Siu segnala e io condivido, ecco come funziona davvero il piciottino che avete tutti sotto la mano:
Se non si carica, riprovate dopo un po’, ogni tanto il giappone si imballa. Accendete le casse.
Dopo la prima puntatona di suoni a effetto per il compiuta, ecco altri suoni per personalizzare piacevolmente il vostro pc.
Le istruzioni sono le stesse: scaricate i suoni che preferite (tasto destro sul collegamento, salva destinazione o analogo), piazzateli da qualche parte stabile, andate su start>pannello di controllo>suoni e periferiche audio (o audio)>suoni e lì sostituite i brutti suoni con i bei suoni.
Ecco il secondo giro di suoni:
– errore generico uno
– errore generico due
– dispositivo connesso
– dispositivo disconnesso
Ma, soprattutto, un bel suono buono per ogni esigenza, bello anche solo da ascoltarsi: il bel suono.
Cheppalle i suoni di uindovs, ecco finalmente un primo set di suoni personalizzati per l’uso più gioioso della macchina compiuta.
Le istruzioni sono: scaricate i suoni che preferite, piazzateli da qualche parte stabile, andate su start>pannello di controllo>suoni e periferiche audio (o audio)>suoni e lì sostituite i brutti suoni con i bei suoni.
Ecco i bei suoni, finalmente, da associare agli eventi:
– avvio
– arrivo posta
– inserimento di un dispositivo
– staccamento di un dispositivo
– errore di un qualsiasi tipo
– spegni
Fateci sapere. Non riproduceteli al contrario, cioè dritti. Seriamente. Potrebbe manifestarsi Satana. O Saragat.
(Naturalmente, ma non lo sto dicendo, è più divertente se li piazzate sui compiuta altrui).
Tanto tempo fa, trivigante intervistò il presidente della SIAE, Assumma (22 marzo 2007), ricavandone già allora una bella impressione.
Il tema di allora era il cosiddetto equo compenso, ovvero il sovrapprezzo che viene applicato su cd, dvd e cassette vergini per compensare il (presunto) mancato guadagno di autori ed editori sulle copie private. Private. Soldi che allora ammontavano circa a 73 milioni di euro l’anno e che finivano dritti dritti nelle tasche della SIAE per finire poi chissà dove.
Oggi la questione torna d’attualità, perché il 30 dicembre Bondi – con decreto e, pare, in assenza delle parti sociali e delle categorie interessate – si è speso tanto e ha fatto uno sforzone per rimpinguare il già corposo regalo all’amico Assumma: ha esteso la tassa alla memoria (detta così fa impressione, me ne rendo conto), ossia a tutto ciò che è costruito per contenere e, appunto, memorizzare dati di qualsiasi natura. Dove poi questa memoria si trovi fisicamente (telefonini, hard disk, videocamere, segreterie telefoniche…) e cosa ci si memorizzi su non importa (foto del mare, video pornografici casalinghi, canzonette cantate in gita…), la mannaia cala senza distinguo. E i soldi complessivi si prevede siano circa 300 milioni di euro.
Al povero Bondi gli è toccato passare il capodanno a usare word e a fare tabelline con excel, pensando e ripensando ai megabait e ai centesimi di euro, chissà lo sforzo. Ma non preoccupatevi, avrà anche lui il suo equo compenso, nella faccenda. Fatto sta che ha partorito un decreto che a leggerlo verrebbe da ridere se non fosse serissimo e serissimi fossero i dindi che esso implica.
Assumma ringrazia, e molto, per noi aumentano i costi di parecchio materiale informatico e parainformatico, il che potrebbe anche andare bene se poi gli stessi smettessero di fare le paternali sulla pirateria e i mancati guadagni (loro). Ma così non è, tocca la tassa e la predica.
In caso voleste essere un minimo più avvisati per il vostro prossimo acquisto di un cd vergine per salvare le vostre foto di ieri, ecco il decreto.
Se proprio proprio vi piglia quella voglia improvvisa di PDF, non prendete un citofono ma prendete Skiff.
Se proprio.
Dopo quelle cretinissime pubblicità che pretendevano fotografie con cellulare e scansioni del codice per avere sì e no un indirizzo web, adesso la gran moda dell’attimo prescrive la somministrazione – correttamente o alla cazzo – della cosiddetta “realtà aumentata” (AR, augmented reality).
Non c’è infatti periodico o quotidiano che, per stare al passo, negli ultimi cinque giorni non abbia lanciato uno spazio di AR, utilizzabile puntando la webcam sul giornale e osservando chissà quali magie sullo schermo e sul sito del periodico/quotidiano (spesso trattasi, come sempre, di patonza, viva l’immaginazione). Che ci vogliamo fare, a un certo punto sboccia la gran moda e tutti a mucchio vi si gettano a bocca aperta… Se finora non avete incocciato con la realtà aumentata, vi capiterà entro quarantotto ore, probabile.
Due punti: il primo, i nomi delle cose sono importanti e altrettanto importante è coniarne di nuovi che siano evocativi, densi di significato a sufficienza e, possibilmente, belli a leggersi e a dirsi. Non è il caso della “realtà aumentata”, evidentemente. Secondo, ciò che viene spacciato come un’esperienza rivoluzionaria (e fanculo all’uso improprio di questo aggettivo meraviglioso e potente) molto spesso non lo è nemmeno lontanamente. L’AR ha effettivamente delle applicazioni notevoli (penso alla chirurgia) ma è e resta un’applicazione, non una rivoluzione.
Comunque, per chi manifestasse interesse un minimo di studio è d’obbligo (lo strumento primario), per tutti gli altri un piccolo esempio qui sotto che ha tra i propri pregi anche i cieli romani, non da poco:
di gnappolo.
I programmi di grafica sono tra quelli dove la soluzione OpenSource/FOSS offre maggiori soddisfazioni a noi utenti, con prodotti eccezionali di prestazioni pari a software commerciali che costano pure un sacco di soldi veri. E in un paio di casi direi che il FOSS garantisce anche prestazioni superiori, se si considerano velocità di esecuzione e funzioni comunemente usate… Non sono un grafico smanettone (ho smesso molto tempo fa) ma so cosa chiedo a un editor di immagini (tipo Photoshop) o a un DTP/vettoriale (tipo Corel o Illustrator), so quali sono quelle poche cose davvero utili e pertanto ho modo di godere davvero. Spero farete lo stesso.
di gnappolo.
Tra le cose utili nelle applicazioni del genere “office” (cose che servono per – scusate la parola – “produrre”) penso sia utile trovare i software giusti per creare e leggere i file PDF.
Sumatra PDF Reader ————-
Scusa, hai un minuto? bene, spendilo facendo altro mentre aspetti che si apra Adobe Acrobat Reader. Poi potrai leggere il tuo PDF. Se sei un tipo difficile, non hai un supercomputer e vuoi aprire più di un PDF al giorno, e non passi il tuo tempo a creare fondamentali annotazioni sui file pdf che nessuno leggerà mai, non ti serve Adobe Acrobat Reader e allora potrai trovare interessante Sumatra. Piccolo, molto piccolo, minuscolo, velocissimo, essenziale, “Sumatra has a minimalistic design”. E basta. Inoltre, è davvero OpenSource e questo basta: fidati di Sumatra. Funziona proprio in maniera minimalista, nel bene e nel male: è velocissimo e pulito, non ti accorgi quasi che esiste, così l’attenzione è tutta per il contenuto del PDF. I contro sono presto detti: NON permette di impostare il layout di stampa, NON stampa pagine multiple sullo stesso A4, e invero non ha nemmeno le opzioni di stampa… Anzi, è meglio proprio evitare di stampare, con Sumatra: da un PDF di 400Kb ne fa 45 Mega di .prn (ahi ahi ahi). Ma per “visualizzare” (tout court) schizza come nessun altro e davvero non ha rivali… (sempre al di fuori di Linux, sia chiaro).
Dando per assodata, ormai, la ténnologia dello streaming, ovvero la trasmissione di immagini e suono in diretta o in differita via web, qualcuno ci ha pensato un po’ su e ha realizzato una cosa intelligente: i Berliner Philarmoniker, che non è esattamente l’orchestrina di Marmirolo con-rispetto-parlando, mettono a disposizione sul loro sito la trasmissione in streaming dei concerti dell’intera stagione.
Per dieci euri ci si compra il biglietto e si ha il diritto di assistere in diretta via rete al concerto in programma, oppure a uno qualunque dell’archivio poderoso. Per ottantanove euri, invece, si acquista il diritto di assistere a tutti i concerti della stagione ogni volta che si desidera, in diretta o meno. E ci sono un sacco di altre promozioni e cumulazioni.
In parole povere, con un pc collegato a una banale adsl, si vede e si ascolta il concerto o i concerti che si sono acquistati: secondo Notarbartolo, critico piuttosto saggio, la cosa funziona perfettamente anche con una connessione normale e un pc altrettanto, senza scatti e senza perdite. Una regia televisiva apposita cura le riprese e una regia audio cura la qualità del suono, che esce particolarmente buono dalla trasmissione. Se poi si attacca il pc a uno schermo valido e le casse a uno stereo (o a delle buone cuffie), l’effetto è assicurato.
Oggi, ad esempio, un programmino bello ricco, e l’archivio è da competizione. La Digital Concert Hall sta qui.
A prescindere, secondo me, dal fatto che poi un essere umano normale fruisca o meno della cosa, l’idea e la realizzazione sono strepitose, sia perché a prezzi sostanzialmente popolari (compresi i costi indiretti) sia perché è un piacere assistere all’innovazione con significato e con scopo, specie in ambiti che la tradizione vorrebbe paludati e riservati a una ristretta cerchia di cultori.
Il 4 ottobre io e la mia fidansata ci vestiremo rispettivamente con smoking e abito lungo, ci siederemo sulle nostre sedioline di plastica a margine del tavolo, sfoggeremo i nostri binocolini da teatro, ci cimenteremo in brevi borbottii per invocare il silenzio dalla platea e osserveremo beati il concerto direttamente sul pc incastrato in quello spazio tra la cucina e il letto, che non so bene come si chiami. Fuaier?
di gnappolo.
Prosegue l’esplorazione di alcuni programmi che possono garantire un lavoro d’ufficio più razionale senza doversi legare (mente e portafoglio) alle multinazionali del software per tutta la vita.