venceremos

[il resto, o victoria o muerte, assume un carattere strano, vista la situazione; peraltro più vicino a quello originario, ora che ci penso da questa nuova prospettiva].

Sono arrivati i compagni cubani, i 37 medici e 15 infermieri specializzati nel trattamento di malattie infettive.

Ho il mio moto di orgoglio, perdio. Non me lo scordo Fidel che diceva: «Il nostro paese non sgancia bombe contro altri popoli, né manda migliaia di aerei a bombardare città. Il nostro paese non possiede armi nucleari né armi chimiche né armi batteriologiche. Le decine di migliaia di scienziati su cui conta il nostro paese, i suoi medici, sono stati educati per salvare vite. Viva la fratellanza tra i popoli. Viva l’umanità». Grazie Cuba, grazie compagni, grazie nostalgia.

il ragazzo più felice del mondo e le condivisioni

Il moto che ha spinto e spinge aziende, artisti e persone a condividere, gratis, cose che possano essere utili per affrontare questo periodo di reclusione è notevole e di molto apprezzabile. Mi fa piacere, inutile discutere ora sulla sincerità delle azioni. Non come Amazon che prima ha promesso l’accesso gratuito a Prime Video agli abitanti delle zone rosse e non appena le zone rosse si sono ampliate è sparita nel nulla. Comunque, le iniziative ufficiali si trovano qui: solidarietadigitale.agid.gov.it.
Tra i generosi del periodo, Gipi (e Fandango, che produce) rende disponibile il suo ultimo film: «Il ragazzo più felice del mondo», appunto. Non lo incorporo qui perché sarebbe inutile, se avete voglia guardatevelo su youtube. Grazie, Gipi.

Ligabue quell’altro

Elio Germano si conferma il miglior attore della sua generazione: dopo Leopardi, stavolta è Antonio Ligabue, con metamorfosi impressionante.

Ma attenzione: mica per la mimesi, per quello basta Favino (per carità, bravo, ma un buon cestino di spanne sotto Germano) e una buona dose di trucco, è per l’intensità, la sostanza e la capacità.

Il regista è Giorgio Diritti che vorrei ricordare per un film eccellente di qualche anno fa: «L’uomo che verrà».

vittoria!

L’Emilia Romagna tiene e per cinque anni non se ne parla. Bravi!

Due elementi, a caldo: confrontando i dati delle due coalizioni, la differenza percentuale tra le due è di soli tre punti. Il resto lo fa la lista Bonaccini, che viene quindi apprezzato a differenza della Borgonzoni. Di fatto, dunque, la differenza l’hanno fatta i candidati, in particolare la destra presentandone uno francamente impresentabile. Tenerne ben conto per il futuro.
Secondo, l’elettore – non emiliano di nascita, giudicando l’accento – che stamattina ho sentito dichiarare di aver votato Lega «per cambiare». Alla domanda se fosse quindi scontento dell’amministrazione del centrosinistra ha risposto: «la Regione è amministrata benissimo», dunque è cambiare per cambiare. Incomprensibile, per me, ma tenere ben conto anche di questo.
Detto ciò, ora festa. E a sinistra: coraggio!

Dracula ha intenzione di trasferirsi in Inghilterra

La BBC ha affisso, per promuovere la nuova serie Dracula, svariati cartelloni abbastanza incomprensibili.

Bene i paletti, quelli sono chiari, ma il resto non molto. Il colpo di genio, però, è quando viene buio, ovvero l’ora dei vampiri.

S-t-u-p-pee-nd-o. Qui un time lapse del tutto che chiarisce ancor di più.
Pare purtroppo che la serie, nonostante la presenza di Mark Gatiss e Steven Moffat – ovvero Sherlock per i più avvisati -, non sia all’altezza del proprio cartellone.

ci si allunga, ci si accorcia, ci si espande; ma non ci si scosta da sé

Vinicio Capossela davanti alla casa di Marco Stefanini a Chiavicone, dicembre 2019. (Marco Zanella per Internazionale, Cesura). La frase del titolo è di Massimo Zamboni, da L’eco di uno sparo.

Vinicio Capossela – in occasione dei due concerti che ha tenuto a fine anno al Fuori Orario – ripercorre alcuni dei propri luoghi nella ‘pianura ipermercata’ e, come sempre, offre uno sguardo intelligente e particolare su quel pezzo di pianura che tante volte ho percorso anch’io in cerca di avventure. Che, puntualmente, sono arrivate. Una prece a Sante Nicola, il santo impostore protettore delle “vittime dei propri errori”.
Qui l’articolo, bello, di Giovanni Ansaldo per Internazionale.