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estasi

un noce

Forse non è un buon segno per la salute dell’albero, ma oggi ho visto un noce e sono rimasto estasiato di fronte a questo:

noce-resina

(sarà che sono troppo incazzato con Marrazzo per parlarne ora).

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estasi

il trailer del nuovo film pixar

Animazione spinta al massimo e storia avvincente: il cubo.

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estasi

Zapiro alza il tasso di lotta

Il pregio di alcune persone è che quando vengono messe alle strette lottano e colpiscono più duro. E’ il caso della satira di Jonathan Shapiro, in arte Zapiro, di cui parlai qui: Zuma lo denuncia e lui fa vignette più corrosive, Tutu si incazza e lui avanti, Mandela fa le facce e lui niente, gli editori lo mollano e lui si mette in proprio, rilanciando.
Oltre alle vignette, dunque, è ora il tempo di un vero e proprio giornale satirico, ZA News, con tanto di pupazzoni sullo stile dei Guignols con le fattanze degli obbiettivi. Libero e spregiudicato, trivigante dice sciapò.

zapiro

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estasi

Pasquino lotta insieme a noi

Si sa, Pasquino fustiga i potenti ma non si sa chi sia, animo fusto e lingua tagliente, penna veloce e ritmo incalzante, colpisce e scompare.
Così era un tempo a Roma e così è ora, da qualche parte: se la statua è stata sostituita da un luogo in rete non gliene vogliate, giustamente si adegua ai tempi. Ma la mordacchia è la stessa, ovvero:

La Patria nostra, co’ l’ermo de Scipio,
la guida solamente ‘n capoccione:
da centocinquant’anni la nazzione
sta ‘nsieme sott’un solo municipio

Il resto sta qui, e guarda caso il luogo è anonimo, dalle parti del Brasile, e nulla si può scoprire sull’autore. Come è giusto. E per i cultori e gli attenti, si contino le sillabe, che non gliene scappa una, perché il metro ha la sua importanza. Colpisci per noi, o sommo.

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estasi

perbacco!

Gassman e Trintignant in una scena de Il sorpasso.
Il primo fa: “Ma chi è quella cicciona?”.
Risponde Trintignant: “Mia madre”.
Gassman: “Perbacco, bella donna!”.

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estasi

yes men

yermen

Questa non è la storia di ignoti yesmen al servizio di perfide multinazionali, bensì la luminosa e meravigliosa storia degli Yes Men: una coppia di paladini della confusione, della disinformazione e dei colpi dati sotto la cintura. Ciò basta a farli diventare miei eroi foreva.
Come dice il nome, il loro obbiettivo è colpire le multinazionali e rendere ancor più evidenti gli scopi dei giganti del mercato (profitto a tutti i costi, obviusli) e per far ciò non lesinano sui mezzi: il colpo più leggendario fu un’intervista alla BBC nella quale uno dei due si finse portavoce della Dow Chemical e, in occasione del ventennale del disastro di Bhopal, dichiarò che l’azienda avrebbe venduto la Union Carbide, responsabile di tutta la faccenda, per finanziare il risarcimento alle vittime e la bonifica del territorio. Naturalmente la Dow Chemical smentì tutto nel giro di un paio d’ore ma era troppo tardi: in borsa avevano perso almeno due milioni di dollari. Qui un pezzetto del video. Che dire? Grandiosi.
Poi hanno fatto un sacco di altre cose, tra cui per esempio una pagina finta del New York Times in cui riportarono le notizie che avrebbero voluto leggere (da cui l’immagine in testa a questo post) e una del New York Post in cui, di recente, aprivano con “Siamo fottuti” in riferimento al vertice mondiale sul clima. Ma le idee sono tante, per fortuna.
Ora è uscito un documentario sulle azioni più significative, si intitola “The Yes men fix the world” e sarà presentato in anteprima sabato a Ferrara.
Per dirne un’altra, hanno fondato una compagnia, la SurvivaBall, che produce un vestito a forma di palla che ci salverà dai disastri climatici legati al surriscaldamento: la presentazione è serissima e una visita merita anche solo per guardare gli sponsors della compagnia.
Insomma, ironia per attacchi duri, cazzotti potenti, come piace a me: se loro-i-cattivoni giocano a colpire sotto la cintura, è probabile capiscano solo quello. E, quindi, giù botte. Bravi.

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estasi

los burros caminan

Dopo aver segnalato la ripresa del cammino del burro e di Peter-lasino, ecco la segnalazione del Sole 24 ore cultura di ieri:

090927.sole24ore-asino-web

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estasi ténnica

applicazioni molto molto intelligenti

Dando per assodata, ormai, la ténnologia dello streaming, ovvero la trasmissione di immagini e suono in diretta o in differita via web, qualcuno ci ha pensato un po’ su e ha realizzato una cosa intelligente: i Berliner Philarmoniker, che non è esattamente l’orchestrina di Marmirolo con-rispetto-parlando, mettono a disposizione sul loro sito la trasmissione in streaming dei concerti dell’intera stagione.
dchPer dieci euri ci si compra il biglietto e si ha il diritto di assistere in diretta via rete al concerto in programma, oppure a uno qualunque dell’archivio poderoso. Per ottantanove euri, invece, si acquista il diritto di assistere a tutti i concerti della stagione ogni volta che si desidera, in diretta o meno. E ci sono un sacco di altre promozioni e cumulazioni.
In parole povere, con un pc collegato a una banale adsl, si vede e si ascolta il concerto o i concerti che si sono acquistati: secondo Notarbartolo, critico piuttosto saggio, la cosa funziona perfettamente anche con una connessione normale e un pc altrettanto, senza scatti e senza perdite. Una regia televisiva apposita cura le riprese e una regia audio cura la qualità del suono, che esce particolarmente buono dalla trasmissione. Se poi si attacca il pc a uno schermo valido e le casse a uno stereo (o a delle buone cuffie), l’effetto è assicurato.
Oggi, ad esempio, un programmino bello ricco, e l’archivio è da competizione. La Digital Concert Hall sta qui.

A prescindere, secondo me, dal fatto che poi un essere umano normale fruisca o meno della cosa, l’idea e la realizzazione sono strepitose, sia perché a prezzi sostanzialmente popolari (compresi i costi indiretti) sia perché è un piacere assistere all’innovazione con significato e con scopo, specie in ambiti che la tradizione vorrebbe paludati e riservati a una ristretta cerchia di cultori.
Il 4 ottobre io e la mia fidansata ci vestiremo rispettivamente con smoking e abito lungo, ci siederemo sulle nostre sedioline di plastica a margine del tavolo, sfoggeremo i nostri binocolini da teatro, ci cimenteremo in brevi borbottii per invocare il silenzio dalla platea e osserveremo beati il concerto direttamente sul pc incastrato in quello spazio tra la cucina e il letto, che non so bene come si chiami. Fuaier?

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estasi trivigantismi

una terra promessa, un mondo diverso

federico II di sveviaDopo oltre dieci anni di tira e molla (e la prima scomunica), Federico II di Svevia acconsentì a quanto il papa, piuttosto insistentemente, gli chiedeva da parecchio: una crociata per liberare i luoghi santi.
Federico II, per formazione e per cultura propria, era piuttosto vicino al mondo arabo, molto più di quanto il papa non vedesse dalle ottuse finestrelle romane, e non aveva certo motivi di rivalsa nei confronti dei musulmani e degli ottomani, ad ogni modo – vista l’ingerenza costante del potere spirituale nei propri affari – come detto acconsentì.
Fu una crociata senza quasi combattimenti e l’imperatore riuscì addirittura, per vie diplomatiche, a farsi eleggere Re di Gerusalemme, mentre il pontefice ne approfittava per spargere la notizia che Federico fosse morto. Infatti, spesso le crociate servivano anche a tenere lontano qualche re o imperatore per un tempo abbastanza lungo.

Come che sia, Federico II, imperatore colto, aperto verso ogni tipo di popolazione straniera, raffinato e dedito alla conoscenza, partì dalla sua Palermo per raggiungere la Palestina. Una volta là, alla vista della terra promessa, fra’ Salimbene da Parma ci racconta cosa successe:

“Allorché vide la Terra promessa che Dio tante volte aveva esaltata chiamandola la terra dove scorrono latte e miele e terra di tutte la più pregevole, Federico affermò che Dio non doveva aver visto la terra del suo regno, ossia la Calabria, la Sicilia e la Puglia, perché altrimenti non avrebbe lodato in questo modo la terra che promise e diede ai Giudei”.

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estasi trivigantismi

Liuk, vieni a messa

Dopo la cattedrale di Salamanca (qui il post) che proponeva un drago con gelato e un astronauta tra le volute della facciata marmorea, la cattedrale di San Pietro e Paolo a Washington non è da meno, perché mai farsi mancare qualcosa?
Darth_vader_grotesque-st paul washingtonInfatti, tra i doccioni della facciata compare a sorpresa il testone casconato di Darth Vader (Fener nella nostra versione autoctona), il cui scopo è sputare l’acqua piovana sui fedeli usciti dalla messa.
Pare che alcuni anni fa la parrocchia avesse indetto un concorso per stabilire la figura di un nuovo doccione e, tra tanti ed essendo allora fresco di successo, ha trionfato il jedi cattivone.
La cattedrale è il maggior luogo di culto della Chiesa Episcopale degli Stati Uniti, ovvero una confessione che si rifà al vangelo sociale, che ordina senza difficoltà come ministri del culto donne e omosessuali, al punto che attualmente il vescovo supremo della Chiesa è la signora Jefferts Schori.
Ergo, non stupisce Darth Vader, Roma è lontanissima.