59 seconds of: Amsterdam marathon 2025 and classical music

Una fresca mattina di ottobre, un gazilione di persone in tenuta da corsa, una città divisa in due non dai canali come al solito ma da un fiume di persone per cui era difficile andare da una riva all’altra, un percorso tra le bellezze della città, come il Rijksmuseum in questo caso, e non ultimo – idea stupenda di quelle che al nord hanno e noi invece no – un’orchestra classica che regalava una frazione di secondo di musica a tutti i corridori, pur con effetto Doppler. Dire che io e tutti gli altri abbiamo apprezzato sarebbe dire poco.

Fifty-nine seconds of anything, whether or not it has any intrinsic meaning and something to immortalize. Preferably with the smallest means possible.

Per l’ennesima puntata di “59 secondi di…”, la rubrica più burbera dello spazio sublinguale, un altro episodio fatto di soli cinquantanove secondi di qualsiasi cosa venga in mente a me o a voi, che abbia o meno un qualche significato intrinseco e che abbiate voglia di immortalare. Preferibilmente con i mezzi più ridotti possibile.

Tutti gli altri 59 secondi | pleilista

posti interessanti dove espatriare/3

Espatriare è una possibilità che alberga da sempre il mio animo, ricominciare scegliendo consapevolmente, fuggendo da un certo ridicolo che caratterizza le nostre vite da decenni, scegliendo l’esilio volontario dai Delmastro, Santanchè che si rigenerano di continuo, finisce una ne arriva un altro.
Finora ho praticato l’espatrio temporaneo, ovvero per giorni o settimane, facendolo però con una certa costanza e ravvicinando le occasioni il più possibile, così da farlo assomigliare a una vera uscita dal paese. Però poi c’è sempre qualcosa che mi fa tornare, vigliacco me.
Fantasticando però di rigogliose opportunità per ricominciare, condivido alcune possibilità a mio parere allettanti: dopo la Mordovia e la sua diatomite per lavare i piatti, dopo la Buriazia e la sua densità abitativa allettante, stavolta un’ottima destinazione per l’espatrio potrebbe essere questa città:

Lo dico fin da ora: non c’è un giustiziere che difenda i deboli, a Batman, e non è detto sia un male. E non c’è, che io sappia ma questo non vuol dire, una caverna. Nel 2008, l’allora sindaco Hüseyin Kalkan minacciò sia Christopher Nolan sia la Warner Bros. di fare loro causa per l’indebito utilizzo del nome della città ne ‘Il cavaliere oscuro’.

Situata nel Distretto di Batman, a sua volta nella Provincia di Batman che diventa poi il Comune, sempre di Batman, fino agli anni Cinquanta un piccolo villaggio, Batman e il suo territorio divennero un’importante zona estrattiva e ne sperimentarono la crescita vorticosa fino agli attuali quattrocentomila abitanti. Il che, comunque, la rende una città media senza troppo affollamento. Tra le caratteristiche golose per l’espatrio segnalerei:

  1. il cotone di bambù, che è il principale prodotto agricolo;
  2. la linea ferroviaria che collega Batman con Diyarbakır e Elâzığ;
  3. l’omonimo fiume Batman che scorre attraversando la zona;
  4. la rinomata università di Batman, sotto lo stemma;
  5. poiché la città è un’importante centro curdo, ha l’importante festival di cinema curdo;
  6. il tasso di disoccupazione è del venti per cento per gli uomini e del dieci per le donne, quindi conveniente se siete donne;
  7. però il quarantatre per cento delle donne risulta non avere alcun grado di istruzione, dipende se è quello che cercate o com’è il vostro grado di istruzione; potrebbe convenire;
  8. se vi piace il fòbal, potrete assistere sia alle partite della Batman Petrolspor che della 72 Batmanspor;
  9. c’è il comodo aeroporto e comunque anche la ferrovia per Ankara, e sono solo mille comodi chilometri;
  10. i 48,8 gradi centigradi dello scorso luglio e i meno 20 gradi di gennaio ne fanno una città che apprezza le variazioni e i cambiamenti, rara situazione da non sottovalutare;
  11. la vicinanza con la meravigliosa città archeologica di Hasankeyf, luogo bellissimo; magari affrettarsi perché sarà presto sommersa dalla diga di Ilısu; dal Comune assicurano che non lo faranno mentre siete in visita;
  12. fondamentale: non ci sono Joker o Pinguino, almeno fino a ora.

E non ho menzionato la torre dell’orologio, volevo tenere qualche sorpresa.
Devo dirlo, infine, per correttezza e completezza: il nome originale della città era Êlih, in curdo, o Elīḥā in siriano, poi prese il nome del fiume. Ah sì, è in Turchia.

Ci vediamo, per gli expats, il giovedì sera al Bar Sport al Parco Batman Atatürk, dopo le nove, io avrò una camicia con le strisciate di petrolio e un bicchiere di benzina. Ci si vede anche se fa quarantotto sotto zero, mica sono delle mammolette, a Batman.

una cosa tra te e me (XXIV)

La servitù a Venaria reale, in dettaglio. L’avremmo guardata e commentata insieme, ne sono certo.
Il custode dei tetti ci sarebbe servito e ti sarebbe immensamente piaciuto. Chissà chi si occupava delle imposte, intendo gli scuri. Per tredici membri della famiglia reale, si contano quasi cento cortigiani e cortigiane, tra cavalieri e dame, ma la sproporzione assoluta è tra i sei addetti alla frutteria, i sette attendenti al caffè e le due, sole due, lavandaie.

Ma che zozzoni, ‘sti Savoia, non solo politicamente.

la musica delle stagioni, inverno 2025

Trimestre difficile, questo. Per me, si ripercuote sulla quantità di musica ascoltata, quindi sulle scelte, zero concerti visti, tre saltati: Selton, Kula shaker (maledizione), Suzanne Vega. Però la compila c’è lo stesso e secondo me nemmeno così male, viste le premesse e le condizioni. Comunque, bando alle ciance: ha la durata giusta per andare da Jyväskylä a Ylöjärvi col rallentato finlacchiese.

Beta Band, Frankie & the Heartstring, DDT, Dea matrona, Baseball project, Working’s Men Club, Last dinner party, persino Bob Vylan e poi che ne so io? Altre cose, mica sono una rivista di indie rock. Le stagioni musicali sono ormai trentatre, quindi novantanove mesi, mica male. Tra un po’ è il decennale, festeggerò con il fondatore di OnlyFans a bordo della cabinovia di Mercatale bevendo amaro del capo.

Tutte le musiche delle stagioni, intendo i post:

estate 2020 | autunno 2020 | inverno 2020 | primavera 2021 | estate 2021 | autunno 2021 | inverno 2021 | primavera 2021 | estate 2021 | autunno 2021 | inverno 2021 | primavera 2022 | estate 2022 | autunno 2022 | inverno 2022 | primavera 2023 | estate 2023 | autunno 2023 | inverno 2023 | primavera 2024 | estate 2024 | autunno 2024 | inverno 2024 | primavera 2025 | estate 2025 | autunno 2025 | inverno 2025 | primavera 2026

Un vero peccato che l’inverno sia passato, benvenuta primavera. Vediamo come viene la prossima e che porterà.

Le compile vere e proprie: inverno 2017 (75 brani, 5 ore) | primavera 2018 (92 brani, 6 ore) | estate 2018 (81 brani, 5 ore) | autunno 2018 (48 brani, 3 ore) | inverno 2018 (130 brani, 9 ore) | primavera 2019 (50 brani, 3 ore) | estate 2019 (106 brani, 6 ore)| autunno 2019 (86 brani, 5 ore)| inverno 2019 (126 brani, 8 ore)| primavera 2020 (101 brani, 6 ore) | estate 2020 (98 brani, 6 ore) | autunno 2020 (151 brani, 10 ore) | inverno 2020 (88 brani, 6 ore) | primavera 2021 (89 brani, 5,5 ore) | estate 2021 (55 brani, 3,25 ore) | autunno 2021 (91 brani, 5,8 ore) | inverno 2021 (64 brani, 3,5 ore) | primavera 2022 (73 brani, 4,46 ore) | estate 2022 (42 brani, 2,33 ore) | autunno 2022 (71 brani, 4,5 ore) | inverno 2022 (69 brani, 4,14 ore) | primavera 2023 (73 brani, 4,23 ore) | estate 2023 (51 brani, 3,31 ore) | autunno 2023 (89 brani, 6,9 ore) | inverno 2023 (76 brani, 4,5 ore) | primavera 2024 (60 brani, 3,4 ore) | estate 2024 (55 brani, 3,1 ore) | autunno 2024 (78 brani, 5 ore) | inverno 2024 (58 brani, 3,7 ore) | primavera 2025 (40 brani, 2,5 ore) | estate 2025 (95 brani, 6,2 ore) | autunno 2025 (56 brani, 3,8 ore) | inverno 2025 (59 brani, 3,75 ore) | primavera 2026 (81 brani, 5,25 ore).

L’indice delle compile

primavera non bussa, lei entra sicura (ancora ancora ancora ancora ancora ancora ancora ancora)

Alle millecinquecentoquarantasei di oggi la primavera è arrivata e con essa le allergie, la depressione stagionale, la stanchezza per qualcuno. Per altri le rivolte, io sto da questo lato.
Anche quest’anno è il venti e non il ventuno, ovvero si spiega che le consuetudini non valgono una fava e, tantomeno, pensare che le cose funzionino per il comodo nostro. Gli epilaffi, le transmutazioni orbitali, le gravitazioni peridurali seguono leggi proprie che nemmeno Battiato capiva davvero.

La primavera è arrivata e si è già portata via qualcuno di fastidioso, ben fatto. Speriamo prosegua, una bella scopettona del pattume accumulato, sarebbe bello: si rifiorisce e il marciulento se ne va in mille rivoli d’acqua fresca. Per ora, contemplazione dalle panchine dei panorami, in attesa di votare a breve e chissà, non lo dico. Capire ora le perlocuzioni dei satellitari astrogotici sotto gli influssi medianici è difficile, non è che posso star qui a spiegare tutto io, ci sarà qualcuno in internet che ’ste cose le sa, no? Beh, andate là. Buona primavera a tutti i buoni e brutti, i belli no che li bacian tutti, gli altri si arrangino, che già rompono parecchio.

referendum 22 e 23 marzo 2026: magistratura

Come per ogni occasione, olimpiadi, pandemie, presidenti della repubblica, nello studiolo abbiamo fatto partire i pronostici, come sempre sulla porta della cucina:

Quanto le previsioni corrispondano ad analisi politica e quanto a speranze ed aspettative lo sapremo lunedì nel pomeriggio. Su bassa affluenza e risultato non troppo netto siamo tutti concordi, grossomodo. Impossibile non politicizzarlo, comunque, e non farne un fatto ideologico: sia perché non si capisce, sia perché sono trent’anni che si sentono certe argomentazioni a destra.

laccanzone del giorno: The Futureheads, ‘Good night out’

Sì, ho già messo la loro ‘Struck dumbnelleccanzoni ma siccome penso che loro, i Futureheads, lascino parecchio indietro molti loro brit-colleghi di genere che pure apprezzo, Kaiser chiefs, Maxïmo Park, Wombats, e se solo avessero avuto costanza e diligenza, invece che incidere a malapena sei dischi in vent’anni di cui uno a cappella, figurarsi, sarebbero i più grandi di tutti.

E allora ci metto la loro ‘Good night out’, bellissima. E un video in pieno stile Martin Parr, irresistibile. Forse mi piacciono ancor più e proprio per questa loro insensatezza e condotta sciagurata così inglese, so british, che mi aggradano così molto, coretti compresi. L’otto maggio sarebbero pure a Sunderland, ovvero a casa loro, talmente indolenti da nemmeno muoversi. Va’ a finire che compro e poi non ci posso andare, lo so fin da ora. Via con l’atto insensato, allora.

La comoda pleilista de leccanzoni del giorno esiste ancora, è a cinquantasette canzoni e adesso è su Tidal, che son passato di là per le note vicende, Trostfar ne era stato l’ispiratore oltre che autore della magnifica copertina, grazie, ora l’aggiorno e sta qui, per chi desideri.

la verità rivelata, altroché

In questo momento di Iran, Gaza, Ucraina, medio oriente tutto, faccio mio ancora una volta di più ciò che disse Er Bibbitaro ormai quasi dieci anni fa:

Non c’è bibbia o talmud o manuale delle giovani marmotte che mi possa dire di più, in attesa dell’atroce boh.

le allegre nonché inutili guide turistiche di trivigante: Mantova e i colpi di genio di Mantegna

Mantova è bella, mica devo dirlo io. E ha un sacco di cose da vedere, esistono le guide per quello. E un sacco di posti per mangiare bene e maialesco, arrangiatevi, si trovano facile.
Tra le tante cose, e probabilmente almeno un’altra delle mie non-guide servirà oltre a quella sulla Favorita, quel che vorrei suggerire qui è un mini-itinerario mantegnesco, per cogliere due cose che da sole valgono il viaggio. Servirebbero, però, due parole su Mantegna prima di andare in giro e siccome servirebbero, facciamole: allievo del mio pittore prediletto del Quattrocento, lo Squarcione, pittore padovano che prediligo per il nome irresistibile, che altro?, Mantegna dopo aver fatto scuola e opere splendide tra Padova e Verona arrivò a Mantova come pittore di corte, diventando in breve l’artista più pagato del periodo. Il valore non si discute, basti ricordare il suo ‘Cristo’, quello visto dai piedi che ha cambiato le regole della visuale, il resto ai manuali d’arte. Si impegnò in tecniche e materiali diversi, dall’olio all’affresco, alle incisioni e alle sculture, si presuppone, andò a Roma a studiare arte classica come si addiceva, fu anche architetto e da persona sveglia qual era apprese molto dalle altre personalità in quel periodo presenti a Mantova, Leon Battista Alberti su tutti, LBA per noi amici.

Tra le opere più note e complesse di Mantegna, la ‘Camera degli sposi’, dicitura moderna impropria per l’allora ‘Camera picta’, una camera da letto di rappresentanza e studio, è una stanza del Castello di San Giorgio nella quale nel corso di più di trenta metri e un soffitto il grande pittore racconta numerose storie, di diletto del committente, Ludovico III Gonzaga detto ‘il Turco’: sulla parete nord, la ‘Corte di Ludovico Gonzaga’, su quella ovest, l’‘Incontro tra Ludovico e Francesco Gonzaga’, a sud varie lunette con ghirlande e stemma Gonzaga, a est lunette con ghirlande e imprese Gonzaga, sul soffitto, ‘Oculo, ghirlanda, busti dei Cesari e scene mitologiche’. Di tutto questo ricorderete, come tutti, la nana. Che vi ha guardato dritti, dentro.

Noi no, non siamo qui per questo. La grandezza di Mantegna e della sua pittura classicista è tutta lì da vedere ma a me interessa il genio, il colpo di genio, e Mantegna ne ha da vendere. Come altri, ritenne di inserire un proprio autoritratto nel ciclo pittorico, poteva ben farlo in modo tradizionale: un personaggio di secondo piano, sullo sfondo, che guardi dritto l’osservatore, ce ne sono molti. Lui no, si ritrasse con una piccola faccina nascosta ma che, una volta scorta, diventerà impossibile non fissare e ricordare ben prima della nana. Vorrei non dire dove si trovi e vorrei lasciare al visitatore l’onere di trovarla ma non mi trattengo dal mostrarla, eccola qua:

Magnifica. E autoironica, segno di grandezza d’animo. Dove sia, trovatela da voi, anche se così è molto più facile. Per correttezza, dovrei dire che questo volto si suppone sia l’autoritratto del pittore, non essendovene testimonianza scritta – curiosamente Vasari non vide la Camera – e mancando ritratti affidabili da confrontare ma per me, modestamente, è di tale chiarezza e corrispondente al tipo che è impossibile non pensare sia suo.

Secondo colpo mantegnesco. I Gonzaga tenevano ai propri artisti e ne raccolsero parecchi di altissimo profilo alla corte, Mantegna appunto, LBA, Baldassarre Castiglione, Giulio Romano, sovvenzionandoli con merito. Artisti residenti, li chiameremmo oggi, e così era: a ciascuno vennero date delle case di propria scelta, Giulio Romano per esempio scelse un bel palazzotto classicheggiante che sistemò a suo gusto. Posso dirlo? Niente di che, deludente, per quel che sapeva fare. Sontuosetto, niente di più. Niente genio. Mantegna no, Mantegna scelse la via virtuosa, una residenza più piccola ma perfetta, più che apta, armonicamente impeccabile: un quadrato elevato a parallelepipedo con all’interno un cilindro e, sopra questo, un’apertura al cielo quadrata. Con sezioni auree dappertutto, si dubitava?

Inarrivabile. La classicità unita all’umanesimo e al rinascimento, utilizzando – si badi che non è poco – materiali poveri, mattoni, formelle di terracotta, qualche soglia di marmo ma poca roba. Impossibile non essere più buoni, lì dentro, impossibile non avere buoni pensieri, impossibile non cercare di migliorarsi a fronte di tanta armonia e compostezza. Avrebbe potuto avere tutto, palazzi pieni di putti e ninfei, torri lanciate verso il cielo, residenze con centouno fontane e invece no, scelse di avere la casa perfetta.

Ma non aveva fatto i conti, anche lui, con le cose del mondo: troppo bella la casa, nel 1502 i Gonzaga gliela portarono via per farne una dépendance del vicino palazzo di San Sebastiano che, beffa, aveva al salone superiore i ‘Trionfi di Cesare’ proprio di Mantegna. Maledizione. Gli toccò passare gli ultimi quattro anni della sua vita, anni funestati da difficoltà economiche pressanti e da una visione sempre più malinconica del suo ruolo di artista, da qualche parte a Mantova. Albrecht Dürer, in quel momento a Venezia e che aveva l’intenzione di recarsi proprio a Mantova a conoscere lo stimato maestro, alla notizia della di lui morte disse di aver avuto: «il più grande dolore della mia vita».
E un po’ ci dispiace anche qui, eccome.

Le altre guide:

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