Categorie
trivigantismi

remove

[SWF] http://www.trivigante.it/public/tregenda/wp-content/uploads/2009/10/premier_password.swf, 500, 250[/SWF]

Categorie
trivigantismi

francis il muro parlante: a saperlo prima

Scrivere sui muri è arte sopraffina e dovrebbero farlo solamente coloro che sanno ciò che scrivono. Le buone scritte, però, bisogna anche saperle riconoscere: è questo il caso di Sanfello che ha l’occhio lungo e ha colto il grido di dolore di uno che è stato ingannato dalle apparenze:

a saperlo prima

Il post è qui, e tutto il merito della scoperta è suo (grazie!). Il merito della scritta, invece, è come sempre ignoto. A saperle prima, le cose, si vivrebbe di slalom tra buche e tortuose curve che nascondono il precipizio, cadendoci talvolta dentro senza però la sorpresa.

Categorie
trivigantismi

persone che fanno cose con i libri

Di persone che fanno cose con i libri, per fortuna, ne è pieno il mondo.
La maggior parte li usa per leggere o, magari, per arredare, qualcun altro – la tradizione è lunga – li utilizza in modi diversi, cogliendone la natura complessa di oggetti con un contenuto reale e metaforico. Qualcun altro ci pasticcia e basta, come è bello che sia.
blackwellSe di contemporanei che fanno cose con i libri si volesse parlare, quattro nomi su tutti: Claire Brewster che da vecchi atlanti ricava cartoline e piccoli animali geografici; Kylie Stillman che letteralmente scava nei libri; Lorenzo Missoni che i libri li fa scultura e li incastra qua e là; Su Blackwell che i libri li ritaglia a pezzettini e poi li ricompone, come qui a destra.
Perché, poi, non tutti i libri devono restare perenni nella propria forma: chi ha consuetudine, sa benissimo che i libri passano, si disperdono, si regalano e si perdono, si distruggono.
Come è giusto che sia, in fin dei conti dopo un libro ce n’è sempre un altro.
Memorabile il racconto di non ricordo quale direttore editoriale: recatosi al cassonetto della carte per gettare scatoloni di libri vecchi, viene apostrofato da una signora alla finestra: “Ma butta via i libri?”. “Sì, signora”, risponde lui. “Ma non si buttano i libri” fa lei. “Eh signora…” tentenna lui, “li vuole lei?” butta lì. “Io?”, si chiede lei, “ah no, proprio no”.
C’è di positivo che l’aura di sacralità resta.

Categorie
trivigantismi

francis il muro parlante: i lavoratori più disciplinati

Scrivere sui muri è arte sopraffina e dovrebbero farlo solamente coloro che sanno ciò che scrivono. Precisazione: il teorema resta vero eccetto il caso in cui a scrivere siano i fascisti. Che sanno benissimo ciò che scrivono (scrivevano) ma, per l’assioma irrinunciabile del comandante Visone, essi comunque non possono.
Ciò nonostante, lo facevano eccome; un caso è questo:

lavoratori della terra

La frase, in curioso lettering e con un buffo a-capo in zona grondaia, recita testualmente: “TRA TUTTI I LAVORATORI I PIU’ NOBILI E DISCIPLINATI SONO I LAVORATORI DELLA TERRA”, perché si era nel periodo delle sceneggiate falce alla mano in campo di grano.
Comunque, d’ora in poi non possono più. Vietatissimo.

Categorie
trivigantismi

molto istruttivo

La mia rubrica preferita di Internazionale è “Volti nuovi”, ovvero una rubrica di dieci righe nella quale un inviato della rivista chiede a un immigrato che vive in Italia, solitamente senza diritto di voto e proveniente da un paese qualsiasi, per chi voterebbe se potesse votare.
All’inizio ero rimasto sconcertato, perché quasi tutti gli immigrati intervistati sostenevano – per ragioni diverse – che, potendo, avrebbero votato per S.B. o per Fini. Non capivo. Escluso che intervistassero solo una tipologia di immigrati, i destrorsi (la tendenza della rivista è tutt’altro che destrorsa, anzi), avevo liquidato la faccenda come casualità e loro – quelli intervistati – come semi-deficienti. All’inizio.
Poi ho capito, lentamente: il semi-deficiente sono io. Perché non avevo capito un accidenti.

Per meglio rendere il concetto, ecco la rubrica “Volti nuovi” di questa settimana, in cui Cléophas Adrien Dioma, dal Burkina Faso e in Italia da dieci anni, spiega quello che pare essere un pensiero diffuso:
“Io voto Fini. Gianfranco Fini. Perché non posso votare Silvio Berlusconi. Perché non riesco a pensare di dover votare Franceschini. Perché non conosco bene Bersani. Credo che sia importante farci questa domanda. Per chi votano gli immigrati? Per chi votano i neri, i marocchini, gli albanesi, i romeni o le badanti?
Qualche volta, se penso alla risposta, sono spaventato. Molti dei protagonisti della rubrica di Internazionale “Volti nuovi” voterebbero per Berlusconi. Quasi tutti i miei amici africani parlano bene di Fini. Sembra il messia. Sanno tutti i suoi discorsi. Lo sentono dire che l’Italia è già multiculturale e che bisogna dare la cittadinanza ai figli degli immigrati.
Prodi è il politico meno amato perché non ha fatto niente per migliorare la situazione degli stranieri. Bossi è “matto”, e non dobbiamo tenere conto di quello che dice. Berlusconi, invece, è un self made man. Partito dal nulla, è diventato un uomo ricco e un politico potente. Yes, we can. Quindi, anche per noi sfigati immigrati, si può fare. Allora se devo votare, voto Fini e/o Berlusconi.
A sinistra parlano troppo. Chi ha sentito Franceschini fare proposte concrete? E Bersani? Cosa vogliono fare per l’immigrazione? Da uno a dieci, quanto ci considerano importanti? Per le primarie del Partito democratico siamo sempre stati chiamati a votare. E ne siamo contenti: almeno pensano anche a noi. Ma poi, niente. È finita. Grazie fratelli, non ci servite più. È un’ipocrisia e ce ne siamo resi conto.
Quando passerà la legge sul voto amministrativo degli immigrati, voteranno quasi tutti per il centrodestra. A meno che la sinistra non si svegli prima”.

Il fatto di non essere il solo a non aver capito un cacchio non mi consola affatto.

Categorie
trivigantismi

francis il muro parlante: Maria Jessica

Castrovillari_MariaJessicaScrivere sui muri è arte sopraffina e dovrebbero farlo solamente coloro che sanno ciò che scrivono.
Ma l’amore, a volte, fa fare cose pazze. E’ questo il caso di un pover’uomo di Castrovillari colpito, rimasto solo, innamorato e rimasto senza l’oggetto del suo desiderio, con l’unica consolazione di una bomboletta e muri vergini.
Maria Jessica (e questo è un appello) ritornalo e aiutalo di nuovo, non essere sparita, manifestati ancora e porta la felicità nel suo cuoricione spezzato, perché come vedi egli soffre. Ritornalo, dai!
(grazie a Mr. J. – che non è Jessica – per le foto).

Categorie
trivigantismi

fine editions

gallimardL’anglicismo sta per “edizioni di libri belle belle”, più o meno, e intendesi con questo le idee grafiche che contraddistinguono una collana di testi o una casa editrice tutta in modo trasversale ai titoli, così che i singoli volumi appaiono identificabili a prima vista e l’identità è chiara a prescindere. E non parlo solo di copertine, ma anche di fonts, di proporzioni tra bianco e stampato nella pagina, di dimensioni eccetera.
Esempi lampanti sono (erano) Einaudi, con le strepitose edizioni bianche con riquadro in alto a seconda della collana, piuttosto che la Medusa Mondadori, verde, arancione o gialla a seconda, o i Feltrinelli di una volta a immagine intera con titolo sovrapposto. Certo, a cercar bene poi si scopre, per esempio, che Einaudi l’aveva disegnata Munari, tra gli altri, Feltrinelli l’aveva interpretata Mangiarotti e i nomi importanti applicati alle rese grafiche erano tanti.
Sempre per stare in ambito esempi, Munari per Einaudi curò le collane Piccola Biblioteca (con il quadrato colorato in alto), Nuova Universale (con le strisce orizzontali rosse), Collezione di poesia (con i versi su fondo bianco in copertina), Nuovo Politecnico (con il quadrato rosso centrale), Paperbacks (con il quadrato blu centrale), Letteratura, Centopagine, e le opere in più volumi (Storia d’Italia, Enciclopedia, Letteratura italiana, Storia dell’arte italiana). Niente male.
Oppure, per citarne due per fortuna immutabili nel tempo, Sellerio e Adelphi, che fan subito arredamento, in particolare le edizioni della seconda, con quella cornicetta liberty copiata da Aubrey Beardsley e piazzata in tutte le collane dalla copertina monocolore molto molto chic.
Il caso più strepitoso a parer mio, ma è davvero facile, è la Penguin, che a partire dal logo aveva dato un’impronta irresistibile a tutte le proprie collane. Non a caso, quando l’anno scorso David Pearson, ex designer della Penguin, ha fondato una propria casa editrice (White’s books) si è portato dietro l’idea e la bravura e infatti adesso disegna libri bellissimi come prima ma altrove.
Oppure, perché i franzosi non pensino giammai di essere secondi ad alcuno, il caso luminoso di Gallimard che, dai Cinquanta ai Settanta fece alcune tra le più belle edizioni in assoluto, copiatissime in Italia. E poi crollò negli Ottanta, come quasi tutti.
Una su tutti, per fortuna, resiste al tempo e allo sfacelo sostanzialmente identica: l’edizione italiana de Il Giovane Holden, completamente bianca e nulla più.
E l’ambiguità attuale, visto che i disegnatori editoriali sono attualmente anche comunicatori, sta qui: deve una copertina di un libro aggiungere contenuto e significato al testo contenuto o deve soltanto accompagnarlo secondo la regola aurea delle copertine (“autore, titolo, casa editrice”)? E se la risposta pare ovvia, perché allora fanno tutti il contrario? Ancora una volta, direi, less is more, peccato che di questi tempi non ci creda più nessuno.

Categorie
trivigantismi

intervallo: oriundi da carrozzeria

carrozzeria_italoargA Milano la carrozzeria italo-argentina è di gran moda, sudamerica sudamerica.
Decisamente una delle pubblicità migliori del periodo, chiaramente copiata dal Depero della Campari, ma che importa? Bellissima, vien voglia di comprare una macchina, viaggiare nel tempo e portarla a riparare dagli oriundi carrozzieri.

Categorie
trivigantismi

munuocchin’ uorldbag men: Basiglio

Undici, e la performans si complica sempre di più, a cavallo tra il simbolico e la denuncia della solitudine umana.
Il munuocchin’ uorldbag men, l’uomo che tenta di fare moonwalking nel mondo sempre con la stessa borsa colpisce di nuovo il sistema dritto al cuore, tra il problema dello smaltimento dei rifiuti e la solitudine estiva degli anziani, in un contraccolpo di significati che si annodano tra di loro. Grazie, m.u.m., lotta per noi, come sempre.

Categorie
estasi trivigantismi

una terra promessa, un mondo diverso

federico II di sveviaDopo oltre dieci anni di tira e molla (e la prima scomunica), Federico II di Svevia acconsentì a quanto il papa, piuttosto insistentemente, gli chiedeva da parecchio: una crociata per liberare i luoghi santi.
Federico II, per formazione e per cultura propria, era piuttosto vicino al mondo arabo, molto più di quanto il papa non vedesse dalle ottuse finestrelle romane, e non aveva certo motivi di rivalsa nei confronti dei musulmani e degli ottomani, ad ogni modo – vista l’ingerenza costante del potere spirituale nei propri affari – come detto acconsentì.
Fu una crociata senza quasi combattimenti e l’imperatore riuscì addirittura, per vie diplomatiche, a farsi eleggere Re di Gerusalemme, mentre il pontefice ne approfittava per spargere la notizia che Federico fosse morto. Infatti, spesso le crociate servivano anche a tenere lontano qualche re o imperatore per un tempo abbastanza lungo.

Come che sia, Federico II, imperatore colto, aperto verso ogni tipo di popolazione straniera, raffinato e dedito alla conoscenza, partì dalla sua Palermo per raggiungere la Palestina. Una volta là, alla vista della terra promessa, fra’ Salimbene da Parma ci racconta cosa successe:

“Allorché vide la Terra promessa che Dio tante volte aveva esaltata chiamandola la terra dove scorrono latte e miele e terra di tutte la più pregevole, Federico affermò che Dio non doveva aver visto la terra del suo regno, ossia la Calabria, la Sicilia e la Puglia, perché altrimenti non avrebbe lodato in questo modo la terra che promise e diede ai Giudei”.