Botticelli’s birth of Bananarama’s Venus

Per cominciare, questo è un vero colpo di genio:

Non bisognerebbe nemmeno spiegarle certe cose, talmente sono azzeccate. A ogni modo, per chi avesse vissuto sul cucuzzolo della montagna del sapone a ragionar del senso della vita con la fede e la scienza negli ultimi cinquant’anni, qui si tratta di I want to break free dei Queen mescolata a Sweeping It Under The Carpet di Banksy, e la mistura è riuscitissima, bravo Q4nobody.
L’occasione è stata un concorsello estemporaneo, di quelli che se ne fanno a bizzeffe in certi angoletti di rete, il cui tema era Musicians in art, che un po’ si spiega da solo. Altri esempi graziosi, anche se a parer mio meno riusciti dell’eccellente qui sopra, potrebbero essere questo, di Andy_R:

Ovvio, è una tubular bell. Ottimo anche il Virtual Arnolfini di Dr.Dunno, ed è ovvio che il nesso è il cappello:

Come non menzionare anche il magnifico Bridge Over Tribbled Waters di plankton?

La Grace Jones in Nefertiti di Slave To The Rhythm di Octo:

E per chiudere il Bananarama di 2kindsofherring che unisce in un ottimo cortocircuito il disco, la banana situazionista di Cattelan, il tizio che si è mangiato la banana che al mercato un altro tizio comprò:

Se ci avete capito delle cose, allora vi sarete divertiti e avete una manciata di ottimi dischi, album o artisti da ripigliare in mano. Se non ci avete capito granché bon, a posto, mica è successo niente.

iconam decentem et pulchram, o dell’atteggiamento di certi padri

Accompagno un amico all’aeroporto, a Orio. Siccome però ogni giro non deve andare sprecato, aggiungo qualche chilometro per arrivare ad Albino, perché son moroniano.
Moroni nel senso di Giovan Battista, il pittore, eccellente ritrattista tra i più insuperabili, supremo interprete del ritratto naturale, nato appunto ad Albino. Se è noto per la sua fedeltà al soggetto e capacità di ritrarne la fisionomia intima, e i suoi quadri sono sparsi in ogni dove, i lavori di argomento sacro sono senz’altro meno significativi, è come se gli si spegnesse l’inventiva, se facesse per dovere o necessità e senza un reale trasporto, dipinge i visi pure peggio. Può anche essere, in effetti, lo capisco appieno. Una parte di quest’ultima produzione si trova ad Albino e io voglio vedere la sua Trinità, perché è un soggetto strepitoso.
Ma, siccome come ho detto nell’avventurarsi nei temi della committenza ecclesiale gli si smarriva la fantasia e, forse, non ne aveva neppure una conoscenza solida che gli permettesse di spaziare, allora decise di copiare, come facevano tutti. Sapeva però riconoscere un grande e, quindi, copiò puntando in alto. Ed è da qui che devo partire: la Trinità di Lorenzo Lotto.
Teologicamente perfetta, la figura di Gesù è rappresentata su due cerchi paradisiaci dentro un cerchio di nubi, nella trasfigurazione, mostrando le ferite della passione, sorvolata dallo spirito santo; dietro di lui, ed è qui la grande invenzione di Lotto, il padre è rappresentato come pura luce, come dicono i libri del Deuteronomio e dell’Esodo, ma in atteggiamento paterno verso Gesù, si distinguono due mani nell’atto di benedire e proteggere il figlio, e una figura che lo avvolge seguendolo.

La composizione è del tutto inusuale, solitamente le tre figure si trovano una sopra l’altra e non allineate di fronte. L’intuizione di Lotto ebbe grande successo e furono molti i pittori che copiarono il quadro, visibile allora in una chiesa di Bergamo. Tra essi, Moroni. Egli, però, e qui vengo alla Trinità che sono andato a vedere, rafforza la figura del padre e lo rappresenta in figura umana, paterna, con le braccia abbassate nella posizione di rispettosa protezione e tutela del figlio, che si guadagna tutta la scena. Inoltre, ed è un altro aspetto commovente della rappresentazione, veste un abito con le maniche arrotolate sulle braccia, come un qualunque padre ritratto in una pausa dal lavoro, in quelle botteghe padane che Moroni ben conosceva.

Nella chiesa di San Giuliano, la Trinità di Moroni sta in un altare laterale, poco illuminato, forse avrebbe bisogno di una pulita, difficile dirlo da sotto. Nonostante, dunque, l’inventiva moroniana in questo caso e sui temi del genere sia limitata, devo dire che la sua Trinità mi piace di più, è più umana, compassionevole, e la figura del padre commovente. Ne è valsa la pena.

deograzzias: il voto europeo

Finalmente l’UE ha votato una proposta che prevede, in caso di elezioni europee, che 28 seggi del parlamento europeo siano assegnati su liste di candidati comuni a tutta Europa. Molto bene, è una cosa che desidero da decenni, anche se i miei sogni elettorali son sempre stati ben più spinti, per esempio poter votare qualsiasi partito di qualsiasi paese aderente (i verdi tedeschi, perché non votare gli originali?).
Certo, adesso tutti i parlamenti nazionali dovranno approvare la cosa, certo, son 28 seggi su 705, d’accordo. Certo. Ma è un passo avanti.

E poi 28 seggi non sono mica così pochi, visti i raggruppamentini che girano. Tra pandemia e guerra, per quanto si possa lamentare qualsiasi tipo di lentezza, il processo di unificazione sta subendo, a parer mio, un’accelerazione, necessaria. Sia dal punto di vista sanitario, come abbiamo visto, che di difesa, almeno così io leggo la parificazione delle spese di ciascuno stato. E politica, sempre più urgente di fronte agli eventi su scala mondiale e di vicinato.

finalmente, di nuovo la festa più bella

Dopo due anni, finalmente di nuovo in corteo. Non eravamo andati via ma non ci siamo visti, non si poteva. Oggi sì, la Liberazione, e io non vedevo l’ora. Buon 25 aprile a tutti, a chi sarà in piazza e chi a casa, anche a chi pensa che sia un giorno di vacanza e basta. Alla fine, son stati liberati pure quelli.

[Aggiornamento post: manifestazione un po’ spentina, nonostante i due anni di pausa. Il pensiero della guerra aleggia ovunque ed è occasione, in diversi punti del corteo, di discussioni anche aspre. Intervento sì, con armi, no, pacifismo. A un certo punto una contestazione tra brigata ebraica, gruppo con bandiere NATO, gruppo con bandiere americane, qualcuno di Rinfondazione, prende una pieghetta urlazzata, gli animi son tesi. Poi arriva il PD e mette tutti d’accordo, come sempre: insulti a Letta].

e qui si dice loro: bravi

O del saper gestire gli errori, senza mettere il proprio orgoglio davanti a tutto.
Ecco il fatto. Ediciclo pubblica Dell’andare in montagna e altre amabili ascensioni, una Antologia per escursionisti e sognatori, curata da Francesca Cosi e Alessandra Repossi e illustrata da Giulia Neri. L’idea non è nuova ma ciò non significa nulla, le due curatrici hanno raccolto e tradotto testi di Dumas, Hugo, Kipling, Salgari, London, Twain e così via pertinenti con l’argomento, tutto bene. Poi, a stampa avvenuta, ci si è accorti che c’è un testo di troppo, di una precedente antologia, rimasto nel volume. Vuoi perché serviva a occupare lo spazio, vuoi perché chissà, è accaduto. E posso dire per esperienza diretta che non è nemmeno così difficile che accada, questo e altre mirabolanti sviste.
La domanda ulteriore è: possibile che nessuno se ne sia accorto? Risposta: possibile. Panico, lo immagino. Peraltro un conto è una casa editrice robustosa, che regge l’urto delle temperie, ma una più piccola come questa che deve costruirsi e difendere una reputazione, oltre a contenere i costi, deve fare una scelta complicata. E Ediciclo opta per non buttare una tonnellata di carta e di esplicitare la cappellata: un bel bollone sulla copertina, eccolo. Ops!

Inutile cincischiare sui dettagli, bravi. Così si fa. Costo del bollone: risibile, sia in termini economici che di orgoglio; risultato: di grande impatto, sia per l’operazione buon-senso e simpatia, sia per la pubblicità indiretta cui sono lieto di contribuire, nel mio minimo. E lo compro, pure, mi servirà alla prossima svista. Mia.