song of the day: Marta Ren & The Groovelvets, ‘2 Kinds Of Men’

«Well there’s only 2 kinds of men / The one you love / The one you wish for».
Ho già professato la mia devozione a Marta Ren e i suoi Groovelvets, espressione unica del soul americano suonato in Europa, presenza scenica potente, voce inconfondibile, ritmo e grinta da capobanda come è richiesto alle cantanti del genere: perfetta per iniziare un nuovo mese, magari migliore del precedente.
Qui sotto è alle prese con «2 Kinds Of Men», singolo realizzato per il Record kicks day del 2014 e suonato dal vivo due anni fa su Antena 3, emittente portoghese:

Anche il video ufficiale è accattivante, niente da dire, ma dal vivo è un’altra cosa.
Impossibile stare fermi, l’unica è avere il culo cementato alla sedia e, di conseguenza, una vita decisamente sedentaria.

settembre, il mese della frutta fresca

Settembre, andiamo. È tempo di ascoltare, per fortuna.
Esce ora il disco dei Metric, che aspetto da luglio, iddio benedica sempre Emily Haines e la conservi: Art of doubt.

In linea con Fantasies del 2009, disco bellissimo, quindi tutto molto bene.
Poi, per non restare indietro, Paul Weller esce con True meanings, che è proprio fresco fresco e tutto da testare. Ma non tradisce mai, PW.

E di oggi, giornata fortunatissima, è anche Slipstream di Andrew Stockdale, secondo disco solista di quello che è (era) la mente, la guitarra e il tutto dei Wolfmother.

Son quei giorni belli, in cui i dischi cascano come frutta matura e uno – io – non deve fare altro che ascoltarli e, se possibile, goderne: che meraviglia, e c’è gente che si lamenta, io non so.

stuck inside a world I knew I’d never been

E poi, dopo i Jet, è capitato il concerto di fine estate: Nic Cester & The Milano Elettrica al Castello Sforzesco, ieri sera.

Nell’universo non tanto parallelo della sua carriera solista, ha suonato «Sugar rush» con una band numerosa, due fiati, quartetto d’archi, tastiera, chitarra, basso e – cosa difficile da vedere – due batterie. Il che significa anche due batteristi, a volte in aggiunta e, a volte, in simultanea. Questa è «Psichebello», ripresa da me medesimo.

Bel concerto, tante cose, persino un jettiano come me ha molto apprezzato (a proposito: nonostante non mischi mai i progetti, ieri sera una dei Jet l’ha fatta, adattata al contesto), ormai si vede che – nonostante il tùr estivo – questo è il suo progetto principale. Benissimo così, allora, e avanti tutta. Per me, un altro tassello importante che va a posto.

la trilogia di Corfù

«Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso da ragazzo, con la mia famiglia, nell’isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell’isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato i vari amici a dividere i capitoli con loro».

Questo è l’incipit di «La mia famiglia e altri animali» di Gerald Durrell, libro molto divertente che racconta gli anni tra il 1935 e il 1939 della famiglia Durrell nell’isola greca.

È un libro che consiglio caldamente, pieno di racconti e trovate divertenti e argute, vissute da Gerald ragazzino, il più piccolo dei quattro fratelli (tra cui Lawrence, il futuro scrittore), con animo incantato e non del tutto consapevole delle difficoltà economiche della famiglia. Gerald Durrell diventerà, poi, un importante e apprezzato naturalista e divulgatore.

Dal libro, come talvolta fortunatamente accade, è stata tratta una serie tv a parer mio fatta davvero molto bene. Dal grigiore di Bornemouth la luce greca illumina quasi da subito le scene della vicenda, rendendole luminose e festose nonostante le disavventure della famiglia, l’ambientazione è meravigliosa, tra cicale e bellissime case sul mare dai soffitti fatiscenti, gli attori sono notevoli, in particolare Keeley Hawes che interpreta la madre Louise (senza dimenticare Josh O’Connor e Milo Parker, rispettivamente Larry e Gerry).

Per fortuna, insomma, la trasposizione funziona, aggiungendo al libro un’altra, piacevolissima, possibilità per seguire le vicende della famiglia Durrell. Cose belle.

song of the day: Metric, ‘Dark saturday’

Darcdarcdarc, ogni promessa è debito: la promessa è il primo singolo, qua sotto con video girato con smartphone, e il debito è il disco a settembre.

Metric, Dark saturday, il disco è annunciato per il 21/9. Come dice Emily Haines, “le chitarre tornano in auge” ed è vero, a sentire le premesse: l’anda richiama Fantasies e questo è solo bene. Molto bene. Soddisfatto, anelo.

don’t wanna hold hands and talk about our little plans alright!

Ci sono cose che uno dovrebbe ricordarsi, prima di andare in mezzo agli inglesi: primo, che quando loro andavano nudi vestiti solo di pelle di coniglio, noi già si ammazzava un Giulio Cesare.

Secondo, che se vai a un concerto a Manchester e pretendi di stare in prima fila o quasi, dovrai vedertela con una bella quantità di liamgallagheri belli decisi ad avere il tuo posto.

Detto fatto: Jet, O2 Ritz, Manchester, lunedì scorso, prima fila o quasi, come da foto.
Confermati anche i liamgallagheri, che non erano necessariamente solo maschi, i quali con atteggiamento amichevole hanno sfoggiato gomitelli, spintonelle, pugnetti e arguzielle da linguaggio corporeo non verbale tutt’altro che disprezzabili: non sarò certo io che mi tiro indietro, viva l’amicizia a cena e le belle cose di gruppo. Ma che fatica. E che scambio di fluidi corporei.

I Jet: concerto clamoroso, potente, ribaldo e ben suonato nonostante i quindici anni da Get born, impossibile stare fermi e impossibile non accettare la sfida inglese.
E terzo, sugli inglesi: ora ho capito, un manchesteriano gallagheriano degli Oasis non potrà mai andare d’accordo con un londiniano albarniano dei Blur (non parliamo di James, figuriamoci), troppa distanza e troppe cose.
Quante cose si imparano, a viaggiare.