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le allegre nonché inutili guide turistiche di trivigante.it: Bevagna

guide_trBevagna sta appollaiata su un bel colle non troppo distante da Perugia e, secondo la filosofia che sovrintende le mie guide, ha le seguenti caratteristiche: è il paese dei monumenti incompiuti, è un buon set cinematografico per pubblicità inerenti la vita sana di una volta o per telefilm con non più di cinque personaggi, è una bella cittadina da visitare e, soprattutto, è il paese con il font della toponomastica più brutto di sempre. 025-BevagnaIndicazioni utili, in ogni guida di trivigante.it.
Partendo dall’ultima prerogativa, le targhe con i nomi delle vie o piazze o monumenti sono scritte utilizzando uno tra i fonts più tremendi che si conoscano (che è? un simpsons, forse?), come da fotografia qui a fianco. La cornice suggerirebbe ben altra sobrietà ma tant’è: l’intento è quello di sdrammatizzare, il risultato bizzarro. C’è un grafico, da qualche parte, responsabile penalmente.

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le allegre nonché inutili guide di trivigante.it: il MUCRI di Roma

MUCRI sta per Museo Criminologico di Roma e questa guida sta per “andatelo a vedere se siete nei paraggi”. Perché qui si parla di Lombroso, di camicie di contenzione, di tortura, di confessioni estorte, di delitti efferatissimi, di falsi, di pornografia, di biscotti, di celle sotto il livello del mare, di attentati, di penitenziari e di crudeltà. Ovvero, c’era un tempo nel quale il carcere era fatto per pagare, pagare sonoramente, il cosiddetto “debito con la società”, nel quale l’idea di concedere un recupero ai condannati non era nemmeno all’orizzonte e nel quale si veniva giudicati dalla faccia. Impressionante.

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le allegre nonché inutili guide di trivigante.it: Gerbeaud

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Un’apposita commissione, quadriformata da specialisti nel settore, si è recata nel centro di Budapest per verificare l’attendibilità di alcune informazioni pervenute in centrale: fonti bene informate riferivano che Gerbeaud, la più nota pasticceria del centro di Budapest centrale, avesse in menu almeno quaranta tipi di torte diverse a disposizione del cliente ipoglicemico. Non è mia abitudine lasciare che voci di questo genere circolino incontrollate, ragion per cui si è imposta una verifica sul campo (di cui documentazione scientifico-fotografica alla fine).
Io, uno scienziato chimico, un poeta stonato e uno “zombie” (così in gergo della scienza si chiamano le persone dipendenti da glucosio cui sottoporre l’assaggio di una torta per determinarne il grado di alterazione con dolcificanti estranei) ci siamo dunque travestiti da vagabondi, per non suscitare sospetti, e ci siamo recati nel sancta sanctorum del vizio gustoso: superato il primo ostacolo costituito da cameriere bionde e belle e sorridenti e alte e più furbe delle guardie addestrate, in una saletta dorata di stucchi e rossa di velluti abbiamo ordinato le prime quattro fette di torta, tutte ovviamente diverse, e un tè per non dare nell’occhio.
Al mio comando (“camm-bioh”), ognuno di noi, dopo aver degustato un quarto di fetta, faceva ruotare il piatto verso il vicino di destra, fino al compimento del giro in quattro quarti. Dopo una Dobos, una Gerbeaud, una Esterházy e una Mogyorós sacher, secondo giro: una Borkrémtekercs, un Budapest szelet, una torta alle mele dal nome ignoto, un Gyumolcsos, sotto gli occhi divertiti della cameriera che ci credeva ancora dei turisti. Non lo abbiamo fatto per il nostro piacere ma per la scienza e in nome della verità.
Al terzo giro l’inganno è venuto alla luce: le torte disponibili non sono nemmeno dodici, bensì di meno, molto lontane dal numero che sussurrava la leggenda e dal numero che eravamo disposti a testare. Certo, esistono tante paste e pasterelle che, però, altro non sono che variazioni più piccole di torte complesse. Ma quaranta, via… Forse nemmeno quelle avrebbero sedato il famelico “zombie”, deluso come una casalinga di Forza Italia che non è riuscita a scorgere nemmeno la pelata del capo.
E un altro caso è risolto. Resta il rammarico che, una volta ancora, certi sogni vengono svelati e si rivelano illusioni, e la realtà risulta essere dura, davvero dura. A margine della ricerca scientifica, segnalo che la torta vincitrice tra tutte, la torta Esterházy, è stata eletta all’unanimità dal consesso, seppur dopo una dura lotta, e soltanto dopo numerose votazioni. Fatto che ci ha costretto a tornare alla pasticceria sabato 21 (due volte), domenica 22 (una volta) e lunedì 23 (tre volte). Per essere sicuri.