Luis Bacalov and David Axelrod mixed with elements from afrobeat or cosmic jazz

È uscito, finalmente, dopo lunga lunga attesa.

Ecco qua, per chi volesse una qualche anteprima, ma io dico: mollate ‘sto striming, comprate dischi che è più bello.

All’auto presto, dritti al Giambellino!

song of the day: Cat Stevens, ‘The first cut is the deepest’

Se dovessi scegliere chi essere nei Settanta, forse vorrei essere Cat Stevens.
Bello come il sole, con una voce che quando cantava «Where do the children play?» volavano le mutande, autore di una valanga di canzoni strepitose, da «If you want to sing out, sing out» a «Wild world» a «Miles from nowhere» a «Sitting» a «Lady d’Arbanville» e dischi come «Tea for the Tillerman» e «Mona Bone Jakon» che ho a dir poco consumato, come tanti.

«The first cut is the deepest» è una delle sue prime canzoni, scritta per altri e poi ricantata e risuonata mille volte, che è come tutte le canzoni di Stevens: quando entra nella testa, poi non ne esce più. Per fortuna. Perché the first Cat is the deepest.

la scultura barocca italiana portata nella mia testa

Prima libro e poi documentario, La libertà di Bernini è un’opera davvero appassionante e, soprattutto, ottimamente raccontata.

Tomaso Montanari prende per mano me e tutti quelli che della scultura barocca italiana ne sono davvero digiuni e ne fa, se non degli espertini, di sicuro degli estasiatoni. Il documentario, diviso in periodi della vita di Bernini per puntate, è una riflessione non solo sull’arte del tempo ma anche sui rapporti con il potere, vedi il sottotitolo La sovranità dell’artista e le regole del potere, ed è visibile in streaming sulla RAI. Più di così che si vuole? A margine, per ancor più godere, segnalo un volumino, sempre di Montanari: La madre dei Caravaggio è sempre incinta, sulle bufale dei ritrovamenti eccezionali, i critici d’arte venduti e arraffoni, le mostre e un mercato sempre schiavo del profitto.

leggere o rileggere Eric. J. Hobsbawm, «I banditi: il banditismo sociale nell’età moderna»

L’anno – il 3 – si apre con un colpo abbastanza clamoroso a Venezia:

Clamoroso perché i gioielli del Maragià rimandano direttamente da un lato a Salgari e le tigri che stanno in Malesia e dall’altro a leggendari colpi di pietre preziose e gemme in stile Arsène Lupin, «The Phantom» o Albert Spaggiari. Eccezionale anche il video in cui si vedono i due complici attaccare la teca e, meglio ancora, la fuga mescolandosi al pubblico, da antologia del crimine.
Il 7, invece, viene asportata una cassaforte dalla camera d’albergo (e non svuotata, come dice Repubblica) di una famiglia francese in vacanza.

Il bottino è cospicuo perché l’albergo è il Principi di Piemonte, hotel a quattro stelle, uno dei più prestigiosi dell’arco alpino, e va da sé che ogni famiglia in vacanza ha dell’arsgiont per le spesucce. Il che dà anche in questo caso un bel sapore retrò al furto, che apprezzo. Servono investigatori all’altezza, perché è evidente che il Ladro gentiluomo, il Simon Templar del caso, mette in moto un meccanismo che può essere risolto solo da uno Sherlock o da un Poirot in forma, altroché.
E parte l’immaginazione.

A questo proposito, ovvero furti e delitti più o meno galanti e raffinati, un’ottima trasmissione radiofonica racconta «i crimini del dopoguerra, i delitti passionali e le prime rapine che hanno fatto scalpore, la Milano che sembra essere la Chicago d’Italia»: è «Radiografia nera», trasmissione molto documentata e ben raccontata, va in onda il giovedì alle 21.30 su Radio Popolare. Qui tutti i podcast, consigliati.

le facce nelle cose

O le cose hanno una faccia talvolta.
Come spiegano gli uomini di scienza, noi esseri umani siamo portati a riconoscere visi nelle cose e nelle forme ogni qual volta ne abbiamo la possibilità. La faccenda risponde a un qualche scopo evolutivo che al momento non ricordo ma di sicuro si può far la prova provata guardando una qualsiasi delle fotografie del bravissimo faces in things. Ho un modesto contributo da sottoporre:

La faccia felice appartiene a una presa austriaca, per saperlo.
E se bisogna saperla tutta, le cose sono talvolta vive. Alla faccia degli scienziati.