l’arc empaqueté dopo sessant’anni

Ci siamo quasi.

Mi cito dall’almanacco in cui anticipavo la notizia: «Dal 18 settembre Parigi impacchetterà l’arco di trionfo, realizzando uno dei progetti incompiuti di Christo. L’Arc de Triomphe empaqueté è un progetto di Christo e Jean-Claude di oltre sessant’anni fa, avrebbe dovuto essere realizzato lo scorso settembre ma a causa della pandemia no. 25mila metri quadrati di polypropylene argentato e 3mila metri di corde riciclabili rosse, per dare due numeri».
Ma una bazzeccola dal punto di vista tecnico e organizzativo rispetto ai floating piers, un fatto.

la casa, le banane, uno dei più raffinati e scanzonati letterati italiani del Novecento, cose che non avremo più

A Cremona, mi scappa l’occhio su una vecchia insegna. Anzi, ex-insegna.

Ma certo, la casa della Banana di Cremona, ed è un colpo ai ricordi: mi torna alla mente quel racconto breve di Giampaolo Dossena, uno dei miei prediletti di sempre, in cui riportava la memoria all’Italia coloniale che spingeva al consumo patriottico di banane, seppur straniere allora fascistissime perché provenienti dall’Impero.
Quarantacinque piccole memorie, una pagina o due, ma brillanti e acute come lui sapeva magistralmente fare, pubblicate in Mangiare banane, Il Mulino, 2007. Appunto. E parlava proprio di questa, del giovane Dossena a Cremona, chissà quando è stata chiusa, chissà le banane fino a che punto hanno avuto richiamo e una casa propria, prima di soccombere agli avocado e ai nuovi tipi di banane.
Perché, sapevatelo, le banane che mangiavano i nostri bisnonni erano molto più buone, più bananose, di quelle che mangiamo noi, le cavendish. Loro non le avrebbero mai mangiate, queste, roba da maiali. È che quelle di allora si sono estinte per colpa di un parassita e anche le nostre, preparatevi, lo faranno. E rimarremo senza banane per sempre. SEMPRE. Mangiatene ora, mentre ascoltate la storia raccontata bene da Kesten nel suo bel podcast.

environment-friendly health package per il lockdown sudcoreano

Al giorno due del lockdown, il governo sudcoreano inviò a ogni cittadino un pacco così fatto:

D’accordo, forse i cetrioli sono solo un pensiero cortese ma tutto il resto di essenziale c’era. Compreso, immagino, un messaggio tranquillizzante sul fatto che il governo fosse al lavoro. Penso invece alla dichiarazione di Fontana quando rese obbligatorie le mascherine in Lombardia ma, non essendovene, invitò a usare la sciarpa. La Toscana, almeno, inviò le mascherine a casa e rese l’obbligo successivo. Che distanza.
Volete vivere con me fino in fondo l’umiliazione? D’accordo. Alcuni giorni dopo, ai cittadini sudcoreani arrivò un altro pacco.

Eeeeeh, beeeeeh, ma questa è propagandaaaaa. Anche lo fosse, di certo non delle più inutili. Meglio non fare troppi paragoni, sarebbero impietosi.
Ricordarsene, però, quando si pensa alla Corea del sud come a un paese, mah, esotico, pittoresco, con il sopracciglio di sufficienza alzato.

in un’altra città a sentire buona musica

Un fine settimana finalmente a un festival musicale.
Il venerdì I hate my village, magnifici dal vivo ogni volta, il sabato The comet is coming, un’ora e mezza di solidissimo concerto senza pause, eccellente. Entrambi da sentire dal vivo più che su disco, sono due esperienze parecchio diverse. Il clima interno non male, visti i green pass dentro si sta abbastanza a cuor leggero, si beve la birretta e si fanno due chiacchiere, certo ci sono i posti a sedere ma si sta fitti, fittini diciamo. Almeno da questo punto di vista un compromesso che segna un po’ di ripresa.

E ho anche scoperto perché non ho mai ascoltato Iosonouncane e perché continuerò a non farlo.

Donna che legge una lettera davanti alla finestra (ora con Cupido)

Tre anni fa la Gemäldegalerie di Dresda mandò in restauro la Donna che legge una lettera davanti alla finestra, uno dei più bei quadri di Vermeer.

Il restauro ora ci dice una cosa che sapevamo già, ovvero che dietro la parete a fianco della donna si nasconde un quadro raffigurante Cupido, e una cosa nuova, ovvero che non si tratta di un ripensamento dell’autore, come si riteneva, ma di un rimaneggiamento posteriore. Infatti, tra la pittura di Vermeer e la pittura che copre il cupido c’è della polvere, il che indica che la copertura è di molto successiva.
Ed ecco che il quadro assume tutt’un altro aspetto.

E anche la lettera, forse, che ora fa di certo pensare a una lettera d’amore.
Il cupido, tra l’altro, non suscita alcuna sorpresa, perché è presente, identico, in un quadro successivo di Vermeer, la Donna in piedi alla spinetta.

A questo punto, il pensiero che il quadro di Cupido fosse un quadro posseduto dal pittore diventa più plausibile, ancor più considerando che nell’inventario delle sue cose stilato dalla moglie si cita, appunto, un quadro di un Cupido. Tombola.
A settembre la Donna che legge una lettera davanti alla finestra sarà esposta a Dresda, nella sua nuova veste. E Dresda vale sempre un viaggio, se serviva un pretesto.

il miracolo del burro (suite)

Dopo alcuni eoni i Counting Crows hanno pubblicato, qualche mese fa, un EP, Butter Miracle Suite One. E proprio come si evince dal titolo, è una suite e andrebbe, quindi, ascoltata tutta d’un fiato, perché è un discorso che ha un filo. La cosa sorprendente è che dopo un bel po’ di prove incolori, è proprio un bel dischino. Sì. Con dei bei vertici.
Ora è possibile anche guardarlo, eh sì: per quanto appena detto, è un video unico, per seguire il filo, c’è una storia.

Se poi il video aggiunga o tolga o niente, ognun decida per sé. Certo, l’immaginario è quello dei Counting Crows, deve piacere. A me se non capisco sempre tutto, anche qualche angelo in meno, preferisco.
[Parte anche il tour, che bello sarebbe sentirli a Omaha, somewhere in middle America].