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stronzi all’opposizione

Tutti noi dotati di cervice evitiamo, chi più chi meno, di devastarci leggendo il giornale in modo troppo approfondito, di questi tempi. Questione di sopravvivenza, perché non è che si può versare carogna a secchi ogni giorno.
Però ogni tanto c’è un limite: per esempio, ieri. Premessa necessaria: a ogni manifestazione di piazza, più che sporadica devo dire, dell’opposizione Casini dice testuale: “l’opposizione si fa in parlamento”. D’accordo. Cioè no, ma vabbuò, posizione sua.
Ed ecco il fatto: ieri alla Camera erano al voto le pregiudizialità di incostituzionalità (ma che schifo di nome) al decreto demente per salvare le liste elettorali del centro-destra. Promotori? Vari, tra cui Michele Vietti, UDC. Buona cosa, una ghiotta occasione per segare finalmente l’ennesimo pasticcio di un pasticcio ancor più colossale, nel quale tutti hanno fatto la propria parte.
E invece no: le pregiudiziali non passano, e per pochissimi voti. Quindi, il decreto resta. Assenti? Casini, Cesa, tutto l’UDC e guarda un po’, pure Vietti. Quindici voti, decisivi in questo caso.
Ed ecco la domanda, mia: dove cazzo eravate, stronzi UDC, a fare opposizione, ieri? In piazza, stavolta? No, erano a fare campagna elettorale, come spiegano qui. Ma vaffanculo.

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faccio qualche nome e poi vomito

Chissà perché nel nostro paesello i nomi non si fanno (quasi) mai. Chissà perché, poi, di certe cose non si parla.
Ci provo io. Primo nome: Agrideco di Grosseto. Azienda che si occupa di smaltimento di rifiuti, pluricertificata e tutta bellina. Bene, il costo medio che la Agrideco propone per lo smaltimento di una tonnellata di rifiuti tossici è 150 euri. Centocinquanta. Considerazione: se io dovessi portar via una tonnellata non dico di rifiuti tossici ma di buone caramelle non chiederei certo centocinquanta euri, ma molto molto di più.
Di conseguenza, valutati dei costi immaginari di smaltimento, poiché si tratta di rifiuti di varia natura ma che vanno senza dubbio trattati, il costo è evidentemente bassissimo e dovrebbe generare qualche pensiero al riguardo. Non ci vuole un tecnico.

Altri nomi: Procter&Gamble, Lucchini di Trieste, Marcegaglia di Ravenna (ma no! Sarà mica parente? Allora è recidiva!) e una ventina di altre aziende. Ovvero, coloro che si sono rivolti all’Agrideco, evidentemente non facendosi alcuna domanda e anzi felicitandosi delle buone tariffe. E l’Agrideco di tonnellate di rifiuti tossici ne ha smaltite un milione. UN MILIONE. Che fa un sacco di soldi e un sacco di merda, scusate il francesismo.
Ora: la magistratura sostiene che quei prezzi sono sospetti e che l’azienda abbia non smaltito ma scaricato quel mare di merda qua e là tra Toscana, Emilia e Trentino, zitta zitta alla chetichella. A basso costo, chiaramente, ed è evidente che i rifiuti si chiamano tossici perché sono pericolosi. E la magistratura, giustamente, ha deciso di chiedere conto anche agli industriali del perché non si siano posti uno straccio di domanda. Alla Marcegaglia rispondono, scaricando l’Agrideco: “Dimostreremo che non c’entriamo”. Bravi, davvero.
Nel frattempo la marea di merda sommerge noi (e non sto parlando dei rifiuti, ma di persone e di aziende) e a me resta solo la possibilità di incazzarmi e di fare una domanda: perché di queste faccende ne parla solo Le Monde?

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prima amici e poi nemici del popolo: Battilocchio.

E qui si va a trattar di nemici di Trivigante: Alessandro Battilocchio.
Vi chiedo di fare attenzione agli spostamenti, che il tizio è peggio della marea.
Andiamo a iniziare: il soggetto in questione si dà alla politica prestissimo e diventa diciottenne Assessore alla Cultura con il centro-sinistra del comune di Tolfa. Quattro anni dopo diventa sindaco di Tolfa, sempre con lo stesso partito. Perché lui è socialista. Infatti fa carriera nel partito e viene eletto al Parlamento Europeo nel 2004 per i Socialisti Uniti per l’Europa. Due anni dopo il culmine della sua carriera, diventa vice-segretario nazionale del Nuovo Partito Socialista Italiano. A destra una bella immagine di quel bel periodo. Che bei ricordi, e cosa vuol dire che era un partito-molecola? Malpensanti. Ah, importante: questi sono i socialisti di De Michelis, lo vorrei sottolineare. De Michelis.
Poi comincia un po’ di maretta: molla i socialisti e per ricandidarsi al Parlamento Europeo si aggancia a Sinistra e Libertà, nelle ultime elezioni. Più a sinistra, dunque. Con Vendola, mica con Cirippimerlo. A destra una bella immagine di quel periodo, 2009, bei ricordi. Memorabile la sua campagna elettorale con lo slogan “Batti l’occhio”. Però lo trombano, collettivamente con tutta la sinistra, brutti ricordi.
Ma lui mica si perde d’animo, risalta in carrozza nel suo feudo, Tolfa, sempre vicino Roma, e diventa sindaco ancora. Ma siccome Tolfa non è esattamente comunista e i tempi son cambiati, lui si mette a capo di una maggioranza di centro-destra. Oplà. Capitombolo triplo da SL al PDL al volo. Mica si perde in chiacchiere, il signore.
Però Tolfa gli va stretta, e si capisce, per uno che è stato vice-segretario nazionale di una molecola. E decide di candidarsi alle prossime regionali nel Lazio. E con chi si candida, il social-zapaterista neo-destroide? Con la Polverini (PDL), mi pare ovvio. Non è mica tempo di tornare indietro, più avanti si vedrà. Dice però di sé: “Sono e rimango socialista”. Io sono e rimango confuso. Eppure è scritto qui. Per meglio spiegare il concetto che sta dietro la propria traiettoria politica, piazza lì una frase di Sepulveda (scrittore decisamente sopravvalutato): “Vola solo chi osa farlo”. Va bene, ma te mica voli, osi e basta. Apprezzabile? Non direi, non in sé.
Nel 2008 – dice lui – è stato nominato dall’Unicef “Difensore dei diritti dell’Infanzia” grazie al suo impegno internazionale al fianco dei minori.
Occhio, amici minori, occhio: che appena le cose peggiorano, questo vi molla e si mette con gli anziani o con i platani, a seconda.
Questa è gente brutta e l’occhio batte dove il dente duole.

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io visitare tuo sito, tu molto bravo

Ancora in merito al consigliere comunale di Godega di Sant’Urbano ora miracolosamente ministro e tra poco, probabilmente, governatore del Veneto: preso per il culo da mezza Europa per la sovraesposizione in favore dei panini di gusto italico di McDonald’s, lui si incazza e risponde qua e là. Se la piglia in particolare con i giornali inglesi, nello specifico Times e Guardian, rei di aver pubblicato articoli che colgono la distanza tra la promozione e il sostegno della tradizione alimentare italiana e quel vago sapore di merda che ti rimane in bocca dopo aver mangiato il McItaly.
Si incazza, dicevo, e scrive letterine i cui passaggi salienti sono: “With regret, we are forced to deliver bad news to this kind of left: Stalin is dead. And we can safely bet he never set foot in a McDonald’s”, infatti, e Then, we will become modern Jesuits and try to “convert the infidels” of the left, who have never dirtied their hands by working in the fields. They are the same people who, after preaching against those who – like me – work to ensure quality as a right for everybody instead of a luxury for élite consumers, run towards the ‘Organic Food’ aisles of supermarkets with their heavy wallets and light consciences. Moderni gesuiti contro vetero-stalinisti, la perenne lotta del bene contro il male prosegue.
Ma l’olio, la mozzarella, il vino, i salumi italiani son certificati, dice Zaia, trattasi di roba buona. Infatti, basta attenersi alle ultime settimane di cronaca: mozzarella, olio d’oliva, vino, salumi e altra roba. Ma, ovviamente, nemmeno questo è il punto.
Il punto – forse – è: Giovanni-detto-Ivan, il signore da cui vado a mangiare ogni giorno, mi prepara pasti a base di insalata italiana proveniente da via Gramsci e prodotta entro dieci chilometri, pane italiano prodotto in via Crispi, acqua italiana proveniente dalle fonti San Pellegrino, pasta italiana prodotta a Parma, boeri italiani prodotti a Milano, un bicchierino di Sammarzano Borsci, italiano anche quello, prodotto in Puglia.
Oggi gli dico di chiedere il patrocinio del Ministero.

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che poi uno non ci crede

E invece, eccolo da vedere:

E il patrocinio non basta. Dice il ministro: “McItaly ci consentirà di dialogare con i giovani, lavorando sul loro imprinting gustativo”. Ma porc… Sono parecchio basito, ma riesco ancora a mandare un non tenero fanculo a Zaia. Eccolo: fanculo, Zaia, te, il patrocinio, i panini e il tuo imprinting.

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premio “disco bello” città di Sant’Agapito Terme

Benvenuti signori all’edizione di quest’anno la decima del premio “disco bello” città di Sant’Agapito Terme che voglio ringraziare Moroni Gomme, Calindri il Centro dell’Estetica, Fazzàni il Panino del Modello e DiskoMeduza, il nàitt per tutte le belle donne, per il sostegno che danno a questa bella iniziativa e in attesa che arrivi il signor sindaco dottor architetto Limazzi per un salutino io voglio consegnare il premio 2010 come sempre una bellissima incisione dell’artigiano maestro Mozzani ai vincitori di quest’anno che a insindacabile giudizio della giuria hanno prodotto il più bel disco dell’anno a giudicare dalla bella copertina… eh sì perché qui da noi il bello del concorso è che valutiamo la bellezza di un disco dalla copertina senza ascoltarlo siamo gli unici in Italia e persino dal giappone ci hanno contattato per la bella iniziativa perché se una copertina è bella allora anche il disco deve esserlo come dice il poeta Salvetti. Il premio per la più bella copertina dell’anno va dunque a Francesco Cusa e Carlo Natoli che si chiamano come gruppo The Bodyhammer e fanno musica giézz e a giudicare dalla copertina faranno tanta bella strada. E concedetemi una battuta mentre vi mostro la copertina —————————–>
che se quel pittore francese aveva dipinto l’origine della vita voi con il vostro disco avete rappresentato l’origine di cosa? Lo dico per le signore che in ultima fila non vedono bene sì, si tratta di come dire? ehm.. sì, un ano, ihih, un bucodiculosfintere umano, che bellezza, stasera si ride a Sant’Agapito Terme. E che belli i giovani che fanno delle cose nuove, perché io lo ripeto sempre i giovani sono il futuro.
Arrivederci all’edizione dell’anno prossimo ciao a tutti e grazie.

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nemici ténnica

un tanto al chilo

Tanto tempo fa, trivigante intervistò il presidente della SIAE, Assumma (22 marzo 2007), ricavandone già allora una bella impressione.
Il tema di allora era il cosiddetto equo compenso, ovvero il sovrapprezzo che viene applicato su cd, dvd e cassette vergini per compensare il (presunto) mancato guadagno di autori ed editori sulle copie private. Private. Soldi che allora ammontavano circa a 73 milioni di euro l’anno e che finivano dritti dritti nelle tasche della SIAE per finire poi chissà dove.
Oggi la questione torna d’attualità, perché il 30 dicembre Bondi – con decreto e, pare, in assenza delle parti sociali e delle categorie interessate – si è speso tanto e ha fatto uno sforzone per rimpinguare il già corposo regalo all’amico Assumma: ha esteso la tassa alla memoria (detta così fa impressione, me ne rendo conto), ossia a tutto ciò che è costruito per contenere e, appunto, memorizzare dati di qualsiasi natura. Dove poi questa memoria si trovi fisicamente (telefonini, hard disk, videocamere, segreterie telefoniche…) e cosa ci si memorizzi su non importa (foto del mare, video pornografici casalinghi, canzonette cantate in gita…), la mannaia cala senza distinguo. E i soldi complessivi si prevede siano circa 300 milioni di euro.
Al povero Bondi gli è toccato passare il capodanno a usare word e a fare tabelline con excel, pensando e ripensando ai megabait e ai centesimi di euro, chissà lo sforzo. Ma non preoccupatevi, avrà anche lui il suo equo compenso, nella faccenda. Fatto sta che ha partorito un decreto che a leggerlo verrebbe da ridere se non fosse serissimo e serissimi fossero i dindi che esso implica.
Assumma ringrazia, e molto, per noi aumentano i costi di parecchio materiale informatico e parainformatico, il che potrebbe anche andare bene se poi gli stessi smettessero di fare le paternali sulla pirateria e i mancati guadagni (loro). Ma così non è, tocca la tassa e la predica.
In caso voleste essere un minimo più avvisati per il vostro prossimo acquisto di un cd vergine per salvare le vostre foto di ieri, ecco il decreto.

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la violenza silenziosa nelle città

Più della violenza manifesta, fa paura la violenza ordinata e silenziosa, che arriva di soppiatto, uno manco se ne accorge lì per lì ed è già compiuta.
Se non avete l’abitudine, per necessità, di sdraiarvi sulle panchine di un parco, di dormire sulle soglie riparate, di accantucciarvi in un angolo per il troppo freddo, di ricavare insomma uno spazio tra le pieghe urbane per trascorrere la notte, di certo non ci fate gran caso, succede anche a me.
Sono escrescenze urbane, compaiono da sera a mattina e spesso non si notano di primo acchito: panchine con il bracciolo centrale, paletti di metallo piazzati negli angoli strategici, punte acuminate a protezione delle soglie, barriere circonvolute realizzate da artigiani solerti.
Proteggono dalle persone. Non tutte, semplicemente quelle persone fastidiose come i piccioni, che si piazzano da qualche parte e ne fanno casa propria, come fosse un vezzo o la realizzazione di un desiderio. E allora, se c’è gente che sulle panchine ci dorme, bisogna togliere le panchine, o modificarle, il che equivale grossomodo a impedire a uno con il mal di denti di prendere un analgesico. Non dico andare dal dentista, ci mancherebbe altro, mica siamo le dame di San Vincenzo.

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Promemoria sull’UDC

Ed ecco che la leggerezza di qualche giorno fa va a farsi friggere.
Comunque: essendo in scena il balletto delle alleanze per le regionali (godiamoci questo momento, perché poi per due anni non si vota, e molti avranno le mani libere, finalmente, tra nucleare, giustizia e palpeggiamenti vari), vale la pena fare un breve riepilogo sull’UDC, oggetto del contendere da destra e, soprattutto da sinistra. Per essere sulla questione.

L’oggetto della contesa, l’UDC, alle ultime elezioni ha preso lo splendore del 5,5%. Una cacata.
Nelle regioni governate dal centrodestra, l’UDC è con loro.
Alle ultime elezioni l’UDC ha candidato Emanuele Filiberto di Savoia e Magdi Allam.
Il segretario nazionale è Lorenzo Cesa, condannato nel 2001 per corruzione aggravata e ora indagato per illecito utilizzo di fondi europei (questo meriterà un capitolo a parte, a breve).
Il vicesegretario è Totò Cuffaro, cinque anni per favoreggiamento a Cosa Nostra, e il resto è anche inutile dirlo.
Il responsabile dell’organizzazione è Saverio Romano, indagato per un bell’affarone con Vito Ciancimino.
Potrebbe essere utile ricordare le posizioni assunte dall’UDC nella passata legislatura, al governo, basti qui dire che ora sono prontissimi, pulsanti alla mano, a votare la legge sul legittimo impedimento per salvare S.B.
Per le prossime regionali, nel Lazio l’UDC ha scelto la candidata del PDL, così come in Calabria (con la differenza che il calabrese ha un passato da far inorridire chiunque).

Quindi, che vogliamo fare? Andare anche stavolta a letto con il mostro? Per poi essere lasciati in mutande a casa da soli a fissare le vecchie foto?
Trivigante dice: che noia. Cazzo, che noia, noianoianoianoianoia. E non ho detto gioia, ho detto noianoianoianoia. E che schifo.

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Mattina.

Il 26 gennaio 1917 Ungaretti, a Santa Maria la Longa, provava sentimenti superiori.
Il 30 dicembre 2009 a Roma qualcun altro prova ciò che la natura, avarissima, gli consente:

“M’Illumino D’Impresa (sic!) è quindi un viaggio fotografico e narrativo attraverso i volti di dieci imprese romane che hanno contribuito allo sviluppo economico culturale e sociale della città, affrontando con tenacia e determinazione le difficoltà del fare impresa”. Così la presidente del Gruppo Mercurio, che persevera: “Il premio rappresenta (…) un evento di valore culturale che Gruppo Mercurio offre con orgoglio ai romani e alla città di Roma”. Il Gruppo Mercurio si occupa di supermercati.
Ognuno si illumini con ciò che gli spetta.