song of the day: Kesha, ‘Woman’

Tornata dal lungo purgatorio legale cui l’ha costretta la denuncia del suo produttore, Kesha – senza più la volgare ‘$’ dei dollari – ha pubblicato un disco interessante, nel suo genere. Che non è il mio, ma c’è un pezzo, Woman, che è decisamente potenziato dalla presenza della sezione fiati e di Saundra Williams dei Dap-Kings, l’indimenticabile e insostituibile band di Sharon Jones.

Il ritmo soul funky è dovuto a loro ed è il fattore decisivo nel pezzo: non è l’unico caso, basterebbe ricordare Rehab di Amy Winehouse che deve parecchio proprio a loro, i Dap-Kings appunto, al completo.
I buy my own things, I pay my own bills / These diamond rings, my automobiles / Everything I got, I bought it / Boys can’t buy my love: la rivendicazione non è delle più fini ma è comprensibile, dopo il processo. Buon pezzo, divertente a 1:13 quando scoppia a ridere, si fa ben ascoltare a parer mio e di qualche milione di persone, almeno quindici, là fuori.

song of the day: Claire Denamur, ‘Hang me up to dry’

Claire Denamur è una cantautrice e attrice franzosa e, come tale, bisogna stare attenti (essendo franzosa, intendo). Tra le cose che ha fatto c’è una cover dei Cold War Kids, Hang me up to dry appunto, che è uno di quei casi in cui la cover sopravanza lungamente l’originale: tanto è lenta, svogliata e priva di mordente la versione dei CWK, infatti, tanto la versione della signorina è azzeccata perché dà al pezzo – che è notevole – il giusto tono e la giusta velocità per colpire davvero.

Ogni tanto eccede ma ci siamo, eccome. Ben fatto.

song of the day: The Duke Spirit, ‘You really wake up the love in me’

I The Duke Spirit sono una band inglese in giro dal 2003 e al quinto disco, senza contare qualche progetto parallelo qua e là (Roman Remains, per esempio). Il tiro, come si dice negli studi della bassa, non è affatto male e, anzi, una delle loro caratteristiche interessanti è che cercano di non confinarsi troppo in un solo genere ma, al contrario, di provare a spaziare un po’ qua e là. C’è chi ci sente i Sonic Youth, chi PJ Harvey e qualcuno Patti Smith. Io no.

Dipende dai dischi, quindici anni di attività offrono prove molto diverse tra loro. Per esempio, a me piacciono anche This ship was built to last e il merito è quasi tutto della voce della cantante, Liela Moss, e My sunken treasure, un po’ per la stessa ragione. Un bel successone l’hanno raccolto anche con il brano Send a little love token, che deve avere avuto a che fare anche con i vampiri ma non sono sicuro di volerlo sapere. A seguire, hanno aperto per R.E.M. e Supergrass, per citare un paio di nomi succulenti che qui si apprezzano.

song of the day: Jet, ‘Cold hard bitch’

I Jet sono senz’altro la rock band più potente e interessante degli anni Duemila a parer mio. Get born, il loro disco di esordio, è fa-vo-lo-so e non scende mai dal mio coso che fa girare i dischi, e gli altri due loro dischi sono abbastanza all’altezza.
Cold hard bitch è uno dei loro singoli più interessanti da sentire, in particolare dal vivo: qui è decisamente meglio che su disco, il pezzo ha una intro live davvero notevole che rimanda, dritta dritta, agli Who. Parliamo del 2007 e vualà.

I Jet, poi, nel 2012 si sono sciolti. E io mi sono maledetto per non averli mai sentiti dal vivo. Poi, dai e dai, pare che da questo inizio 2017 qualcosa si muova e che, forse, riappaiano sulla scena. C’è un pezzo nuovo, uscito in collaborazione con i Bloody Beetroots, decisamente dalle influenze AC/DC / Airbourne almeno dalle prime battute, eccolo qui. Stavolta non mancherò, Jet: sapevatelo.

song of the day: Silversun Pickups, ‘Lazy Eye’

I Silversun Pickups sono una band americana in giro da una decina d’anni con quattro album all’attivo. Dopo essere andati in tour con OK Go, Wolfmother e Snow Patrol, nomi belli, hanno fatto da gruppo di apertura per Foo Fighters e i grandissimi Kaiser Chiefs, che voglio dire. Dal loro primo album uno tra i loro singoli che preferisco, Lazy eye.

Poi, a differenza di tanti altri, non si sono persi per strada ma, anzi, hanno continuato a scrivere con qualità piuttosto alta, basti citare Substitution (bel video), Panic switch (ah, il ritornello), la notevole Kissing families e la bellabella Little lover’s so polite. Pian piano che si procede negli album, in senso cronologico, appaiono elementi di elettronica qua e là, il che non varia il mio giudizio: band molto molto interessante. Da seguire.

cose da fare in questi anni #706

Una delle cose musicali più interessanti da fare in questi anni potrebbe essere: andare a sentire a New York il primo novembre prossimo Kurt il Vile, che è un sessantenne travestito da ventenne di grande qualità e spessore, come dimostra Pretty pimpin’, che suona con Courtney Barnett, della quale non so più come parlar meglio di quanto abbia già fatto.

Questo perché per provenienza e per musica il lato est del continente sarebbe quello più appropriato. A sud le Larkin Poe ma non è il caso di divagare. Comunque, un bel tour insieme – il merito è della Matador records, chiaro – tour che, direi, attualmente è una delle cose più significative nel mondo musicale suonato con, almeno, una chitarra. Speriamo si spostino a est.

fine della vessazione

Avere un telefono con le mappe, che fa il calcolo percorso, che trova, sceglie e prenota alberghi, che prenota e compra biglietti di aerei, navi, taxi, che noleggia cose e le restituisce, che ricarica le carte prepagate e che invia mail e messaggi, non serve a un cacchio, o quasi, quando uno è a casa.
Se uno è in viaggio, allora sì che la cosa è favolosa. A poterlo usare, vista la criminale imposizione del roaming (stronzoli).
Ma la vessazione, ora, è finita.

E, infatti, è stato bellissimo. Finalmente. Giuro, non pensavo che l’avrei visto da vivo.

song of the day: Funky Style Brass, ‘Aquo Groovat’

Impossibile resistere alla Funky Style Brass, band matta di tolosani, il cui genere prediletto è definibile con una parola sola (muoviltuoculo). Il loro primo disco, del 2009, AquoGroovat, fu poi sottoposto a reedition, cioè risuonato e riarrangiato, e il risultato è questo:

Chi tra noi ascolta Radio Popolare la sera di domenica sera questa cosa già la sa, magari non ne conosce il titolo, esattamente come non conosce il volto di Francesca Carla, ma ce l’ha in testa. Per tutti gli altri, basta ascoltare il pezzo e seguire le proprie inclinazioni.