Oggi scartoffie. Dopo quasi tre mesi di oblio, di proroghe per ogni tipo di scadenza – fiscale, amministrativa, qualsiasi – oggi mi è toccato ricominciare. È ripresa anche questa, d’altra parte, o «Fase 2» come l’abbiamo chiamata finora. Ho costruito, nell’arco di questi ottanta giorni, una bella piletta di carte, man mano che arrivavano o che le trovavo, depositandole lì in nome del poi. E lo stesso con le mail, etichettate per poterle ritrovare in ordine e via, in un angolo. E senza leggerle. Le telefonate che accompagnavano le scartoffie, invece, sono andate sparendo da sole, a fianco del lockdown che prendeva piede in modo inversamente proporzionale. Devo dire che è stata una delle cose positive di questo periodo: potersi occupare di sé, degli altri, dedicarsi alle spese alimentari, sì, ma davvero a poco altro. Ed è pur vero che di soldi ne sono entrati pochini, per non dire quasi niente, ma ne sono usciti anche meno, rispetto al solito. Unica spesa costante, l’affitto e le utenze, il resto tutto rimandato. Mi ero concesso solo la revisione e il cambio delle gomme dell’auto e della motoscurreggia ma era solo per cogliere l’occasione di andare in giro, non per le cosa in sé. Non male. Non male no. Nel frattempo, la piletta di carte ha raggiunto il proprio massimo statico e ne ha generata un’altra ma io, saldo, indifferente. Se persino le scadenze delle patenti sono state proprogate, perché mi devo agitare? Le mail accatastate hanno raggiunto la tripla cifra e io niente, avanti col minidiario e il cosare di testa. Poi arriva la «Fase 2», il 4 e poi il 18 maggio e io a pensare ai viaggi che farò, a dove è concesso andare, mica alla piletta. Alle pilette, anzi. Poi, da questo lunedì, qualcosa è successo: sono ripartiti gli altri. Io non ancora ma loro sì. C’è voluta una settimana dal 18, immagino per mettersi a norma, cominciare a rodare, mettere i séparée tra le scrivanie, infilare i guanti, compilare i moduli, ma poi sono tornati. Salve, ha visto la mail? Non abbiamo ricevuto… Lei sa quando potrà liberare… Ci darebbe una data? È in scadenza… Merda, se ne sono accorti. Posso far finta di niente? No abla, no entiende. Nono, il mio nome è Aieie Brazorf. Non credo, non per molto. D’altronde, vuoi la libertà? Allora questo è uno dei prezzi, le scartoffie. In carcere sei tranquillo, da questo punto di vista. Certo, hai una miriade di altri problemi dalla sveglia alla luce che si spegne, ma questo no. E allora sia: scartoffie, via col contest.

Prendo la piletta per le corna, comincio dall’alto e cerco di essere inesorabile. Ma al secondo documento è già chiaro: sono rallentato. Ho perso l’allenamento. E non ricordo assolutamente nulla. Ah sì, c’era una cosa che dovevo fare, mi pare, ma. No. Bene, sarà dura ma da qualche parte bisogna ricominciare, è come rifarsi gli addominali dopo anni di disinteresse, le prime volte sono da spasmo. Poi di solito si molla, lo so, ma io ce la farò. Avanti con gli addominali, e il fiato, della burocrazia, dei documenti e delle scadenze. In ordine di urgenza: IMU e TASI. D’accordo. Faccio il punto, c’era una variazione, la ricordo, poi abbiamo fatto un cambiamento, bene, poi ci sono le posizioni di persone a me vicine che comunque seguo io, d’accordo, le metto in fila. Non ricordo alcune cose ma il commercialista c’è per quello. Lo chiamo, è un amico, ci siamo anche sentiti nel periodo di clausura ma per raccontarci gli stati d’animo, non per le incombenze. Parliamo qualche minuto, è rallentato anche lui, lo siamo in due, non ricordiamo nulla di quello che c’eravamo detti. Ottimo. Ridiamo. Seconda scadenza: dichiarazioni dei redditi. In fila: fatture, spese sanitarie per detrazioni, erogazioni liberali, servono le certificazioni, poi le detrazioni per lavori, poi l’affitto, poi gli accessi al sito dell’Agenzia, il cassetto fiscale, i contributi, i contributi dei dipendenti, c’era una lettera del condominio, mi pare, qualcosa del genere, otto, cinque, due per mille. Richiamo il mio amico, ridiamo di più. Dobbiamo rodare, eccome. Rimettiamo in fila almeno alcuni principi generali, questo è da pagare, questo no. Almeno. Vado avanti da solo. I bolli delle auto, giusto. La risposta al notaio. Il trasloco dei mobili, era per la fine di aprile. E le nuove ante delle finestre, ordinate e pagate, chissà se hanno ripreso. E l’abbonamento al basket? E i cinque voli aerei che mi sono saltati in questo periodo? E i biglietti dei concerti? Perché va detto, a soldi incassati tutti zitti, eh? Io non ho emesso nemmeno una fattura da febbraio, dovrei farlo, meglio che ne parli, prima. Le spese condominiali! Caz… Presto, un riepilogo. E dovevo fare una radiografia, senza fretta mi aveva detto il medico, per forza caro. Si potranno fare, ora? Dalla piletta escono ricevute delle farmacie, bollettini MAV e bollettini normali, atti notarili, certificazioni bancarie, la modulistica di acquisto dei BTP del covid, un successo, saldi da pagare, affitti, F24, autocertificazioni e la pianto qui perché potrei andare avanti per molto. Le pilette adesso sono diventate un tappeto, ricoprono metà casa, raggruppate per tipo. Perché per un’invasione serve avere prima un piano dettagliato e io l’avrò, perdio, l’avrò. Come avrò degli addominali formidabili. Grazie a dio è venerdì.
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