Francis il muro parlante: invito surreale

Milano, Giambellino, ero andato per vedere dove stava il Cerutti, Cerutti Gino, e sono incappato in una scritta sul muro che è un atto sublime: scrivere sul muro è per sua natura un modo per attrarre attenzione e invitare a non farne, di attenzione, è gesto surreale. Il ‘me’ è poi così splendidamente impersonale da far pensare alla scritta in sé, ma non propendo, o all’autore, il che è ancor meglio: come badare a un ignoto e pure assente?

E io sto qui a scriverne, disgraziato, invece di non badare a lui. Però, scrivere sui muri è arte sopraffina e dovrebbero farlo solamente coloro che sanno ciò che scrivono e lui, lo sfuggente, lo sa eccome, visto che ha reso esplicito un controsenso dell’attenzione. Da adesso non baderemo più a te, promesso. Anche se ho il sospetto che non è ciò che vuoi, caro il mio muralista.

le scritte sui muri:
a saperlo prima | aggiunte | arriva l’estate | attualità stringente | avverbiunque | basta! | bellalavita | bellezza assoluta | braccia restituite all’agricoltura | cacca al diavolo | dal libro dei Savi IV, 42 | dialettica politica | die Artikel | e tutto il resto | fatevi una vita | fuori gli obiettori | fuori gli obiettori (due) | i cattivi | i lavoratori più disciplinati | i tre comandamenti | il benessere | il clero | il genere | insieme al potere | invito surreale | la lasagna | la musica alternativa | le certezze | le decorazioni | l’immigrazione | l’indignazione | le partigiane (quelle vecchie) | maledetta la fretta di far la rivoluzione | maria jessica | mentalità aziendale | nella strada e nella testa | palumbo | pas de quartier | però serve | pio pio tutto io! | politica contemporanea | possiamo smetterla? | prima sopra, ora sotto | rubare ai richi | sintesi politica | sintesi politica due | speranza per tutti | superminimal | togliete quei maledetti calzini | uomini al bar | voce del verbo rapire |

ascoltavo tranquillo quando tutto a un tratto…

Un pezzo sufficientemente classico, con l’orchestra come si deve, il balletto e tutto quanto: Léo Delibes, ‘Sylvia’, in particolare l’Atto 3: No. 14, Marche et cortège de Bacchus.

In quel movimento, che si può sentire qui, già dal trentunesimo secondo per chi era adolescente negli anni Ottanta c’è un passaggio che richiama immediatamente tutt’altra cosa, una sigla.
Non lo dico, la cosa è nota, chi vuole provi e sarà un tuffo al cuore. La soluzione è questa, dal secondo venticinque. Grandissimo arrangiamento. A me piace anche la versione supercafona e quella punjabi. La cosa più terrificante di tutte era il titolo spagnolo.

una parte per il tutto a Curte Paterno

Nelle occasionali e mai poco soddisfacenti peregrinazioni per la pianura padana, un giorno siamo capitati al Castello di Paderna, nel piacentino. Conosciuto fin dalla menzione della tabula alimentaria traianea (l’avevo vista qui eoni fa), è un solido rettangoloide ben orientato con fossato a filo, in gergo molto tecnico si chiamano ‘edifici a ricetto’.

Non si può entrare o, comunque, non lo possiamo noi al momento del passaggio, è proprietà privata e i proprietari gestiscono una fattoria didattica e orti sensibili al momento chiusi. Curioso, guardo sempre i campanelli per vedere chi abiti in residenze del genere, aspettandomi i Pallavicini Borghese Massimo Viendalmare e trovando purtroppo sempre gli ‘A’, ‘B’ e i ‘Custode’. Stavolta no, stavolta è chiaro e diretto:

Neanche la Dama, solo il Castello.
Messa così, bastava battere l’anellone sul portone, mica tutti quei campanelli.

Francis il muro parlante: die Artikel

Sono difficilini per tutti, sarà che c’è anche il neutro e soprattutto i casi: sono gli articoli in tedesco. Per carità, il congiuntivo è infinitamente peggio, comunque anche loro danno un po’ di filo da torcere. Il genitivo neutro? Basta, grazie a questo preciso e compassionevole scrittore di muri, andare in quella certa strada di Berlino, consultare la giusta casella tra ascisse e ordinate, tornare all’interlocutore e vualà, il gioco è fatto. Che ci vuole?

Scrivere sui muri è arte sopraffina e dovrebbero farlo solamente coloro che sanno ciò che scrivono e lui, l’articolista, lo sa eccome, visto che non ha scelto la via del messaggio ma quella del servizio pubblico, io direi senza dubbio più meritevole. Grazie, Mann, der Artikel schreibt. Tutti gli altri, eunt domus.

le scritte sui muri:
a saperlo prima | aggiunte | arriva l’estate | attualità stringente | avverbiunque | basta! | bellalavita | bellezza assoluta | braccia restituite all’agricoltura | cacca al diavolo | dal libro dei Savi IV, 42 | dialettica politica | die Artikel | e tutto il resto | fatevi una vita | fuori gli obiettori | fuori gli obiettori (due) | i cattivi | i lavoratori più disciplinati | i tre comandamenti | il benessere | il clero | il genere | insieme al potere | invito surreale | la lasagna | la musica alternativa | le certezze | le decorazioni | l’immigrazione | l’indignazione | le partigiane (quelle vecchie) | maledetta la fretta di far la rivoluzione | maria jessica | mentalità aziendale | nella strada e nella testa | palumbo | pas de quartier | però serve | pio pio tutto io! | politica contemporanea | possiamo smetterla? | prima sopra, ora sotto | rubare ai richi | sintesi politica | sintesi politica due | speranza per tutti | superminimal | togliete quei maledetti calzini | uomini al bar | voce del verbo rapire |

le allegre nonché inutili guide turistiche di trivigante: il miglior caffè di sempre (e, secondariamente, altre cose)

Caffè non la bevanda, caffè il posto dove lo si beve.
Orbene, il migliore di sempre per la mia esperienza è stato il Copperbox Coffee di Glasgow, eccolo in tutto il suo splendore:

Intanto è in ‘low emission zone’ e già sarebbe molto. Ian, il simpatico gestore, ha acquistato chissà come, forse occupato?, uno stabbiotto della polizia e ne ha fatto un caffè con tutte le sue cose giuste: Speciality Coffee, Luxury Hot Chocolate, Batch Brew, Herbal Tea e poi anche qualche bevanda, biscotti, i locali Tunnock’s dolci e con la bella stagione anche un tavolino con due sedie. Per ovvie ragioni vicino alla zona di passaggio, impossibile non fermarmi. Il dentro è suo, ci sta a malapena lui con qualche macchinetta e arnese tutto organizzato al decimetro. Dopo due chiacchiere, non ho avuto il coraggio di chiedergli una foto a viso aperto e gliel’ho fatta di sfroso e di sguincio, questa sopra. Ian e il suo caffè poliziottesco stanno al 2 di Cathedral Square a Glasgow, nel senso che dopo pochi metri si può visitare la cattedrale di San Mungo – lo so, viene anche a me da fare il pirla ogni volta ma sto zitto – e da lì il clamoroso cimitero monumentale vittoriano di Glasgow, la Glasgow Necropolis. C’è tutto l’armamentario romantico: la collina sulla città, l’erba rigogliosa, le tombe sontuose e quelle crollate, i vialetti fangosi senza ordine, il ponte dei sospiri e, come sempre accade, i sepolcri dicono molto del posto, ricchi armatori più di tutto in città, gente che fece fortuna con la rivoluzione industriale, indimenticabili mogli e figlie morte forse a sedici anni di tubercolosi o scarlattina ma con quante virtù, militari e ammiraglioni, infine il teologo scozzese Knox. Come si dice in città: «Glasgow è un po’ come Nashville: non si occupa più di tanto dei vivi, ma i morti li cura davvero». Scendendo dalla necropoli, c’è proprio sotto la fabbrica della Tennent’s, che sta lì a far la birra dal 1556 e se qualcuno lo desidera può venir via con un’autobotte di lager. Il marchio promosse un festival musicale, il ‘T in the Park’, dal 1994 al 2017. Faccio un esempio. Prima sera del 2002 sul palco principale in ordine inverso: Oasis, Primal Scream, Gomez, No Doubt, Starsailor, The Dandy Warhols, The Polyphonic Spree, Proud Mary e poi l’a-me-ignoto DJ Arthur Baker; sui palchi secondari, alla rinfusa: Badly Drawn Boy, Morcheeba, Basement Jaxx, Idlewild, Joe Strummer & The Mescaleros, The Coral, Groove Armada. Credo ci siamo capiti. Seconda sera: The Chemical Brothers, Foo Fighters, Green Day, The Hives, Jimmy Eat World, Mull Historical Society, Beverley Knight e l’ancora ignoto DJ Arthur Baker. E sui secondari: The Beta Band, Mercury Rev, Sonic Youth, Air, Orbital. Ma bisogna essere onesti e dirla tutta: anche certi Marco & Gaetano, va’ a sapere.

Le altre guide:

adda (risalire da trezzo) | amburgo (tre motivi) | amburgo (le cose vere) | berlino (in sei mosse) | bernina express | bevagna | budapest (gerbeaud) | cormano (i parenti abbandonati) | edimburgo (tre cose per una notte) | ferrara (le prigioni esclusive del castello estense) | glasgow (caffè e tombe) | libarna | mantova (i colpi di genio di mantegna) | mantova (la favorita) | milano (cimitero monumentale) | milano (sala reale FS) | milano (dintorni, tre abbazie) | monaco di baviera (nazismo e resistenza) | monza e teodolinda | nederlandia (tre giorni in) | oslo | pont du gard | prietenia: l’ultimo treno sovietico | roma (attorno a termini) | roma (barberini) | roma (mucri) | roma (repubblica) | roma (termini) | da solferino a san martino (indipendenza) | torino (le nuove) | velleia | vicenza (l’illusione della regolarità)

59 seconds of: Ozzy, steampunk mechanical bull of Birmingham

Ozzy come quell’Ozzy, di casa in città, il toro meccanico steampunk troneggiava in qualche piazza di Birmingham per i giochi del Commonwealth del 2022; poi, non credo sulle sue gambe ma chissà, si è accasato nella stazione nuova e principale, vero mostro in una buca nel centro e, da allora, se ne sta lì fermo, occhieggiando e ruotando il testone ogni tanto, come si vede da circa metà video.

Fifty-nine seconds of anything, whether or not it has any intrinsic meaning and something to immortalize. Preferably with the smallest means possible.

Per l’ennesima puntata di “59 secondi di…”, la rubrica più apatica dello spazio liminale, un altro episodio fatto di soli cinquantanove secondi di qualsiasi cosa venga in mente a me o a voi, che abbia o meno un qualche significato intrinseco e che abbiate voglia di immortalare. Preferibilmente con i mezzi più ridotti possibile.

Tutti gli altri 59 secondi | pleilista

le allegre nonché inutili guide turistiche di trivigante: le cose vere della città nel porto di Amburgo

Ho già proposto una guidina con tre motivi per andare ad Amburgo, la città forse più vivace e affascinante della Germania a parer mio – ed è ancora così dopo esser stata rasa al suolo dagli Alleati, figurarsi prima -, in cui passare dei lieti giorni e sentire concerti a raffica. Oggi vorrei proporre una camminata lunghetta, a volte noiosa, a volte un filo impervia nel porto di Amburgo che però riserva soddisfazioni notevoli, ad aver gusto per queste cose. Se no, andare alle guide con le ‘cinque, sette cose imperdibili ad Amburgo’ e dilettarsi di là. Via.
Metropolitana fino alla fermata più bella e caratteristica del lungofiume, Landungsbrücken, poi qualche minuto a piedi verso ovest per imboccare il tunnel che passa sotto l’Elba: l’Alter Elbtunnel. Lungo mezzo chilometro, fu costruito per agevolare il percorso ai lavoratori del porto della città negli anni Dieci del Novecento: bellissimo, ancora ricoperto delle piastrelle originali, sì quelle che ogni ristorante di Manhattan ha copiato, e con ascensori, porte, maniglie, targhe originali. Ne vale la pena, bici o piedi. Da qualche anno, grazie, è chiuso alle auto.

Fedele alle mie funzioni di servizio, le mie foto. Niente filtri, era nuvoloso e grigio quel mio giorno, queste sono. Cosa peraltro molto affine al giro che vado proponendo. Usciti di là vi aspettano cinque bei chilometri di camminata lungo i canali e i capannoni del porto di Amburgo, il secondo o terzo d’Europa (chiedere ad Anversa), ancora perfettamente attivo. Eccitante? Non credo. Ricco di photo opportunities? Ma manco per caso. Un’occhiata da sotto, forse, al Köhlbrandbrücke, il colossale ponte, è l’unico momento che potrebbe apparire su una guida tradizionale. Ma è porto vero, enorme terminale in cui arrivano tutte le minchiate che gli europei comprano dalla Cina e dal mondo per poi essere distribuite, ogni container ne contiene parecchie.

Dopo un’oretta di cammino ad angoli retti – attenzione che a ogni ponte sbagliato equivale una mezz’ora in più, per aggirare i bacini di carenaggio o di scarico -, piuttosto gradevole per chi come me ha piacere dei cantieri e dei luoghi di lavoro industriali, si comincia a intravedere la destinazione, essendo piuttosto colossale: la flakturm V di Amburgo.

Ovvero una delle due gigantesche torri antiaeree di Amburgo. L’altra, quella fighetta della IV, sta a nord, ci vanno tutti, ci sono anche le camere affittabili per fare l’esperienza e, cosa divertente, c’era dentro un tekno-klub negli anni Ottanta che ovviamente non disturbava nessuno. Questa no, non ci viene quasi nessuno ed è lì, intonsa. Le flakturm, come dice il nome, sono enormi torri antiaeree costruite dai nazisti, tre a Berlino, tre a Vienna e due qui, talmente grandi e dai muri spessi di cemento armato compatto da essere pressoché indistruttibili. O, meglio, servirebbe tanto esplosivo da non valerne la pena: gli Alleati si cimentarono con una di quelle di Berlino e per raderla al suolo ci misero quantità spropositate di qualsiasi cosa. Le altre, quindi, stanno lì. Servivano non solo come difesa, sul tetto c’erano armi pesanti, ma anche come rifugio e custodia, specie di bunker emersi da terra.
Questa è stata riconvertita in una centrale energetica, mostrata spesso anche a scopo didattico, ed è al centro di un parco ricreativo in una zona non troppo confortevole per la residenza. In cima c’è un bar che mi ha dato grande soddisfazione una domenica mattina, per un caffè sul terrazzo della torre a scrutare l’orizzonte.

Per sua stessa natura e scopo, la flakturm è costruita come una torre-scatola vuota e il momento più divertente della salita al tetto è quando si prende l’ascensore:

A che piano?
Certe città si capiscono solo vedendo ciò che le caratterizza, in una città portuale bisogna vedere il porto. Sembra banale ma non lo è, alla fine spesso si cercano le stesse solite cose in ogni città e le città stesse tendono a proporle, inventandole se non le possiedono: i ristorantini, i localini, i museini, i negozietti, perché quello evidentemente chiediamo. Ma se volete capire un po’ di più Amburgo, come lo volevo io, allora una bella camminata addentro il porto con splendido tunnel e impressionante torre residuo del tremendo passato vi regalerà senz’altro ciò che cercate.

Le altre guide:

adda (risalire da trezzo) | amburgo (tre motivi) | amburgo (le cose vere) | berlino (in sei mosse) | bernina express | bevagna | budapest (gerbeaud) | cormano (i parenti abbandonati) | edimburgo (tre cose per una notte) | ferrara (le prigioni esclusive del castello estense) | glasgow (caffè e tombe) | libarna | mantova (i colpi di genio di mantegna) | mantova (la favorita) | milano (cimitero monumentale) | milano (sala reale FS) | milano (dintorni, tre abbazie) | monaco di baviera (nazismo e resistenza) | monza e teodolinda | nederlandia (tre giorni in) | oslo | pont du gard | prietenia: l’ultimo treno sovietico | roma (attorno a termini) | roma (barberini) | roma (mucri) | roma (repubblica) | roma (termini) | da solferino a san martino (indipendenza) | torino (le nuove) | velleia | vicenza (l’illusione della regolarità)

questa è sì una storia

E sarebbe una magnifica serie TV: apertura con piazza san Marco strapiena di duecentomila babbei tra cui il protagonista che spingono verso il canale per vedere, dopo ore, qualcosa di quello che accadrà da una piattaforma galleggiante lì davanti. Nessuna organizzazione, nessun servizio, manco i cessi perché deturpavano, non dico un panino, pure lo sciopero. L’eroe aveva fatto anche il viaggio in treno sdraiato sul portabagagli del corridoio, qualcuno lo ricorderà, per arrivare già strizzato. Calca, sudore, fetore, topexan, ormoni, trepidazione. Perché là, là in fondo, ih ih hu hu ho ho ci sono i pinfloi. Perché non te ne sei stato a casa tua? Già.
Stacco. Indietro, come si usa ora, all’arena di Verona, maggio, il concerto sempre di loro pinfloi. Lì c’ero. Che già serviva, con rispetto, il batterista di scorta. Ed era il gruppo di quello, non dell’altro, che non perdeva occasione per insultarli. Perché non te ne sei stato a casa tua? E poi due mesi di Venezia non è un luna park, sì lo è se no muore, de Michelis dappertutto, intervistiamo i veneziani, ah no son di Mestre, ma la musica unisce le persone, crolleranno i palazzi e il campanile, chi poi se li ciava quei tre babioni, ormai? Perché non te ne sei stato a casa tua? E la Venessia antagonista, quella civile nel senso che la abita, che si oppone e salta fuori un gruppo di lì, che canta nea lengua di là, che butta fuori la canzone: oi ndemo veder. Ma reggae, da saltare, mica Goldoni, che spasso.
Ultima puntata, si torna al concerto: non si vede e non si sente un casso, solo una gran spussa demerda e sudor. Questa sì un’esperienza autentica della città. Venezia sta su, solo quelli con la barchetta davanti se la sono goduta. Quanti in acqua? Mah. Ultimi cinque minuti della serie, salto in avanti di trentasei anni, corridoio del liceo Guggenheim di Venezia. Lui.

Questa è storia nazionale, altro che D’Annunzio su Raiplay. Il Grande Bidello. Vai, Skardy, che la pensione ti protegga. E grazie per tutto quanto, di pensione quattro sghei e a Venezia si dicono ancora quelle cose là, dai demosocialisti ai meloniani. Fine.

se cerchi, non trovi e finisci da me (settimana 52/25)

Questo è un vecchio giochino dei tempi della tregenda che mi diverte ancora, per cui perché non giocarci di nuovo? Certo, rispetto ad allora – quindici anni fa – i motori di ricerca funzionano molto meglio e, direi, le persone cercano molto meno. Alla cavolo, perlomeno, o forse trovano quel che cercano molto prima. Di sicuro si usavano molte più parole e lo spasso veniva presto. E poi non c’è più tutto quel porno di allora, fagocitato da poche piattaforme. Ma qualcuno che cerca ancora c’è.
Quindi, altro giro di motoscurreggia su: le migliori chiavi di ricerca dell’ultimo mese che qualche incauto ha digitato nei motori di ricerca e per le quali è finito su trivigante. Va’ a sapere. La rubrica più babbea di tutta la circoscrizione.

Vorrei sapere:

  • ne sento sempre parlare: dov’è l’olanda
  • ah, ma se lo trovo…: porco australiano
  • so usare i trucchi dei motori di ricerca: itaairwayswifi
  • cerco uno che lo sia: tipo
  • non ho sentito bene ma gugol lo saprà: coniugi andolfini
  • ne ho passione: rettangoli colorati
  • ma senza fucile non si capisce: quando un uomo incontra un uomo con pistola
  • trentamila lire?: il mio falegname con
  • ti trovo: bastardello
  • Loro: sciolgono trecce cavalli
  • non lo trovo più: il mio falegname
  • e io la troverò in rete: la fortuna esiste
  • credo ciascuno al suo posto: nord sud ovest est dove sono
  • quella con tutti e quattro: mappa nord sud est ovest
  • no, senza l’est: nord sud west
  • gli altri non mi interessano: est e ovest dove sono
  • povero Brian: eno significato
  • conosco i remoti complessi: essi piacquero
  • ho un bell’eloquio: me ne compiaccio
  • i punti cardinali sono un problema per molti: dove è est
  • conosco le lingue: scherzing
  • amo un certo cinema francese: films pornographie
  • mah: la eta
  • che vorrei comprarlo: camion più bello del mondo
  • in ordine personalizzato: est ovest nord e sud
  • ho sentito di una favola: strega mela
  • non liscia: una strada piena di solchi
  • eh, caro, son tante: film porno categorie
  • io uso solo quella valuta: costo della vita a chisinau in sterline
  • ma quando mai?: mafalda ottimista
  • li sento spesso nominare: cosa sono gli obelischi
  • sei nel posto giusto: forza sovrumana
  • ovviamente sotto: paesi bassi dove si trovano
  • chissà che vorrebbe sapere: abbiamo fatto centro
  • eh, a me piacciono: maschioni
  • perché lei ha le connessioni con lui: flavia vento poesia leopardi
  • chissà che voglio: ricevo una mail da me stesso
  • scountryty: scampagnata in inglese
  • democristiana?: moro etnia
  • non di Nazareth: il brian che ha lanciato by this river
  • tu li vorresti vedere: film pornografici
  • è Battisti ma da me c’è solo la bestia: però il rinoceronte
  • romo? ormo?: l’anagramma di moro
  • cerco piccoli: pippottini
  • tuttoattaccato: filmporno

Era un internet molto diverso, allora.