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a quando la conclusione di Bertolaso?

Segnalo che sul sito governoberlusconi.it è ancora disponibile dal 2009 la bella cartolina qui sotto riprodotta, da inviare con letizia a parenti e amici con il comodo modulino:

Il trafficone vigliacco lurido pieno di malafede a sinistra ha dichiarato l’altro ieri:nessuno ha mai affermato che il problema dei rifiuti in Campania era stato risolto definitivamente”. Il 24 luglio 2010 lo stesso ha dichiarato conclusa anche l’emergenza in Abruzzo. A tale data, risultavano ancora circa trentamila abruzzesi sfollati negli alberghi.
Bertolaso stronzo. Nota ufficiale di trivigante.it: “Nessuno ha mai dato dello stronzo a Bertolaso”. Stronzo. Ops.
(eccheppalle doversi occupare di questi, è come avere perennemente la sabbia nel culo).

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Antigua, la costa smeralda due

Per chi se lo fosse perso e non avesse un conto alla Arner:

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subminus habens al potere: Angelo Di Paolo

Il signore è assessore regionale ai lavori pubblici della Regione Abruzzo, democristo in quota PDL, e ha evidentemente un problema, oltre ai suoi propri – numerosi – di comportamento e di buon senso minimo: le puttane.
Ce l’ha con le puttane, circa seicento, che stanno lungo la strada Bonifica del Tronto, che dalla costa adriatica costeggia il fiume Tronto per una decina di chilometri. Prima ha mandato i vigili, poi ha messo le telecamere, poi ha emesso ordinanze ma nulla da fare: i suoi compaesani continuano a preferire la compagnia delle prostitute alla sua.
Nonostante le sue deleghe (Servizio idrico integrato, Gestione integrata dei bacini idrografici, Difesa del suolo, Acque e demanio idrico; Genio civile regionale; Opere idriche, gestione dei fiumi, dighe e unificazione procedimenti sulle acque; Edilizia residenziale; Normativa, contenzioso, contratti; Ciclo idrico integrato e reti tecnologiche; Infrastrutture e servizi; Interventi opere pubbliche di interesse locale; Opere marittime e qualità delle acque marine; Idrografico e Mareografico) non comprendano il meretricio (forse “Difesa del suolo”?), il bellimbusto ritardato ne ha fatto una crociata, e iddio – il suo dio! – ci scampi. Cos’ha pensato, il genio?
Ha pensato, chissà lo sforzo, di abbattere tutta la vegetazione attorno al fiume, risolvendo così la questione alla – letteralmente – radice. Ventotto ettari di verde pubblico, dello scempio ne parla persino il Guardian. Ma perché, dico io, vista la gravità del problema mignotte, non sparare a vista? O tagliare i testicoli a tutti gli abruzzesi? O minare il terreno lungo la strada?
Letteralmente puttanate, ovvio che basterebbe una cosa sola: restituire il nefasto assessore, più nocivo di mille e mille schiere di puttanieri (i quali preferiscono – è chiaro – le bagasce all’assessore), alla sua modesta nonché adatta professione di leccatore di buste, liberandoci così in un colpo solo di un fastidio fatto uomo e delle conseguenze dei suoi atti stronzi.

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chi è il mostro?

Lo zio mostro ha fatto quello che ha fatto, poi ha confessato.
Su Facebook, sempre lì, si apre un gruppo chiamato “Lasciate lo zio di Sarah alla folla” e i commenti sono inarrestabili.
Gipi li ha raccolti mettendo la faccia dell’autore e facendo leggere il commento a un simulatore di voce. Oltre allo zio, noto, ecco i volti dei mostri che si muovono tra noi:

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Andreotti: «L’avvocato Ambrosoli se l’è cercata»

Andreotti è un grandissimo stronzo.
Oh, scusate, sono stato frainteso.
(molto bello l’articolo di Umberto Ambrosoli di oggi)

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ancora Cossiga: scemo io a illudermi

Morto Cossiga, leggo che ci sono quattro lettere per le cariche più alte dello Stato, da consegnarsi dopo la sua morte.
Io spero: post mortem, in un rigurgito di verità, magari ha scritto qualcosa sul comitato di crisi durante il rapimento di Moro, quelle simpatiche riunioni di piduisti nelle quali cazzeggiavano allegramente anziché darsi un qualsiasi compito, oppure gli è venuto il ghiribizzo e ha lasciato scritta la verità su Ustica, oppure sulla strage di Bologna (non la cazzata che andava dicendo da anni sull’esplosivo palestinese), oppure sulla morte di Lorusso o Masi, o – chissà – “nel momento in cui il giudizio sulla mia vita è misurato da Dio Onnipotente sulle verità in cui ho creduto e che ho testimoniato e sulla giustizia e carità che ho praticato” gli è venuto l’afflato di spirto e ha parlato con chiarezza di Gladio, finalmente.
Ovviamente no, scemo io: le persone non cambiano, l’espediente della rivelazione post mortem è artificio letterario, buono per i racconti della fantasia. Infatti, ha lasciato qua e là “deferenti saluti”, indicazioni sulle proprie esequie (“con le modalità, nei luoghi e nei tempi ritenuti opportuni”) e bizzarre invocazioni, “Che Iddio protegga l’Italia!”, “Dio protegga l’Italia”. Speriamo di no. Nient’altro. Nemmeno la ricetta dei culurgiones.
Certo, mi viene un po’ da ridere a leggere “Professo la mia fede repubblicana e democratica, da liberaldemocratico, cristianodemocratico, autonomista-riformista per uno Stato costituzionale e di diritto”, per usare un eufemismo. Basta Pazienza qui a destra per la sintesi.

Valentino Parlato, ai tempi della presidenza della Repubblica e delle quotidiane esternazioni, scrisse una volta dopo averlo incontrato: “Mi pare un po’ scemo”. Lui, Cossiga, in modo esilarante confermò del tutto la diagnosi: “Con la volgarità del suo articolo e con le sue parole Pintor ha offeso la dignità e la correttezza dei sardi. Per causa sua, mi vergogno prima come sardo e poi come capo dello Stato”. Chissà cosa voleva dire, come sempre.

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perché questa notizia è passata via così?

Il comandante dei ROS, un generalone capo dei carabinieri, viene condannato a quattordici (14!) anni di reclusione e alla perenne interdizione dai pubblici uffici per traffico di droga e deviazioni nell’attività dell’Arma e nessuno dice nulla. Nulla.
E il PM ne aveva chiesti ventisette (27!) di anni. Ventisette, presente? Per omicidio colposo si beccano fino a cinque anni, per capirci (art. 589/1). E con lui – Giampaolo Ganzer – condannato un ex colonnello dei ROS e attuale componente dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) – tale Mauro Obinu – che si becca sette (7!) anni e dieci mesi e interdizione perpetua per lo stesso motivo (hanno creato e favorito una serie di illeciti traffici di droga, per poterli poi reprimere e produrre così risultati nella sua attività investigativa) e, non bastasse, altre dodici persone sono state condannate.
Nessuno dice nulla e io sono basito.

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la leggendaria figura di “Nutro fiducia”

Tra le luminose figure dell’Italia unita, un posto d’onore spetta di diritto a Luigi Facta, ultimo presidente del consiglio prima di Mussolini.
Facta, piemontese di Pinerolo nonché avvocato, fu un giolittiano fedele al punto che tanta fedeltà fu scambiata per assenza di idee proprie, maligni!, e ciò gli valse una carriera politica di un certo rispetto: deputato, sottosegretario, ministro più volte e infine presidente del consiglio.
Neutralista di natura, ossia incapace di prendere una posizione qualsiasi nello spazio e nel tempo, non trovò di meglio che dichiararsi fiero di aver offerto la vita di un figlio alla Patria durante la prima guerra mondiale – e chissà cosa ne avrebbe pensato il figlio – il che, va detto, gli giovò non poco nella sua traiettoria politica: fu ministro delle Finanze nel biennio 1920/21 e presidente del consiglio dal febbraio 1922.
La natura immobile del corpo Facta era tale che, sollecitato a proposito di una qualsiasi questione, egli soleva rispondere iniziando la frase in questo modo: “Nutro fiducia che” cui seguivano congiuntivi vari, il che era l’inevitabile prologo all’assenza più totale di una decisione o mossa di alcun genere. Va da sé che fu soprannominato “Nutro fiducia in nome dell’attendismo che lo contraddistingueva. Il giornalista Giovanni Ansaldi, fascista, a proposito della scelta ripetuta che Giolitti fece in favore di Facta quale ministro spiegò così: «Spesso la mediocrità è una voragine per la quale anche gli spiriti eletti provano una cupa attrazione». Chiari i riferimenti.

Come spesso succede, la storia gode nell’essere sarcastica, a spiriti immobili spettano compiti sommi: nel fatidico ottobre 1922 Nutro fiducia, in qualità di presidente del consiglio e, va ricordato, di ministro dell’Interno ad interim, fu soggetto a pressioni per lui insostenibili. Infatti, circolavano voci sempre più urgenti che Mussolini stesse organizzando una marcia su Roma.
Nessuno, Mussolini compreso, sapeva esattamente di che si trattasse (tant’è che l’incerto capo la seguì da Milano, pronto alla fuga), ma una certa agitazione era di certo giustificata. Ai colleghi onorevoli che spingevano per una decisione, Nutro fiducia oppose una certezza incrollabile: “marciare su Roma” era di certo un’espressione metaforica.
Memorabile e agli archivi lo scambio di battute tra l’onorevole Petrillo, in seguito fascista, e Nutro fiducia: al primo che sollecitava vivacemente l’arresto di Mussolini, il secondo sbigottito rispose testuale: “Arrestare Mussolini? E come si fa?”. Ancora, messo alle strette dagli eventi e dai colleghi, nel bel mezzo di Montecitorio e al momento della decisione finale, pronunciò le seguenti parole, tra i singhiozzi: “Volete un gesto di forza? Lo volete proprio? Ebbene, mi farò saltare le cervella”. Si noti che, oltre al pathos, a questa frase non seguì alcunché, né in direzione autoritaria né in direzione autolesionista.

La marcia su Roma fu più di un’espressione metaforica e Facta, materialmente, fu riposto nella cassetta degli arnesi della politica dall’ondata fascista: infatti nel momento del sommo pericolo Nutro fiducia era sì andato al cospetto del Re a chiedere timidamente lo stato d’assedio ma, è noto, incontrò una figura che in quanto a immobilismo gli era pari se non superiore, per maggiori poteri e responsabilità. Non se ne fece nulla, i due non rivelarono mai cosa si dissero in quella notte fatidica e Mussolini, fosse stato più gentile, avrebbe potuto ringraziare la bella coppia. Nutro fiducia tracheggiò in Senato per qualche anno, ignorato per lo più ma ricordato per il brillante supporto alla rivoluzione fascista (supporto che i malevoli ritengono tuttora inconsapevole) per morire nel 1930 nella sua Pinerolo. Leo Longanesi, parlando di Facta e Mussolini, disse: “Il primo spera, il secondo vuole, e tutti gli italiani vogliono. Nutro fiducia, appunto.

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nemici trivigantismi

oggi me la prendo con: le pringles

Io vivo in un mondo di amici, pochi e molto buoni, e un mondo enorme e sconfinato di nemici, tutti là fuori e qua attorno. La cosa non solo non mi turba ma, anzi, mi istiga alla provocazione continua: ecco perché quotidianamente me la prendo con qualcuno.
Oggi il bersaglio prescelto è: le prìngols, perché ho scoperto che sono lo snack più diffuso al mondo. Grande nemico, grande godimento, sempre puntare in alto.

Prima di iniziare, un bel disclaimer: tutto quanto sto per scrivere riflette un solo pensiero, dopo averle provate una volta su un Eurostar, ossia che le prìngols mi fanno orrore, sono una schifezza ributtante e invito chiunque a mangiar piuttosto pattume, anche inorganico. Se, infatti, nulla hanno a che vedere con le patate (fatto primo), sono in realtà una bella accozzaglia di liquami poco relativi al cibo (fatto secondo, un esempio).
Detto questo, un’utilità ce l’hanno: con il tubo si può fare una bella antenna per potenziare la ricezione della scheda wireless. Nient’altro.

Ma le ragioni alimentari mi interessano poco, in fin dei conti se uno desidera mangiare scarti è libero di farlo, piuttosto veniamo all’economia e all’imbecillità: le prìngols sono prodotte dalla Procter&Gamble, ultra multi-nazionale rea – tra l’altro – della produzione di Sentieri e di un mare di altre cose. Simulazione: vi alzate la mattina e, poiché volete un sorriso smagliante, pulite la vostra dentiera con AZ o Oral B e ve la incollate al palato con Kukident; a seguire, mentre indossate una bella Lacoste, perché siete dei fighetti, date un colpo al pavimento del cesso con la candeggina ACE e indossate prontamente un Pampers o un Lines perché siete fighetti sì ma piscioloni; poi la barba: inserite delle pile Duracell in un rasoio Braun ma ci ripensate e usate una lametta Gillette per preparare la faccia alla fragranza del profumo (Biagiotti, Boss e via) e lavate il rasoio con Infasil; vi truccate da pagliaccio con Max Factor o Oil of Olaz mentre lavate il cane con Wella; e non avete ancora fatto colazione con le vostre crocchette Iams, presto; lavate il parabrezza con Viakal usando fazzolettini Tempo aromatizzati al Dash.
Per farla breve, non sono nemmeno le nove del mattino che già a Cincinnati, sede della P&G, stanno suonando le campane a festa.

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aggiornamento delle 16.23 per i telespettatori del TG1

So che non l’avete visto e per questo ve lo dico: a L’Aquila le cose non vanno bene per un cazzo, la ricostruzione è una bidonata buona solo per i boccaloni, gli aquilani sono stati presi per il culo dal governo, dalla protezione civile, dai costruttori bastardi e da Berlusconi fino a oggi, data in cui sono andati a Roma a protestare. Oggi, non contenti, sono pure stati manganellati selvaggiamente.

Ma voi, rincretiniti che non siete altro, continuate pure a guardare la TV. Elvis è vivo e a Napoli non ci sono rifiuti.