un blocco davvero grande

E poi Giancarlo Neri, scultore napoletano con un sito davvero bellissimo, prese sei tonnellate di acciaio e mille libbre di legno e costruì The Writer, il tavolone con seggiola di oltre nove metri: un tributo alla solitudine dello scrittore e al blocco che, tavolta, sopravviene.

La sculturona è stata per alcuni mesi a Londra nel 2005, a Hampstead Heath, e poi a Roma. Alcuni senzatetto, ma la cosa non è troppo confermata, sostengono di averla usata come casa per alcuni mesi. Poi è finita nel parco di Monza, donata da un’industriona farmaceutica.

Cercando di capirne un po’ di più il senso, leggo le parole di chi parrebbe saperne molto: «Annulla i limiti imposti dagli spazi espositivi e si inserisce armoniosamente in luoghi di frequentazione quotidiana, instaurando un legame profondo con la natura circostante così da generare la poesia del surreale mediante quella chiave che inverte il modo di leggere la quotidianità e che è comprensibile a tutti. La questione delle dimensioni rimane fondamentale poiché riporta il dibattito sull’importanza della funzione dell’arte pubblica, fuori dai musei e dalle mostre e che eroga quotidianamente una sua piccola quantità di messaggi: questa è la funzione delle installazioni oggi». Certo. Un testo illuminante che si trova dappertutto, chissà chi ne è l’autore. Le dimensioni contano, capisco benissimo. A me, infatti, le cose grandone piacciono molto anche se me ne sfugge il senso.

La sediona è visibile anche da satellite, qui la mappa.

e all’improvviso all’orizzonte una trombona

Evgeny Drokov è un russo che va spesso a Genova. Dalla sua finestra o quando è in giro scatta parecchie fotografie, alcune davvero un po’ troppo saturate e illuminate per i miei gusti. Però le foto le sa fare e ha l’occhio lungo.
Ed ecco che poi capita il colpo grosso, ovvero di cogliere il momento:

Era una mattina di agosto 2015, il 21. Cose che capitano una volta sola, di solito.

distance to Earth: 1,585,016 km | distance to Sun: 152,057,377 km

Nel 1989 fu lanciata la sonda Galileo allo scopo di raggiungere Giove e studiarlo da vicino. Per acquisire sufficiente forza propulsiva aggratise, l’idea era che Galileo orbitasse due volte tra la terra e Venere in modo da ricevere un calcinculo gravitazionale tale da raggiungere Giove a una velocità accettabile.
Durante il sorvolo della terra del 1990 Carl Sagan, scienziato illuminato e mai abbastanza rimpianto, dovendo testare la strumentazione di bordo decise di puntare tutta l’attrezzatura di Galileo sulla terra: cosa meglio, infatti, che cercare la vita su un pianeta che la vita la ospita davvero?
E fu così che, grazie ai risultati ottenuti da Galileo, Sagan elaborò i cosiddetti «criteri di Sagan per la vita»: forte assorbimento di luce nell’estremità rossa dello spettro visibile; assorbimento nello spettro dell’ossigeno molecolare; assorbimento nello spettro dell’infrarosso provocato dal metano in quantità di 1 micromole per mole; trasmissione di onde radio modulate a banda stretta, che non possono provenire da alcuna sorgente naturale. Se ci sono queste condizioni, c’è la vita. O, almeno, quella cosa che noi chiamiamo vita. Sagan pubblicò i risultati delle sue speculazioni in un articolo fondamentale nel 1993.
Tanto per gradire, poi, mentre Galileo puntava decisamente su Giove, Sagan le fece scattare alcune foto alla terra, eccone una significativa per noi terrestri.

L’idea delle fotografie della terra venne ripresa poi, nella missione DSCOVR, Deep Space Climate Observatory: una sonda piazzata a 1,5 milioni di chilometri dalla terra, nel punto di equilibrio gravitazionale tra noi e il sole, che scatta una foto all’ora al lato illuminato della terra. Il risultato è EPIC, Earth Polychromatic Imaging Camera, e tutte le fotografie, di ora in ora, si trovano qui. Con l’app apposita è possibile unire le fotografie di ora in ora in modo che diventi evidente la rotazione della terra ed è, davvero, uno spettacolo magnifico: qui l’app web, sugli store Android e IOS è Blueturn Earth Player.
La fotografia della terra di DSCOVR nel momento in cui scrivo è questa:

L’unico imbecille sulla terra che non è rapito da tanta bellezza e magnificenza è, ahinoi, Trump: il quale, in un delirante piano di risparmio per il prossimo anno, ha chiesto esplicitamente alla NASA di spegnere lo strumento EPIC, cioè in pratica di non scattare più fotografie alla terra. Ovvio, visto che non aderisce agli accordi sul clima non vuole che nemmeno si studi cosa accade davvero qui da noi. Miserabile.
Per fortuna, EPIC gode di vaste schiere di entusiasti sostenitori, anche nel Congresso americano, per cui è probabile che la risposta ufficiale al presidente sarà prrrrt e che tutti noi potremo continuare a godere di questa vista impareggiabile di noi stessi.

il record di salto con l’asta a un congresso politico (bei tempi)

Nell’ultimo congresso della DC Mino Martinazzoli fece un discorso molto bello che suscitò un applauso lungo ventisette minuti. A provarci, è tantissimo. Il giorno dopo – seguendo la logica dei congressi di partito di quegli anni – Giulio Andreotti tenne la sua relazione e, avendo imbottito la platea della sua claque, incassò ventotto minuti di applausi. Ciriaco De Mita, ben saldo al tempo, fece il suo discorso in chiusura e, ben preparato, ottenne ventinove minuti di applausi, simbolo di evidente superiorità, dal pubblico selezionato. Lo racconta Marco Damilano e quelli sì che erano tempi belli per andare ai congressi, mica adesso che fanno le convenscion.

la specialità nazionale olandese (su mappa)

Credo di non dire nulla di nuovo se parlo di Openstreetmap, ovvero il progetto collaborativo di mappe a contenuto libero. Come wikipedia, per capirci detta male.
Poiché sono gli utenti a inserire i contenuti, anche a disegnare realmente le mappe, ci sono territori più ricchi di informazioni e altri meno. Oppure, per la conformazione stessa del territorio o per le scelte culturali e di viabilità effettuate dal governo locale, ci sono mappe molto diverse da altre.
Per esempio – ed è uno dei layers più interessanti di OSM, utilizzabile anche nella forma esplicita Open Cycle Map – le piste ciclabili mappate nel nord Italia sono queste.

Non è detto che siano tutte, magari gli utenti me compreso ne hanno inserite solo una certa quantità, però si vede a occhio una certa mancanza di programmazione e una diffusione piuttosto scarsa delle piste ciclabili. Nel centro Europa, per esempio, o hanno utenti di OSM più attivi e celeri a disegnare percorsi o hanno più piste.
Secondo me, la seconda che ho detto.

E in Nederlandia, che la bici è una religione o un arto in più? Il colpo d’occhio è notevole e l’umiliazione certa.

Surclassata anche la Gran Bretagna, che in argomento non è tra i paesi meno attivi. In dettaglio pare un quadrello all’uncinetto.

Mappa canta e, almeno in questo, sciapò ai nederlandici.
Ah, e la dicitura corretta – lo ricordo – è Regno dei Paesi Bassi (Paesi Bassi propriamente detti, Aruba, Curaçao e Sint Maarten), Olanda è solo un pezzo. Per essere precisi.