.
D’estate, all’Ortica la balera si fa grande e all’aperto, si mangia, si beve e si balla come da mia foto qui sotto.

E c’è un’avvertenza però. La pista da ballo ha le sue regole.

È giusto, è giusto perdio. Le cose importanti, non i drink (drnk, ops) e le scemenze. Puntate in alto, non perdete tempo.

satellite of love #113: le città murate in provincia di Padova

Due tra le città con le cinte murarie meglio conservate al mondo.

La prima è Cittadella, la seconda Montagnana ed entrambe sono in provincia di Padova. Perché in quelle mura c’è ovviamente lo zampino della serenissima Repubblica di Venezia, facile da riconoscere. Prima ancora cinte risalenti alle signorie e ancor prima per scongiurare le invasioni degli Ungari e compagnia bella, mura spesso rivelatesi inutili contro gli Ezzelini del momento, poi rafforzate fino all’avvento dell’artiglieria. E allora divennero davvero decorative.
Sono però ancora talmente decorative che le città valgono entrambe un viaggio e possono, tranquillamente, competere con Avila e le migliori città turrite dell’universo.

e Carlo Alberto che fa? Aspetta.

Cominciamo agosto con una delizia: le lezioni di storia del professor Barbero.

Alessandro Barbero è un ottimo storico, autore di libri serissimi e molto documentati, e, caso abbastanza raro, un altrettanto ottimo divulgatore: riesce ad appassionare chiunque a qualsiasi argomento storico, dalle vicende del dottor Sorge a Tokyo a Caterina da Siena a Caporetto ai vercellesi.
Non vi resta che fare la prova: chi riesce a rendere divertente la narrazione delle tre guerre di indipendenza merita senz’altro di essere ascoltato. Qui una ricca raccolta delle sue lezioni in formato audio, per la maggior parte raccolte durante il Festival della Mente di Sarzana: fidatevi, allungherete il viaggio o le pulizie.
I podcast si trovano anche su tutte le maggiori piattaforme, Apple, Castbox, PodBean, Google etc., grazie all’ottimo lavoro di Fabrizio Mele. Grazie!

A riprova di quanto dico, ecco le tre guerre di indipendenza.
E ne avrete dipendenza, sicuro.

Tutti a Custoza, a perder le battaglie!

siamo stati delvonizzati

Milano, una sera d’estate in un posto fighetto dentro l’ex-Ansaldo – enorme fabbrica in centro città recuperata a uso ricreativo, bellissima – siamo stati delvonizzati da lui, Delvon Lamarr.

Egli, Delvon, è l’hammondista seduto a destra, accompagnato nel trio dal batterista dei Polyrhythmics, se non erro tra le altre cose, e un chitarrista ottimo tanto quanto disadattato, Jimmy James, e ci ha deliziato con un paio d’ore di robusto soul-jazz spaziando da Wes Montgomery a Jimmy Smith ai Van Halen ai suoi pezzi da venti minuti ciascuno a quanto possa piacere stropicciare in generale su un Hammond.
Cento persone forse meno, ottima dimensione, suoni buoni, serata calda e piacevole, insomma tutto al proprio posto. Come dev’essere.
Spero di essere delvonizzato ancora.

i ragassi son giù che suonano

Bravi ragazzi.

Greta Van Fleet, Bologna.
Nonostante la scarna discografia (un paio di cover, infatti), i ragazzi l’hanno tirata in lunga con saggezza e, ehm, manico insospettato per l’età. Bravi, nulla da dire. Merito senz’altro del bassista-tastierista sopra tutti, che detta l’inesorabile ritmo al tutto, ma complessivamente validi tutti e quattro. Si faranno, auguro loro lunga vita.

I dont’ wanna live like this / but I don’t wanna die

E poi ho sentito i Vampire Weekend.

Undici anni che si aspettava, qui, e loro stupiti che anche in Italia ci siano estimatori. Eccome, caro, eccome. Due batteristi, bassista, chitarrista, voce/chitarra, tastierista e l’arma segreta, la controcantante/chitarrista/tastierista. Due ore e venti per un concerto meraviglioso.

Non gli si darebbe una cicca, a lui, sembra uno appena uscito dal bar del campeggio verso il minimarket. E invece? Genio. Ebreo niuiorchese, brillante, fantasioso, eclettico, vario e mai uguale, che dire?
Se volete gustare uno dei piaceri della musica contemporanea, ascoltateli: Vampire Weekend. Quattro dischi in tredici anni che più pieni di idee non si può, partire tranquillamente dall’ultimo. E dal vivo sono eccezionali, garantisco.